strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Neil Gaiman come Cthulhu

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C’è un segnale chiaro e impossibile da fraintendere, quando tenete una conferenza o una lezione: il membro del pubblico che entra in sala, prende la propria sedia, e la ruota di novanta gradi, procedendo a trascorrere la vostra lezione rivolto verso il muro e non verso la cattedra e lo schermo.
Quando succede, siete autorizzati a considerare tale comportamentoi un chiaro segno che a quella persona, di ciò che direte, non potrebbe fregargliene di meno.
E potreste domandarvi perché si sia preso la briga di venire, quel tizio.
Mica era obbligato, no?
O forse sì?

Quando giovedì a Galliate un terzo delle ragazzine della seconda e terza media che assistevano alla mia lezione sui mondi immaginari e la rappresentazione della natura hanno girato le sedie mettendosi a fare salotto, avrei dovuto presagire che sarebbe stata una faccenda in salita.
La totale indifferenza è normalmente preferibile all’aperta ostilità, e girare la sedia è un segno di ostilità.

Mi hanno obbligato a venire ma non parteciperò.

La cosa mi ha sorpreso – appartengo ad una generazione alla quale è stato inculcato che le ragazze sono più intelligenti e sensibili, e interessate alla letteratura, mentre i ragazzi pensano solo a fumetti e palloni.
Non funziona più.
I ragazzini continuano a leggere fumetti e a fiocare a pallone.
Le ragazzine oggi chiacchierano degli One Direction masticando chewingum con la bocca aperta.

Cthulhu. Chi era costui?

E l’aspetto desolante della faccenda non è l’indifferenza delle ragazzotte (o l’indifferenza delle insegnanti all’indifferenza delle ragazzotte).
E non è neppure lo sguardo spento che si ricava citando

  • Cthulhu
  • Conan il Barbaro
  • John Carter
  • Elric
  • Neil Gaiman (con corollario di Coraline e Stardust)

No.
I fatti che ho trovato interessanti ed istruttivi sono stati due.

Il primo, è stato scoprire che la mia convinzione, che se si parla seriamente con i ragazzi, dando loro credito per intelligenza e curiosità, si riesce a cogliere la loro attenzione, è sostanzialmente falsa.
I ragazzini non vogliono un discorso serio, che li fa ridacchiare.
Il coinvolgimento non è previsto, non è contemplato.

L’impressione – data anche dalle insegnanti – è che le strategie di comunicazione essenziali siano gli urlacci o un tono vagamente alla Licia Colò, che è poi il linguaggio di default della TV italiana da una ventina d’anni a questa parte.
Il linguaggio della TV dei ragazzi.

Il secondo è scoprire che gli scrittori di letteratura fantasy sono brutti.
Per cui se proietto sullo schermo una copertina fantastica come quella di Ombria in Shadows qui sopra insieme con la foto dell’autrice Patricia McKillip, tutti sono così impegnati a ridere di quanto sia brutta la McKillip da ignorare la copertina.
Non va meglio per gli altri.
Il povero J.B. Cabell viene tacciato di omosessualità a vista.
Michael Moorcock è un vecchio ridicolo, e a nessuno interessa la copertina di Elric.
M. John Harrison sembra una scimmia.
Il geniale, compianto Robert Holdstock suscita commenti orribili, con buonapace del ciclo dei Mythago, del quale non frega assolutamente nulla a nessuno, ed il livello di rumore è ormai troppo alto per cercare di spiegarlo.
Scuce solo un apprezzamento volgarotto la povera Jane Gaskell, fotografata all’uscita di Strange Evil, quando aveva 15 anni.
Solo Tolkien viene riconosciuto ed accolto con un sospiro, quasi pavlovianamente.

È il trionfo della superficialità?
O è solo il segno dell’adolescenza?

Io non ero così a quell’età

…è la frase che ogni generazione ha ripetuto guardando le successive.
È un luogo comune.
O no?

