strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Le Spade di Lankhmar

22 commenti

spadelankhmar_thumb[4]Il dodicesimo volume della Fantacollana è Le Spade di Lankhmar, di Fritz Leiber, originariamente The Swords of Lankhmar, uscito in volume 1968, unico romanzo della serie di Lankhmar, quinto volume nella cronologia interna del ciclo.
Il racconto originale, Scylla’s Daughter, uscito nel ’62, era stato nominato al premio Hugo.

Ora, la mia venerazione per Leiber è agli atti, e quindi non aspettatevi nulla di troppo oggettivo: Leiber è un gigante, e Le Spade di Lankhmar è un romanzo esenziale nello sviluppo del fantasy moderno.
È quanto di più lontano si possa immaginare dal ciarpame pseudotolkienoide che oggi pare costituire l’unica modalità accettabile del genere sui nostri scaffali.
Molto probabilmente, il fan medio di fantasy nostrano, oggi come oggi, detesterebbe Le Spade di Lankhmar pagina dopo pagina.
I due terzi non riuscirebbero ad arrivare oltre un terzo del romanzo.
E coloro che dovessero riuscire ad arrivare in fondo, si troverebbero nella difficilissima posizione di dover scegliere, se rivedere radicalmente i propri gusti e le proprie opinioni, o semplicemente restare fedeli all’ortodossia, e odiare questo romanzo.

ziffdavis-fantasticstoriesv10n5Perché il povero consumatore di elfi e dragoni difficilmente supererebbe il primo terzo del libro?
Perché c’è un punto – grossomodo a un terzo del libro – in cui compare sulla scena un serpente marino a due teste, cavalcato da un tizio a torso nudo, che indossa un casco da astronauta e parla in tedesco*.
E che discute brevemente di cosmologia coi protagonisti.

Questo semplicemenete non succede più nei romanzi che vengono spacciati al pubblico contemporaneo.
Così come non succede più che i nostri eroi siano pigri, svogliati, cialtroni e furfanti, più interessati alla discussione filosofica che alla pugna.
Così come non succede più che un romanzo fantasy abbia modelli per lo meno elisabettiani, e sia scritto in un inglese asciutto, preciso, elegantissimo, senza una parola di troppo, senza assurdi arcaismi, versi in alto elfico e altro pattume.
Perché non succede più che un romanzo si apra con un capitolo al fulmicotone in cui i nostri eroi devono affrontare creditori impazienti, usurai vendicativi, prostitute infuriate e stregoni mercenari.
Perché non succede più che un protagonista in un romanzo fantasy impieghi mezza pagina a porsi domande sugli otto capezzoli della sua attuale amante.
E non succede più che un romanzo di neanche 250 pagine sia tanto intelligente, stimolante, ben scritto e fantastico.
Ed elegante**.

430961La trama – di ritorno dalle loro avventure intorno al mondo di Nehwon, Fafhrd il barbaro e il suo degno compare Gray Mouser tornano a Lankhmar, la città dalla Toga Nera.
Risolte un paio di questioni in sospeso coi loro creditori, i nostri eroi vengono incaricati nientemeno che dal signore della città, di risolvere il problema di topi che affligge Lankhmar, cercando al contempo di riaprire la via ai rifornimenti di cibo via mare, che misteriosamente scompaiono da mesi.
I nostri eroi si mettono, per così dire, al lavoro.
La situazione si rivelerà molto più complicata del previsto.

Fafhrd e il Gray Mouser sono due personaggi colossali, con un lunghissimo pedigree letterario, ed un’ombra lunga che si staglia, netta e terribile, su tutto il fantasy successivo.
I personaggi altrettanto centrali nella definizione del genere, o capaci di dirsi all’altezza di fafhrd e del Mouser, si contano sulla punta dei pollici.
Ma parleremo più ampiamente di Fafhrd e del Mouser quando discuteremo della loro seconda uscita in Fantacollana.

