strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Su-Lin

5 commenti

Teddy, Junior e Kermit durante un safari

Teddy, Junior e Kermit durante un safari

Questo breve post è un po’ un’appendice di quello di ieri.
Spero vi piaccia.

Cominciamo con un dato storico – nel 1929, i due figli di Theodore Roosevelt, che si chiamavano Teddy Jr. e Kermit, impallinarono un panda nel territorio compreso fra Cina e Tibet.
Considerando che prima di allora l’unica pelle di panda l’aveva il Museo di Storia Naturale di Parigi, dono di un missionario che aveva fatto secco un panda nel 1859, l’impresa di Teddy & Kermit suscitò un certo interesse nell’orso bicolore – sarebbe stato bello vederlo vivo, dissero i gestori di parecchi zoo.
E così, tra il ’29 ed il 34, dodici spedizioni tentarono di catturare un panda vivo, senza riuscirci.

adelaideyoung1Ma questa non è la storia del panda, e non è neanche la storia della spedizione che alla fine riuscì a catturare  (beh, ok, quasi) il panda.
È la storia di una ragazza sino-americana, figlia del proprietario di un night club di New York e famosa – o famigerata – per la sua condotta scandalosa e scollacciata.
D’altra parte, cosa aspettarsi da una ragazza cresciuta fra ballerine e whiskey di contrabbando?

Cinese-americana di seconda generazione, Adelaide Su-Lin Young aveva sposato l’esploratore Jack Young nel 1933, ed aveva deciso di seguire il marito nelle sue esplorazioni nel territorio fra Tibet, Cina e Mongolia – una spedizione finanziata proprio da Teddy e Kermit Roosevelt, e che avrebbe dovuto raccogliere campioni di flora e fauna (leggi: panda) per il Museo di Stoiria Naturale; a Su-Lin Young viene riconosciuto il titolo di prima donna americana a penetrare nell’area tibetano-himalayana.
Considerata viziata e moralmente discutibile per le sue frequentazioni newyorkesi, considerata cinese dagli americani e americana dai cinesi, la giovane aveva immediatamente affermato il proprio carattere affrontando un orso durante la prima spedizione nell’area Himalayana, abbattendolo con una fucilata.
La cosa non le era piaciuta per nulla, e da quel momento era riuscita a convincere suo marito e suo cognato a non uccidere più gli esemplari da riportare in patria, ma a catturarli e riportarli vivi.
Il resto dell’avventura era stata la solita faccenda – dormire in iurte tribali, cucinare con provviste per lo meno esotiche (Su-Lin imparò a fare il pane in una latta usata del tonno sott’olio), e gli interessanti imprevisti della vita dell’esploratore.
628x471Ma dopo due anni sul campo, con l’abitudine/necessità di dormire con una pistola sotto al cuscino in caso di attacco dei banditi, spesso seguita da un codazzo di cinesi incuriositi ai quali non dispiaceva affatto guardarla mentre faceva il bagno in qualche lago glaciale, Su-Lin Young aveva ripreso la via di casa, salvo fermarsi a Shanghai nel ’35, ottenendo un incarico come giornalista per il North China Daily e il China Journal.
Successivamente avrebbe lavorato anche come disc-jockey a Taiwan, per conto delle Forza Armate Americane a cavallo fra la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra in Korea, prima di rientrare in America e impiegarsi come dirigente della previdenza sociale.
Morì nel 2008, all’età di novantasei anni.

Il primo panda ad arrivare in America, nel 1936, catturato (beh, ok, acquistato da un contadino che lo stava allevando in cattività) da una improbabile spedizione guidata dal cognato di Su-Lin Young, venne battezzato Su-Lin in suo onore.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Su-Lin

  1. Articolo breve ma interessante. La storia (quella con la s maiuscola) è meno noiosa se vista tramite i suoi personaggi meno noti…

  2. Sono assolutamente d’accordo.
    La storia è divertente quando si va a guardare negli anfratti.

  3. Queste due “deliziose signore” mi mettono in imbarazzo: da un lato penso che mi piacerebbe incontrare una donna così, dall’altro ho il timore di non dimostrami all’altezza. La mia soluzione resta “megkio la delusione che il rimpianto”

  4. Beh, dai, non è che la storia di per sè sia noiosa o poco interessante 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.