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Kilometri e Kilobyte

13 commenti

SNOW WEATHERLe prossime settimane saranno… interessanti.
Non solo per il fatto che dovrei aiutare mio fratello a traslocare, ma perché l’università richiede inderogabilmente la mia presenza e partecipazione a tre lezioni – le ultime tre lezioni dell’anno – del corso per i dottorandi.
Nei prossimi dieci giorni, di conseguenza, abbandonato mio fratello fra mobili e casse di suppellettili, dovrò sobbarcarmi circa duemila chilometri di autostrada, per un totale stimato di venti/venticinque ore di percorrenza, a fronte di tre ore di lezione.
Più due pernotti.
Per un costo complessivo stimato – fra carburante, autostrada, vitto e alloggio – di 300/500 euro.
Per tre ore di lezione.
Un’ora dalle dodici alle tredici del tredici di dicembre.
Due ore tra le undici ele tredici del diciotto di dicembre.
Tre lezioni estremamente interessanti e tenute da docenti di altissimo livello – e questo significa che se non altro saranno divertenti da seguire.
Ma i chilometri si faranno sentire.
E non oso pensare allo stato delle strade il 18 di dicembre*.

199_n_1146762015Ora, la cosa che mi desta un certo malsamo divertimento, è che nell’arco del 2012 ho seguito circa 60 ore di lezione per due corsi all’Università di Stanford, e circa 100 ore di lezione per tre corsi all’Università di Berkeley.
Le ho seguite con piacere e profitto, senza muovermi dalla sedia sulla quale sono seduto in questo momento.
E senza spendere un centesimo – se non quelli per i DVD sui quali ho salvato il materiale delle lezioni.

Ora, certo, lo sappiamo, Berkeley e Stanford stanno in America, di più, stanno in California, e stanno nel ventunesimo secolo, ma…

… Negli ultimi tre mesi ho macinato qualcosa come 80 ore di lezione, coi miei studenti del corso online di taoismo, ed ancora una volta nessuno di noi si è spostato da casa.
A fine corso avremo totalizzato qualcosa come 100 ore – un bel record, considerando che il mio corrispondente corso dal vivo era di circa dieci ore.
100 ore di lezione online.
E questo senza i potenti mezzi delle università californiane, e facendo i conti con la traballante rete dell’Astigianistan, che mi garantisce nei momenti di grazia ben 78K al secondo di trasferimento in download.
Eppure ha funzionato, ed è stato divertente, e sebbene resti il rammarico di non esserci mai incontrati di persona, magari per farci una pizza a fine corso, per quel che mi riguarda sarò ben felice di rifarlo.

La settimana prossima invece…

teleconferencing-5Ora, ovviamente, non posso chiedere che la mia università organizzi i propri corsi in teleconferenza o in video-chat per favorire un solo studente – ma anche gli studenti che invece di stare a cinquecento chilometri stanno solo a trenta, potrebbero apprezzare.
Ma ripeto, non posso chiedere una cosa del genere.
Il fatto è che comincio ad avere l’impressione che non dovrebbe essere necessario chiederlo.

——————————————

* Lasciamo come esercizio a casa per i più curiosi la programmazione di un percorso ferroviario Asti-Urbino e ritorno.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Kilometri e Kilobyte

  1. Provo a risolvere l’esrcizio (senza guardare): Asti-Pavia, poi uno dei rari diretti per Piacenza e da lì un intercity fino a Urbino?

  2. Mi è capitato di lavorare da casa, per motivi un po’ troppo lunghi da spiegare.
    Medesima – se non superiore – produttività, ammazzando del tutto i costi di spostamento (abbonamento del treno e della metropolitana, pranzo in esterna etc etc).
    Per sfizio mi ero messo a calcolare quanti giorni è davvero necessaria la mia presenza in ufficio, e quanti potrei lavorare senza muovermi da casa. Ne risultava che su 22 gg lavorativi (circa) avrei potuto farne tranquillamente almeno 14 in regime di telelavoro.
    Il bello è che, parlandone in ufficio, non sanno nemmeno darti una ragione precisa per cui si debba presentare tutti i giorni alle 9, anche quando magari si potrebbe iniziare a mezzogiorno, oppure alle 7, ma tranquillamente dalla poltrona di casa.
    “E’ così e basta”, come dice una vecchia cariatide dell’ufficio accanto..

  3. Il tuo corso è stato il primo corso di questo genere che ho frequentato e devo dire che ha funzionato alla grande!
    Il fatto di non ammazzarsi negli spostamenti oltre al risparmio di soldi e tempo è anche un gran risparmio di energie che si possono spendere magari studiando…
    Eppoi non sempre ci si può spostare.
    Pur disponendo di volontà, soldi e tempo a volte ci sono forze di causa maggiore, tipo la prole ad esempio.
    E diciamocelo non avrei mai potuto frequentare nulla quando i bambini sono stati malati.
    Invece il corso online è andato avanti benissimo.
    Perciò ammetto che il tuo corso oltre a aprirmi la testa su tante cose mi ha anche dato l’opportunità di sperimentare un nuovo modo di accedere al sapere davvero molto entusiasmante!

