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La saggezza della salamandra

11 commenti

ImageSto leggendo uno strano libro.
Non è che mi sia capitato per caso – l’ho visto, mi incuriosiva la copertina, mi incuriosivano le voci sentite in giro, e tutto sembrava indicare il fatto che questo è il genere di lavoro che va a solleticare una delle mie vecchie ossessioni.
E così…
Sto leggendo uno strano libro.

Il romanzo – perché è un romanzo – si intitola The Salamander Club, ed è l’opera prima di una coppia di autori svedesi, marito e moglie.
Lui, Mats Erikson, è ingegnere e psicologo, lei, Karin Erikson, è da sempre impegnata in attività no profit e progetti internazionali.
Il loro romanzo è, dichiaratamente, un romanzo didattico.
È stato scritto con uno scopo che non è esclusivamente l’intrattenimento del lettore.
L’idea è che il romanzo debba veicolare una certa serie di informazioni, insegnare un certo metodo, stimolare lo svilupparsi di un certo approccio alla realtà.
Mica robetta.

Ma di cosa parla, The Salamander Club?
prosciutto_funghiNilson, ingegnere di mezza età con una buona carriera ed una vita familiare che sta scivolando nell’ennui, durante una riunione di lavoro schiaffeggia il proprio capo, esasperato dalla sua stupidità e aggressività.
Se i colleghi applaudono, Nilson è disorientato e sorpreso dalla propria azione – com’è possibile che si sia arrivati a questo punto?
Attorno ad una pizza, ne discute con l’amico RJ, anche lui ingegnere, e nella discussione si inseriscono anche Borta, un amico dei due dai tempi di scuola, e l’ungherese Szilvestzer, soprannominato “Scrittore”, che si intromette da un tavolo vicino.
I quattro iniziano a confrontare le proprie osservazioni sul lavoro, sulla società, sulla famiglia, cercando di definire un modello che spieghi perché…
Eh, il perché dell’infelicità che pare dominante.
Il perché del fatto che ogni nuova soluzione sembra aggravare i problemi.
Il perché della violenza rampante e dell’ottusità diffusa.
Il perché la gente ha smesso di parlare.
Il perché della banalità che sembra l’unica opzione.
Ben presto, attorno al tavolo della Pizzeria Salamander, si riunisce un piccolo pool di persone qualsiasi, catturate dalla conversazione.
Il gruppo cresce, le esperienze si accumulano, ed i dibattiti si fanno sempre più accesi, e scavano sempre più in profondità.
The Salamander Club è un romanzo filosofico, che si svolge – per la gran parte – in una pizzeria.

La narrazione si alterna fra le sessioni del club, e stralci delle vite dei membri, ciascuno con i propri piccoli o grandi problemi, ciascuno incapace di uscirne senza l’aiuto degli altri.
Il gruppo è assortito e variegato al punto giusto:
Nilson sta attraversando una crisi coniugale agghiacciante nella sua tranquillità.
RJ è un vitellone che comincia a sentire gli anni ed il vuoto di una vita fondata sullo spasso.
Borta, biker e padre di famiglia, affronta l’improvviso licenziamento e la necessità di reinventarsi.
Szilvestzer è l’alieno, con una vita forse troppo ordinata.
Thomas, ricco ex manager in pensione, deve affrontare la malattia terminale della moglie.
Ingrid, l’unica donna del gruppo, è vedova e madre di due figli, con tutti i problemi del caso.
E Peter è un giovane rampante che ha trovato nel conformismo la strada per un successo che gli pare sempre più insipido.

ken-wilber-with-frog-from-kenwilberdotcomRomanzo didattico, romanzo programmatico, The Salamander Club pesca abbondanmtemente nelle teorie di Ken Wilber – il biologo teorico del “pensiero integrale” – al punto che a tratti pare di leggere degli stralci dei saggi di Wilber, con una spolverata di psicologia dello sviluppo e di psicologia dei bisogni di stampo masloviano.
La salute mentale come percorso indispensabile non solo per un individuo completo, ma per una società funzionante.

Ma Wilber lo conoscono in pochi, e la narrativa – che oscilla fra la commedia di costume, la storia romantica e il dramma realistico, è un buon veicolo per renderle popolari. È vero, probabilmente le teorie di Wilber sono fondate su presupposti discutibili – ed è indubbio che Chuangtzu abbia già detto le stesse cose, senza ammantarle di gergo scientifico, tre millenni or sono.
Ma se funzionano…
E probabilmente funzionano.
Ed il libro è divertente – anche se diventa maledettamente zuccherino nel momento in cui scocca la scintilla fra la vedova e il playboy pentito.
Ma è solo una delle sottotrame, e ci sta.
Casomai, è palese che la trama è un interesse secondario per i due autori, è un pretesto, o una occasione per utili esempi.
Resta perciò il contenuto didattico, che a tratti è un po’ troppo invadente – per quanto sia in fondo degnissimo, come ipotesi.

