strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Se devi farmi una sorpresa, avvertimi

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SJG9651

Questa immagine è a sinistra e non a destra, perché a sinistra vi invoglia a proseguire nella lettura.*

OK, confessioni di un blogger: quando qualcuno dei miei lettori, nei commenti ad una recensione, mi dice “Wow! Bel libro – l’ho comprato!”, io provo un brivido.
È una responsabilità!
E se poi non piace?*

Per cui, pork chop express.

Qual’è, l’influenza dei blogger sulle scelte del pubblico?
Scegliete quali libri o fumetti leggere, quali film guardare, quali piatti cucinare, quali giochi giocare, sulla base di ciò che leggete su un blog?
Ci sono blogger dei quali vi fidate, i consigli dei quali siete disposti a seguire?
Con quale incidenza, con quale percentuale?
In altre parole, quanto pesa questo post, questo che state leggendo, sulle vostre scelte?

Sull’argomento sono stati svolti, in passato, ed all’estero, studi piuttosto complicati, a livello universitario, ma anche e soprattutto a livello di grandi aziende di marketing.
L’idea è semplice (vediamo da che parte saltano i topi in risposta ad un certo stimolo), è la realizzazione che è complicata.

Ora, la tempesta in un bicchiere d’acqua – alcuni blogger che si occupano di libri hanno deciso di provare a fare un esperimento molto ruspante.
Pubblicare tutti una propria recensione positiva di un certo libro, e verificare, dopo un certo lasso di tempo, sulla base dei dati dell’editore, se la comparsa dello sciame di recensioni positive avesse effettivamente influenzato le vendite, e in quale percentuale.
Bello liscio.

Ripeto, esperimento ruspante.
Ma come cosa così, per dare una prima sgrossata alla situazione, ci sta.
Non è un esperimento a doppio cieco con verifiche di significatività, ma d’altra parte non è il test di un farmaco.

Illuminati-Card-Game-Steve-Jackson

… e con questa occulta manipolazione, vecchio mio, ti obbligo a commentare anche se avevi detto che non l’avresti fatto!

Poi, sorpresa sorpresa – pochi giorni prima della chiusura dell’esperimento, qualcuno rivela il complotto, tacciando i partecipanti all’impresa di ogni sorta di crudeltà – dal mercenariato al servizio degli editori malvagi giù giù fino alla circonvenzione d’incapace.

Ora, premesso che io non sono parte del progetto, e ne ho scoperta l’esistenza, come tanti altri, solo quando è esploso il “caso”, vorrei fare due o tre considerazioni estemporanee.
Così, per guardare il “caso” – ammesso che il caso ci sia – da fuori.
Anche sulla base di dieci anni passati a fare analisi di dati attraverso la statistica.

Primo – la liceità dell’esperimento.
Alcuni hanno osservato “Per me sarebbe stato ok, ma avrei voluto esserne informato”, che è un po’ come dire “le sorprese mi piacciono, ma solo se lo so in anticipo”.
Perché l’esperimento avesse un senso, andava eseguito su un campione ignaro.
O lo si faceva così, o non lo si faceva.

Secondo – allora era meglio non farlo?
No, andava fatto.
Perché sarebbe interessante vedere quantificato in dati numerici quanto i blogger incidano sul mercato, quale sia il potere dei blogger.

Interludio complottista – ma allora magari a qualcuno interesserebbe boicottare un simile esperimento, delegittimandolo?
A chi?*

Terzo – si poteva fare meglio?
Diamine, sì!
Io l’avrei fatto così:
. 200 blog letterari
. sei romanzi di sei autori ed editori diversi, dello stesso genere e con un comparabile numero di pagine e prezzo.
. una settimana, sei post, tre recensioni sperticatamente positive, tre tragicamente negative
. valutazione delle vendite due mesi e un mese prima dell’uscita delle recensioni, e poi con cadenza di dieci giorni in dieci giorni sui due mesi successivi.
. analisi di correlazione vendite/visite dei blog, per cominciare, e poi tutto il resto.

E sono disposto a scommettere che si sarebbe scoperto che incidono di più le recensioni negative di quelle positive – consideratela una Prior bayesiana.

Hoax_Illuminati_Card_New_World_OrderQuarto – questa non è una guerra
Lo diciamo spesso, qui su strategie evolutive.
Questa non è una guerra.

Intrecciata con l’indignazione (che si sarà capito io considero illegittima, ed odorosa di malafede*) di chi ha urlato al complotto c’è la curiosa, delirante idea che questa sia una guerra.
Una guerra nella quale l’editore disonesto usa il blogger infingardo per vendere il libro brutto dell’autore incapace a noi poveri deficienti*.

Si tratta di una visione parziale.
Certo, esistono editori disonesti, esistono blogger infingardi, esistono libri brutti, esistono autori incapaci ed esistono utenti internet deficienti.
Ma non sono tutti così.

O abbiamo forse a che fare poi solo con la solita situazione per cui il peggior nemico del blogger è il blogger?*

Interludio complottista, part deuxDavvero è credibile l’idea che un editore paghi un centinaio di blogger per pompare un libro?
UN libro?
Cento blogger?
Quanto prendono a testa – 100 euro?
Davvero un editore investirebbe 10.000 euro per spingere un solo libro attraverso dei blog?

... io però a quella spada ci starei attento.

… io però a quella spada ci starei attento.

O magari – avanti, ci stavate pensando anche voi – ha promesso ai cento blogger di pubblicarli…
Pubblicare cento volumi per pomparne uno solo?!

