strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Righe e punti neri

7 commenti

sheet_musicUn post disimpegnato per la domenica.
La mia amica Clarina sostiene – sul suo blog, e quindi non può negarlo – che non è possibile imparare a leggere la musica da autodidatti.
Cosa della quale io sono – o forse sono stato, perché son diec’anni che non guardo più uno spartito – la negazione assoluta.
Insomma, se l’ho imparato io…

Ricapitoliamo.
Ho avuto degli insegnanti di musica orrendi.
Bravissime persone, eh, degnissimi individui, ma assolutamente incapaci di insegnare a dei ragazzi come leggere la musica (o anche come attraversare la strada o spazzolare il cane, per quanto erano impediti).
La classe, alle medie, era drasticamente divisa in due – quelli che la musica già la conoscevano (di solito perché erano boy scout, e quindi avevano inculcato loro la chitarra con metodi coercitivi e obbrobriosi “canzonieri”) e quelli che no, e che non l’avrebbero mai conosciuta.
recorderE sulla base della mia esperienza,il corso di musica delle medie aveva tre soli scopi…

. traumatizzare i giovani in modo che detestino la musica classica, pur apprendendo, pavlovianamente, che Mozart è un genio.
. rendere assolutamente odioso il flauto dolce attraverso l’imposizione autoritaria dello strumento più noioso dell’universo a giovani ignari*
. annientare qualsiasi possibilità di apprendere la notazione musicale attraverso quell’imbarazzante pratica che è il solfeggio (due in battere/tre il levare!)

Il tutto, o con una tetraggine spaventosa, o con una ancora più inquietante garrula prosopopea.
Mi rendo conto che altri avranno avuto esperienze diverse.
Resto convinto che quelli anomali siano loro.

Ora, in linea di principio, la musica, lo spartito, è una forma di linguaggio.
Se potete imparare una lingua straniera, potete imparare a leggere uno spartito.
È semplicemente come imparare l’arabo, o il cinese, o il coreano.
Una lingua che usa una notazione diversa dalla nostra.
fireIl trucco, dicono, come in ogni linguaggio, quello di ottenere una relazione forte fra segno e suono, per cui se vedo l’ideogramma di “fuoco”, il mio orecchio interno sente il suono “hi”.
Se vedo un si bemolle, il mio orecchio interno deve sentire il suono corrispondente.

Il che può essere un problema – perché, per dire, se io vedo l’ideogramma di “fuoco”, il mio orecchio interno emette un ronzio lungo e spiacevole, ma il mio cervello pensa “fuoco”, e visualizza una bella fiamma viva.
Insomma, la teoria è una gran cosa, ma per alcuni di noi la pratica è cosa diversa.

Ma c’è un punto, sostanziale, in cui l’apprendimento di una lingua straniera non è dissimile dall’apprendimento della notazione musicale.
Due, in effetti.
Primo – serve esercizio.
Secondo – serve che ce lo insegnino in maniera che ci è congeniale.
la storia per cui esiste un sistema, universale e meraviglioso (e pubblicato da ricordi) per cui tutti possono apprendere la notazione musicale è, al meglio, una bella illusione ottocentesca.

Perciò – motivazione, esercizio, e metodo.
E quando si arriva al metodo, quello che ha funzionato per me potrebbe non funzionare per voi.
Ma questo è il mio blog, per cui…

Ci sono tre libri, sui quali io giuro e spergiuro – e di libri di musica ne ho una scaffalata.

$(KGrHqZ,!ioE8N0RUdVIBPVNg0dhe!~~60_35Il primo, il più immediato, il più acessibile e il più vivamente consigliato ai tirchi e ai non anglofoni, è Come Imparare a Leggere la Musica.
Che, ci informa un recensore su Amazon, non ci insegna il solfeggio.
Ed io mi dico, tanto meglio.
Il manuale di Howard Shanet pubblicato da BUR è rapido, facile da leggere, e decisamente efficace.
Non dirigerete mai i Berliner Philarmoniker, ma imparerete a leggere uno spartito.

book1Per i più avventurosi, per gli anglofoni, per quelli che hanno già uno strumento alla mano e devono solo imparare a trovarci sopra le note, per il mio denaro nulla batte l’ingannevolmente esile The Musician’s Guide to Reading & Writing Music, di Dave Stewart**.
Il libro di Stewart è scritto in tono estremamente leggero, si concentra sugli essenziali, e fornisce un sacco di informazioni utili.
E non è male, qua e là, farsi quattro risate.
book2Stewart conosce molto bene il proprio mestiere, ed ha l’entusiasmo e lo stile per insegnare le basi.
Se non bastasse, c’è un secondo volume, Inside the Music, che approfondisce questioni come gli accordi, la composizione, e l’hardware – arrivando a dare alcuni principi generali sull’uso di sistemi MIDI***.

