strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Gli Youkai di Yamada-san

6 commenti

Chissà dove è nato quello che l'ha preparato...?

Chissà dove è nato quello che l’ha preparato…?

Ho un’amica che non va a mangiare giapponese a meno che non sia certa che i cuochi, di là, in cucina, sono giapponesi.
Immagino richieda allo stesso modo che i pizzaioli vengano tutti dalla provincia di Napoli, e che si aspetti che da MacDonald ad occuparsi dei fornelli siano dei baldi giovanotti statunitensi.
Come se una ciotola di gyudon, cucinata come dio comanda, potesse cucinarla solo qualcuno che abbia avuto almeno un antenato morto a Sekigahara.

Su un altro versante, mi si dice che nessuno può scrivere una storia ambientata in Giappone come un giapponese.
Che è un po’ una sciocchezza, o se preferite la scoperta dell’acqua calda – nessuno può scrivere una storia ambientata in Africa, come un giapponese. O come un russo. O come un italiano.
Perché, certo, esistono caratteri nazionali, differenze culturali, sensibilità diverse.
Ma è ben noto che a mio parere non è strettamente necessario essere nati a Tokyo – o a Piacenza – per scrivere una buona storia ambientata a Tokyo – o a Piacenza.
Aha, mi dicono, buona sì, ma non è davvero giapponese o piacentina!
Non è autentica.
Ma l’autenticità è un’illusione, un marketing ploy.
È un po’ come quel cartello che vi piazzano all’inizio dei film.

Basato su una storia vera.

Come se questo rendesse il film automaticamente… cosa?
Migliore?
Più autentico?
Più significativo?
Più divertente/commovente/spaventoso…?
Concentriamoci sulla storia, maledizione.

Il che mi serve per arrivare in maniera un po’ convoluta a un bel libro, scritto dall’americano Richard Parks, ed intitolato Yamada Monogatari: Demon Hunter.
Il romanzo uscirà a febbraio, ma l’editore è stato così cortese da fornirmene una copia non editata in preview.
Ed è stato davvero un bel leggere.

Yamada-450Di cosa stiamo parlando?
Di un fantasy storico con elementi horror.

Siamo in un Giappone nel quale le creature sovrannaturali dello Shintoismo sono reali e presenti nella vita quotidiana della popolazione.
Di famiglia nobile ma caduto in disgrazia, spiantato e costretto a cavarsela alla giornata, Yamada no Goji è una specie di investigatore privato e cacciatore di demoni.
Ha per informatore un Chouchinobake (uno spettro a forma di lanterna) che si fa pagare in riso crudo, ha per spalla e talvolta collaboratore il sordido Kenji, sulla carta un monaco ed esorcista, di fatto un ubriacone molesto.
Il volume ci offre una carrellata di casi, che vedono coinvolto Yamada – che è un individuo cinico, disilluso, ma dotato di una mente acuta e di risorse inaspettate.
Sospeso a metà strada fra il mondo della corte imperiale – dalla quale è stato esiliato – e delle classi inferiori della città di Heian-kyo (la futura Kyoto), Yamada indaga su improbabili tradimenti, su figli scomparsi, su un complicato scandalo nobiliare, su un monastero assediato dagli orchi.
Solo per cominciare.
E intanto, sullo sfondo, si delineano anche le ombre del passato di Yamada, il motivo del suo esilio, la natura dei suoi nemici a corte.
Ed antichi intrighi – molto poco sovrannaturali – rischiano di tornare ad inghiottirlo.

Lo stile di Parks è asciutto ed estremamente hard-boiled, e non tenta di falsificare alcun elemento di un ipotetico stile giapponese.
L’autore stesso afferma di aver pensato ad un Sam Spade per il Giappone medievale.
Per rendere la cosa più interessante, Parks ambienta la sua storia in epoca Heian, un’epoca di relativa pace e di stabilità politica per il Giappone, lontana per stile e atmosfera dal periodo Tokugawa normalmente popolare con i narratori ed il pubblico.
Sia la crescente diffusione del buddhismo – anche nella sua variante esoterica – che l’ascesa della classe militare sono elementi che fanno da sfondo alle vicende naturali e sovrannaturali delle quali è protagonista il buon Yamada.
L’ambiente, il periodo storico e le sue caratteristiche peculiari rimangonoc omunque tratteggiati con leggerezza – non ci si perde in lunghi trattati storici, non si cerca di falsificare l’epoca.

Questo fa di Yamada Monogatari un libro molto moderno, molto diretto.
E molto divertente.
È ambientato in Giappone e non l’ha scritto un giapponese.
Chiunque adduca questo fatto come scusa per non leggerlo si perderà un sano, solido intrattenimento – e non pochi brividi inaspettati.
Chi a fine lettura lo giudicherà sulla base degli antenati dell’autore, o dal fatto che risieda in Mississipi, è molto probabilmente un idiota.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Gli Youkai di Yamada-san

  1. Credo proprio che lo prenderò, è decisamente il mio genere…
    Lo spettroa forma di lanterna mi aveva conquistata non appena lo avevi nominato. Ma poi anche dal resto della recensione mi pare di capire che ci sarà davvero da divertirsi.

    Ora la cosa difficile è ricordarsi di questo libro quando uscirà a febbraio…

  2. Oh, fantasy storico.
    “E’ molto raccapricciante e inquietante?” chiese la mozzarella, attratta ma diffidente. “Perché se non lo fosse – almeno non troppo…”

  3. E senza contare il fatto che Parks ha molte più possibilità di conoscere direttamente il Giappone (moderno) che di conoscere direttamente l’epoca Heian, ma nessun lettore sano di mente si farebbe venire le convulsioni all’idea che lui possa scrivere un romanzo storico, giusto? E allora, se è in grado di ricreare un altro secolo in maniera convincente e attraente – e narrativamente solida – perché, perché, perché non può saper fare altrettanto con un altro posto?

  4. @laClarina
    No, non è particolarmente raccapricciante.
    I mostri giapponesi sono strani, e descritti con rigore folklorico, ma l’autore non indugia su dettagli splatter o altro ciarpame sensazionalistico. Non dovrebbe turbare i sogni di alcuno.

    E ottima osservazione sul saper ricreare non solo altri luoghi ma altri tempi.
    Ma la questione dell'”autenticamente giapponese” è un delirio che da tempo affligge i mangamaniaci e gli “otaku” nostrani.
    È una forma di snobismo inspiegabile (o forse molto facilmente spiegabile), di solito fondata su una colossale ignoranza.

  5. Le ambientazioni orientali le devo prendere a piccole dosi, perché mi stancano in fretta.
    Però se il volume è davvero valido ha il raro dono di spiccare su altre cose che leggo abitualmente.
    Per questo e altri motivi ritengo un vantaggio, e non un difetto, che questo libro sia scritto da un occidentale. In fondo non cerco un saggio, bensì una bella storia che offra un minimo di verosimiglianza storica (ma con l’elemento fantastico a condire!).
    Chi critica in base a questi elementi discriminanti non ha ancora ben capito cosa s’intende per speculative fiction, credo.

    Sono tutti quelli che scrivono 3000 parole di recensioni insultanti perché “in quel periodo storico il calibro tal dei tali era utilizzato in Francia e non in Belgio”…

  6. Come dire che alcuni romanzi di Clarke sanno un po’ di posticcio perchè non è mai stato sulla luna.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.