Ah, ma una volta scoperto il meccanismo, certo, quell’editore sarebbe capace di usarlo di continuo, accumulando vaste montagne di dobloni lucenti…
Credete davvero che, se fosse possibile, non lo starebbero già facendo, da anni?
Magari lo stanno facendo!*
Da anni?

E parlando di manipolazioni, e di dati, mi viene in mente un altro punto.

Quinto – mi domando come avrebbe reagito se il progetto fosse stato presentato al pubblico in maniera neutra e non attraverso un filtro negativo.
In altre parole, quanti degli indignati sarebbero indignati, se l’indignazione non fosse stato il sentimento al quale ci si è appellati nel descrivere l’intero progetto?
O se preferite,quanta parte di responsabilità, nel giudizio negativo espresso da più parti, hanno coloro che per primi hanno presentato negativamente il progetto?
Chi ha manipolato chi?

Insomma, io credo che l’idea fosse buona, che sia stata condotta con una certa ingenuità, e che il polverone sollevato a riguardo, oltre ad essere meno rispettoso della dignità dei lettori di quanto non lo fosse l’iniziativa incriminata, danneggi sostanzialmente noi.
Noi che scriviamo su un blog – perché implicitamente, viene sollevato il dubbio che noi si possa essere in malafede.
E noi che leggiamo i blog – perché insinua il dubbio che ciò che stiamo leggendo non sia meritevole di fiducia.

Ed intanto, la possibilità di scoprire, per quanto spannometricamente, quanto noi si incida davvero, è sfumata.
Curioso, eh?*

E poi, non trovate anche voi un po’ ridicolo che si usino dei blog per accusare dei blog di manipolare i lettori dei blog?
O vi sto manipolando?*

———————————–

* Vi sto manipolando?
Fnord

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

30 thoughts on “Se devi farmi una sorpresa, avvertimi

  1. Mi viene in mente una parola, dopo aver letto il post. La parola è malafede. Ho la crescente sensazione che la malafede sia il sentimento che con più intensità attraversa non solo il versante italico ma della rete ma lo sgangherato stivale tutto. Sento chiacchiere e commenti delle più svariate rappresentazioni della società: insegnanti, pensionati, casalinghe, disoccupati e disoccupate e la malafede serpeggia virulenta in ogni cosa. Figuriamoci su delle recensioni, sul mondo dell’editoria, che è ormai percepito come una malefica macchina da soldi… (in parte è vero, comunque). Si pensa male su tutto e su tutti, si diffida, si cerca morbosamente “il dietro” le cose, anche quando non c’è. La gente pensa così di stare all’occhio, di essere prudente, smaliziata. Furba. Peccato che in un paese di furbi così, puntualmente e continuamente si rimane costantemente fregati.

  2. Caro Davide io ho scoperto tutta l’ iniziativa solo quando è uscito fuori il comunicato,c’ è da dire che conosco uj paio delle blogger che hanno partecipato dell cui buona fede non dubito. C’ è però anche da dire che personalmente ritengo tutta l’ iniziativa maldestra, ingenua e gestita male sin dall’ inizio.
    Destinata anche a fallire e ad essere male interpretata (come in effetti è successo) ….però non mi piacciono nemmeno le “liste di proscrizione” che in alcuni blog si stanno preparando contro i partecipanti al progetto ( sará,che caratterialmente quando sento parlare di liste mi spavento) o i vari processi alle intenzioni fatti in rete in queste ore.
    Avrei partecipato al progetto?
    No, sicuramente no!
    Penso male dei blogger coinvolti?
    No, sicuramente no!
    Il problema è.che iniziative come queste ma anche la caccia alle streghe succedutasi hanno fatto del male a tutti noi
    Se vogliamo diventare categoria “non.sono questi i modi, nessuno dei due.
    Avrei voluto essere avvertito?
    Si, siciramente si!

  3. Un link sulla vicenda per i meno sgamati? 🙂

    Secondo me il limite di un esperimento del genere è che tiene conto solo dell’effetto “una-tantum”.
    Mi spiego: se un blogger mi consiglia un libro di un autore, io decido di acquistare il libro e poi questo si rivela una schifezza, la volta dopo che il blogger mi consiglierà il libro di un autore mi guarderò bene dall’acquistarlo di nuovo. E se in media il primo libro consigliato non sarà piaciuto, il secondo consiglio sarà meno efficace.
    Purtroppo però una situazione del genere è un po’ difficile da studiare empiricamente in cieco: chi legge la recensione al primo libro non è completamente sovrapponibile a chi legge la seconda recensione. Bisognerebbe usare sempre lo stesso campione, ma come si fa senza rivelare l’esistenza dello studio?

    Per quanto riguarda i tuoi consigli, Davide, personalmente ho scoperto David Brin (e altri che sono ancora in coda di lettura), quindi non posso certo lamentarmi! 🙂

  4. Mi rendo conto leggendo post come questo o altri (ad es. quello dell’annuncio della rinuncia a scrivere in italiano) che il mondo dei blog ha fazioni, sommovimenti e schieramenti di cui ovviamente non mi rendo assolutamente conto, da lettore. Mi spiace quando questo sotterraneo ribollire va a turbare la serenità dei blogger che seguo.
    Io, una volta effettuata la mia personalissima “taratura” del blog ed essendomi reso conto della competenza ma anche dei gusti, delle idiosincrasie, e a volte delle amicizie di chi scrive il blog, non ho problemi in genere a giudicare serenamente e ad attribuire un giusto valore ai consigli e alle segnalazioni. Senza piaggeria posso comunque dire che qui ho sempre trovato moltissimi spunti utili per le mie letture.

