strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Una generazione che non conosce l’umiltà

16 commenti

postbanaleQuesto non è il post che avrei voluto scrivere.
Mi sarebbe piaciuto parlare della natura personale e intima della scrittura, di come lo scrittore debba scrivere solo ed esclusivamente per se stesso, ignorando i lettori come si ignora una fastidiosa distrazione.

Ma poi, ieri, Il Corriere della Sera mi ha regalato un articolo che mi ha spinto a cambiare tema.

Il problema del lavoro giovanile nel nostro paese si fa sempre più pressante, e mentre da più oparti si levano irrealistiche e pretestuose richieste di intervento da parte di governo e aziende*, resta palese la causa principale di questa crisi – i giovani non hanno voglia di lavorare.

mal consigliati da madri apprensive e possessive, da insegnanti delle superiori avulsi dal mondo del lavoro e da amici scapestrati, i giovani italiani hanno preferito farsi mantenere dalla famiglia, iscrivendosi a stravaganti corsi universitari, trascorrendo le proprie giornate fra bar e discoteche, tranquilli per il fatto che l’auto potente, l’alloggio in centro, la vacanza esotica, gli abiti firmati e la fidanzata bionda glieli avrebbe pagatì papà.

E così, anziché tuffarsi a capofitto nel vibrante mondo del lavoro – accettando anche lavori umili, consci del fatto che il lavoro in se è un valore imprescindibile** – anziché contribuire alla crescita e generare fatturati, questi fannulloni hanno eroso il risparmio delle famiglie, precipitando il paese nella crisi che tutti conosciamo.

Ed hanno pure la faccia di lamentarsi – sostenendo di avere studiato per anni al fine di ottenere una laurea in una materia inutile***, laurea sulla validità della quale, oltretutto, abbiamo solo la loro parola e la dubbia pergamena rilasciata da qualche fantomatica Università (un accrocchio di fannulloni di tutte le età, incapaci di fare impresa).
Se avessero davvero voglia di lavorare, questi parassiti sociali non dovrebbero guardarsi attorno troppo a lungo – la penuria di netturbini soffoca le nostre città nel pattume, la latitanza dei bracciati obbliga i nostri agricoltori ad impiegare costose macchine agricole, gli operai – forti della loro crescente scarsità – accampano ridicole pretese su salari, orari di lavoro, diritti. E la sfida della libera professione è aperta a chiunque abbia la fibra morale elo spirito per accettarla.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAEd al contempo, questa folle corsa alla qualifica universitaria mostra lacune sconcertanti nel nostro mercato del lavoro – ed è pressoché impossibile trovare, a titolo di esempio, una venticinquenne laureata in ingegneria gestionale, fluente in tre lingue ed in grado di programmare ad oggetti in ambiente SmallTalk che sia disposta a lavorare part-time, fuori sede, venendo pagata in buoni acquisto, e che sia disposta a lavorare tre mesi in prova previa firma di una lettera postdatata di dimissioni e la garanzia di non avere in preventivo gravidanze o matrimoni.

E il tempo prezioso dei nostri manager, che meglio sarebbe speso nello strategic planning della mission media-savvy di una futura startup che si occupi di knowledge transfer e rebranding online nel settore nanotech… il tempo dei manager viene buttato nella lettura di interminabili ed improbabili curricula, pieni naturalmente di falsità ed esagerazioni, e spesso accompagnati da fotografie dei candidati false, o photoshoppate!

Un paese nel quale una intera generazione si dimostra tanto criminalmente irresponsabile, non può che versare nelle pietose condizioni che tutti vediamo ogni giorno, e che grazie al cielo non sono nostra responsabilità.

———————————-

* Come se governo ed aziende avessero qualche interesse o qualche responsabilità nei confronti del Paese e dei suoi abitanti

** Non si dice forse, stupiti, quando un onesto lavoratore sbrocca e uccide la moglie a martellate, “e pensare che era un grande lavoratore!”