Sarebbe facile concludere che questa è la gioventù, se non fosse che ci sono dei soggetti interessati – ci sono delle domande timide nella baraonda generale, c’è chi vuol farsi suggerire dei titoli di film, chi si annota la McCaffrey quando io e la mia fiancheggiatrice Marina gli diciamo che è mille volte meglio di Paolini.
C’è il ragazzo che mi chiede “Io preferisco leggere i fumeti Marvel, va bene lo stesso?” che rimane un mio mito, e che temo vivrà malissimo gli anni a venire.
Quando probabilmente una delle giovani donne che hanno trascorso la durata intera della lezione guardando il muro anziché lo schermo, ciarlando e masticando chewingum e inventando scuse per andare in bagno a fumare, lo convincerà che leggere fumetti (o romanzi fantasy, o fantascienza o guardare film horror o giocare a giochi di ruolo) non è “da adulti”, e gli offrirà di vendersi l’anima in cambio di una pomiciata, una birra sfiatata e una sigaretta.

Ma forse sono solo io, che stasera non sono umano.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

48 thoughts on “Neil Gaiman come Cthulhu

  1. Una cosa accomuna i ragazzini di tutte le generazioni: la crudeltà.
    Quando ho prestato servizio civile in una comunità che accoglieva adolescenti (lontano 1998), ho notato questo fattore, che magari da pari età, quando andavo a scuola, coglievo meno.
    I ragazzini sono pronti a prendere in giro il “brutto”, il grasso, il vecchio, quello che appare sessualmente ambiguo, quello con gli occhiali, quello coi denti gialli etc etc.
    Se la cosa un tempo veniva frenata – almeno parzialmente – dagli educatori, ora le prese per il naso sono senza limiti. Forse metabolizzano anche certi atteggiamenti che percepiscono in casa. Voglio dire, molti genitori sono dei cafoni senza ritegno.
    I miei genitori, persone umilissime e “ignoranti”, avevano invece una grande dignità. Se pure parlavano male di qualcuno, non era mai in tono di aperto scherno o di crudele sberleffo.

  2. Purtroppo, quella che noi chiamavamo “buona educazione” (e che era sostanzialmente rispetto per l’altro e ascolto, e permetteva quindi di capire quel che l’altro dice) è stata chiamata ipocrisia, e sta morendo. In compenso, sempre più spesso la villania viene chiamata sincerità. Io, nonostante tutto, continuo a sperare, anche per chè qualche timido germoglio c’è ancora.

  3. ragazzine della seconda e terza media“???

    Secondo me c’è un problema a Galliate. o almeno nell’utenza di quella scuola. Voglio dire, ho un figlio in seconda media e uno che le medie le ha appena finite. Anche nella loro a scuola agli studenti è capitato di partecipare a incontri con scrittori/narratori/poeti. E beh… la reazione generale (non solo quella dei miei figli) era molto positiva, partecipativa, e anche quelli cui non poteva fregare di meno (ci sono sempre) non sono stati d’ostacolo ne alla classe ne al relatore.

    Poi certo, forse dipende anche dall’approccio, che i bimbi di seconda e terza media sono, appunto, bimbi: sono ignoranti, fuggono la responsabilità, fanno gruppo, hanno bisogno di rassicurazioni e motivazioni.

    Sono poi convinto che quando dei bambini reagiscono male a una proposta simile (ma si può benissimo generalizzare), la colpa è degli adulti che gliela offrono*, non dei bamibini, che reagiscono nell’unica maniera che conoscono.

    * nello specifico non tanto del relatore, quanto piuttosto della preparazione all’incontro che, evidentemente, o non c’è stata o è stata fatta male.

  4. due anni or sono, in una conferenza/seminario fatta in un’universitá femminile in Giappone (tema: Italia) non solo molte sgual….ehm ragazzette mi hanno rivolto la schiena ma mentre parlavo erano impegnate a truccarsi……

  5. Non c’è da sorprendersi Davide, ricordo addirittura che incontri di quando ero al liceo erano cosi. Molti, quasi tutti, stavano attenti solo se strigliati costantemente, spiegargli di fare silenzio perchè c’erano altri che ascoltavano, o anche se c’era un argomento interessante…a loro non interessava.
    E sono convinto che, comunque, ci siano sempre stati, come sempre pochi siamo stati quelli che volevano ascoltare.

    Argh, peccato non essere stato alla conferenza 😉

  6. Scusa se reintervengo : c’è da dire (esperienza di molti miei amici insegnanti) che i ragazzi hanno una notevole capacità di assorbire e ritenere anche nel caos più completo. Quindi penso che la tua fatica non sia perduta, anche se il riscontro non c’è stato. Ed è comunque sempre una bella responsabilità, parlare a creature così giovani, e comunque, nonostante tutto, fragili. Non ti scoraggiare!