Nel presentare questo romanzo al pubblico, ancora una volta la Fantacollana sembrava ben decisa a svolgere un lavoro didattico, non di definizione del genere, ma di esplorazione dei confini più ampi del genere.
Contemplarne la vastità anziché definirne i limiti.

Le Spade di Lankhmar è un romanzo straordinario che è invecchiato benissimo. La traduzione della Fantacollana è ottima, ma non c’è paragone a leggerlo in originale.
Leiber mette a pieno regime la propria esperienza di attore shakespeariano e costruisce un piccolo, straordinario gioiello – la gemma centrale di una collana che la Nord avrebbe presentato in altri tre volumi negli anni successivi.
Riparleremo di Fafhrd e del Mouser, ritorneremo anche noi a Lankhmar.

eadad12cbfb88a0597152646567444341587343Sciocco dettaglio personale – questo era, davvero, uno dei grandi introvabili della Fantacollana negli anni ’80, e fu così che fu l’ultimo dei tre volumi Nord relativi a Lankhmar che ebbi modo di leggere – nell’edizione Mayflower, avvistata sugli scaffali della Libreria Sevagran di Torino, dove qualcuno l’aveva ordinata e poi non l’aveva ritirata.
Le feci la posta per settimane, ma alla fine, fu davvero come conquistare il Grail.
La mia copia Fantacollana la trovai, moltissimi anni dopo, su una bancarella. La copertina di Karel Thole è meravigliosa.

————————————

* Il motivo è noto – l’editor di Fantastic aveva pronta una copertina con il serpente a due teste e l’astronauta, e il titolo Scylla’s Daughter, “a novelet by Fritz Leiber”.
E Leiber, da buon professionista, scrisse la storia con quel titolo che si adattava a quella copertina.
Bello liscio.

** E badate, non si tratta di una commediaccia, di una farsa o di una parodia – si tratta di un romanzo serio, e con un finale col botto.
Semplicemente, è meglio di qualunque cosa possiate trovare domani sugli scaffali in libreria.
Rassegnatevi.

Annunci

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Le Spade di Lankhmar

  1. Io ti seguo nel leiberismo oltranzista. F&GM è quanto di meglio il fantasy abbia mai espresso!

  2. Aggiungo: molti “appassionati di fantasy” storcerebbero il naso perché, come dire… c’è fantasia.

  3. Ho conosciuto Lieber attraverso la Sf e IL Grande Tempo penso che sia uno dei romanzi più belli, originali e letterariamente sofisticati che gli anni d’oro hanno conosciuto, perciò, parlando di lui, sfondi, con me, una porta aperta!

  4. Mi trovi d’accordissimo sul ritenere quell’incipit straordinario! E la soluzione “terra-terra” messa in atto dal Mouser per sfuggire a certa magia riprende un concetto molto bello, espresso anche nell’Hagakure: si affrontino i problemi seri con leggerezza, e i piccoli problemi con serietà.
    E dopo un romanzo del genere, riusciremmo ancora a dire che un topo è un piccolo problema?

  5. mi permetto di consigliare agli appassionati del gigante rosso e del suo segaligno amico (conosciuti con il re e il fante di spade, per quel che mi riguarda), gli adattamenti a fumetti con i disegni di mignola.
    proprio, proprio belli.

  6. La prima volta che lo lessi, lo odiati. Avevo tipo 12 anni e venivo dai librogame della E.Elle.
    Poi, qualche anno dopo, me ne innamorai.
    Una semplice equazione mi dice che il lettore italiano di fantasy, nell’anno domini 2013, ha la predisposizione mentale di un dodicenne, anche se la carta d’identità indica almeno il doppio di quell’età.