  5. @Fabri
    Sì, il problema è che ormai siamo così furbi, che non facciamo altro che farci del male.

    @Nick
    Il problema è che nel momento in cui ti avverto, falso l’esperimento.
    Sull’ingenuità dell’approccio al problema, poi, sono daccordissimo – ma d’altra parte, anche solo uno studio appena più organico come quello che ho proposto io, costa, e richiede il coinvolgimento diretto di un certo numero di editori, e una tecnica di rilevamento più raffinata.
    È possibilissimo farlo, esistono aziende che lo fanno, lo stanno facendo e non ci chiedono il permesso – il punto è semplicemente che non ce ne accorgiamo, o quando ce ne accorgiamo (i consigli personalizzati di Amazon?) non ci importa.
    In questo caso le cose sono andate diversamente – perché siano andate diversamente è forse la domanda più interessante a cui cercare di rispondere.

    @Wolframius
    Non ho link a portata di mano – la tempesta si è scatenata sul web e su facebook (e probabilmente c’è chi si sta scambiando insulti via twitter), e una semplice ricerca in Google dovrebbe aiutarti.
    Grazie per aver tranquillizzato le mie ansie, comunque 😉

  6. @Quiller
    La blogsfera è litigiosissima, come il web tutto è litigiosissimo.
    Il mio problema è proprio quando, per motivi diversi, si va ad intaccare la fiducia fra utente e blogger – che è poi il meccanismo che descrivi, per cui trovo un recensore sintonizzato coi miei gusti, e più o meno mi fido dei suoi consigli.
    Qui si sta mettendo in dubbio che questa fiducia sia ben riposta – e lo si fa, paradossalmente, facendo leva proprio su quella fiducia.
    Io dico la verità, loro no.
    Certo.

  7. ho come l’impressione che mi stiano manipolando… 🙂
    anch’io sulla falsariga di Quiller rimango abbastanza stranito da queste situazioni limite, ma posso tranquillamente confermare che buona parte degli spunti degli ultimi anni vengono da alcuni blogger di fiducia, e che la fiducia sela sono guadagnata sul campo. altri blog ho continuato a seguirli per altri meriti, abbandonando i loro suggerimenti dopo che alcuni tentativi si erano rivelati poco in linea con i miei gusti. altri ancora li ho abbandonati per motivi vari: dall’esaurimento di argomenti al cambio di interessi da parte mia. quei pochi che continuano a stupirmi piacevolmente mi auguro che continueranno a farlo, ma non posso certo impalarli se decideranno di passare a trattare di taglio e cucito. mi auguro di non essere così rincoglionito da non accorgermene, o al massimo di rimanerci fregato una volta sola.
    certo che è un mondo buffo, quello del blogging!

  8. Sono uno di quelli che e’ andato alla guerra con Martha Washington :-), e che dissente sostanzialmente da quel che scrive Davide.

    La premessa indispensabile e’ che si parla di blog quasi monotematici: l’argomento principale sono le recensioni di libri.

    La mia visione della cosa e’ che i cento blogger abbiano abboccato all’esca del loro ego: il comunicato stampa anonimo (che e’ quanto di piu’ triste e ridicolo abbia letto in decenni di frequentazioni della Rete) dichiara candidamente due cose:

    1) i blogger volevano vedere quanto i loro giudizi/suggerimenti “contassero” nella cerchia dei loro lettori.
    2) il risultato di questa influenza si sarebbe misurato in un solo modo: con la verifica dell’AUMENTO del numero di copie del libro vendute.

    Sul punto 1), e’ chiaro che i partecipanti si sono sentiti potenzialmente importanti, in grado di indirizzare decisamente i comportamenti dei loro lettori. Un delirio di onnipotenza in sedicesimo, comprensibile e -lo dico anche qua- paragonabile a tutto quel mondo di premi, riconoscimenti, awards che i blogger si omaggiano l’un l’altro in quantita’ da esondazione quotidiana del Mississippi.

    Il punto 2) invece e’ qualcosa che non capisco come si possa “difendere”. Perche’ QUEL libro? Perche’ s’e’ scelto un volume di una major, e si dice che l’idea e’ venuta fuori alla fiera dei piccoli editori? Come mai si valuta l’impatto con le copie IN PIU’, e non con quelle in meno? Perche’ si e’ accettato che valesse anche la “segnalazione” del libro, senza manco averlo letto? (avete controllato queste “recensioni”? Fatelo…).

    Ma le domande sono mille: chi ha scritto il comunicato stampa? Come si fa a dire che solo l’1% delle recensioni erano negative, quando i blogger aderenti erano 90? Maanche se fossero stati 100, come poteva UNA sola recensione negativa avere un impatto piu’ grande di 99 positive? E mi fermo qua per decenza.

    Ora, a me ‘sta roba qua sembra una sola cosa: Marketing virale fatto a costo zero (una bella pompatina all’ego di cento blogger, magari una copia del libro per ciascuno… e nulla piu’), una prova generale di come fare pubblicita’ non pagando niente sul web 2.0.

    Oh, attenzione: io sono certo che il sistema funzioni, ma non fatto cosi’!
    Senza polemica, a me pare una bimbettata venuta peggio che se l’avessero fatta dei bambini…

    My 20 Eurocents, chiaramente.

