strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Tesoro del Bigatto

8 commenti

Le affermazioni categoriche sono pericolose.
Il migliore,il peggiore, il più il meno…
Le persone cambiano, i giudizi cambiano.
Eppure…

GiuseppePederialiQuando si tratta di fantasy Made in Italy, io di solito me ne tengo alla larga, ma indico, se non come titolo migliore, ma certo come uno dei titoli migliori, un romanzo uscito negli anni ’80 e intitolato Il Tesoro del Bigatto.
Un fantasy storico (ma se ne può discutere, e ne discuteremo) di Giuseppe Pederiali.

Pederiali è scomparso nello scorso fine settimana, ennesima perdita del fantastico nazionale in questo inizio di 2013 maledetto, vittima delle conseguenze di un incidente stradale.
Da molti anni si era allontanato dal fantastico, costruendosi una solida reputazione come autore di polizieschi.

Ma Il Tesoro del Bigatto rimane un titolo indispensabile e – per quel che mi riguarda – una grande occasione sprecata per il nostro fantastico nazionale.

il-tesoro-del-bigatto-di-giuseppe-pederiali-L-1tboqICos’è che rende grande Il Tesoro del Bigatto?

Senza grandi preoccupazioni di autenticità o falsitenticazione, Pederiali, nel suo romanzo, gioca con l’ambientazione storica e geografica, offrendoci un medioevo padano* che è costruito sì, sulla realtà storica, ma filtrata attraverso la lente del folklore.
Ecco allora all’opera un Diavolo che è il diavolo del cristianesimo popolare e contadino.
Ecco Federico Secondo al centro di un intrigo dalle ramificazioni vastissime, ma egli stesso lontano, inavvicinabile dalla plebe assortita che si aggrega in una quest quantomai nostrana ma convincente, divertente.

Pederiali fa narrativa popolare adottando elementi popolari della narrativa, popolari perché compartecipati – che lo vogliano o meno – dai suoi lettori.
Che è poi ciò che qualunque buon autore di fantastico dovrebbe fare – parla ai suoi lettori usando la loro immaginazione.

Il cast raccogliticcio di eroi improbabili di Pederiali, impelagati in un’avventura più grande di loro, anticipa le compagnie di protagonisti eccentrici che faranno la fortuna di Stefano Benni, con le loro cerche bislacche.

Ma Benni verrà dopo.
Se possibile, Il Tesoro del Bigatto si svolge nello stesso continuun, nella stessa Italia fantasy dei film di Brancaleone, e come tali offre azione e commedia, non senza una vena malinconica.
È un medioevo straccione e affabulatore, scevro di elfi ma ricco di situazioni gustose, armato di un linguaggio che è parte integrante dell’ambientazione (come dovrebbe essere).

Che meraviglia, sarebbe stata, se i fantasisti nazionali avessero imparato da Pederiali (che riprese temi e situazioni in altri titoli, senza troppa fortuna), e non si fossero incuneati, trent’anni dopo, in una orrida replica del peggio di Tolkien, marinato in unmediocre Dungeons & Dragons.

Giuseppe Pederiali se ne è andato, e tutti coloro che amano il buon fantasy, non possono che piangere la sua scomparsa.

——————————————————-

* Ma senza suggestioni leghiste e deliri pseudoetnici d’accatto.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Il Tesoro del Bigatto

  1. Siamo sempre a battere il tasto sul problema culturale standard di questo scalcinato stivale: un paese di imbratta carte che non legge e chi legge lo fa poco e male. La vicenda del fantasy nostrano è l’ennesima sfaccettatura di questa disgrazia. Avremmo la fortuna di vivere in un caleidoscopio di culture e tradizioni, talmente eterogenee che sarebbero humus fertile e stimolante per valanghe di produzioni stimolanti e intelligenti mentre ci si abbarbica a modelli spuri, battuti e ribattuti (meglio) da generazioni autori che possiedono ben altri background culturali (Tolkien su tutti ma non solo). Si scimmiotta ma senza pizzichi di personalità. Mi manca il Tesoro del Bigatto ma dopo la tua rece, sarà senz’altro tra i titoli che devo recuperare.
    Mi viene in mente anche un’operazione curiosa e inversa con il Damiano di Roberta MacAvoy ma sapeno che stai ripresentando la summa della Fantacollana, ne parlerai sicuramente più avanti…

  2. Il caso di Pederiali è emblematico di quanto sia accaduto nel campo del fantastico nazionale.
    Non mi sento di aggiungere altro: sono discorsi che ci siamo già fatti in questi mesi e da cui purtroppo comincio a non vedere vie d’uscita.

  3. Hai citato uno dei miei libri preferiti di tutti i tempi e un autore che ho amato molto, pur non condividendone alcune scelte. Con Pederiali se ne va un artigiano, uno dei pochi che seguiva ogni filo delle sue trame e lo basava in maniera solidissima. Sul fantasy declinato in Italia, salvo pochissime eccezioni, sarebbe bene stendere un velo di calce viva.
    Sprecare millenni di tradizione, di folklore vivacissimo, di luoghi che sembrano fatti apposta per suscitare suggestioni e di personaggi sospesi a metà tra storia e fantasia che hanno a loro volta radici profondissime nella nostra cultura… per cosa? Per fare il verso all’ultimo best seller. Per giunta male.

  4. Per me è uno dei più divertenti,intelligenti e fantastici libri scritti in Italia. Quando lo lessi anni fa per la prima volta fui subito conquistato dai personaggi (Anselmo e il Diavolo su tutti) e dai riferimenti al folklore nostrano,c’è persino un pezzo in cui spiega scientificamente come i draghi eruttino fiamme dalla bocca.

  5. La descrizione che ne fai è esattamente quello che avrei sempre voluto trovare in un fantasy italiano, quindi sono corso a procurarmelo. Non lo conoscevo, o per meglio dire mi è capitato di sentire accenni al titolo qua e là senza mai capire di cosa si trattasse veramente e quindi non approfondendo mai, invece è proprio qualcosa che cercavo da tempo. Ottimo e grazie per l’utilissima segnalazione.

  6. Io credo che questo romanzo – con un altro titolo, di cui parleremo perché è nella Fantacollana – siano stati due punti in cui il fantastico nazionale avrebbe potuto prendere una bella piega.
    E invece, il nulla.

    E sì, Fabrizio – parleremo anche di Damiano.

  7. Non conoscevo questo libro, spero sia recuparabile, perché potenzialmente dovrebbe piacermi.

    Sulla stessa falsariga sono un paio di altri autori italiani hanno sfruttato il ricco materiale del folklore italiano per scrivere del fantasy: Riccardo Coltri e Giovanni De Feo.

    Consiglio entrambi.

  8. Uh, non me ne ricordavo proprio più, ma l’ho letto da ragazzina. In pieno periodo tolkieniano. Era così *diverso* che era sconcertante, e ricordo di avere cercato qualcosa d’altro in questa vena. E di essermi arresa presto. A meno che… È nel Tesoro del Bigatto che compaiono le Anguane che si chiamano tutte Aa? Perché otherwise, almeno un altro titolo devo averlo trovato. Non ricordo bene, ma sono passati venticinque anni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.