strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Facce & Storie (parte prima)

7 commenti

Mi è capitata una bella discussione, di quelle che forniscono un sacco di idee.
La domanda di partenza è semplicemente

Che storie riesci a leggere in una faccia?

Gran bella domanda, gran bel punto di partenza*.
Soprattutto perché, se provate a fare una ricerca su Google Images con la chiave “woman portrait”, anche limitandovi al bianco e nero…

Io ci ho provato – buon sistema per trovare un paio di volti di donna di quelli che piacciono a me, mi dicevo.
E invece no.
Tutte belle patinate, levigate, senza una ruga, una cicatrice o un neo che non sia cosmetico.
Poche sopra i 30, pochissime che non siano modelle, attrici, cantanti, veline.
Hanno capelli elaboratissimi, ma volti che paiono maschere.
Ma i volti che hanno una storia, dove son finiti?

Ora, attenzione, non è che io provi ribrezzo davanti al viso di una giovane donna sana ed attraente, e non è neanche che io sia come certi derelitti che capitano qui, digitando in Google “donne mature brutte nude”**.

Sto solo cercando un volto che lasci intendere una storia.

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E gli uomini, come stanno messi?
Se cerco, sempre in Google Images, “Man portrait”, cosa viene fuori?
Beh, viene fuori una grande varietà.
Certo, c’è un 30% di personaggi che paiono quei poster che mettono dai barbieri – capello scolpito, barba di tre giorni, occhio d’acciaio.
Ci sono Connery e Elvis e Al Pacino.
Ma sono una minoranza.
Il resto, è la massima varietà.

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Bisognerà ragionarci su.
Bisognerà cercare di interpretare qui segni, leggere quelle storie.
magari ne parliamo in settimana, ok?

——————————————————-

* Ecco, questo sarebbe un buon show don’t tell – descrivere un volto che ci inquadri il personaggio al posto di un lungo pippozzo biografico
Mostrare qualcosa mostrando altro.
Come prestigiatori.

** Sì, ragazzi, siete dei derelitti.
Accettatelo, e andate oltre.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Facce & Storie (parte prima)

  1. A questo proposito ieri ho notato che una conduttrice intorno alla trentina considerata solitamente piacevole alla vista ha fatto la sua prima visita al chirurgo estetico, cose su cui riflettere

  2. Su questo penso si possa innestare anche qualche considerazione sul desolante potere omologante dei canoni di bellezza attuali e di come il fascino di una vita rimanga distante anni luce da tutto ciò.

  3. Uh, bello. Mi fai venire in mente una cosa non del tutto dissimile, una faccenda d’infanzia che poi… ma questa cosa richiede un post.
    E mi fa venire in mente anche The Daughter Of Time.
    E da qui il passo è breve: hai provato con il sito della National Portrait Gallery? So che non è esattamente quel che cerchi, ma – soprattutto per i contemporanei – c’è un’estrema varietà.
    E naturalmente c’è anche la Scottish National Portrait Gallery…

  4. Sì, esistono molte collezioni online -sia titolate che di privati appassionati di fotografia – in cui è possibile reperire foto interessanti.
    Ma io volevo provare a vedere una cosa diversa – diciamo che volevo testare la qualità di Google come strumento per rappresentare la realtà.
    Se ciò che mi presenta Google con una chiave di ricerca semplice come “woman face” è la realtà, allora non esistono donne sopra i 30 (salvo una manciata di anziane orientali rugosissime), non esistono donne che non abbiano colossali chiome arruffate, nei, rughe d’espressione o asimmetrie sono una cosa mai vista.
    Ed è un sintomo di qualcosa che non sono così sicuro che mi piaccia.
    (pur ribadendo il mio apprezzamento alle trentenni levigate e arruffate)

  5. Ho provato con “portraits” senza specificazioni particolari, e si trova qualcosa di meno… levigato. Però sì, concordo sul fatto che c’è qualcosa di uncomfortable nell’immagine comune di come una donna debba essere.

  6. Ma io volevo provare a vedere una cosa diversa – diciamo che volevo testare la qualità di Google come strumento per rappresentare la realtà.”
    un altro piccolo satori. o forse no, ma non mi ero accorto di una cosa ovvia, e quindi te ne ringrazio pubblicamente.

    perché questo è interessante: google viene usato sempre più intensivamente per ricerche sul reale (è nell’internazionale di questa settimana, a mero titolo d’esempio, il fatto che usino le ricerche degli utenti con nomi di medicinali per prevedere gli effetti collaterali dei medicinali… cioè, non è proprio così, un ricerca ritiene che lo si possa fare eccetera eccetera. era solo un esempio, cazzo). ma ovviamente google non è il reale, è quello che ci mettono dentro.
    è una cartina, che quindi ha una mano che l’ha disegnata.
    e, lo so, viviamo nell’era dei grandi numeri e solo controllando il nostro cellulare possono prevedere con un 85% di possibilità di dire giusto dove ci troviamo (su questo c’è anche una bella conferenza ted, tra l’altro). e, ovviamente, c’è un mucchio di gente che mette dati dentro google, no? tante mani insieme non potranno sbagliare più di tanto, no?
    e poi c’è quest’idea, proprio bellissima, della folksonomy.
    grandiosa.
    come wikipedia (ma anche lì, se ci penso, io vado a leggere come funzionano certi medicinali, ma poi chiedo al mio medico).

    come al solito, non volevo andare da nessuna parte, con tutto ‘sto popò di parole. solo dire che mi sono reso conto leggendoti che, alla fin fine, google è quello che una marea di sconosciuti (ma non tutti) ci mette dentro. nonostante il presupposto condiviso da molti che possa rappresentare la realtà. e ringraziarti.

    • Grazie a te.
      In effetti Google è un colossale filtro, che ci fa vedere solo ciò che la maggioranza (?) è interessata a vedere.
      C’è di che rifletterci.
      La folksonomy è grande, ma qui bisognerebbe ragionare su quali “folk” siano quelli attivi.

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