    Barney

  9. L’esperimento è interessante. Goffo, ai limiti del patetico, ma interessante. Lo definisco così non per il concetto di fare una verifica sulla possibile influenza sulle vendite di un libro ma perché sembra la presa di conoscenza che la blogosfera può avere un peso.
    Alleluia, se ne sono accorti? E’ qualche anno che in altri settori (fashion, food, lifestyle) vengono valutati anche in Italia i “segnali” dalla blogosfera. Si pensa, lo si potrebbe dimostrare, che alcuni blogger abbiano influenza, siano trend setters o trend makers (o qualsiasi altro termine pseudo inglese usino adesso).
    Tu hai giustamente citato Amazon, azienda che profila i suoi clienti secondo modelli matematico-statistici da anni senza sollevare scandali o problemi da nessuna parte. E’ un big player, ci si aspetta che faccia cose del genere. E se poi non ti va bene, pazienza, loro continueranno e a te consumatore rimane la scelta di fare altro per i tuoi acquisti.
    Il patrimonio di credibilità che è stato intaccato per la pessima gestione di questa piccola avventura costerà molta, moltissima fatica per essere riconquistato. Il danno serio è questo, non altre cose. Anni di attività messi in ombra da una singola stupidaggine. Con un tot di utenti già pronti ad accumulare fascine per il rogo, spettacolo tristissimo di individui che hanno perso di vista il nocciolo del problema, nonché un approccio sereno alla Rete.

  10. @Barney
    Se voglio fare uno studio di questo tipo – che io lo voglia far bene o lo voglia improvvisare non importa – ho bisogno delle statistiche di vendita.
    E quelle me le deve dare l’editore.
    Ora, realisticamente, se io venissi da te e ti dicessi “Stiamo facendo un esperimento per vedere di quanto riusciamo ad abbattere le vostre vendite del titolo X con una campagna di recensioni negative a tappeto”, tu accetteresti di partecipare?
    Poi sono il primo a dire – e a ripetere – che l’esperimento è stato affrontato in maniera affrettata, e ingenua.

    Ingenua proprio perché l’intero baraccone si presta ad essere usato – usato da terzi intendo.
    Usato dall’editore X per pompare un proprio titolo (ma davvero?)
    Usato dall’editore Y per delegittimare l’editore X.
    Usato da chiunque per delegittimare i blogger – quelli coinvolti, certo,ma anche noi due, Barney, che magari neanche ci occupiamo esclusivamente di libri.
    Che a fare da testa di ponte per questa operazione spaventosamente qualunquista (“VI manipolano!”) siano dei blogger, è di una tristezza indescrivibile.

    Delirio di onnipotenza?
    Forse.

    L’intero ambaradan, d’altra parte, mi ricorda quello che accadde, pochi mesi or sono, quando un blogger – e mio amico – annunciò pubblicamente che il suo blog sarebbe diventato a pagamento.
    Se volete leggere, dovete versare un euro.
    E ci mise il pulsante di PayPal.
    Il risultato di quella boutade – che aveva il solo scopo di vedere l’effetto che fa, sulla scia delle affermazioni di una nota giornalista secondo la quale il lavoro dei blogger non merita di essere remunerato – sono stati ampi, e complicati.
    Molto più complicati ed ampi di quanto avesse immaginato il mio amico, e molto più gravi e “pesanti” di quanto immaginato da quanti risposero a insulti a quella provocazione.

    Delirio di onnipotenza?
    manipolazione?
    Marketing occulto?
    Dopotutto il bottone di PayPal c’era e d era funzionante…

    Credo che alla fine la nostra reazione dipenda da dove siamo convinti di vivere – se nella jungla, o in una comunità civile.

    Io resto dell’idea che, specie in internet, specie coi blog, a volte si debba scrollare l’albero per vedere se cascano delle mele.
    C’è chi preferisce restare di vedetta, e quando qualcuno si avvicina all’albero cominciare a urlare “cattivo! Cattivo! Vuol rubare le mele!”

    È una questione di scelte.
    Non tanto se essere manipolati o meno, ma da chi farci manipolare.

  11. @Angelo
    Sì, siamo sulla stessa lunghezza d’onda.
    Non è la prima volta che quella che pareva una buona idea causa un backlash spaventosamente negativo.

  12. Mi ricorda una situazione paradossale descritta in un libro di Laslo Barabasi:

    gli Americani tendono a considerare il governo federale come un’entita’ estranea che complotta contro di loro per carpire le loro informazioni private, e ogni qual volta si parli di un maggiore controllo federale cominciano grandi movimenti di opinione pubblica. Intanto se la stessa persona viene contattata dalla propria compagnia telefonica per un monitoroggio a scopo commerciale 24h al giorno in cambio di dieci dollari di sconto sulla bolletta successiva, accetta entusiasta.

    Viceversa gli Europei non si fanno grandi problemi sui controlli dei proprio governi (ehm, forse noi Italici un po’ di piu’), ma qualunque richiesta di informazioni da privati o companies e’ il MALE assoluto.

    Ecco penso che sia la tendenza: il blogger e’ privato l’editore e’ privato. se la recensione e’ negativa il lettore medio (? italico?) ci crede perche’ danneggia qualcuno. se e’ positiva, il pensiero e’ che probabilmente qualcuno ci guadagna.

    siamo un popolo di poeti, marinai e complottisti.

    Per il resto quoto Quiller, il lettore penso tari i blog e sappia che per affinita’ di gusti di alcuni possa fidarsi ad occhi chiusi e di altri sperimentera’ saltuariamente, di altri ancora lascera’ perdere del tutto i consigli. questo non in senso assoluto, i blog di cui io mi fido, magari sono quelli schifati dal lettore successivo.