  7. quoto il primo commento di Marilena, e non riesco a vedere lati positivi nella situazione. D’altro canto, adesso ci si è messa anche la politica, che per raggranellare consensi culla e coccola i più giovani facendoli sentire dei sacrificati, con il solo miope e prevedibile risultato di staccarli ancora di più dal mondo degli adulti. . Vedremo come sarà la società tra quindici anni, quando a prenderla in mano saranno questi zombi.

  8. Per quanto i codici di comportamento dell’adolescenza tendono a ripetersi tra gli individui, indipendentemente dalle generazioni, dai contesti culturali e dalle epoche, ho la sensazione un po’ desolante e chissà quanto, vagamente senile, che le giovani generazioni che vivono l’Oggi, percepiscano una quasi totale assenza di prospettive future. Anzi, giocando al colto e citando Augè, hanno (o stanno) perdendo il senso del futuro, sia cronologico sia psicologico e questo porta gli adolescenti a sfruttare drasticamente il momento, l’adesso, senza particolari pianificazioni. Stiamo tirando su generazioni di cittadini scoraggiati. Questo annullamento degli orizzonti, a mio parere finisce col riflettersi anche verso i generi che più amiamo. Il fantastico, generalmente parlando, è genere votato per sua stessa definizione al sogno, al gioco speculativo, alla fantasia, appunto. Una forma mentis che sembra essere sempre più osteggiata nel nostro geriatrico stivale. Per esperienza personale, certi atteggiamenti li vivo quotidianamente in famiglia, con due ragazze ( le figlie di mia moglie) una di tredici e l’altra di sedici anni. Se la più “piccola” dopo aver divorato e riletto Harry Potter ora non apre più un libro a meno che non parli degli One Direction, la più “grande” tenta di coltivare qualche sogno ma con la ferma convinzione di non aspettarsi nulla dal futuro se non quello che riuscirà a ottenere con le sue forze. Spesso, traspare un famigliare senso di astio nei confronti degli adulti con la sensibile differenza che, per quanto credo di comprenderlo, il sottoscritto rimane dall’altra parte della barricata.

    • Vero anche questo, ma ugualmente scoraggiante. E cmq vale anche il discorso inverso: a molti adulti ormai non interessa più capire “il punto di vista dei giovani”. Hai detto bene, ormai ci sono delle barricate, per colpa di tutti e di nessuno. E’ triste ma è così.

  9. Grazie a tutti dei commenti.
    Io sono fermamente convinto che una parte consistente dell’errore sia stata mia – ho impostato la mia presentazione partendo dal presupposto che l’argomento interessasse alla maggioranza e che ci fosse una certa familiarità per lo meno con certi elementi (se non derivati dai libri, per lo meno derivati dai film).
    Questo non è vero.
    (per cui viene anche il dubbio – ma chi li ha letti tutti quei milioni di copie di Harry Potter?)

    Concordo poi sulla crudeltà generalizzata.

    Aggiungo una osservazione fatta successivamente con la mia fiancheggiatrice e compagna di avventura marina (che con questi ragazzini ci lavora, in una biblioteca) – l’atteggiamento delle insegnanti è stato critico.
    Finché è stata presente una insegnante interessata (o che per lo meno simulava molto bene interesse 😉 ), l’interesse della platea è stato discreto.
    Nel momento in cui è entrata in scena una insegnante che palesemente non era interessata (se non vagamente ostile), la classe è esplosa.

    Sul futuro di zombie – ammetto di essere vagamente preoccupato.

  10. Concordo sull’assenza di prospettive, che è un cancro che sta divorando una generazione.
    Anche perché è un vuoto (ne abbiamo parlato in passato), che viene attivamente propagandato.
    È molto triste…

    • propagandato, sì, e cinicamente sfruttato per fini miserabili e immediati.
      il medioevo tecnologico è alle porte, e non vi è nessuna giovane generazione di filosofi pronta a sostituirlo con un nuovo rinascimento.

  11. Ammetto che a quell’età, anch’io ero un disturbatore di serie a alle lezioni. Fino alle superiori, tendevo a distrarmi e non prendere nulla sul serio. Questo fino al secondo anno di itis, quando un incoraggiamento della professoressa di lettere, la più sbeffeggiata dal sottoscritto, mi fece sentire in colpa e capire che stavo sprecando delle capacità che lei mi riconosceva. Un paio di compiti in classe in cui si doveva scrivere racconti del terrore, temi trattati e analizzati nelle lezioni precedenti, mi portarono gli elogi pubblici della professoressa. Il problema quindi ero io, e questo me lo fece capire. La mia prospettiva cambiò molto negli anni seguenti.

