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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Scrittura creativa e tempi stretti

16 commenti

broke-writer-2Mentre scrivo queste righe, un mio racconto di circa 4500 parole sta riposando sul mio desktop.
Mancano ancora due scene, che sono solo delineate, e una chiusura che mi fornisca un possibile gancio per dei sequel.
La scadenza dell’editore è il giorno quindici di questo mese.
Mi piacerebbe riuscire a spedire il lavoro finito martedì.
Scrivo questo post per cambiare marcia, e per lasciare che le idee sedimentino prima di riprendere in mano la storia.

Quello che segue, è un making of di sorta – una specie di diario dei lavori, con alcune considerazioni sui diversi passaggi.
Nessuna pretesa di autorevolezza o di definizione di un metodo – questo è semplicemente come ho scritto… come sto scrivendo, in effetti, Bride of the Tentacled One.

La nostra storia comincia tre settimane or sono, quando vengo a sapere che un editore americano cerca racconti di sword & sorcery con elementi lovecraftiani, per una antologia che uscirà più avanti quest’anno.

La notizia mi arriva quasi esattamente in concomitanza con l’apertura del mio blog in inglese, e con la decisione – a lungo dibattuta e solo parzialmente realizzata – di cominciare a spedire storie a potenziali editori di lingua inglese.
Impossibile non approfittarne – il genere mi stimola, la possibilità di pubblicare con un editore che rispetto mi titilla, la coincidenza di tempi solletica una certa superstizione di fondo.

Perciò – al lavoro.
Se siete interessati a sapere come si sviluppa la facenda, continuate a leggere…

SLITHERING_SHADOW_by_benitogallegoPrimo giorno

a – di cosa stiamo parlando…
Vogliamo la sword & sorcery e gli elementi lovecraftiani.
La formula è classica

eroe + bonazza + mostro

Il template base per una storia di questo genere è ovviamente The Slithering Shadow, di Bob Howard.
Ma possiamo giocare con la ricetta – e se invece di essere l’eroe che salva la bonazza dal mostro…?

b – riciclare riciclare riciclare!
Da quasi due anni ho sul mio hard disk una cartella che contiene il materiale messo insieme per una serie di post sulla scrittura pubblicati su questo blog.
Nomi, personaggi appena abbozzati, link per risorse e articoli.
Perfetto!
Recupero perciò il coraggioso e un po’ burino centurione Sesto Aurelio Aculeo, la popputa e opportunamente lasciva principessa egizia Amunet, e l’ambientazione egiziana.
Basta aggiungere Lovecraft.

c – un titolo!
La storia si intitolerà…
Bride of the Dead God
Che è bello pulp, e si adatta all’ideuzza che ho in mente.

Questo, insieme col leggere attentamente le guidelines dell’editore, mi porta via il primo giorno.
La notte porta consiglio.

scaffolding2Secondo giorno

d – struttura!
Decido che la mia storia avrà una struttura che ne accresca la tensione, e ne concentri la narrazione – più informazioni per paragrafo, senza sacrificare lo sviluppo.
Decido perciò di alternare tre punti di vista, raccontando la storia per capitoli che si alternano.
Decido anche una struttura classica con un crescendo, una scena madre, e un epilogo.

e – delineare!
Ora ho un’idea della trama e della struttura, la delineo.
A questo punto mi basta fare un elenco delle scene, indicando chi è il personaggio che fornisce il punto di vista principale.
Le scene si alternano con una struttura

ABC.ABC.ABC.ABC.ABC

Cinque blocchi – introduzione, sviluppo, anticipazione, climax, risoluzione ed epilogo.
Bello liscio.

Terzo giorno – Decimo giorno

f – scrivi, idiota!
Comincia la scrittura.
Uso Gedit e butto giù, direttamente in inglese, la mia storia, una scena alla volta.