    Per tornare all’esperimento, non ci vedo nulla di male in se’, al massimo se e’ stato scelto un libro “brutto” (oggettivamente o in senso di al di fuori dello standard del blog) i blogger stessi hanno rischiato di far saltare la “taratura” dei loro lettori e ci potevan perder loro, indipendentemente fosse saltato fuori o meno.

  13. Quello che ha lasciato perplessa me in questo progetto non sono le recensioni, di cui non metto in dubbio la veridicità, ma le segnalazioni, fatte anche da blog che di solito non trattano quel genere. In due settimane ci sono state una novantina di segnalazioni di uno stesso libro (scelto da chi?), e solo 4 o 5 recensioni, tutte positive.

    Oltre a questo, la scelta di rimandare le recensioni negative alla fine del progetto secondo me va a ledere quel rapporto di fiducia che ci deve essere con il lettore. Anche perché, alcuni dei blog che hanno segnalato hanno candidamente ammesso di non aver apprezzato il libro… quindi io lo segnalo, poi aspetto finisca l’esperimento e poi ti dico: “ah, sai quel libro che ti ho segnalato, beh a me mica era piaciuto”. Io fossi lettore di quel blog un po’ male ci rimarrei.

    Poi certo, dopo è scaturito un mega-polverone che a mio avviso ha danneggiato un po’ tutti, blog che hanno aderito, blog che non hanno aderito… un polverone che forse si sarebbe potuto evitare se chi ha organizzato il tutto non si fosse trincerato dietro un comunicato stampa e dietro la parola “invidia”, rivolta verso chi ha svelato il trucchetto.

  14. Contento, Wolframius?
    Ora hai anche i link.

  15. Yep!

    La situazione però è un po’ torbida: io sono d’accordo nell’idea dell’esperimento in sè, però sono per la massima trasparenza dopo, sia che l’esperimento sia fallito, sia che sia riuscito. Leggendo lo scarno comunicato che si trova a partire dal link qui sopra, una critica che mi sento di rivolgere è che hanno spiegato troppo poco. L’esperimento è fallito perchè qualcuno ha fatto la spia e si è levato un coro di proteste da parte di alcuni blog esclusi? Apri il gruppo di Facebook e/o pubblica tutti i documenti relativi all’iniziativa.

  16. @Barney è indiscutibile il fatto che alcuni blog influenzino buona parte del mercato editoriale,non si tratta di delirio di onnipotenza. Quasi il 25% di chi compra un libro lo sceglie grazie a pareri riscontrati su internet e in particolare nella blogosfera (studi tra l’altro vecchi di 3-4 anni ormai).

    Secondo me l’esperimento è relativamente inutile: i blog influenzano il mercato e lo si sa già da tempo, e comunque doveva essere svolto in maniera diversa (tipo quella che proponi tu, Davide, anche se sarebbero occorsi tempi maggiori per vederne i risultati).

    La mia domanda è, ad esperimento riuscito, cosa avrebbero fatto poi? Pagato blogger per recensioni positive in modo da aumentare le vendite? Questa cosa non mi piace molto.

  17. @Antonio
    Ehm… se ti consiglio un libro è ok, se ti consiglio un libro e mi pagano no?
    Il fatto di percepire denaro comporta una istantanea compromissione dell’onestà?
    (potrebbe spiegare perché ai laureati offrono solo di lavorare gratis – per non comprometterne l’onestà)

    O è perché sono un blogger?
    Il libraio al quale chiedi un consiglio, il consiglio te lo offre gratis?
    Oppure lui ci guadagna?
    Chi ti dice che ti consigli un rilegato rigido da venti euro invece di un oscar da otto non perché risponde alle tue esigenze, ma solo per i soldi?
    Come fai a fidarti?

    Il punto non dovrebbe essere, se il libro che ti ho consigliato ti è piaciuto o meno?

    😀

    No, ok, tranquillo, Antonio, sono domande sceme – non intendo fare polemica, solo giocare a fare l’avvocato del diavolo. Si tratta di un campo minato, ed è molto facile ergersi a censori o fare gli indignati. Come al solito, la realtà è complicata.
    Però sarebbe ora di cominciare a far capire ai nostri connazionali, che essere pagati non significa vendersi 😉

  18. Ok. Ma studiare il “peso” dei blog letterari, ha senso? Al di là del fatto che sia meritevole o meno (c’è chi ha gridato “sì!” è lo ha fatto senza nessuna possibilità di replica), io non riesco a concepire una tale domanda. Se un peso esiste, è distribuito. Ed è al netto delle componenti di segno opposto, pesate sulla portata del blog. Il caso in cui tutti pubblicano recensioni solo positive (e, ok, quelle negative ritardate) si presenta quante volte? In quale finestra temporale? Quanto tempo ci vuole perché si vedano gli effetti, e per quanto tempo? Come si fa a sottrarre il rumore di fondo, o anche solo la recensione sporadica su una rivista o un quotidiano? O i consigli del libraio – sì, esistono anche nelle librerie di catena! Io non contesto la malafede di chi ha partecipato, anche perché si tratta di persone di fiducia, ma questo vale per me. Ho letto anche commenti negativi da parte di lettori non abitudinari, che per me è un pessimo segno. La visibilità di questo pasticcio è stata enorme – normalizzando ovviamente sul normale giro di visite di un blog letterario. Non so, in tutta sincerità, quantificare il “danno” (se poi c’è stato) ma d’altra parte non saprei neppure a chi rivolgere le mie critiche.
    Questo per dire che:
    1) i tuoi trucchi da Jedi con me non funzionano;
    2) non ci si improvvisa scienziati.
    Poi seguono le mie personalissime perplessità sull’opportunità di questa indagine, ma posano su un altro livello e non vorrei inquinare la discussione.
    Grazie per il tuo contributo.