  12. Mah, alla fine la testa calda ero io. La professoressa era davvero in gamba e sprecata in quell’ambito.

  13. Di tutta la faccenda a me ha colpito molto la questione dei commenti crudeli sulle foto degli autori.
    La distrazione è perfino plausibile, considerando l’età, certi pregiudizi sarebbe invece meglio limitarli fin da subito.

  14. I ragazzi danno indietro a secondo del livello di quello che ricevono, e non è che il mondo di oggi stia dando loro quel gran che.
    Mi scuso per la banalità, ma temo che non sia un gran momento per averci a che fare.

    • Mah, forse, paradossalmente, oggi le reazioni all’interno di una classe, alla presenza di uno o più insegnanti, vanno prese con beneficio d’inventario. Le dinamiche possono penalizzare un po’ tutti. Però è vero che oggi la villania viene spacciata per sincerità è l’educazione per ipocrisia. Questo è un problemuccio serio. In quanto ai ragazzi che danno ciò che ricevono, be’ … vale più o meno per ogni essere umano (quasi) qualunque sia l’età. D’altro canto viviamo in un paese che da tempo ha abdicato al suo ruolo di educatore in nome di ben altri interessi. I risultati li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, anche solo – oserei dire – guardandoci allo specchio. Siamo un popolo infelice, arrabbiato, sgomento, impreparato, confuso e ormai allo sbando. Un popolo tradito, anche, perchè per decenni ci hanno raccontato la favola dell’Italia quale più bel paese del mondo. E onestamente non vedo nei giovani né la forza, né le capacità, né l’intenzione di risollevare anche in minima parte la situazione.
      Ok, sono andato fuori tema, mi scuso. Sono un vecchio bigotto.

  15. Beh, Alex, la crudeltà si vede ogni giorno anche sui social, quando condividono foto di persone che hanno un aspetto strano e li deridono. Non per essere bacchettone, però mi sono stancato di vedere prese per il cosiddetto, persone che magari hanno problemi fisici seri. Questo è tipico di puerilità, non trovi?

  16. Fermo restando che Iguana ha secondo me ragione quando parla di un incontro organizzato male.
    (conta che la “regina del fantasy italiano” va in giro prevalentemente per scuole medie a fare presentazioni e torna sempre molto contenta, pare) posso essere un po’ critica non solo con le insegnanti o con la scuola ma anche con le famiglie?
    E’ curioso che certe cose funzionino solo se c’è l’insegnate di turno che dice :”State attenti perchè poi su questo ci facciamo un tema”.
    Ma questo non è solo legato ai ragazzi ma anche alle famiglie.

    Alla riunione per il “programma scolastico dell’asilo”(???) di mia figlia quando si è parlato di leggere delle piccole parti del piccolo principe in francese c’è stato grande consenso, quando la maestra ha detto che però la maggior parte del tempo va dedicata al “gioco libero” c’è stato un po’ di mugugno nella platea.
    Cioè sti bimbetti hanno appena 3-4-5 anni…non te lo dovrei manco dire che devono fare “gioco libero” e imparare a stare insieme.

    Questo per dire che le famiglie mettono molta enfasi quando si parla di “imparare” qualcosa perchè poi serve alle scuole superiori ma considerano perdite di tempo le altre cose.
    Ma se è una perdita di tempo il ragazzo di quel tempo perso può fare ciò che vuole.
    E a quel punto la concorrenza di altre robe rispetto alla lettura credo sia schiacciante.

    Pensa che quando mia mamma, insegnante di matematica ha proposto un laboratorio extrascolastico di logica per le sue classi i ragazzi hanno fatto la solita domanda :”ma questo conta per il voto?”.
    Mettici che alla fine del laboratorio erano entusiasti e gli è piaciuto un sacco ma per smuoverli è servito “il voto”.

    Insomma va forte questa mentalità di incentivare il sapere per qualche “profitto” piuttosto che il sapere per il sapere.(impara l’arte e mettila da parte diceva mio nonno).
    E non c’è da stupirsi se quando si parla di dar soldi alla ricerca pura tutti storcano il naso. Purtroppo!