L’idea che gli autori vogliono spingere è che la conversazione, onesta, aperta e non aggressiva, sia lo strumento basilare per il consseguimento della salute mentale.
Parlare e analizzare i problemi, vedere se possibile tutte le sfaccettature, cercare di mettersi nei panni del prossimo, accettare le critiche, sono gli strumenti attraverso i quali i membri del club cercano di venire a patti con la realtà, al contempo venendo a patti con i propri problemi.
Saltando da una vita all’altra, il romanzo tocca diverse situazioni – dall’organizzazione del lavoro alla vita familiare, dalla gestione del dolore ai rapporti fra generazioni.
È anche un testo politico, nel senso che vede nella politica una estensione della vita personale e sociale di ciascuno, e si interroga su quali siano i motori, quali siano i metodi e gli strumenti a disposizione dei cittadini.

The Salamander Club fa un buon lavoro nel veicolare le proprie teorie – vedere applicate con successo le idee che poco a poco i membri del club “scoprono” e definiscono è certamente molto efficace.
In certi momenti è molto “svedese”, per usare un cliché*
L’immagine della società ideale che The Salamander Club sembra voler proporre è quella di una adhocrazia fondata su piccoli gruppi di persone compassionevoli e aperte al confronto, che vivono in pace con se stessee col prossimo.
Una politica ragionevole (suona incredibile, eh?), una società che si riunisce con calma, in pizzeria o attorno ad un tavolo apparecchiato, e risolve i propri problemi parlandone.
Non parrebbe neanche male, no?

Ci sono personaggi a noi noti che hanno lanciato piattaforme politiche sulla base di idee molto meno articolate.
Riuscirà questo romanzo a cambiare il mondo, un gruppo di discussione alla volta?
Potrebbe non essere male, se ci riuscisse…

—————————————-

* E parlando di cliché, è triste vedere come uno dei primi esempi di “problema” affrontato dal Club un piccolo ometto prepotente che si scoprirà essere – guardacaso – un politico italiano, un europarlamentare arrogante ed inutile.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “La saggezza della salamandra

  1. Sembra assolutamente fantastico. Ogni tanto ci vogliono letture così.
    Per dirla tutta non so se concorderei fino in fondo con le considerazioni dell’autore. Sulla conversazione sono d’accordo, ma occorre anche ammettere che oramai con sempre più persone è utopico pensare di discutere. Il che rappresenta un sintomo molto grave per la società moderna.
    È come se sempre più persone stiano regredendo a un livello di incomunicabilità quasi pandemico.
    Anche per questo leggere un libro così, che offre un punto di vista positivo, è un’occasione.
    Lo metto in wishlist.

  2. Ne sento il bisogno, di questo genere di discussioni. Seriamente.

  3. @MaxCiti
    Lo capisco.
    L’impressione è che ci siano oramai o chiacchiere abbastanza vuote, o personaggi che lanciano proclami e non vogliono alcun tipo di contraddittorio – anche se si parla soltanto di pizzerie.
    In questo senso, la proposta dei coniugi Erikson va a toccare qualcosa di cui davvero si sente la mancanza.
    Hanno anche messo giù delle “regole” empiriche, per questo tipo di discussioni…

    I don’t interrupt.
    I don’t fight for air time.
    I trust that my thing will be said, either by me or by someone else in the club.
    I stay a while, rest in what others say before I move on, and in that way avoid rushing the conversation.
    I celebrate arriving on the same page as someone else.
    I aim for being brief and trust that others can finish my thought.
    I know that I don’t own my thoughts and ideas. The time we live in owns them.
    I search for the musicality in a conversation, looking for a rhythm and a drumbeat that everyone feels comfortable with.
    If I feel that my emotions are making me play dirty, I take a walk around the room; go to the restroom; splash some water in my face.

    Che poi sono ovvie, quando ci pensi.

  4. Ottime anche le regole, anche se poco ascoltate e ancor meno utilizzate. «Splash some water on my face» è una terapia altamente consigliabile.

  5. Sì, le regole – che non sono mai esplicitate nel romanzo, ma vengono seguite di default – sono semplici ma ottime.
    Andrebbero usate anche online.

    Tra l’altro, segnalo il sito del libro, da dove ho copiato e incollato le regole, e dove c’è un sacco di roba (inclusa l’opzione di ordinare l’ebook, ovviamente).

    http://www.salamanderclub.com/

  6. Il sito è proprio ben fatto, e il libro me lo son messo in wishlist, visto che la versione ebook costa parecchio.

  7. E naturalmente di tradurlo in italiano non se ne parla

    • Non saprei – al momento la cosa è messa in piedi in maniera indipendente, quindi gli autori se lo sono scritto in svedese e poi tradotto in inglese, e via.
      Se farà abbastanza rumore, è possibile che un qualche editore nostrano lo pubblichi.
      Con un titolo diverso, e una copertina che non c’entra nulla…

  8. Sono sempre un po’ dubbiosa quando si tratta di romanzi dall’intento didattico così scoperto… Ma devo ammettere che l’idea della conversazione come antidoto mi piace assai. Non so, mi viene da pensare che preferirei leggere un saggio in materia, piuttosto che una storia esemplare – ma questo è, tutto sommato, nitpicking.

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