  19. Dopo aver letto i pro e i contro, gli indignati e i “partecipanti, alla fine beh ecco…
    se alla fine mi viene da pensare che i “polli” sono stati i blogger che si sono prestati a questo “esperimento”, sbaglio?
    Poi mi “perplime” questa cosa, insignificante però… questa risposta di chi si è prestato, un post uguale per tutti, con lo stesso titolo per tutti, pur con qualche eccezione qua e la, e con per tutti la stessa etichetta “comunicato stampa”.
    Comunicato stampa?
    Post fotocopia?
    Più che blog e blogger mi pare altro.

    -La nostra società si riserva di rispondere con questo “comunicato stampa”, rilasciato dalla nostra sede legale.-

    Mah… è nel pieno diritto di un blogger il chiedere un obolo, e anche due o più, per far leggere quanto scrive, se lo vuole. Forse da fuori non si capisce ma dall’altra parte del muro ti accorgi che spesso scrivere un post richiede tempo, passione, voglia, forza di volontà, richiede attenzione andare a caccia di fonti, scartare quelle fasulle tenere quelle giuste documentarsi, correggere tagliare revisionare ma… quanto accaduto non è la stessa cosa.
    E’ altro.
    Hanno fatto un esperimento, preso un libro e deciso di, “evidenziarlo”?
    Questo per vedere se i blog hanno un peso e verificando i dati sulle vendite?
    Ed erano pronte recezioni positive per l’autore x e negative per l’autore y?
    Ma erano sincere, vere, queste recensioni?
    Credo che alla fine il punto sia solo quello.

  20. La cosa divertente è che se è saltato un esperimento, la situazione potrebbe in teoria essere analizzata per studiare in che modo e con quale intensità reagisce chi si sente vittima di inganno.
    E quindi ad essere “pedine” strumentali allo studio sarebbero proprio coloro che hanno messo in guardia dallo stesso.

    A parte questa ironica considerazione: non ho seguito tutta la faccenda, ma mi pare un polverone ingiustificato, se un fenomeno esiste, allora prima o poi qualcuno lo studierà ed analizzerà.
    Ora vanno tanto di moda le infografiche, per realizzarle i dati da qualche parte devono essere tirati fuori, e mi pare lapalissiano che se voglio studiare un fenomeno devo cercare di interferire il meno possibile il suo svolgimento naturale.

    • Bella idea, Stefano.
      In effetti, si potrebbe studiare il backlash – semplicemente guardando le statistiche di utenza dei blog coinvolti – per vedere l’effetto dell’intera faccenda.
      Perché anche scatenare il polverone è uno dei poteri dei blogger – ed ora lo possiamo analizzare.
      E di fatto, ciascuna delle persone coinvolte potrà analizzarselo da sé – valutando il calo (o l’aumento di visite) nell’ultima settimana.
      Io inserirei nello studio anche i commenti, numero e tenore (cinque categorie qualitative: molto ostile, ostile, neutro, amichevole, molto amichevole).
      E le condivisioni, se possibile.
      Usare i due mesi precedenti all’evento come dati di controllo.
      Bello liscio.
      😀

  21. Dopo il Sick Building Syndrome, i dodici incappucciati fanno il loro ritorno come manipolatori di flames 😀

  22. Davide a me non preoccupa l’onestà dei blogger che potrebbero essere pagati per delle recensioni, a patto che siano sincere, a me preoccupa, faccio il pessimista, la nascita di blog che non vorranno guadagnare vendendo le proprie recensioni al pari di uno spazio pubblicitario! È questo che mi preoccupa del, futuro, come dire che dipende da come si “usa” questa influenza.

  23. Salto i convenevoli, che credo chi ha seguito un po’ questa questione ormai sappia come la penso.
    Specifico che personalmente sono solo una lettrice e una frequentatrice di alcuni lit-blog. Non sono a mia volta una blogger letteraria, e non sono in cerca di follower (giusto perché l’accusa è stata lanciata spesso in questi giorni, verso chiunque provasse a contestare la fallace iniziativa). Cioè, in realtà ho un paio di blog agonizzanti, uno ‘ufficiale’ che aggiorno forse due volte all’anno parlando solo di ciò che mi salta in mente, e uno ‘di servizio’ che mi serve per… ok, è difficile da spiegare, mi serve in caso di flames e bubboni esplosi nel web-mondo, in effetti! XD Ma comunque non è aggiornato da più di 3 anni (anche se questo bel casino potrebbe essere l’occasione giusta 😛 ), e di certo non ho follower che pendono dai miei post. E mi sta benissimo così, preciso.

    Ho letto un po’ tutti i commenti, qui, ma continuo a rimanere della mia idea. Questa ‘ricerca’ non è stata una gran trovata e imho denota una mancanza di rispetto verso gli utenti dei vari blog coinvolti. Lo scopo era vedere quanto si riuscisse a influenzarli con decine e decine di segnalazioni pilotate. Chi ha commentato che in questo modo i blogger si sono messi al di sopra dei propri lettori non ha detto male, secondo me.
    Rispondo facendo anche un po’ di copia-incolla da un messaggio privato che ho scambiato ieri commentando la faccenda (per una volta che un’esposizione d’idee mi è uscita bene, la riciclo!)