  17. Da diversi anni mi ritrovo a dover conquistare periodicamente l’attenzione di classi delle medie (per lo più terze, ma non solo), e ogni volta è un rompicapo.
    Concordo in pieno sul ruolo centralissimo dell’insegnante e sull’atteggiamente sconfortante delle ragazzine. Non è lo stesso in tutte le classi, ma data la giusta combinazione di fattori, le ragazzine diventano una cricchetta mascarata, impegnatissima ad apparire adulta – e guai a mostrare un segno d’interesse per quel che dice l’anziana signora appoggiata alla cattedra…
    Ma credo che posterò in proposito.

  18. “C’è il ragazzo che mi chiede “Io preferisco leggere i fumeti Marvel, va bene lo stesso?” che rimane un mio mito, e che temo vivrà malissimo gli anni a venire.”
    Quanto hai ragione,lo aspettano sfottii e tentativi di convincerlo ad abbandonare i suoi interessi perchè sono da sfigati e più resisterà più ci andranno pesanti.

  19. E’ vero che le generazioni cambiano. E’ un dato di fatto.
    E’ vero che da ragazzini, adolescenti si è inclini al disordine, alla contestazione, alla ribellione che si manifesta anche facendo rumore durante una pur eccellente conferenza.

    La verità è che i ragazzi che si nutrono di horror, fantasy e letture sono sempre stati e restano pochi in Italia. Reietti relegati a titolo si nerd, sfigato, secchione, strambo.
    E’ questa la verità. Era così allora, ed è così oggi.

    Oggi la massa è attirata dall’avere due smartphone di cui uno apple, la french manicure, il gossip televisivo o il calcio a seconda del sesso, facebook e twitter.
    Non fai che sentire da adulti e ragazzi nei luoghi pubblici “ah sai ho fatto questo…RISPOSTA: l’hai messo su Facebook”?. Oppure signori ben vestiti che al primo semaforo buttano dal finestrino il pacchetto di sigarette vuoto. Oppure persone che se ne fottono dell’impegno sociale preferendo guardare i programmi osceni di Maria de Filippi. Questa è l’Italia, oggi.

    Sono certa al 1000% che quello che hai proposto sicuramente era più che interessante.

    Ma questi ragazzi che hai incontrato sono figli di queste persone.
    Cosa imparano dagli adulti?
    Se le insegnanti stesse sono delle bacchettone ostili al fantasy, al fantastico? Se non sanno interessare i ragazzi insegnando gli stessi stantii noiosi programmi negli stessi stantii noiosi modi?
    Come possiamo pretendere di vincere la concorrenza con i videogiochi, notevolmente più facili e sociali (per loro) della lettura di un libro?

    Gli zombie sono una moda, adesso, ma appena passerà se ne dimenticheranno tutti, e torneranno ad essere i cari vecchi zii puzzolenti a cui siamo abituati.

    Non mi piace dire “ma io non ero così”, ma qui lo devo dire.
    Io leggevo quintali di libri. E avevo una vita sociale al tempo stesso. Che si è settata sulla selezione non appena ho capito che la maggiorparte delle persone è abbastanza noiosa e superficiale.
    Preferisco i miei simili, capaci di leggere Marvel tanto quando Shakespeare, ma a parte le letture, preferisco le persone curiose di qualsiasi età, che non giudicano dicendo questo è da ragazzini o questo è poco in o cool o come si dice adesso.

  20. La stessa strafottenza (o menefreghismo, o ostilità) la trovi anche qui su Internet.

    Quando dici: “ragazzini non vogliono un discorso serio, che li fa ridacchiare.
    Il coinvolgimento non è previsto, non è contemplato.

    L’impressione […] è che le strategie di comunicazione essenziali siano gli urlacci o un tono vagamente alla Licia Colò, che è poi il linguaggio di default della TV italiana da una ventina d’anni a questa parte.
    Il linguaggio della TV dei ragazzi.”

    Se su un blog (o su Youtube) provi a fare un discorso serio su temi “fantastici”, non lo seguono, o non capiscono, o si annoiano. Viceversa, se infarcisci il discorso con parolacce, slogan pseudovolgari e parli di luoghi comuni, il successo è assicurato.

    Tristezza.

