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Mondi immaginari, un catalogo

14 commenti

E così pare confermato.
Giovedì mattina sarò a Galliate, ridente località del novarese, per esercitare le mie arti osc… ehm, per tenere una dotta conferenza sul fantastico.
E sui legami tra fantastico e paesaggio, in particolare.
Mancano due giorni alla data fatidica e sono qui a rimaneggiare immagini e idee per mettere insieme una presentazione adeguata.
Il fatto è che esistono così tanti ingressi possibili per il fantastico…

Consideriamo i mondi immaginari, tanto per dire.
Il posto in cui avvengono tutte le cose che l’autore ci racconta.
Ora, a meno che la storia non si svolga nel nostro cortile di casa*, la narrativa fantasy richiede un mondo in cui svolgersi.
E non è mica una cosa così semplice e diretta.
Compilare un catalogo di possibili opzioni lascia aperte un sacco, ma proprio un sacco di possibilità.
Vediamo…

terre del lontano passato – un classico fin dai tempi dell’epopea di Gilgamesh: la nostra storia si svolge in un pasato lontanissimo, quando… ah, quando c’era Atlantide, o Lemuria…**
Appartengono al lontano passato i regni Hyboriani di Howard, e persino i Regni Giovani di Michael Moorcock (anche se lì la situazione si fa più complicata).

terre del lontano futuro – quando ciò che noi chiamiamo civiltà sarà passato, e nuove strane usanze popoleranno la terra. Il mondo futuro e irriconoscibile è una invenzione relativamente recente.
The Dark Land di Hodgson (un bel libro che parte con un primo capitolo praticamente illeggibile, per cui pochio lo leggono), ma anche ovviamente La Terra Morente di Vance, e Urth di Gene Wolfe.
Ci avevamo anche fatto un post, se ben ricordo…

È interessante notare che, con un po’ di pazienza, molti autori paiono convinti che il lontano futuro possa essere indistinguibile dal lontano passato – e ci giocano maledettamente (Samuel Delany è un classico esempio, con Einstein Perduto o I Gioielli di Aptor).

terre dimenticate e terre perdute – tutto sta a vedere se sono perdute nello spazio o dimenticate nel tempo…
Che siano valli africane, altopiani himalayani, città sottomarine o l’interno della terra, le terre perdute o dimenticate sono un grande classico del pulp, ma risalgono all’epoca delle grandi esplorazioni.
Eldorado è un primo ovvio riferimento, e poi ovviamente Shangri-La, e Opar, e Pellucidar.
Ma anche la Borgogna di Ash, di Mary Gentle, e le diverse Ruritanie della letteratura della belle epoque cascano in questa categoria.
Costituiscono un buon sistema per contrabbandare nel presente un pezzo di passato utile alla nostra storia.

altri pianeti – e perché non spostarci di brutto su un altro mondo?
Si cancella ogni connessione con la nostra storia – o si mantengono dei contatti labili, o strumentali… i vasi cinesi e i tappeti persiani di Eddison nel ciclo Zimiaviano, i terrestri vagabondi su Barsoom, su Waar e, ehm, su Gor.

universi e dimensioni parallele – questo è l’ideale per il fantasy razionalizzato. Sì, ok, siamo in una realtà diversa, ma se conoscete un minimo di teoria dei quanti vedrete che è tutto perfettamente razionale…
Andava forte fra gli anni ’50 e gli anni ’80 – dal ciclo del Castello d’Acciaio a Caramonde, passando per un sacco di romanzi divertenti.
E poi naturalmente il vastissimo Multiverso di Michael Moorcock.
Oggi non tira più – forse per colpa della Marvel che ha sfruttato l’idea dei paralleli e del multiverso fino alla noia.

mondi secondari – mondi completamente inventati, che possono essere una versione deformata della nostra realtà, o una realtà totalmente altra. Per non essere né altri pianeti né altre dimensioni, deve mancare una spiegazione razionale della loro esistenza rispetto alla nostra terra (come in Tolkien***) o essere talmente stramba da essere palesemente in disaccordo con la nostra percezione dell’universo (come succede per Lankhmar o per Xanth)
La maggior parte dei romanzi fantasy moderni si svolge in un mondo secondario – con buonapace di chi definiva certe cose puerili negli anni ’70.

mondi del pensiero – perciò sì, in effetti era tutto un sogno (Alice nel Paese delle Meraviglie), o magari era dichiaratamente una allegoria (come nei lavori di Cabell****), o una allucinazione (M. John Harrison gioca spesso con questa possibilità).
Questo è un tipo di razionalizzazione e di collocazione della nostra terra fantastica che ripaga la difficoltà di riuscire a spacciarla in maniera convincente, con la libertà assoluta di inventare quel che ci pare.

il nostro mondo, in cui poi irrompe il fantastico – l’idea basilare dell’orrore (Lovecraft docet), ma anche di molta narrativa fantastica, a cominciare da Edith Nesbitt. Il fantastico come turbamento del quotidiano.
Charles de Lint è oggi il principale esponente di questa linea di narrativa*****

il nostro mondo, coi numeri di serie cambiati – è il nostro mondo, ma ci sonoi vampiri (o i licantropi, o gli zombie, o i draghi, o gli elfi…) e tutti lo sanno.
Però nessuno parla esplicitamente di storia alternativa o universi paralleli.
È così e basta.
Questa è la venue standard per il moderno urban fantasy seriale.
Che può piacere oppure no.

