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Fantasie Orientali

9 commenti

Curiose coincidenze.
220px-Oriental_Stories_October-November_1930Ho appena ricevuto la mia copia della riproduzione anastatica del primo volume di Oriental Stories, datata Ottobre-Novembre 1930.
Ho già parlato delle riproduzioni targate Wildside Press, e la strana meraviglia che si prova nel ritrovarsi fra le mani un pulp d’antan, illustrazioni, pagina della posta, pubblicità e tutto.

La coincidenza è che ieri sera, chiacchierando con alcuni amici, ho avuto la ventura dis coprire ciò che viene spacciato ai lettori nazionali per oriental fantasy.
Ed è vero che io non uso spesso l’espressione “raccapriccio” – ma “raccapriccio” rende abbastanza bene l’idea.

Ora, non confondiamoci – chiunque è libero di scrivere e di leggere ciò che preferisce.
E se ci sono persone così malamente conciate da sdilinquirsi per romanzi patetici su prodi guerrieri dai nomi improbabili, che si innamorano di diafane fanciulle dai nomi ancora più improbabili, in un mondo fatato in cui si mangia con le bacchette, ci sono gli oni anziché i più banali orchetti, e si praticano religioni confuse ma “molto mistiche”… beh, affar loro, no?

Ciò che mi urta è che per questo ciarpame – perché di ciarpame si tratta – venga usurpata una categoria antica e meritevole di rispetto.

Perché può anche darsi che vi abbiano raccontato che il fantasy lo ha inventato Peter Jackson leggendo un libro noioso scritto da un certo Tolkien, e poi sono arrivati i manga ed è nato l’oriental fantasy – ma non è così.

ScheherazadeLa passione per l’oriente e per le sue narrative, in Europa, comincia per lo meno nel diciassettesimo secolo – quando le spedizioni in Cina dei gesuiti di Matteo Ricci, le avventure proto-coloniali di inglesi e olandesi e la la fondazione di una accademia di orientalistica a Napoli, causano un primo risveglio della curiosità.
Che sarà ampiamente alimentata nel secolo successivo – con l’arrivo nei primi anni del ‘700 delle prime traduzioni de Le Mille e Una Notte.
E poi avanti – il gotico orientale di William Beckford, con i suoi regni orientali popolati di donne crudeli, uomini ambiziosi e demoni infidi. E dopo ancora, la passione dei vittoriani per l’Oriente come luogo nel quale le regole sono sospese e regna una realtà altra.
Le società antiquarie – per cui, per gli inglesi ma anche per i sabaudi, l'”Oriente” include anche l’Egitto.
E le storie sul giappone spettrale di Lafcadio Hearn, o le storie improbabili dell’India di Kipling, e l’occasionale uscita asiatica di Henry Rider-Haggard.
E poi, con il ventesimo secolo, la comparsa del Pericolo Giallo, l’avventura orientale di Harold Lamb e la fantasia mistica di Talbot Mundy, la Shangri-La di James Hilton…
E poi certo, Howard, E. Hoffman-Price, Clark Ashton Smith, O.A. Kline…
Tutto questo va ad amalgamarsi in una specie di sottogenere che può venire etichettato sbrigativamente come “Oriental Fantasy”
Riviste come Oriental Adventures o Magic Carpet ammaniscono al pubblico dei pulp una miscela di azione e avventura, talvolta con elementi mistici o magici.

9781429956956E ancora, avanti, fino alle fantasie cinesi di Barry Hughart, o alle avventure fantasy-storiche di ambientazione araba di Howard Andrew Jones, il Dread Empire di Glen Cook (che usa un setting pseudo-orientale per creare un mondo secondario) o il recente Yamada Monogatari, o i sofisticati fantasy giapponesi di Kij Johnson.

E abbiamo appena scalfito la superficie – e non abbiamo parlato del cinema.

Ora, specie quando parliamo dei pulp, non possiamo onestamente sostenere che fossero tutti capolavori inarrivabili. Agli autori leggendari citati qui sopra si affiancavano innumerevoli pennivendoli desiderosi di pagarsi l’affitto.
Anche quello era un loro diritto.

Tuttavia i migliori autori di Oriental Fantasy – da Mundy a Jones, passando per Howard e la Johnson – avevano dalla loro tre elementi sostanziali

. delle solide trame
. … popolate di personaggi memorabili…
. … e ambientate in mondi molto ben realizzati e documentati.

an-empireSono disponibili in rete le lettere che il giovanissimo Howard scriveva a Adventure Magazine, per informarsi – da autori come Lamb e Mundy, ma anche dagli altri lettori – su dettagli più o meno approfonditi delle culture che intendeva ritrarre nelle proprie storie.