  21. Penso che tu abbia colto perfettamente il problema nel tuo primo commento… non puoi sperare d cogliere l’interesse di una platea di dodicenni parlando di cose a loro

    – lontane
    – per lo più sconosciute
    – stereotipate come “da sfigati”, pallose, roba “non cool”, ecc…

    Anzi credo sarebbe stato difficile anche se avessi presentato una conferenza su Twlight e robe simili… semplicemente perchè non stavi parlando ad un ragazzo, ma ad un branco… occhio che a quell’età c’è una differenza abissale fra le due cose… se avessi avuto a che fare con pochi di loro, probabilmente avresti suscitato realmente il loro interesse… mettili in un branco e … beh non ti invidio

  22. Credo che si sia trattato di un complesso di fattori: insegnanti impreparate e\ o svogliate, mancanza di educazione, genitori distratti o incapaci e sopratutto il fatto che ti trovavi davanti ad un “branco”, magari se avessi avuto davanti gli stessi ragazzi magari in piccoli gruppi o magari presi singolarmente forse le cose sarebbero andate diversamente.

  23. La cosa più terribilmente vera l’ha scritta mcnab75: come sanno essere crudeli i ragazzini…

  24. Un branco di ragazzine si comporta in modo maleducato e ostile ed e’ colpa:
    – di Davide, che non aveva previsto la cosa;
    – degli insegnanti pigri e menefreghisti;
    – dei genitori e degli adulti poco interessati ai problemi degli adolescenti;
    – della societa’che pone barricate tra adolescenti e adulti, che non offre prospettive, ecc. ecc.

    Ma proprio non e’ mai colpa loro?

    Io sono all’antica. Da adolescente ho imparato che certi atteggiamenti sono intollerabil semplicemente perche’ non venivano tollerati, e mi chiedo perche’ non sia piu’ cosi’.

  25. Caro Davide, sono capitato qui per caso (ma nulla è veramente per caso, in effetti), e volevo solo segnalarti la scelta di mia moglie e mia finalizzata (anche) ad evitare che i nostri figli, quando incontreranno te (o uno come te) in una conferenza, non girino la sedia dall’altra parte (o di sbieco), ma preferiscano di gran lunga ascoltarti. So bene che non è risolutivo, ma a nostro parere aiuta molto: abbiamo regalato la nostra TV alla nonna (che ce l’aveva vecchia e scassata), e da allora faciamo senza.
    Un caro saluto
    Benedetto

  26. il ragazzo che legge fumetti l’ho nel cuore anch’io (mi ricorda qualcuno un po’ di anni fa…)
    ma sono sicuro che avrà la sua rivincita dopo i trenta..
    perché i bicipiti si sgonfiano, ma la fantasia aiuta ad intrattenere una conversazione brillante con una signorina (che non mastica chewingum) per una serata su qualsiasi argomento 🙂

  27. (e magari i fumetti fanno pure sfigato, ma dite che siete lettori di corto maltese…)

  28. Eh, Gipo – io da ragazzino leggevo Corto Maltese e i compagni di scuola mi menavano.
    Più si cambia…

  29. E’ un saaaaacco di tempo che non ci sentiamo Davide.
    Mea culpa!

    Ma il mio commento stavolta non poteva che essere obbligato e sinteticissimo:
    BENVENUTO NEL MIO MONDO….
    Sigh!

  30. Quando mi capita di leggere queste cose mi sembra di vivere in un mondo di pazzi e mi va il sangue alla testa.
    Io avrei preso e me ne sarei andato via. Ma che state facendo?
    Sbaglierò ma la colpa è degli insegnati. La colpa è di chi permette che si tengano certi atteggiamenti. E’ ormai una realtà stratificata, dove il rispetto nei confronti dell’insegnante si è ormai perso.
    Sarebbe però ingiusto attribuire la totalità della colpa solo ai docenti, gran parte dei problemi derivano dalla famiglia. Ormai i genitori sono protesi a difendere i propri figli sempre e ad ogni costo. E’ li il primo errore. Si è svilita la figura del maestro e da li tutto ciò che ne deriva.
    Io ho fatto tutti gli studi presso scuole private, dalle elementari all’università, e li nessuno si sarebbe mai sognato di girare le spalle ad un professore. In quelle scuole la figura dell’insegnante non era calpesta, anzi….

  31. Ma non e’ piu’ semplice riconoscere che siamo tutti uguali? che le cose che esprimiamo sono sempre le stesse e che non c’e’ niente di piu’ noiso e ripetitivo della cosiddetta “ribellione” e del non interesse dei giovani?