    Anche io sono convinta che uno studio sull’influenza delle community web in generale e dei blog in particolare sulle scelte d’acquisto di chi le/li segue potrebbe essere interessante per alcuni. Ma non penso che questi alcuni siano i blogger e non capisco perché debbano essere i blogger a promuoverlo. I blogger amatoriali, intendo, che quella sul blogging ‘professionale’ è altra questione. Ma quelli coinvolti qui sono tutti blogger che dichiarano di non avere ritorni economici dalla loro attività, di fare tutto per passione e hobby. E allora, cosa ti può interessare di sapere quante quote di mercato smuovi? Non ti bastano i ringraziamenti nei commenti di chi viene a dirti che ha seguito un tuo consiglio e trovato un bel libro? Hai bisogno di sapere quanto sei importante come membro di una categoria (quella dei lit-blogger) capace di influenzare il pubblico (che sì, succede e lo sappiamo già da tempo, come diceva qualcuno più su)? Cos’è, lucidatina all’ego?
    Ripeto, ad avere interesse nella ricerca dovrebbero essere altri, non certo i blogger-per-hobby.
    Poi non capisco perché una simile ricerca debba essere portata avanti da dei dilettanti allo sbaraglio che pasticciano i metodi (in questi giorni in molti hanno spiegato perché l’esperimento, così com’era impostato, non serviva a nulla ed era perfettamente inutile a fini statistico-sociologici) e non da una vera azienda di statistica (pagata, evidentemente, da chi abbia un reale interesse a conoscere il risultato dello studio. Che, di nuovo, non dovrebbe essere un gruppetto di blogger amatoriali, imho).
    No, strutturato com’è stato strutturato, il tentativo secondo me è stato solo uno sterile esercizio di vanità ed egomanìa. E nonostante stiano tutti a ripetere che i risultati sarebbero stati importantissimi per la blogosfera e per i lettori in primis, a me continua a sfuggire il perché e il come. Ché le più adatte a sfruttare certi dati nell’immediato mi pare siano ben altre categorie del mercato librario.

    Qui poi avete sollevato una questione interessante:
    una volta effettuata la mia personalissima “taratura” del blog ed essendomi reso conto della competenza ma anche dei gusti, delle idiosincrasie, e a volte delle amicizie di chi scrive il blog, non ho problemi in genere a giudicare serenamente e ad attribuire un giusto valore ai consigli
    trovo un recensore sintonizzato coi miei gusti, e più o meno mi fido dei suoi consigli.

    Appunto. Perché dobbiamo credere che per i lettori di quei blog fosse diverso? Probabilmente anche loro avevano fatto la tara e accordato fiducia ad alcuni di questi blogger. Ma quella fiducia è stata tradita nel momento in cui certi blogger hanno segnalato ‘per forza’ un libro di cui in realtà non fregava loro nulla, hanno eventualmente taciuto ‘a orologeria’ un loro parere negativo, hanno cercato di far credere che il libro l’avevano scoperto per caso, hanno istigato al suo acquisto senza neanche averlo letto, sono andati a fare i finti tonti commentando le segnalazioni altrui o hanno promosso un testo del tutto estraneo al proprio target cercando di farlo apparire comunque interessante. E guarda che, ravanando due giorni tra tutti i blog che avevano pubblicato il comunicato, io tutte queste cose le ho viste succedere, eh! Posso pure documentarle.
    Quindi? Mi spiace, io non ci vedo un nobile studio statistico fatto a fini filantropici o di scienza. Io vedo delle persone che prendono per il cu*o altre persone. Nella fattispecie che prendono per il cu*o i propri follower, i quali magari avevano accordato loro in precedenza quella famosa fiducia…
    Ora, al mondo ci saranno, senza dubbio, finalità buone e care per perseguire le quali è pure lecito prendere in giro gli altri. Però personalmente non credo che il portare avanti una ricerca statistica ‘di settore’ con modalità da Benny Hill, all’unico fine di sapere quanto si vale (in termini di sole vendite smosse, tra l’altro) come categoria, e vellicarsi così la vanità, rientri nel numero.

    è credibile l’idea che un editore paghi un centinaio di blogger per pompare un libro?

    No. Infatti questa è leggenda metropolitana, non ho visto nessuno dei ‘critici’ all’iniziativa affermarlo. Non è di questo che si sta accusando questi blogger. Si è aperta tutta una discussione su quei blogger che ricevono comunicati stampa e copie-recensione e ‘pompano’ i libri in oggetto a priori, magari alcuni anche per riceverne un qualche ritorno (non necessariamente economico), ma, almeno per quanto ho letto io, la riflessione era solo collaterale alla questione principale, e non voleva riferirsi nello specifico a questa cosa del ‘pompaggio’ de “Il canto del cielo”.
    Piuttosto, il dubbio è che molti blogger abbiano aderito solo in un secondo momento, per passaparola (nonostante i tanti “ci siamo messi d’accordo insieme”). Uno dei nodi è che non si sa, ad oggi, chi abbia messo in moto il tutto, e perché abbia scelto proprio quel libro specifico. Alcuni pensano che sarebbe interessante saperlo. A fini soltanto scientifici, ovviamente! 😉

    esistono aziende che lo fanno, lo stanno facendo e non ci chiedono il permesso – il punto è semplicemente che non ce ne accorgiamo, o quando ce ne accorgiamo (i consigli personalizzati di Amazon?) non ci importa.

    I punti sono due: in primis molte aziende il permesso te lo chiedono eccome (di solito sottoscrivendo qualche tessera socio o iscrivendoti a certi servizi online, devi accettare dei precisi Terms of Service); in secondo luogo, è un po’ diverso se un consiglio mi arriva da un’azienda (o da un libraio 😛 ) che so stare cercando di vendermi qualcosa e avere un ritorno economico se accetto il consiglio, o se mi arriva da qualcuno che suppongo disinteressato e ‘amico’ o comunque mio pari. No?

