strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Rosita

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Gloria a Dio, lunedì, il settimo giorno del mese di Moharram, il santissimo, primo mese dell’anno 1342, venne a visitarci la bellissima, la perla preziosa, la dotta, ben educata Sayeda Rosita Forbes, la Donna Inglese.
[Mulai Ahmed er Raisuni, Sherif delle Tribù berbere del Riff]

Ah, Raisuni, signore del Riff, quanto t’invidio!

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Rosita Forbes

Per motivi lunghi a spiegarsi*, ho passato le ultime serate spulciando le biografie di avventurieri e viaggiatori della prima metà del ‘900.
Gente a tal punto improbabile, che non ha neanche una pagina su Wikipedia.
Persone che, fra le due guerre, decisero che degli anni ruggenti gliene importava abbastanza poco, e presero la via dell’avventura.
Per rintracciarli tocca avere un minimo di fortuna, spulciare siti, contattare conoscenti, venire a patti con persone improbabili.
E così, ieri sera, inseguendo un aviatore e cavallerizzo americano che fece la spia dietro le line giapponesi durante la seconda guerra mondiale, grazie a un contatto che si occupa di imprese equestri, ho conosciuto Rosita.
E vorrei poter dire seriamente di essermi innamorato di lei, se non fosse improponibile innamorarsi di una donna morta esattamente un mese dopo la mia nascita.

La perla preziosa del Raisuni, Joan Rosita Torr, nacque nel 1890, in Inghilterra, figlia di un politico non troppo fortunato e di una madre che era per un quarto spagnola, e quindi decise di darle come secondo nome quell’improbabile Rosita.
Dopo la solita infanzia ed adolescenza fatta di scuole inglesi e altre attività – alcune non esageratamente femminili, come collezionare carte geografiche – se ne andò da casa a diciassette anni, e a ventuno, nel 1911, sposò il colonnello Ronald Foster Forbes, che era in procinto di partire per l’Oriente – la Cina, l’India e l’Australia, dove nel ’14 il matrimonio andò definitivamente a gambe all’aria (complice il carattere autoritario e violento del Colonnello).
L’unica cosa che conservò da quel matrimonio fu il cognome – e il mondo l’avrebbe conosciuta, e conosciuta bene, come Rosita Forbes.
Rosita tornò in Inghilterra passando per il Sudafrica, e in patria si arruolò come autista di ambulanza – servendo in francia fra il ’15 ed il ’17, ricevendo due onorificenze.


Poi, finita la guerra, e stanca di Londra, decise di partire e con un’amica di nome Undine, intraprese un viaggio che in tredici mesi l’avrebbe portata in trenta paesi, inclusi Samoa, Tonga, Fiji, New Guinea, Java, Sumatra, Malesia, Siam, Cambogia, Cina, e Corea.
Due giovani donne sole che viaggiavano per il mondo diedero adito a un certo interesse, e ad una marea di pettegolezzi**.
Ne fece anche un libro, Rosita, delle esperienze di viaggio – ma non vendette granché***.
Tornata a Parigi nel ’18, Rosita si mise sul mercato come giornalista freelance, con la speranza di seguire le conferenze di pace.
Invece la spedirono a Casablanca, come corrispondente.

... alias Sitt Khadija.

… alias Sitt Khadija.