    Siamo stai tutti quei giovani con le spalle voltate ai maestri (almeno io lo sono stato per lungo tempo); per una cosa o per un’altra, abbiamo tutti pensato che “quello non puo’ insegnarmi niente” una volta o l’altra (non si spiegherebbero certi troll su internet altrimenti). Da questo punto in comune bisogna partire.

    Lo ridico: non niente di cosi’ ripetitivo, e quindi poco originale, della ribellione giovanile, del disinteresse ostentato dai “giovani” (e loro si credono cosi’ originali… o avanti…. o chissa’ cos’altro)

    Trovato un minimo punto di contatto (e si trova sempre) da li’ in poi spesso e’ semplice arrivare dove si vuole.

    Poi perdonatemi, ma se ti rivolgi a qualcuno e’ tuo dovere conoscerlo: se non conosci proprio nulla del loro mondo, volere entrare in contatto con loro, pretendere di essere ascoltato (solo perche’ E’ GIUSTO) mi sembra anche un po’ arrogante.

    Scusa non volevo essere cosi’ duro, ma sono cose che credo profondamente. Mi e’ gia’ capitato di avere a che fare con situazioni cosi’ e questo approccio, insieme ad una ENORME dose di rispetto (anche per la loro mancanza di rispetto), mi stato di aiuto.

  32. Guarda, Riccardo, ti copio e incollo un commento che ho appena lasciato di là dall’Iguana…

    Hmmmm… sembra quasi che io abbia sequestrato un autobus carico di ragazzini, li abbia obbligati ad ascoltare le mie farneticazioni e poi mi sia lamentato perché non sono stato apprezzato 😀

    Io ho tenuto una conferenza su invito.
    Si suppone che quando si viene invitati a parlare di un certo argomento, l’argomento per qualche verso interessi.
    Se un terzo del pubblico decide di darmi le spalle, c’è chiaramente un problema.
    Non dubito che il problema sia io.
    Se avessi impostato il discorso diversamente, ci sarebbero stato forse meno problemi.
    E se avessi semplicemente declinato l’invito, non ci sarebbe stato alcun problema.

    Vorrei semplicemente far notare che quando dico “mio dio, gli adolescenti sono ridotti a larve”, non sto assolutamente criticando gli adolescenti, ma coloro che avrebbero la responsabilità di aiutarli ad essere qualcosa di diverso.
    Magari spiegando loro che si può essere brutti ed avere comunque una dignità (che era poi uno dei punti del mio post).

  33. Non so perche’ ma quello che scrivi non riesco a collegarlo con il mio post.

    Per quanto riguarda la conferenza su invito, e’ gia’ capitato: tu sei invitato a fare la conferenza e molti sono “invitati” a fare da pubblico.

    <>
    questa invece non la “capisco”, e non si adatta alla idea che ho di te.

    Ciao

  34. Il discorso è che se vengo invitato a tenere una lezione su un certo argomento, parto dal presupposto che quell’argomento interessi.
    Il darmi le spalle – che tu leggi come ribellione – io lo leggo semplicemente come disinteresse.
    E, permettimi, essendo io l’uomo sul campo, essendo io quello che ha sentito l’aula, quello che ha fatto del proprio meglio per catturare l’attenzione di quei ragazzi, quella non era ribellione.
    Era disinteresse.
    Il che è un problema – perché sarebbe stato più facile non invitarmi.

    Il che non significa che la “colpa” (si notino le virgolette, grazie) sia dei ragazzi.
    Come credo di aver specificato se non nel post principale, in uno dei commenti, l’atteggiamento delle insegnanti – di alcune delle insegnanti – di aperto disinteresse e di palese fastidio, implicitamente autorizzava un atteggiamento simile da parte dei ragazzi.

    Sul fatto poi che io sia arrogante, che mi aspetti rispetto ed attenzione solo perché è giusto, e non abbia rispetto per i ragazzi…
    Riccardo, ma tu mi conosci davvero così bene?

    • Tra l’altro mi permetto di dire che se dovessimo rivolgerci solo a chi conosciamo bene passeremmo la vita praticamente muti. Poi, chi lo sa, magari sarebbe anche meglio. E infine, e poi chiudo, una cosa è la ribellione, un’altra la maleducazione.