Frattanto faccio altro – gestisco i miei blog, cazzeggio sui social network, scrivo un articolo per una rivista (speriamo che lo accettino!), proseguo con la revisione de Il Crocevia del Mondo, pianifico le mie future conquiste*

Giorno dodici

g – your story sucks!
Ammettiamolo – Bride of the Dead God, così com’è, fa abbastanza schifo, oltre ad essere ferma da due giorni perché proprio non vuole andare da nessuna parte.
Tocca fare un audit, come dice la sempre eccellente Holly Lisle, e buttare ciò che non serve.
Le lancette girano.

scissors-open1h – semplificare, semplificare!
Tagliamo il terzo punto di vista – passiamo ad una classica struttura lineare burroughsiana

ABABABABABABABABAB….

Spostiamo l’azione dal deserto al delta del Nilo – si semplifica la logistica, i tempi hanno un senso, e ci sono i coccodrilli come extra.
Bingo: la storia ora si intitola Bride of the Swamp God.
Cancelliamo un migliaio di parole, e spostiamo/modifichiamo ciò che resta perché si adatti alla nuova struttura.

9781849087957Seguono

Cinque giorni di scrittura.

Durante i quali recupero la mia vecchia copia di Roman Centurions – 31 BC–AD 500. The Classical and Late Empire, della Osprey, e mi documento un po’ meglio sulla figura del centurione romano tardo-imperiale e aggeggi vari.
Molto utili le figure.
Ce n’è una in particolare che diventa il mio riferimento di base per Aculeo.
Per l’Egitto e la popputa Amunet… beh, all’epoca nella quale si svolge la storia, Amunet era probabilmente per tre quarti greca, e vestiva alla maniera romana.
Ma ci ricameremo sopra.
E già che ci siamo, vediamo di tatuare la nostra protagonista…

Poi…

climax-blues-band-couldnt-get-it-right-88-clayi . Twin Peaks (ma non il telefilm)
Perché ci starebbe bene, un secondo colpo di scena…
Ora la struttura ha un doppio picco.

Prologo -> build-up -> Primo climax -> colpo di scena -> Secondo climax e risoluzione -> Epilogo

Come un ottovolante, ora la storia porta su il lettore, gli fa provare la sensazione di precipitare, poi lo riporta ancora più su, e lo lascia cadere da ancora più in alto.
E poi, due climax sono più gratificanti.

La storia ora si intitola Bride of the Tentacle**

Il che ci porta ad

Ora

Finito questo post, e caricato in rete, si tratterà di sistemare le ultime 700-800 parole.
Poi…

Poi, in un mondoideale, chiederei ad una persona della quale mi fido di leggere il mio lavoro e proporre un editing.
Ma non ho tempo.

Perciò, i prossimi passi sono…

1 . rilettura grammaticale
Per beccare svarioni, verbi che scodinzolano ed altri orrori

2 . rilettura lessicale
Qui il software Artha è indispensabile – si tratta di leggere, eliminare le parole superflue, e arricchire il lessico inserendo un po’ di sinonimi.
Aumentare la varietà e la diversità del testo.

3 – si prende il tutto, lo si carica in Google Translate e lo si fa tradurre in italiano.
Inutile sperare in una traduzione sensata, ma Google Translate non perdona sugli errori ortografici – se abbiamo infilato una parola che il correttore automatico di Write non ha beccato, e che ci è sfuggita in rilettura, Google la metterà in evidenza… semplicemente non traducendola.

Mailing_listTutto questo non vale un editor umano, naturalmente.
Ma i tempi sono stretti, e non si può spedire una mail a una persona con –

Eccoti 4500 parole di racconto, mi servono editate in 12 ore.
Grazie!

Perciò, per questa volta ci si arrangia.

Poi, non più tardi del 13, si formatta il testo secondo le richieste dell’editore, si aggancia ad una mail con una bella cover letter, e si spedisce Bride of the Tentacled One all’editor.
E si spera in bene.

——————————

* questo sostanzialmente per spiegare perché ci metto tanto a scrivere 3000 parole.