    Di persona è un’altra cosa…dirà qualcuno.
    No…lo ho trovato coinvolgente e appassionante come se si fosse vis a vis.

    La diffidenza per i corsi online è un po’ come tutta quella storia del profumo della carta per chi non ama gli ereader.

  4. @Macnab & Cily
    Sì – è così e basta.

    Aggiungo che l’opportunità di partecipare alle lezioni in teleconferenza me l’ha offerta anche la Libera Università dell’Immaginario di Torino – che è una operazione degnissima, ma messa in piedi da volontari con mezzi, ovviamente, limitati.
    Quindi non è una questione di mezzi.
    O di competenze – se ci son riuscito io…
    È solo ed esclusivamente una questione culturale.

    Comunque io corsi online ne seguirò altri.
    E ne organizzerò altri 😀

  5. sono iiin attesa di un responso dalla regione marche sui collegamenti pesaro urbino, ma io gioco in casa

    • C’è una corriera… che io immagino come quelle cose che fanno la rotta Darjeeling-Kabul…

      • i moderni autobus extra urbani sono decisamente più comodi, il vero rischio è che in italia ne girano troppo pochi. Mi sto convincedo che il portale dei trasporti della regione marche sia un guscio vuoto: il responso non arriva 😦

  6. 😀
    Io mi rammarico solo di non saper andare a cavallo.
    Se mi facessi le due trasferte a cavallo lungo la Via Emilia in pieno dicembre, date condizioni e distanza percorsa, entrerei automaticamente nella Long Riders Guild, a fianco di gente che si è fatta a cavallo da New York a Lima o da Berlino a Vladivostok…

  7. Allora: potresti partire da Asti alle 5,25 per arrivare a Voghera alle 6,32. Lì una breve colazione con cappuccino molto caldo per arrivare alle 7,00 e prendere il treno che ti porterà a Piacenza alle 7,38. A quel punto hai tempo fino alle 8,20 quando potrai salire sul treno che ti porta a Pesaro con arrivo alle 10,53. E fin qui ci siamo quasi. In queste due ore e mezza magari potresti abbozzare una trama per regalarci per fine anno un bel racconto di Baracca e Ciambotti. Diciamo che hai un’ora buona per arrivare a Urbino (dove non c’è stazione ferroviaria) che dista solo 34 Km da Pesaro. Purtroppo… il primo bus parte dalla stazione di Pesaro a mezzogiorno con arrivo alle 13,00: esattamente all’orario in cui la lezione finisce. Quindi devi partire il giorno precedente, pernottare, per essere fresco e sbarbato in facoltà alle 12,00 del 13 dicembre. Oppure… invoca il fatto che il 21 dicembre verrà giù il mondo e del dottorato, a questo punto, non te ne frega più niente!

  8. @McNab75: più o meno avrei le stesse tue possibilità di lavorare da casa, almeno parzialmente, e a me quando l’ho proposto hanno detto “ma il boss ti paga per stare in ufficio!”

    …e io che pensavo mi pagasse per lavorare

    la stessa persona che mi rispose così è quella che si trattiene oltre orario, se costretta a sostituirmi il sabato anziché farlo da casa preferisce uscire (anche in pieno inverno), ma ha anche una famiglia dalla quale evidentemente vuole restare lontano a casa. ufficialmente perché (altra motivazione) “sarebbe una fonte di distrazione”, o anche “la mi’ moglie mi romperebbe le palle di continuo”
    è anche la stessa che vende un fantomatico essere superbusy in cambio di un *lauto* stipendio che alle mezze cacche come me non è concesso

    il boss che “mi paga per stare in ufficio” invece è quello che non esce e ti girella intorno mentre ti trattieni oltre orario a risolvere eventuali problemi, perché lui è quello che non va via prima dei dipendenti. anche se non ha un tubo da fare. e è lo stesso che mantiene l’ufficio in condizioni tecnologiche arretrate al punto da rendere difficoltoso un colegamento da remoto anche quando serve. perché il motto non ufficiale dell’azienda è “pur di risparmiare non si basa a spese”

    meno male almeno l’ufficio lo posso raggiungere con 5km di bici, perché – come diceva il mi’ povero babbo – “a certa gente è più facile metterglielo in culo che in capo”. certe teste a una certa età non le cambi facilmente.

  9. Io mi consolo pensando che lavorando da casa dovrei pagare io il riscaldamento

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