E tutto questo è molto bello perché ci permette di mettere giù una bella lista di opzioni.
E significa anche che, nel momento in cui mi metto alla tastiera e decido di scrivere una storia, devo avere le idee molto chiare sul mondo che intendo usare come palcoscenico – o gestire il mio palcoscenico in maniera tanto flessibile da permettermi di convergere poi su una di queste opzioni qualora fosse necessario.
Niente affatto facile.

——————————————–

* può succedere, la chiamano Urban Fantasy

** e ora qualche idiota andrà a dire sul suo blog che io sostengo che si parli di Lemuria e Atlantide nell’epica di Gilgamesh

*** anche se una certa impressione di terra di un passato remoto, in Tolkien c’è

**** che però ci mette anche la terra perduta e il passato remoto

***** Ma anche de Lint ci mette elemnti onirici e quant’altro.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Mondi immaginari, un catalogo

  1. E` tutto molto interessante, ma la cosa piu` fantastica e` che una conferenza del genere sia tenuta di giovedi` mattina :)…

  2. Gran bell’articolo, molto istruttivo… U_U
    Domanda: secondo te dove si collocano le ambientazioni di “fantasy storico”, tipo l’Arbonne o la Sarantium di Guy Gavriel Kay?

  3. The Worm Ouroboros di Eddison è un interessante caso al limite: in parte mondo del pensiero, in parte altro pianeta. questa tensione è del tutto risolta in Zimiamvia dove non ci son o riferimenti a Mercurio.

  4. @Gherardo
    Arbonne e Sarantium sono mondi secondari (anche se assomigliano a terre dimenticate) – non hanno la pretesa di appartenere alla nostra storia, ma la replicano molto da vicino.

  5. più che un sentore di tempi passati in tolkien, visto che scrive proprio qualcosa del tipo, un tempo quando la gente piccola (credo all’inizio dello hobbit). e poi, con la scomparsa della magia e delle creature magiche nella quarta era…

    • Il fatto è che la mia memoria è un colabrodo, e non ricordo se sia ne Lo Hobbit o ne Il Signore degli anelli.
      A me suona più Hobbit… poi direi che con il Silmarillion si distanzia da certe cose.
      ma forse sono io che sono troppo buono e non ricordo esattamente.

  6. Tolien nelle Lettere scrive che oggi siamo nella Settima o Ottava era… Ma il punto cruciale secondo me è che un mondo può cadere in categorie diverse a seconda che lo si osservi dal punto di vista dell’autore o della narrativa. La Terra e Mezzo e l’Era Hyboriana per esempio hanno entrambe elementi di mondi del pensiero (pensiero sulla lingua nel primo caso, sulla società nel secondo).

  7. Eh, non esattamente.
    Né la Terra di Mezzo né i Regni Hyboriani ci vengono presentati come un sogno, una proiezione mentale o un’allucinazione.
    Sono reali – in un modo o nell’altro.
    Poi, ok gli intenti dell’autore, ma qualunque mondo immaginario, essendo immaginario, è un mondo del pensiero.

    Piuttosto, penso, nel fantasy moderno, a casi come in Donaldson – ma anche in Harrison, in certe cose di Tanith Lee – nei quali decidere se il mondo in cui si svolge l’azione sia reale o un prodotto del pensiero è parte integrante della storia.

  8. Quel che preferisco è l’irrompere (anzi, lo strisciare) del fantastico nella quotidianità. Più l’inquietudine, che la visione diretta di fatti meravigliosi. E non mi piace quando in un racconto fantastico trovo spiegazioni psicoanalitiche o pseudoscientifiche. Però non escludo a priori di poter apprezzare altri tipi di fantastico. Vance, per esempio, mi piace moltissimo e anche Tolkien.

  9. tra gli Universi Paralleli io ci metterei quel gioiello straordinario (non facile da leggere per tutti) di Anathem di Stephenson…

  10. Quoto anche io Anathem! Davide, cosa ne pensi di Stephenson? Una rapida ricerca sul blog rivela che tu hai letto almeno Diamond Age e Snow Crash 🙂

  11. Sarà superficiale come commento, però se non sbaglia l’intenzione di Tolkien era proprio di raccontare una Terra prima dell’uomo.
    Prima dell’uomo in senso stretto. Si ho letto la nota.
    O almeno se non erro era così….
    Sono questi momenti che ti fanno venir voglia di avere un Silmarillion in casa.

    • L’intento ci starebbe benissimo in quanto Tolkien riutilizza tutta una serie di studi della Folk Lore Society che erano relativi a creature fatate e quant’altro di questo nostro mondo.
      Perciò sì, forse anche la Terra di Mezzo è una terra di un lontanissimo passato.
      Toccherà approfondire.
      Io un Silmarillion, qui per casa, dovrei averlo…

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