** che però ricorda troppo Day of the Tentacle, il videogioco.
Tocca inventarne un altro.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Scrittura creativa e tempi stretti

  1. Molto interessante, io coi tempi stretti invece sono proprio una frana… Bisogna acquisire metodo, sì.

    Ciao,
    Gianluca

  2. Ottimo articolo, adoro i making of.
    Oramai io mi metto a lavorare solo sui tempi stretti, sfruttando le buone idee – quelle che percepisco come tali – e accanontando le cose troppo fumose, che magari riprenderò in un futuro remoto.
    Per il resto, passaggi di traduzione a parte (io scrivo in italiano) direi che il modus operandi che adotto è simile al tuo.
    La fase di documentazione è e resta una delle più divertenti, per quel che mi riguarda.

    PS: stranamente questo tuo post sembra una risposta al mio di oggi.

  3. Anch’io scrivo meglio sotto pressione. Mi ha fatto molto piacere dare uno sguardo nei tuoi meccanismi creativi e produttivi. Break a leg and keep us updated.

  4. Evvai Davide! 😀

    Quando ho letto…3 punti di vista in 4500 parole mi sono detta…forse è per via della lingua diversa ma io non saprei proprio come contenerli.
    Invece mi trovo di più con la soluzione successiva, cioè riesco a figurarmela, più che altro.

    La struttura finale è ottima e credo che calzi davvero alla perfezione su 4500 parole.
    Dico così perchè quel che mi succede tipicamente è di non riuscire a far stare le storie che ho in mente nel numero di parole previsto.
    Non so com’è ma è come se il plot ingrassasse man mano che lo scrivo.
    In bocca al lupo!

    Prima o poi ce la farai leggere?
    Sai che è il genere di storia che mi piace e che qui in Italia non si trova… 😉

  5. @Mcnab
    Sì, ho letto il tuo post, stamani, e mi son detto… ooops! 😀

    @Cily
    Se verrà pubblicata, farò pubblicità al libro 😉
    (che comunque mi dicono esce anche in ebook)

  6. Inutile dire che mi auguro che venga pubblicata presto.
    Comunque un giorno o l’altro utilizzerò la tua tecnica…hai visto mai che finalmente riesco a scrivere qualcosina anche io ? 🙂

  7. Bella questa idea del making of. Quasi quasi te la copio.
    Ti auguro un bell’imbocca al lupo! (e per favore, non rispondere “che crepi” – il motivo lo trovi qui: http://bit.ly/1264Uyk) 😉

  8. Articolo assolutamente interessante, anche perchè ha l’umiltà di non dare ricette ma raccontare esperienze. Che a volte sono decisamente più utili

  9. Gran bell’articolo… Ho deciso di interpretare la comparsa quasi simultanea di questo post e di quello di Alex come una risposta non programmata al post che ho scritto sul blog… E quindi ho cominciato a scrivere senza menarmela troppo con la storia della “ricerca del momento perfetto” o dell’ispirazione perfetta.
    Grazie ad entrambi! ^_^

  10. Ah, niente come una buona scadenza. Specie quando si inciampa (ed è inevitabile…) nel punto g), e vien voglia di dimenticarsi tutto a tempo indefinito, nella vaga speranza di essere più lucidi e pronti tra un paio di giorni/una settimana/un mese/un lustro… Ed è così che tanti progetti defungono – ma non quelli equipaggiati di scadenza, perché per quelli *bisogna* fare qualcosa e, in un modo o nell’altro, lo si fa. Generalmente, in qualche modo inaspettato che non sarebbe mai venuto in mente, ad aspettare decenni.

  11. @laClarina
    Ed infatti, ho appena tagliato 500 parole, spostato due scene, riscritto un dialogo, ed ora la storia fila, i colpi di scena funzionano, ed ho accoppato praticamente tutti i personaggi di troppo.
    Tranne il cattivo-cattivo, che magari potrebbe diventare un recurring character, e del quale mi occuperò dopo cena.
    In nottata, si chiude.

  12. 🙂 Way to go!

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