  7. Lo so che sono una voce fuori dal coro, ma io Leiber l’ho letto dopo i 30 anni e proprio non mi piace. Riconosco che è un gigante del fantastico sullo stesso piano di Lovecraft, Moorcock, Dick e tanti altri. Dire il contrario sarebbe da stupidi, visto i giudizi positivi di tutta la critica che “conta”. E poi la Fantacollana pubblicava solo roba di qualità, quindi…
    Ma la sua prosa, il suo umorismo… sono un povero bifolco. D’altra parte a me non piacciono nemmeno i quadri di Van Gogh. Non disprezzatemi troppo, ma “Il grande tempo” la ritengo una delle letture più incredibilmente pallose in cui mi sia mai cimentato. E adesso lapidatemi.
    Mi permetto di consigliare i romanzi di Michael Sullivan della serie di Riyria, i cui due personaggi principali si rifanno ampiamente a Fafhrd e socio e questi mi sono piaciuti molto. Come mi è piaciuto anche “The desert of souls” di Howard Jones, letto su segnalazione di Davide. Mi piacciono le copie ma non l’originale. Sono matto.

  8. Non posso crederci! Sto appunto cercando per ogni dove le saghe di Lankmar e qualunque altra cosa di Lieber che ancora non ho in mio possesso. Ho solo “Un’avventura in Larkmar”, “La nave delle ombre”, “Le donne della neve” e poco altro. Devo scatenare l’inferno e comprarmeli tutti.

  9. Lieber è lassù dove pochi autori sono arrivati!

  10. Lo letto recentemente. Non mi è piaciuto. Chiariamo di base non leggo fantasy, e a parte un paio di tolkien per avere le basi è 2 o 3 shannara letti quando non avevo peli sotto le ascelle, direi che il mio pedigree è presto detto. Ne ho trovata una versione online e me lo sono letto sul kindle. Non so se è il mio caso ma in generale la traduzione è scandalosa, con termini assolutamente. fuori luogo, che hanno l’effetto durante la lettura di spezzare il ritmo e l’illusione di essere lì.
    Mi ha stupito come la violenza non sia edulcorata (il che è bene), mi hannop lasciato perplessi i caratteri dei personaggi, anche quelli secondari. E poi gli spiegoni. Forse avessi avuto 16 anni…

    • Mi spiace che non ti sia piaciuto.
      Non concordo assolutamente con la tua opinione – né sul romanzo né sulla traduzione.
      Ma d’altra parte, questa non è una religione, quindi è possibile avere gusti diversi senza doversi accapigliare.

  11. E ci mancherebbe altro 🙂

  12. grazie Davide per quello che fai. Queste recensioni sulla fantacollana sono uniche!

  13. Letto.
    è un po’come il ciclo del Mondo Disco di Terry Pratchett.
    Stessa vena ironica, la città come protagonista ecc.
    I personaggi sono la parodia dei personaggi della sward and socery tradizionale.
    Bello!

  14. Pingback: L’ultimo ladro di Lankhmar: Fritz Leiber (non solo Tolkien) | Cronache del gatto sul fuoco

  15. Pingback: L'ultimo ladro di Lankhmar: Fritz Leiber (non solo Tolkien) | Blog di cronachedelgattosulfuoco

  16. Ciao, io di solito non scrivo mai per rispondere a una recensione, ma stavolta devo farlo… e devo dirti che ti amo profondamente (e maschiamente), tipo che vorrei averti come amico per scambiarci consigli di lettura o per piangere insieme ogni volta che a uno scrittore servono tre pagine per descriverti le incisioni sulla spada del suo protagonista, quando Leiber di Lankhmar (una città, non una cavolo di elsa di una spada) descrive poco e nulla, ma per me continua a essere più reale di molti luoghi, che reali lo sono davvero.

    • La scrittura di Leiber è un esempio di economia straordinario. Leiber era estremamente asciutto nelle sue descrizioni, eppure era anche straordinariamente vivido e originale.
      Da studiare a fondo quando si vuol scrivere, pur sapendo che al suo livello non ci si arriverà mai.

  17. Pingback: Le Spade di Lankhmar | Italian Sword&Sorcery

  18. Pingback: Le Spade di Lankhmar – Hyperborea

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...