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Come un film

6 commenti

65fb23f1_1975-CaineConnery-TheManWhoWouldBeKingVe l’hanno mai detto che quelli che ci sanno fare davvero scrivono, e non si limitano a parlare di scrittura?
A me l’hanno detto.
Ma io me ne infischio.
Questo post prende l’avvio da una chiacchierata fatta giorni addietro con la mia amica Lucia, che scrive il blog Il Giorno degli Zombi, riguardo all’uso di esempi cinematografici nel criticare un romanzo.

Stavo cercando di mettere giù una lista di cinque film avventurosi da usare come esempio del genere di cose che mi piacerebbe scrivere, una cosa rapida e indolore da postare su Karavansara.

Ma poi, ho ripensato alla discussione su film e critica, e ho avuto una certa esitazione.

Lucia aveva osservato…

è proprio da incompetenti criticare un romanzo paragonandolo a un film. Come se l’unica scrittura possibile fosse quella cinematografica. Peccato che una sceneggiatura non è e non sarà mai un romanzo. E che molti dei libri più belli sono difficilissimi da filmare.
[…] perché si banalizza il cinema e si sputtana la letteratura.

CaryGrantSuit3Ora, il mio problema è che io per scrivere devo vedere delle scene, devo avere un film della storia che mi scorre nella testa.
Ma Lucia ha ragione, perché a questo punto, nel riversare ciò che scorre nel mio cranio sulla pagina, devo fare da mediatore, da filtro.
Da scrittore.
Devo raccontarvi il film.
E chiunque di noi si sia sentito raccontare un film, sa che una descrizione scena per scena, inquadratura per inquadratura, è una faccenda noiosa.
Mortalmente noiosa.

È a questo punto che entra in gioco la tecnica.
Quell’insieme di strumenti che più o meno abbiamo acquisito – da manuali, leggendo e imitando gli autori che ci piacciono, facendo esperimenti.
Quindi, l’idea di base, è quella di avere una storia da raccontare (il film che scorre nel cervello) e di trovare il modo migliore per raccontarla.
Che non è quello di descrivere inquadratura per inquadratura.

big-sleep-2_420Se quindi è ok pensare per modelli cinematografici quando si parla di struttura, cercare di ragionare in termini di inquadrature, carrelli o quant’altro, sulla pagina, potrebbe essere, per lo meno, un gran spreco di energie.

Perché è vero che esiste narrativa che viene descritta come “cinematografica”, ed è indubbio che un autore – per dire – come Ray Chandler, sia molto movie-friendly.
Anche se, ammettiamolo, l’adattamento de Il Grande Sonno diretto da Hawks non assomiglia per niente al romanzo, giusto?

E qui vado a cascare su uno dei temi cari ad un’altra mia amica*, la Clarina, autrice di Senza Errori di Stumpa, quando parla di adattamenti cinematografici di testi letterari.

Per prima cosa, insisto nel dire che non tutti i libri si prestano ad essere adattati per il cinema o, in questo caso, per la televisione , perché si tratta, udite udite, di mezzi diversi.

Per cui è ok modificare la storia se questo serve a renderla più efficace sullo schermo**.

E cosa dire di quando si procede a rovescio?
Con le novelization.
Beh, anche qui sembra davvero che “la sceneggiatura con più descrizioni” non funzioni – esistono novelization orribili (The Shadow), novelization decisamente oneste (L’Impero colpisce Ancora), e novelization che sono degnissime (Buckaroo banzai), e senza scimmiottare il film, lo arricchiscono.
È interessante notare che di solito le novelization migliori sono scritte da autori, ai quali è stata concessa una certa libertà d’azione – scene extra, più dialogo, situazioni radicalmente diverse.

Buckaroo19842_zps4c3f9ec4

Il che ci lascia al punto di partenza.
Posso scrivere un racconto come Tutto in una Notte di John Landis?
Molto probabilmente sì.
Ma non lavorando come Landis ha lavorato sulla propria sceneggiatura.
Posso rubare idee, situazioni, stralci di dialogo.
L’intera struttura.
I personaggi.
ma poi, nell’assemblare le parti diverse, dovrò fare qualcosa di molto diverso dal girare un film.
Dovrò scrivere.

Il che non risolve il mio problema di trovare cinque film d’avventura che possano rappresentare il mio modello quando scrivo storie d’avventura, naturalmente…

———————————————————————

* Sì, siamo pieni di donne qui nel Blocco C della Blogsfera.