E se l’intercambiabilità di trame e personaggi era un caposaldo del pulp – per cui Black Vulmea’s Vengeance, una storia di pirati, può diventare The Black Stranger, uno sword & sorcery interpretato da Conan – è anche vero che l’intercambiabilità non è costruita con una semplice falsautenticazione (= seppellire il lettore di dettagli sgargianti in modo che non si renda conto che i fondali sono di cartapesta), ma dall’uso intelligente e letterario di elementi esotici, quando era necessario, e piazzandoli nei posti giusti.

Insomma, quando mi avvicino a qualcosa che viene etichettato come Oriental Adventure, non mi aspetto un trattato di etnoantropologia.
Ma neanche una storiella imbastita sui soliti quattro libri*, e popolata di personaggi che sono orientali perché hanno nomi sillabici (se avessero nomi che terminano in -wen e -oyn, sarebbe fantasy “classico”).

O se volete metterla in maniera ancora diversa – mi piace che i miei autori lavorino sodo per intrattenermi.
Argomento del quale credo dovrò parlare ancora.

Provo raccapriccio per certe cose che si trovano ora sugli scaffali – e orrore all’idea di come una intera generazione di lettori venga munta inesorabilmente, e si perda l’opportunità di leggere il tanto materiale infinitamente migliore che si potrebbe trovare senza eccessiva difficoltà.
Se solo si sapesse che esiste.

——————————————————-

* . L’Arte della Guerra di Sun Tzu, le Storie di Spettri Giapponesi di Hearn, Siddharta di Hesse e la versione Adelphi de Lo Scimmiotto.
Più Sette Anni in Tibet, qualche film horror giapponese, e tanti fumetti.
E Titanic, perché poi è sempre la storia di un amore tragico tra lui bello e grezzo e lei sofisticata ma infelice.
Da ricovero.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Fantasie Orientali

  1. è il secondo post in poco tempo in cui nomini Clark Ashton Smith… quand’è che gli dedichi un po’ di spazio? dai!

  2. approfitto di questa invettiva per segnarmi un po’ di roba da recuperare 😉

  3. L’equivoco che tu citi ormai impera da tempo, praticamente dai primi manga arrivati in italia, con traduzione spesso risibili, da quel momento in poi siamo andati sempre peggio.
    Tra parentesi segnalo che l’ istituto Orientale di Napoli è ancora vivo e combatte con noi. 😀

  4. Ritengo che sia bello tentare di scrivere romanzi ambientati in culture che non si conoscono a fondo. Ne abbiamo parlato altre volte. E’ un po’ quello che facevano coi vari setting di AD&D, “Oriental Adventures” su tutti, per stare in tema. E’ quello che faceva Salgari.
    Ecco, se poi però si spaccia il tutto per romanzo storico, si rischia di fare la figura degli asini.
    E comunque una buona documentazione sta alla base di tutto.

  5. Ho The Desert of Souls di Howard Andrew Jones che mi aspetta nel reader. Sono stato invogliato all’acquisto da una tua vecchia recensione. E’ giunto il momento di cominciarlo…
    Concordo sulla richiesta di un post su Ashton Smith…

  6. Fare una brutta copia e spacciarla per l’originale è un vizio molto diffuso in tutto l’orbe, purtroppo tocca all’acquirente fare molta molta attenzione

  7. CITAZIONE:”Leggersi perlomeno un libro o due sul medioevo è NECESSARIO se si vuole creare un medioevo fantasy che non sia un teatrino di cartapesta o il “solito mondo fantasy standard” che si trova anche negli Action-RPG per il computer (Diablo!).Non si tratta di “paranoie”: informarsi è il minimo se si vuole scrivere.”Sono d’accordo, per questo non ho apprezzato minimamente libri come quelli della Troisi, dove l’ambientazione è andata a farsi benedire.Proprio perchè sto incontrando delle difficoltà sto pensando di fare una ricerca bibliografica (in questo la tua lista mi sarà di grande aiuto, grazie): non vorrei sciupare le mie idee solo per non fare lo sforzo dell’informarmi (che poi, appunto, è tra i doveri di uno scrittore degno d’esser tale).Quanto alle scene di guerra, ho deciso che se nonostante la lettura di qualche testo inerente continuerò a non esser incline all’argomento, lascerò perdere ed eviterò di tirare in ballo la guerra nei miei scritti. Ritengo che prima di tutto uno scrittore debba essere onesto con se stesso, e di conseguenza coi lettori.Sull’importanza o meno del’ideazione dell’intero passato di un mondo, anche qui credo che desisterò dall’approfondire e mi limiterò a quei cenni essenziali per contestualizzare le mie storie: come hai detto tu, per affrontare in maniera dettagliata la creazione di un mondo bisogna essere appassionati di Storia, e siccome io non lo sono poi tanto, agirò di conseguenza, cioè conscia dei miei limiti.Interessante il tuo sito, lo aggiungerò ai miei link!

  8. Pingback: Fantasie Orientali | Italian Sword&Sorcery

  9. Pingback: Fantasie Orientali – Hyperborea

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