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L’Anello del Tritone

14 commenti

20308Il secondo volume della Fantacollana Nord è L’Anello del Tritone (The Tritonian Ring) di Lyon Sprague de Camp, originariamente uscito ventidue anni prima, nel 1951.
Ottima copertina di Karel Thole – l’originale aveva una copertina di Frazetta.

L’Anello del Tritone è molto più fantasy de I Gioielli di Aptor, uscito poche settimane prima – si apre con una panoramica di un pantheon alquanto grottesco, e passa ad un dialogo piuttosto acceso fra divinità, per poi spostarsi a Lorsk, principale nazione del continente di Pusad, che sta lentamente colando a picco…

Ma anche così, il romanzo è parecchio distante da ciò che oggi un fan del fantasy accetterebbe a cuor leggero come esempio del proprio genere d’elezione.
Oh, ci sono parecchi elementi tipici.
Non ci sono elfi, draghi e Oscuri Signori, è vero, ma c’è la magia, ci sono strane bestie e strane razze, c’è un mondo diverso dal nostro.
Beh, relativamente diverso dal nostro…

Lyon Sprague de Camp – lo abbiamo detto e lo ripeteremo – è un ingegnere, e un materialista empirico.
Questo – oltre al suo amore per i classici e per la letteratura d’immaginazione – informa il “Ciclo Pusadiano” al quale appartiene L’Anello del Tritone.
Pusad (o Poseidonis che dir si voglia) è un continente in via di progressivo sprofondamento, e possiede una geografia basata sull’autentica mappa del mondo in epoca glaciale, e molte delle sue caratteristiche sono affini a quelle di Atlantide.
È a Pusad, ci farà sapere l’autore (non senza una strizzata d’occhio) che Platone pensava quando descrisse il suo continente perduto*.

Tritonian_ringLe divinità del prologo battibeccano per via di una profezia che ne preventiva la decadenza e la scomparsa, in seguito alle azioni future del principe Vakar di Lorsk.
Quali azioni?
Nessuna divinità ne ha la più pallida idea.
Si vota allora il progetto preventivo di eliminare Vakar, e risolvere il problema all’origine.
Inutile dire che proprio il piano per sopprimere Vakar metterà in moto gli eventi che porteranno la profezia a compiersi.
Al centro dell’azione, l’Anello del Tritone, misterioso artefatto che gli dei temono, e del quale Vakar spera di avvalersi per uscirne vivo.

Ma non mancano una congiura di palazzo, i pirati, una donna con la coda di cavallo, le amazzoni e un ampio bestiario preso di peso dalla mitologia classica e dai racconti di viaggiatori medievali e rinascimentali.
E un granchio gigante.
Perché tutto viene meglio, con un granchio gigante.

Estimatore di Howard, Lyon Sprague De Camp è infinitamente più fiducioso nei valori della civiltà, rispetto a Two-Guns Bob, e infligge un bonario ridimensionamento di molti elementi tradizionali del fantasy howardiano.
Vakar è moderatamente eroico, ma forse più interessato a spassarsela e a salvare la ghirba che non a maneggiare spade e altri aggeggi affilati.
E le donne sono forse altrettanto fascinose, ma molto meno algide – De Camp ha un atteggiamento più sano e maturo di Howard rispetto alla sessualità, e apprezza un po’ di sana scollacciatura (pur restando ampiamente entro i limiti della decenza).
Il dialogo è divertente e lieve, e specie quando sono gli dei a parlare, ha un tono anacronistico che aggiunge un livello di ridicolo al già notevole carico di ridicolo che il fieramente ateo De camp riserva ai suoi dei – non dissimile in questo da ciò che negli stessi anni sta facendo Fritz Leiber (oh, se ne parleremo!) o quanto abbia fatto in tempi più recenti Terry Pratchett.
Gli dei sono sciocchi, non esageratamente onnipotenti, persi in diatribe fasulle e in sciocchi atteggiamenti… beh, divini.
Non mancano divinità pluritentacolate “che erano antiche quando ancora gli altri dei erano fanciulli”, e divinità di ovvia origine preistorico-cavernicola (fronte bassa, mascella massiccia, abbondante peluria e vaghi tratti ursinidi).

L’Anello del Tritone, insomma, è fantasy, ma fantasy scritto da un autore di fantascienza, che ragiona e immagina secondo i parametri della fantascienza, e non può fare a meno di dimostrare una certa elegante superiorità verso il genere e i suoi cliché.
E si legge con un certo piacere.
La miscela di invenzione, dato storico, elementi mitologici tradizionali e classici e modernità piacque a molti, all’uscita del romanzo, e meno ad altri.
È ragionevole ipotizzare che – divertimento a parte (e il romanzo è oggettivamente divertente) – De Camp stia continuando col suo uso ideologico del fantasy, sfruttandone modi e strutture per portare avanti un discorso razionalista e scientifico.
Sarà dopotutto qualcosa di diverso dalla magia, a compiere la profezia e ad annunciare il tramonto delle divinità.