A questa piccola biblioteca di base, aggiungo GNU Solfege, che è un semplice software per fare esercizio ed allenare l’orecchio.
E che è mille volte meglio di un semplice metronomo (che comunque è abbastanza utile).

Così equipaggiati, dobbiamo solo trovare una motivazione, e una mezz’ora al giorno per fare esercizio.

Se io, a venticinque anni, sono riuscito ad imparare qualcosa che a dieci anni mi avevano fatto andare assolutamente di traverso, può riuscirci chiunque.
————————————————

* molto meglio sarebbe usare un traverso – che però è costosissimo – un tin whistle – che non costa nulla – o un plumber fife – che ci si fa da sé con un tubo di PVC preso in ferramenta, e quindi sarebbe anche un buon progetto per il laboratorio di applicazioni tecniche.

** non il mediocre chitarrista degli Eurythmics, ma l’eccelso tastierista degli hatfield and The North, e di decine di altre formazioni prog britanniche.
Nonché partner della celestiale Barbara Gaskin, che ha una voce fantastica.

*** del primo volume esiste anche una edizione italiana, ma alcuni incresciosi errori di stampa rendono l’apprendimento della musica un po’ più improbabile.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Righe e punti neri

  1. ” e quindi sarebbe anche un buon progetto per il laboratorio di applicazioni tecniche. ” ROTFL

  2. Mitico il tin whistle, ne ho tre da un po’ e sono come figli miei! Ho anche rivalutato il flauto dolce dopo, me ne sono preso uno di pero con diteggiatura barocca. Morte ai plasticoni orrendi!

  3. Non ho detto che “non è possibile” imparare, ho detto che “poco importa se alla fin fine non s’imparerà mai…” eccetera. Ammetterai che è diverso: “Non sono capace” doesn’t equal “Non è possibile”. Dopodiché, la mia storia musicale è questa: ho infelicemente preso per dieci anni lezioni di pianoforte, ho cantato da contralto in due cori (compreso quello della University of Wales, College of Cardiff), e ho fatto i tre anni canonici di educazione musicale alle medie (con un bravo insegnante che ci ha fatto davvero apprezzare l’opera lirica), e attraverso tutto questo ho conservato un’invincibile difficoltà nel leggere musica a prima vista. Ho cercato di fare da me – a fascicoli – e non ci sono riuscita. E’ possibile che sia un caso grave, ma d’altra parte… er, non riesco nemmeno a leggere l’orologio a lancette, per cui… er.

    • Quella dell’orologio a lancette è forse più grave di quella dello spartito… 😀
      D’altra parte è universalmente noto che le cantanti liriche non sanno leggere la musica.
      Davvero.
      Mai incontrata una cantante lirica che sapesse leggere lo spartito a vista.
      O un cantante lirico, se è per questo.
      Mai.

  4. io imparai ai tempi dell’università con un semplice libro di grammatica musicale (il primo corso di laurea fu discipline della musica) in qualche mese già sapevo leggerla discretamente e infatti presi quasi il massimo dei voti all’esame, nel giro di un anno riuscivo a seguire su pentagramma la musica barocca che passavano a lezione (anche se ogni tanto mi scappava il segno e facevo finta di seguire) arrivai anche a riarrangiare e a comporre diversi brani musicali per videogiochi indie, per degli shard di ultima online ad ambientazione medievale, per un pubblicitario e ho fatto un demo di musica folk ambient (dal nome logos) e iniziato un secondo…… ho addirittura fatto un paio di brani dance! 😀
    sono anni che non tocco un pentagramma o uno strumento…. ma penso non ci vorrebbe tanto per levarmi la ruggine.

  5. ah in tutto questo ho dimenticato la mia attività di autore e cantante in una band black metal di una vita fà

  6. Io ho imparato a seguire uno spartito con le dispense della fabbri sul Jazz, che avevano un’ottima appendice, pensata per chi già suonasse uno strumento e volesse cimentarsi col genere, ma molto utile anche a chi non ha mai suonato, come me, ma ama la musica

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