E poi da lì a Karthoum passando per l’Abissinia, e poi al Cairo, dove un certo ramo della diplomazia britannica la contattò per avvalersi dei suoi servizi nella raccolta di informazioni.
E già che c’era, lei allora decise di esplorare il deserto della Libia, spacciandosi per Sitt Khadija, figlia vedova del mercante egiziano Abdullah Fahmi e di madre circassa. le venne affiancato Hasanein Bey, egiziano educato in Inghilterra.
Il viaggio fu articolato ed avventuroso – e fece molto scalpore, tanto per cambiare (oltre ad attirare alla Forbes l’eterna antipatia di Gertrude Bell, che considerava la Forbes una ragazzina molto abile nel farsi pubblicità).
Il libro che Rosita ne ricavò – Secret of the Sahara, la rese molto molto popolare, ma l’imprecisione dei rilevamenti le fece perdere la Medaglia della Royal Society.
Era il 1921.
Rosita decise di festeggiare sposando un altro colonnello – Arthur Thomas McGrath.
Nel ’22 tornò come esploratrice, archeologa e spia nel deserto della Libia – incidentalmente dando luogo ad alcuni degli eventi che avrebbero ispirato Il Paziente Inglese.
Ormai un’autrice di successo, con saggi popolari e articoli accademici al proprio attivo, ed una notevole preparazione sul campo, la Forbes trascorse il decennio successivo viaggiando per il mondo e pubblicando libri – inclusa, nel 1924, la biografia del Raisuni, del quale Rosita fu ospite per sette giorni.
Quando poi le autorità le impedirono di attraversare il Quartiere Vuoto in compagnia di John Bridger Philby (il padre della famosa spia), Rosita decise di farsi una nuova traversata apiedi dell’Abissinia fino ad Axum e Lalibela. Incontrò anche Haile Selassie.
In queste avventure, portò con se anche una squadra con un cineoperatore, diventando così anche una pioniera del documentario etnogeografico.
Contemporaneamente, per far quadrare i conti, la Forbes pubblicò anche unbuon numero di romanzi avventuroso/romantici.
Poi, nel 1930, Forbes partì alla volta dell’Asia centrale, circa 15.000 chilometri dalla Turchia su su attraverso il Caucaso, fino in Afghanistan.
Seguì un tour del Sud America – Brasile, Uruguay, Paraguay, Argentina, Cile, Bolivia, Peru ed Ecuador – pilotando il proprio aereo.
Poi, nel ’35, tornò in Asia, partendo da Peshawar e percorrendo la Via della Seta da Kabul a Samarcanda.

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Lo scoppio della guerra frenò i viaggi di Rosita, che tuttavia proseguì nella propria attività di autrice e divulgatrice, scrivendo – fatto interessante – una serie di volumi sulle donne delle varie culture che aveva conosciuto.
Nel 1940, lei ed il marito si trasferirono nei Caraibi.
Qui, oltre a scrivere e a gestire una tenuta di 400 acri, la Forbes inventò due cocktail – il Matron’s Delight (analcoolico) e il Virgin’s Undoing (tutt’altro che analcoolico).
miss-rosita-forbesFra i libri pubblicati in questo periodo, un volume sui 675 stati indiani indipendenti dal controllo diretto britannico (incluso quello visitato da Indiana Jones ne Il tempio maledetto).
Poi, nel 1949, Rosita decise che aveva ormai visitato tutto ciò che c’era da visitare (praticamente ogni nazione del mondo, escluse la Nuova Zelanda e il Tibet), si ritirò dalla vita pubblica nella propria tenuta sull’isola caraibica di Eleuthera.
Morì il trenta giugno 1967, e oggi di lei, non si ricorda più nessuno.
Lei stessa, d’altra parte, affermava di non aver mai tenuto copia dei suoi libri, o delle sue lettere d’amore.
I suoi libri in stampa sono pochi, e difficili da reperire****.
Ma noi la ricordiamo.

—————————————–

* ma se leggete questoi blog potete immaginarli

** non ultimo quello, mai confermato, che Rosita… ehm, giocasse per entrambe le squadre in campo.

*** ma se vi interessa, il testo lo trovate qui

****ma c’è una bella raccolta, un “il meglio di”, disponibile anche come ebook.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Rosita

  1. queste sono le donne che piacciono a noi! 😉

  2. In fondo non è passata un’eternità dall’epoca in cui vivevano donne e uomini del genere, ma a tutti gli effetti sembrano personaggi usciti dalla penna di un romanziere.
    Non la conoscevo.
    Ottima l’idea del buen ritiro caraibico, dopo aver vissuto così.