Il ciclo pusadiano prosegue con tre storie, “The Stronger Spell”, “The Owl and the Ape”, and “The Eye of Tandyla” – che sarebbe bello avere nello stesso volume.
La Nord non le pubblicò mai.

tritonianSciocco dettaglio autobiografico – lessi il romanzo in inglese, in una edizione New English Library che aveva una copertina che riuscii a capire solo dopo aver superato la metà del romanzo.
Fu uno dei primi romanzi che affrontai in inglese – conoscevo De Camp (per via del volume 11 della Fantacollana – ne parleremo) e cercavo attivamente lavori suoi.
Lyon Sprague De Camp, colto, ironico, sottile, scrive in un bell’inglese chiaro e diretto, ed è una eccellente lettura per chi, con l’inglese, non è ancora al meglio.
La mia copia in italiano arriva da una bancarella, ed è un cimelio al quale sono decisamente affezionato.

————————————————

* Non dimentichiamoci che De Camp pubblicò l’eccellente Lost Continents, proprio sul mito di Atlantide nella storia e nella letteratura (da noi lo pubblicò Fanucci, e vale ogni centesimo speso per procurarselo).

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “L’Anello del Tritone

  1. Trovo interessante il tuo commento “e` fantasy scritta da un autore di fantascienza”. Direi che si attaglia a gran parte della fantacollana di quei tempi. Ma forse approfondirai la cosa quando arriverai a “Un Mondo Chiamato Camelot” e “Stregone suo Malgrado) 🙂 (Se fanno parte dei libri da analizzare).

  2. Conto di arrivarci, a Stasheff.
    Ma in realtà, credo che il punto sia che stiamo parlando di un’epoca in cui la distinzione autore di fantascienza/autore di fantasy non era così netta e compartimentalizzata, ed era più una differenza di approccio filosofico che non di ambito editoriale.
    Le cose non sono cambiate moltissimo al livello degli autori – George Martin scrive anche ottima fantascienza.
    Ma editori e pubblico si sono divisi in due schieramenti nettamente separati.

  3. Hai proprio ragione, e secondo me era un connubio fertile, perche` portava a sperimentare e ibridare temi che ora procedono in comparti paralleli.

  4. Anche a me è parsa interessante quella frase, forse perchè sto leggendo proprio in questi giorni il ciclo di Nehwon di Fritz Leiber e mi sono trovato ad apprezzare un certo pragmatismo strutturale che negli anni successivi ho visto via via perdersi a favore di didascalismi ed ipertrofie lessicali.
    In questo senso credo che la fantascienza faccia bene ai nuovi scrittori (e lettori) di genere fantasy, spesso troppo legati a clichè o carenti di coerenza narrativa.

    P.S. Curiosamente sono arrivato a Leiber (si lo so è un mostro sacro ma ho sempre cercato di leggere cose non troppo distanti dal mio tempo) attraverso l’approfondita bibliografia del gdr (gratuito!) “Blade of the Iron Throne” che può risultare interessante agli amanti del genere sword & sorcery.

  5. a giudicare da alcune delle recensioni che gentilmente ci fornisce il padrone del vapore, anche sulle novità editoriali, direi che procedono in comparti paralleli solo sugli scaffali delle librerie di casa nostra…
    con quell’ultima copertina comunque libro venduto.in venti secondi, nonostante la pila di libri da smaltire e tempo e finanze che scarseggiano.

  6. Me lo devo recuperare, con quel nome sulla copertina….è praticamente un invito alla buona lettura. 🙂

  7. Neanche a farlo apposta, io ho finito di leggerlo da poco, ma se devo dirla tutta non è che mi sia piaciuto granchè. Ok la presa in giro, il sovvertire le regole del fantasy ecc. ecc. però l’ho trovato un po’… ingenuo, sia per quanto riguarda la trama ma anche le situazioni e soprattutto i dialoghi (ad esempio i vari battibecchi tra Vakar e il fratellastro). Ma anche i personaggi li ho trovati tutti abbastanza bidimensionali (Fual, per dirne uno). Se proprio dovessi salvare qualcosa però, punterei nettamente sul granchio gigante! Quello è davvero una chicca.

    • Come dicono gli anglosassoni, there’s no accounting for tastes… i gusti personali son quelli che sono.
      E dipende anche molto dalle aspettative.
      In termini di sword & sorcery, l’in genuità di fondo è un valore aggiunto – per alcuni lettori, per lo meno.
      Come accennavo nel post, a molti piacque moltissimo, ad altri (Anthomny Boucher, ad esempio, se ben ricordo) non piacque affatto.

  8. De Camp lo apprezzo più nella teoria che nella pratica… nel senso che il suo distacco dalle convenzioni e dai cliché (l’andare controcorrente) diventa anche il mio, e non riesce a coinvolgermi più di tanto. Insomma come dicono gli anglofoni è un “gusto acquisito”, e ne ho letto veramente poco.Nel fantasy preferisco autori più viscerali, che “ci credono” di più (o almeno paiono farlo, alla lettura).

  9. Pingback: Ali della Notte « strategie evolutive

  10. Ho letto in questi giorni la mia copia (trovata miracolosamente in una libreria) e devo dire che mi è piaciuto molto, tanto la storia quanto i personaggi specialmente Vakar molto diverso dai classici eroi Howardiani.

  11. Pingback: Leggere la Fantacollana – Ali della Notte | Il futuro è tornato

  12. Pingback: Una lista di lettura | strategie evolutive

  13. Pingback: Leggere la Fantacollana Nord. Volume I: “L’Anello del Tritone” di Lyon Sprague de Camp | TrueFantasy

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