** A meno che a farlo, naturalmente, non sia Hayao Miyazaki.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Come un film

  1. Una sceneggiatura non è un romanzo ma si può scrivere un romanzo “simulando” un sceneggiatura… Ultimamente è una cosa che mi affascina parecchio.

  2. Grazie per la citazione – anche se in realtà la mia teoria è lievemente diversa: non è che sia particolarmente ok cambiare la storia, ma siccome certi libri si prestano ad essere adattati, se proprio se ne vuol cavare un film è inevitabile cambiare le cose.
    Tipo Morality Play, che non avrebbe mai funzionato sullo schermo, e The Reckoning, il film che ne è stato tratto, racconta un’altra storia basata (più o meno) sulle stesse premesse, con la stessa ambientazione e protagonisti che hanno lo stesso nome…
    C’è però di buono che il film in qualche modo riesce a non tradire troppo lo spirito del libro.

    *And now mounts on her soap-box*

    Miyazaki,invece, prende una storia già abbastanza cinematografica di suo, la sventra e ci conficca dentro un Messaggio pacifista che con Howl’s Moving Castle non c’entra un bottone. E non è come se fosse tecnicamente necessario per tenere in piedi la sceneggiatura. E sì, mi hai spiegato che per i Giapponesi lo sventramento è la più perfetta forma di adulazione – ma posso dire che il risultato mi mette un nonnulla a disagio e–

    Oh dear. Vedi che cosa mi fai fare?

    *Clears her throat, jumps off the box, and nonchalantly sneaks away…*

    • Mi sorge il dubbio atroce che tu abbia visto solo Howl, di Miyazaki.
      Perché la faccenda del messaggio pacifista, non è stupro narrativo, è un elemento tematico/stilistico imprescindibile del regista.
      Ma non litighiamo su queste cose 😀

  3. No, ho visto anche Nausicaa – e in quello non ho trovato nulla di male… sì, ok, gli insetti, ma quel che voglio dire è che non ho nulla contro lo scrivere storie con un messaggio pacifista. Insisto, e insisto, e insisto nell’avere obiezioni quando il messaggio pacifista è cacciato a irrilevante e innecessaria forza nelle storie altrui.

    Ma no, non litighiamo su queste cose. 🙂

  4. Mi vengono in mente diverse novelization, perlopiù orribili, ma occorre ammettere che ne esistono anche di gradevoli.
    Ora vanno decisamente di moda le novelization da videogioco a romanzo, che forse meriterebbero un’analisi a parte.
    Bell’articolo 🙂

  5. Come giustamente hai fatto notare, a fare la differenza nelle novelization è l’autore ma devo sottolineare il mio personale punto di vista. Premetto che ho alle spalle una certa formazione cinematografica: stage di sceneggiatura con Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico, parte del gotha della sceneggiatura italiana. Mi facevano notare, questi giganti, che la differenza fondamentale tra cinema e letteratura è anche l’elemento che li accomuna: raccontare. IL cinema racconta con le immagini in movimento, la letteratura, quelle immagini non le deve mostrare, bensì evocare. Questo non toglie che sono due messi espressivi completamente diversi e necessitano di supporti che difficilmente s’armonizzano completamente tra loro. Due esempi speculari. Dune, di David Lynch. Io adoro Lynch e il suo Dune è un film massacrato di tagli e rimontaggi che non hanno senso e che spezzano la struttura narrativa originale, che il regista aveva in mente. Non sarebbe stato un brutto film ma il romanzo di Herbert è ben tutt’altra cosa e le parole di Herbert, non riescono a trovare l’eco necessario, nel film.
    Alien. Tralasciamo l’immensità del film. Alan Dean Foster ne scrisse una novelization generalmente apprezzata; l’autore raccontò, nel libro, anche un paio di situazioni che nel girato definitivo del film erano state stralciate ma le immagini di Alien, l’atmosfera, le scenografie di Giger e l’orrida, aliena e psicanalitica figura della creatura, nel libro non riesco a percepirla con la stessa potenza. manca qualcosa. In entrambi gli esempi. Perchè? Beh, direi che molto candidamente, Alien è nato come film e Dune come romanzo. L’operazione inversa è un caso raro e difficilmente replicabile.

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