strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’ignoranza degli otaku

12 commenti

Il post di ieri ha sollevato l’annosa e spiacevole questione dell’ignoranza degli otaku.
Che se non è fatto da un giapponese, stampato/inciso/prodotto in Giappone lo schifano, ma poi si perdono il 70% dei riferimenti culturali, e tutto ciò che non capiscono è “demenziale” se fa ridere, o “terribilmente misterioso” se non fa ridere.

Ma ammettiamolo, non c’è gusto a dileggiare gli otaku – che di solito non sanno neppure quale sia l’origine dell’etichetta che si appiccicano addosso, né perché i giapponesi, quando loro si presentano come “otaku”, mostrino un certo imbarazzo.
strategie evolutive è un blog che segue la Via del Bodhisattva*, e quindi è per spingere gli obnubilati verso l’illuminazione.

103025569E non sarebbe male, quindi, per un appassionato di anime e manga – di cartoni animati e fumetti giapponesi – procurarsi i due bei volumi prodotti a inizio secolo da Gilles Poitras, ed intitolati The Anime Companion e The Anime Companion 2.
Il sottotitolo, What’s Japanese in Japanese Animation, dovrebbe dare una buona idea riguardo ai contenuti dei due volumi che, con taglio enciclopedico, provvedono a fornire schede su una quantità di elementi presenti nell’animazione giapponese e che, ovvi per il pubblico nipponico, lo sono forse un po’ meno per il pubblico occidentale.
E non solo riferimenti a pratiche religiose o dettagli culturali, ma anche località tipiche, piatti della cucina tradizionale, ed un sacco di altre cose – per un totale di circa 1000 voci indispensabili.
Con illustrazioni tratte da cartoni animati, ed i riferimenti, voce per voce, a quale serie o quale film mostri quel particolare dettaglio, utilizzi quel particolare elemento.

ItemDescription (1)Poi, sì, ok, ci saranno sempre comunque quelli che vi diranno che le molte voci riguardo alle tradizioni shintoiste sono stringate, e che loro hanno fatto per sei mesi il pellegrinaggio dei siti shintoisti ed ora sanno tutto di certe cose…
O altre sciocchezze di questo genere.
Ma lasciamoli parlare.

Se il vostro interesse è limitato all’animazione ed ai fumetti giapponesi, magari con qualche film buttato lì per far numero, e non avete voglia di prendervi una laurea in orientalistica – o seguire uno dei miei corsi online sul taoismo o, prossimamente, sullo zen**, i due libri di Gilles Poitras sono assolutamente indispensabili, ed ampiamente sufficienti.
E divertenti!
L’autore non manca di inserire sidebar e tabelle per discutere temi più ampi, quiz e giochi di società, guide per i genitori e gli insegnanti, e un tono leggero, da appassionato e non da vecchio trombone.
E per chi non ne avesse ancora abbastanza, Gilles mantiene una pagina per i fan dei propri lavori, che include aggiornamenti online ai due volumi.

Perfetto.

———————————

* credo dovrò farci un post

** sì, è una vergognosa autopromozione e no, non me ne vergogno granché.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “L’ignoranza degli otaku

  1. Peccato che una mia certa parente legga a malapena l’italiano. Sarebbe un bel regalo di Natale.

  2. @Borzo
    Amazon non dovrebbe avere problemi a venderteli.

  3. Tra forum, youtube, fanpage e blog di “sapientoni” del genere ne ho visti una marea… Più che altro c’è una nutrita schiera di simpaticoni che pensa che solo perchè leggere un manga, vedere un anime, dire quattro stupidate in croce in giapponese e mangiare con le bacchette dal giapponese significhi conoscere la “cultura” del Sol Levante. Sono di una tristezza infinita. Sono anche quelli che, a conti fatti, non leggono ciò che leggono…e non guardano gli anime che guardano.
    Comunque grazie del consiglio! 😀

  4. Io sono un po’ perplesso dal termine “Otaku” usato in questa accezione. Non sempre chi segue manga e anime è necessariamente ignorante del folklore giapponese. Gli Otaku come li intendi tu Davide forse potrebbero essere identificati come Weeaboo (o Wapanese) http://knowyourmeme.com/memes/subcultures/weeaboo

  5. @sommobuta Il fenomeno non è limitato agli pseudo appassionati del genere (o di un genere) in ogni contesto si inconra ad ogni piè sospinto qualcuno che parla con grande saccenza di argomenti di cui ha appena sfiorato la superficie

  6. @Sommobuta
    È uno dei motivi per cui ad un certo punto ho provato una stanchezza tale che ho lasciato perdere il giro dei mangamaniaci – era difficilissimo fare un discorso serio, perché nessuno pareva interessato a documentarsi, ad approfondire.
    Ciascuno possedeva la verità, acquisita per osmosi.
    E grazie a te del commento – il consiglio non era rivolto a te, ma immaginavo i volumi di Poitras ti sarebbero interessati 😉

  7. @Wolframius
    Si definiscono otaku, io li chiamo (se proprio devo) otaku.

  8. Per favore SMETTILA di segnalare roba interessante da leggere… ormai ho una lista di must-have enorme, rischia di diventare un lavoro!

  9. Io ho smesso di frequentare il giro dei mangamaniaci proprio per gli stessi motivi tuoi conoscevo gente ch solo perchè leggeva manga- e attenzione solo manga rigorosamente non rimontati all’ occidentale- era convinta di conoscere tutto del Giappone, conoscevo aspiranti disegnatori che disegnavano solo in stile manga convinti che fosse l’ unico modo di disegnare e che hanno quasi tentato il suicidio quando la Kodansha o la Shogakugan le due maggiori case editrici di manga del Giappone non solo non li hanno assunti ma gli hanno anche riso in faccia.
    Gente che in fin dei conti non sa nemmeno cosa vuol dire la parola Otaku.
    P.s
    A proposito del post precedente…se solo un giapponese potrebbe scrivere cose sul Giappone, allora come la mettiamo col caro Lafcadio H.?

  10. Tra tutti i super-fan fissati con questo o quell’argomento, gli Otaku sono tra i più miserabili.
    Non i più antipatici, bada bene, bensì quelli che mi fanno umanamente più pena.
    Direi soprattutto quando superano una certa età (16 anni?) e ancora continuano a immaginare il Giappone come il posto fiabesco che hanno imparato a conoscere da Lamù in poi.

  11. @Nick
    A me, riguardo a Hearn, un tale una volta disse”però ha sposato una giapponese”… 😀

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