  35. In qualità di “fiancheggiatrice”, confermo che non si trattava di ribellione. Quei ragazzi e quelle ragazze non stavano provando a forzare i paletti per vedere che effetto faceva essere ribelli. Stavano approfittando del fatto che di paletti ce n’erano pochi e mal piantati per dar libero sfogo alla stupidera che è normale per i maschi della loro età (perché in terza media quando senti la parola “pompa”, uh, che risate!) e per farsi beatamente i fatti propri, in spregio a quelli a cui fregava qualcosa.
    Per fortuna che c’erano quelli a cui fregava qualcosa! Spero di vederli spesso in biblioteca! 🙂

  36. Ciao Davide,

    e’ vero, non ti conosco bene. Quello che so di te e’ che sei una persona di buona cultura, intelligente, aperto e disponibile, che e’ stato offeso gratuitamente da uno che non ha nemmeno letto bene tutti i post.

    Chiedo scusa, perche’ sono stato io lo stupido e l’ arrogante. Se potessi domanderei scusa a tutti i tuoi ospiti singolarmente e al blog come entita’ (se fosse possibile).

    Spero solo che tu abbia ancora voglia di ascoltarmi.

    Sinceramente, scusa ancora

    Riccardo

  37. Lascia perdere, Riccardo.
    Comunicare attraverso i commenti di un blog non è lo strumento più flessibile per trasmettere emozioni.
    Può succedere che una cosa che pareva perfettamente ok quando l’abbiamo scritta, risulti fraintendibile nel momento in cui premiamo “invia”.
    Non stiamo a farci troppi problemi.

  38. grazie ancora di queste parole

  39. Io ho assistito a PordenoneLegge a una presentazione con Tullio Avoledo, si parlava di Libri e Videogiochi. Un sacco di ragazzini di tutte le età, molto interessati, accompagnati da genitori che estremamente annoiati. Credo che il problema sia legato al contesto scuola: sembra quasi un’imposizione, e quello li rende più ribelli, più indisposti. Poi per carità: io quando avevo 15 anni ho avuto l’occasione di assistere a una conferenza a scuola con Mario Rigoni Stern: non ho ascoltato un cacchio e ridacchiato tutta la mattina con i compagni. Me ne pento ancora a distanza di vent’anni. Certe cose uno le capisce dopo (sempre che le capisca).

  40. Quando andavo io a scuola, per una lezione come quella avrei dato un braccio (non mio, magari, ma l’avrei dato). Non è una questione di “ai miei tempi…”, ci mancherebbe.
    E’ che mi sono un po’ stufato di giustificare sempre e comunque i giovincelli solo perché sono giovincelli.

    Certa piattezza, certa arroganza, un tale orgoglio dell’ignoranza non mi ispira nessuna empatia. In questo mondo iperconnesso e perennemente on-line bisogna che tutti quanti sviluppino, e alla svelta, un senso critico profondo, una curiosità agile e reattiva, e una grande predisposizione ad una abilitazione cognitiva efficace. Non è mica la Luna: dopotutto, alla maggior parte dei ragazzini di oggi non è richiesto di lavorare, accudire alla famiglia, procurarsi il cibo, andare a prendere l’acqua al pozzo. Ma apprendere, almeno, sì.

    E per “apprendere”, escludo naturalmente qualsiasi cosa possa essere veicolata da MTV.

    Complimenti sinceri per la scaletta della tua conferenza. Sono leggermente fuori range, ma mi sarebbe piaciuto tantissimo assistervi.

    Tieni duro!

  41. A quell’età tutti siamo stati così, chi più e chi meno. La colpa è suddivisa in percentuali: un 33% ai ragazzi (perché sono loro che non ti vogliono ascoltare), un 33% agli insegnanti (perché se per primi non interessa a loro, “corcazzo” che agli studenti fregherà qualcosa) e un 33% pesante come un macigno dei genitori (perché diamine, sono loro ad averli messi al mondo ed educarli, quest’ultimo compito spesso relegato agli insegnanti).

    Personalmente in prima e seconda superiore avevo un’insegnante fantastica di lettere appassionata di horror e fantascienza che ci ha fatto semplicemente adorare il genere (è grazie a lei che ho deciso di intraprendere la strada della scrittura), ma l’anno successivo ho cambiato insegnante… e beh, a lei non fregava niente. Quindi per contro a tutta la classe non fregava (o quasi XD) più niente.

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