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Radiodrammi – o dell’assenza di un pubblico

9 commenti

w-e_373wL’idea deriva da una serie di cose diverse.
Da una parte ci sono state delle chiacchiere sfuse con la mia amica la Clarina, che sta ad un paio di celle più in là, qui nel Blocco C della blogsfera.
Dall’altra c’è il fatto che – da ieri, e fintanto che ci riuscirò, su Karavansara, il mio blog in inglese, la domenica posterò un radiodramma d’epoca, possibilmente un adattamento di un film d’avventura.
Ieri abbiamo cominciato con Lost Horizon, versione Lux Radio Theater.
E poi c’è il fatto che recenetemente di radiodrammi ed audiobook ne ho ascoltati parecchi – ci avevo anche fatto un post – e la cosa mi piace molto.

Perciò ho ammanettato mio fratello al termosifone – lui dopotutto si occupa di musica e produzioni sonore – l’ho tormentato di domande, ed ho fatto un paio di conti.

Cosa serve, per fare un buon audiobook?

Sostanzialmente:
. una storia da leggere
. un microfono
. una buona voce
. un PC con una suite di strumenti per l’editing audio
. una persona capace di fare editing audio

Certo, serve anche un posto dove registrare la voce, ma a quello ci arriveremo.

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L’opzione radiodramma richiederebbe anche
. una suite di effetti sonori.
. un paio di altre buone voci
. della musica incidentale

La storia diventa una sceneggiatura.
E un regista non ci starebbe male.

ubuntu_studio_qsynth_2007_05_12_ombre_webOra, credo sia abbastanza evidente che l’investimento monetario per una cosa di questo genere è assolutamente irrisorio.

La parte più costosa potrebbe essere il software di editing – ma la suite Ubuntu Studio è gratuita, e fa esattamente ciò che ha ordinato il medico.

Nel caso dell’audiobook, l’attore che legge la storia non dovrebbe neanche muoversi da casa – gli basterebbe registrare il proprio parlato, e poi passarlo al tecnico via web, per la post-produzione.

Nel caso di più voci, ci potrebbe essere il problema di avere tutte le tracce alo stesso livello, ma anche quello non è un problemainsormontabile.

Servirebbero tempo, e voglia di provare.
E poi unartista per fare le copertine.

Resta, naturalmente, sempre e comunque un punto critico – il pubblico.
Quante copie potrebbe vendere un radiodramma in stile “old time radio”, nel nostro paese?
E abbiamo detto vendere?
Una cosa che si può scaricare illegalmente?
O offrire con una donazione libera (che pochi farebbero, per paura di offenderci) o in cambio di un tweet (che pochi farebbero, per paura di cliccare su un bottone una volta di troppo)?

_57803382_013561813-1E poi, cosa si potrebbe proporre, al pubblico?
Considerando che non esiste una tradizione di storie pulp o di adattamenti di successi cinematografici per radio, cosa potremmo spacciare, ai nostri potenziali clienti?
Qualche insipida storia di elfe in bikini di bronzo?
Qualche fan fiction o slash fiction elevata al ruolo di narrativa?
È curioso – conosco – e ne ho parlato – persone che con queste cose riescono a intrattenere un vasto pubblico, a pagarsi la pizza e a divertirsi.

Ma qui da noi, l’impressione, è che il livello di imbesuimento del pubblico sia ormai arrivato al di là di ogni possibile redenzione.

Peccato.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Radiodrammi – o dell’assenza di un pubblico

  1. E pensare che con tutte le ore che si passano in coda ai semafori con l’autoradio acesa un audiodramma terrebbe davvero compagnia!

  2. Oddìo, un radiodramma in automobile… non so: già mi vedo provocare un tamponamento a catena nel momento in cui l’eroe rimane appeso al ponte in fiamme per la punta dei polpastrelli.
    Però, sul serio, non riesco ad essere del tutto pessimista in proposito. Voglio dire: mi par di capire che la radio abbia un pubblico tutto suo. Mi par di capire che ci sia gente che passa pomeriggi a sentir leggere Lord Jim (un libro a caso… non ho idea del perché abbia citato proprio questo) o I Fratelli Karamazov. Mi par di capire che ci sia vita, dentro e fuori gli apparecchi radiofonici.
    Ecco, non so. Forse varrebbe la pena di provare?

  3. Ammetto di aver recentemente caricato un audiodramma sul lettore dell’automobile,col risultato di perdermi l’uscita desiderata, e facendomi così una cinquanttina di chilometri in più.

    Sul fatto che valga la pena di provarci, sono d’accordo – come dicevo, l’impegno economico iniziale è prossimo allo zero, ed alla fine si rischierebbe solo di perdere del tempo.
    E chissà, si potrebbe scoprire un mercato finora sconosciuto.
    Resta il problema di trovare un titolo adatto.

  4. Mi sa che ti toccherebbe tradurre qualcosa che sia di libero dominio

  5. Progetto affascinante, nulla da dire. Il tentativo lo farei.

  6. Le volte che in macchina ho acceso la radio e trovato un audiodramma lì per lì stavo per cambiare canale perchè cercavo musica ma nel giro di pochi minuti ero completamente presa dalla storia e davvero vorrei che ce ne fossero di più, quindi non posso che essere favorevole al progetto.

  7. Due vettori, nati da quanto hai raccontato. Il primo, se da noi non c’è un mercato niente impedisce di fare produzioni del genere per altri mercati. Il secondo, ovvero cosa raccontare, mi ha fatto venire in mente Salgari e Burroghs. Anche se qui in Itaglia “tirerebbe” di più il clone di 50 sfumature di acrilico o simili.

  8. Ogni tanto scarico dei podcast da ascoltare in macchina.
    Molti sono di articoli letti in piccole radio locali, paragonabili in un certo senso agli audiobook. Come esperimento è bello (anche se non ho mai usufruito di un vero e proprio audiobook), quindi lo farei volentieri.
    Anche come scrittore? Mah, come dici tu il livello di disinteresse è tale che passa la voglia di sperimentare.

  9. Ascolto spesso vari podcast e qualche audiobook, ma non mi è ancora capitato di ascoltare un radiodramma. Mi piacerebbe moltissimo e penso che realizzarne uno sarebbe davvero divertente.

    Ricordo, in compenso, di aver letto – e apprezzato molto – un radiodramma di Durrenmatt, messo come appendice nell’edizione Einaudi che contiene anche “La Panne”. e “La Promessa”. Quello sarebbe molto interessante da produrre, e necessita di due sole voci.

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