*** a cosa potrebbe servire, in Italia, una laurea in Archeologia, in Beni Culturali, in Sistemi Ambientali o in Ingegneria?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Una generazione che non conosce l’umiltà

  1. “una venticinquenne laureata in ingegneria gestionale, fluente in tre lingue ed in grado di programmare ad oggetti in ambiente SmallTalk”
    Non dimenticare appartenente a categorie proette (come pregiudicati o ex tossici)

  2. Non la capisco nemmeno io questa gente che vuole laurearsi per poi trovare pure un lavoro pagato per ciò che hanno studiato. Tze, ‘sti snob…

  3. Ho letto l’articolo cui fai riferimento, e il sig. Umberto, prima di fare il Ceo avrebbe dovuto fare più temi al liceo.
    la frase “un piacere che sono certo sono l’ultima generazione a provare e capire” la dice lunga.
    Se lo avessero bocciato in secondo Ragioneria magari oggi farebbe un altro lavoro più umile, e sarebbe più utile. La colpa non è sua, ma dei professori e della mamma di Umberto.
    http://solferino28.corriere.it/2013/03/11/i-neolaureati-italiani-non-trovano-lavoro-tutta-colpa-delle-mamme/

  4. Questi giovani sfaticati che non vogliono lavorare, tutta colpa loro…
    Maledetti choosy che non sono altro…LOL

  5. @Ray
    Grazie per il link, che nella foga avevo scordato di inserire.
    Sì, la mamma e i professori hanno reso un cattivo servizio anche al povero Umberto – che oltre a scrivere in italiano avrebbe potuto anche imparare la sintesi e, magari, una briciola di umiltà.

  6. Parole sante. Oltre a insistere nella loro nullafacenza, questi giovinastri passano le loro giornate davanti al computer, e lo sappiamo bene che quei cosi rovinano il cervello. C’è pure gente che vive di espedienti mettendo dei tastini sui blog. Una specie di elemosina, insomma. E poi di tutti questi pagamenti elettronici non c’è da fidarsi, ti rubano i soldi! Meglio il profumo della filigrana.

    Tornando ai giovani, ci vorrebbe un po’ di caserma per questi perditempo! Disciplina, solerzia, perchè era nelle latrine militari che venivano forgiati i veri uomini di una volta.
    Invece questi bambocci hanno la pretesa di essere retribuiti per il loro lavoro (!), anche quando non è un vero lavoro: sappiamo tutti che il vero lavoro è solo quello che ti lascia le unghie nere e le mani callose.

  7. Ho lavorato qualche decennio nella scuola e credo che molta colpa del fancazzismo dei giovani sia da imputare all’insegnamento e all’educazione (che commento banale)
    Alle mamme moderne purtroppo c’è poco da imputare. Una volta erano i figli erano forza lavoro, ora – colpa delle televisione sopratutto – sono bambolotti vivi

  8. Quando c’era il buon vecchio quotidiano cartaceo almeno potevi arrotolarlo e dargli qualche giornalata, a questi perdigiorno.

  9. Mi voglio comprare un bastone da passeggio per tenerli alla larga questi giovinastri sfaccendati che affollano i portici.

  10. I peggiori sono gli studenti-lavoratori che pretendono perfino di essere pagati!

  11. Meno male che ci sono gli immigrati che fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare più!

  12. non so quanto sia banale,ma mia figlia,ventunenne,andrà a laurearsi in finlandia.
    i corsi di laurea,in quel paese,portano ad un lavoro nel cento per cento dei casi.
    generalmente pagati con stipendi entry-level più alti del mio,che faccio l’operaio da trentanni.
    (ho scritto abbastanza ovvietà,o devo proseguire?) -:)

  13. Ingegnere addetto al controllo di gestione, e vice resposabile della sicrezza in due stabilimenti, eventualmente anche con masioni di contabile e assistenza tecnica del pc, assunto come impiegato, almeno 75 chilometri al girno di viaggo e con obbligo di trasferta non pagata nelle controllate del gruppo. Stando alle statistiche sfornate dai giornali sono comunque consapevole di essere un privilegiato…

    Ah sì comunque sono ancora sulle spalle della famiglia e a giorni alterni sono considerato dai miei per primi un facazzista… avrei dovuto aprire una gastronomia visto che so cucinare.

  14. Arrivo in ritardo ma certi argomenti mi toccano profondamente. Non posso non dire la mia.
    La verità è che non c’è lavoro perchè i computer e le macchine fanno tutto.
    I nostri ragazzi provano un disagio che nessuno capisce.
    Hanno tutto e alla fine non sanno cosa farsene. Un po’ di duro lavoro, spezzarsi la schiena, questo li aiuterebbe a ritrovare un’identità.
    Insomma tutto questo progresso non serve a niente, si stava meglio quando si stava peggio!

    Finalmente un bel post Davide!:D

    (sono stata credibile nelle banalità?)

  15. Pingback: Sociopatici per colpa degli altri | strategie evolutive

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