    Ehm… se ti consiglio un libro è ok, se ti consiglio un libro e mi pagano no?
    Il fatto di percepire denaro comporta una istantanea compromissione dell’onestà?

    No. Ma cambia i termini della questione. Non sei più l’amico blogger che propina consigli disinteressati, ma sei qualcuno che col blog ci lavora e avrà i suoi contatti, i suoi interessi (anche perfettamente legittimi, eh!), ecc. E quindi darò un peso diverso alle tue parole. Non per forza negativo. Diverso.

    si è levato un coro di proteste da parte di alcuni blog esclusi?

    Ebbasta! Lo so che tanti coinvolti trovano rassicurante pensare che chi ha interpretato l’iniziativa in modo negativo lo abbia fatto solo per invidia, malafede, ripicca o quant’altro. Ma, rassegnatevi, non è così. Non ci sono solo blogger tra i ‘critici’ (e tra i blogger che ci sono, ne hai una qui, nei commenti più sopra, che non era stata esclusa per niente, guarda caso, ma ha solo scelto di non aderire).

    Credo che alla fine la nostra reazione dipenda da dove siamo convinti di vivere – se nella jungla, o in una comunità civile.
    Io resto dell’idea che, specie in internet, specie coi blog, a volte si debba scrollare l’albero per vedere se cascano delle mele.

    Io penso che il mondo là fuori non sia il paese dei balocchi. E credo, semplicemente, che il web ne ricalchi (a volte ne amplifichi) le dinamiche. Non è certo il luogo santo, tempio della libertà e della verità, come alcuni vorrebbero farci credere. Jungla? No, la jungla è cosa nobile, da tigri, vere o salgariane che siano. Palude, piuttosto. Mi spiace, ma in tanti anni di frequenza ‘ho visto cose’, come si dice, da far impallidire i maniaci del complotto.
    Poi è ovvio, non si può stare sempre col fucile puntato, pena il ‘viverla male’. Come voi cerco di valutare, di fare la tara. E dopo aver accordato fiducia a un certo interlocutore, non è che sto sempre a chiedermi ‘ma queste cose me le dice perché se le sente, o perché sta cercando di manipolarmi/ha un secondo fine?’ (anche se non spengo il cervello).
    E’ anche per questo che ritengo tutta la questione molto sgradevole. Perché qualcuno ha preso quel tipo di fiducia e tranquillità e ha deciso di sfruttarla. Indipendentemente dalle finalità, è il principio che non torna.

    Poi, vorrei capire, in un contesto di blog amatoriali, di cose fatte per hobby (dicono), come è il caso della vicenda in esame, cosa mi dovrebbe significare “scrollare l’albero per vedere se cascano delle mele”? O_o

  24. If you want the fruit to fall
    You have to give the tree a shake
    But if you shake the tree too hard,
    The bough is gonna break

    Rimango sempre straordinariamente commosso nel contemplare la quantità dei deveri dei blogger nei confronti dei loro lettori, a fronte di una totale assenza di doveri dei lettori nei confronti dei blogger.

  25. Se il punto diventa il rapporto tra lettori e blogger e/o il rapporto tra blogger e altri blogger di una specifica categoria, il concetto di asimmetria diventa evidente. Io da blogger devo essere nell’ordine: duro&puro, coerente, distante anni luce da qualsiasi manovra commerciale, alieno dal concetto di pubblicità, adamantino nei miei rapporti con autori-editori-agenti e in possesso delle “tavole della legge” (fornite da uno strano signore con la barba vicino a una montagna in Israele). Poi? Manca altro? Devo anche pubblicare il mio codice genetico per assicurare che sia privo di anomalie? Magari posso anche procurarmi un pedigree, visto mai che serva.
    Dov’è finito il concetto di “maturità”? E’ scappato all’estero negli anni ’90 come tanti altri talenti italici?

  26. Hai dimenticato umile, Angelo.
    Dobbiamo essere umili.

  27. Mi pare che sia appurato che chi scrive una recensione in un modo o nell’altro abbia una certa influenza verso chi legge. Questo nessuno lo ha mai messo in discussione.

    Quindi, secondo questa logica, il semplice fatto di essere influenzati non è un problema, ma diventa tale se si prova a fare una misura, spannometrica fra l’altro, di tale influenza? Mah.
    È un pò come pensare “ti chiedo un consiglio, ma tu non devi assolutamente sapere se e quanto mi è stato utile”.

    Qui si sta tanto a parlare di ego, ma mi pare che lo si stia facendo a sproposito.
    Un pizzaiolo per valutare se sta facendo bene il suo lavoro guarda quanto riesce a riempire la sala, e nessuno gli va a dire che è immorale, egocentrico ed irrispettoso se ogni sera conta il numero di coperti che ha avuto. E non gli viene fatta nemmeno nessuna accusa neppure se cambia un fornitore, o se adotta orari diversi, per vedere se tale scelta gli riempie più o meno tavoli.
    Alla fine chi va a mangiare vuole trovare un posto accogliente e buon cibo, capire in che modo dare questi servizi dopo tutto non è affare del gestore?

  28. Intervengo in ritardo per dire che si da troppo peso a un episodio occasionale. Alla fine è UN libro, non costerà più di 20 euro, davvero il danno fatto potrebbe essere così grande?
    Se io il primo aprile prendo un libro di merda e lo lodo per fare uno scherzo son denunciabile per truffa?

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