  3. Ma che favolosa signora!

  4. Post spettacolare!
    Mi mancavano questi ritratti d’avventurieri.

  5. Applaudo e ringrazio; in coda una domanda: cosa è successo dopo il 1945? Il mondo è diventato più piccolo?

  6. Bella domanda, Angelo.
    Forse siamo diventati tutti più pantofolai.
    Ci sono i viaggi organizzati, ci sono i tour operator.
    Se voglio imparare come vivono nella giungla, mi iscrivo a un corso universitario di antropologia – lo studio sul campo si fa dopo.
    Ci sono più leggi, ci sono più controlli…
    Ci sono più sciroccati pronti ad accopparti perché non preghi il loro stesso dio, non appartieni alla loro etnia, condisci il pollo con una salsa diversa… (c’erano anche allora, ma erano meno incazzati, meno belligeranti, avevano armi di minor qualità).

    E soprattutto credo che sia passata la mentalità per cui certe cose non si fanno.
    Però, però…
    C’è Christina Dodwell, che ha girato per la Papua Nuova Guinea a piedi ed attraversato la Cina a cavallo, ed ha vissuto molte altre avventure, negli anni ’80.
    Ci sono i Longriders, che puoi essere dei loro solo se hai fatto almeno 5000 chilometri a dorso di mulo o a cavallo, e che mi hanno fatto scoprire Rosita.
    C’è quella coppia di appena fuori Torino, che negli anni ’90 si riciclò come team di cercatori di meteoriti, vagando in fuoristrada per il deserto della Libia.
    Si può ancora vivere come Rosita.
    Ma ci hanno insegnato che non si fa più.
    Che non sta bene.

    nove-cinque ufficio/palestra/sushi/serata in disco… che tristezza.

  7. Questo è il tipo di articoli per cui ringrazio che esiste un blog come Strategie Evolutive.
    Rispondendo ad Angelo, direi proprio che si, il mondo è davvero diventato un posto più piccolo nonchè meno piacevole da visitare.

  8. Donna decisamente interessante. Eccomi di nuovo on line, dopo lunga, ma giustificata assenza. spero definitivamente

  9. Non ti è mai capitato di vedere il film sul Raisuli con Sean Connery?

    • Certo, John Milius, basato proprio sul libro della Forbes – che però nel film diventa un’americana, vedova, coi figli piccoli.
      Così nel finale possono arrivare i marines a salvare la situazione…

  10. Ma il film è basato su un episodio dell’inizio del ‘900, i cui protagonisti erano effettivamente americani. E Teddy Roosevelt fece effettivamente il bullo.

    • In realtà Milius mescola un po’ i dati storici – per cui l’episodio dei primi del ‘900 (pre Grande Guerra) vede come protagonista il Raisuni che la Forbes intervistò vent’anni dopo…
      È la magia del cinema 😀

  11. Ovviamente. Anche perchè all’epoca il fascinoso Sean non poteva comunque fare il trentenne 🙂

  12. Credo che il mondo ci sembri più piccolo. Che non ci sia niente di sconosciuto. A portata di click. E allora perchè dovremmo mai: prendere ferie – spendere soldi – prendere un aereo – perdere i bagagli – lamentarci del cibo locale -aspetta che cerco un McDonald’s? Quando ci basta accendere Internet e vedere tutto quello che c’è da vedere?

    La nostra società pare essere ormai basata sul solo senso della vista. Anche un po’ sull’udito, ma questo viene preso in considerazione solo se abbinato ad una piacevole vista.

    Sembra che a pochi ormai interessi annusare l’odore caratteristico di un altro posto. Mangiare quella zuppa strana (ammetto che per ragni, cavallette & co. potrei riconoscermici anche io). Sentire la diversa composizione minerale dell’acqua di un paese estero sulla propria pelle. Guardare con interesse persone che si vestono in modo diverso da quello che ti hanno fatto credere fino ad ora.

    Il mondo è più piccolo, più conosciuto, e gli esseri umani più sospettosi e intolleranti.

    O forse era così anche allora, ma il tempo sfuoca l’immagine come un filtro fotografico, rendendola più dolce…

  13. Pingback: Il meglio dell’anno (?) « strategie evolutive

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