strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Avere qualcosa da dire

23 commenti

Ieri ho fatto un’affermazione categorica.

una storia senza tema non regge

Poche ore dopo, sono incespicato in una discussione nella quale si sosteneva, fra le altre cose, che

io diffido persino degli scrittori che affermano di scrivere perchè “hanno qualcosa da dire”

Ora il mio problema è che, se non ho nulla da dire – se non ho, in altre parole, un tema da esplorare – non vale la pena che io scriva.

Slide11234Poi, il tema non è la storia.
È ciò che sta sotto alla storia.
Ciò che un lettore intelligente potrebbe ricavare leggendo la storia, al di là del divertimento e dell’intrattenimento.
Il tema non sostituisce l’intrattenimento, come non sostituisce la struttura e la tecnica.

È lì, forse, che per il pubblico italiano il meccanismo si è inceppato – troppi romanzi difettosi sono stati imposti al pubblico perché il tema era (ipoteticamente) importante.
Ma il libro era brutto.
Nel cervellino rettiliano dei lettori, qualunque storia con un tema è diventata una storia brutta, che ha bisogno di un alibi per farsi leggere.
Ma non è necessariamente così.

Robert Howard aveva un tema (la civiltà è sopravvalutata), H.P. Lovecraft aveva un tema (l’Universo non è a misura d’uomo), George MacDonald Fraser aveva un tema (la storia l’han fatta i cialtroni), Edgar Rice Burroughs aveva un tema (nulla può sconfiggere lo spirito dell’uomo), Robert Crais ha un tema (la responsabilità è un valore)…
E così via.

Ed ho elencato solo “grossi” temi – quelli che si possono scrivere sul retro di una confezione di cerini, e possono reggere una storia intera.
Poi, chiaramente, quando scrivo un romanzo di 1800 pagine, magari di temi ne palleggio una dozzina.

Il che naturalmente è diverso dall’usare temi e “messaggi” come un mattarello, per stordire di chiacchiere e metafore grossolane (quando va bene) il lettore.
Solo un’idiota mette in un suo romanzo un soliloquio di settanta pagine per cacciare in gola la propria ideologia la lettore – lettore peraltro già massacrato ideologicamente dalle svariate centinaia di pagine precedenti*.
Il tema non deve essere sbattuto in faccia al lettore.
Deve essere suggerito al lettore, come un sottofondo all’azione ed allo sviluppo della trama.
La trama non è il tema.

hqdefaultOh, e i grossi temi devono essere articolati – nel senso che dev’essere possibile incapsularli in una frase articolata: “l’amicizia”, per quanto possa comparire in un manuale come tema,  non è un tema utile, bisogna definirlo meglio.
O meglio ancora – posso usare una cosa vaga e imprecisa come “l’amicizia” se pianifico un progetto di 2000 pagine nel quale sviscererò ogni aspetto, variante, tribolazione e trionfo dell’amicizia.
Ma se sto scrivendo una storia di 10.000 parole, si tratta di un tema troppo grossolano.
Più è breve la mia storia, più asciutto e focalizzato dev’essere il mio tema.

Quindi, ok, il tema.
Perché è utile, e perché è utile averlo ben definito prima di cominciare a scrivere?

Il tema è utile a chi scrive perché aiuta a tenere in carreggiata la storia, ed aiuta a motivare i personaggi.
Ciascun personaggio vuole qualcosa, questo è un altro di quegli arnesi del mestiere che sono indispensabili**.
In che modo il personaggio ottiene o meno ciò che desidera è legato al tema, deve essere presentato alla luce del tema.
John Carter ottiene ciò che desidera perché il suo spirito è incrollabile.
Conan ottiene ciò che desidera perché non ripone alcun valore nella civiltà.
Arthur Jermin scopre la verità – e poiché l’Universo non è a misura d’uomo, Art ha una pessima sorpresa.
E così via…

Lesson509Il tema fornisce oltretutto quella che si chiama unità tematica ad una storia o ad una serie – per cui posso esplorare temi contigui, o diversi aspetti di un dato tema, in storie successive.

In questo senso, per quanto possa sembrare paradossale, è molto importante avere un tema nella narrativa di genere – perché troppo spesso il genere da solo sarebbe troppo povero***.
Il che potrebbe anche essere uno dei motivi per cui tanta narrativa prodotta da volenterosi dilettanti****, in ultima analisi, fa pietosamente acqua

. non ha un tema
. ha un tema grossolano o banale
. ha un tema utilizzato nel modo sbagliato

Ma quest’ultima è solo un’ipotesi.

Ultimo punto da considerare – è possibilissimo che le mie storie un tema ce l’abbiano anche se io non me lo scrivo prima di cominciare.
Sarebbe bello se fosse sempre così.
Questo comporta, naturalmente, la sfida di scoprire il tema della storia mentre si scrive.
La sfida e la fatica.
Ma se non si ha nulla da dire, perché scrivere?

[questo post è una specie di esperimento,
in quanto ha una seconda parte, in inglese,
di là sul mio altro blog – semplicemente
perché mi piaceva il titolo in inglese]

———————————

* Indovinate il romanzo.
Chi vince, non riceverà nulla perché sarebbe immorale.

** Sì, proprio come il sopravvalutato e mal compreso Show Don’t Tell.

*** La teoria secondo la quale la narrativa non ha un tema, la letteratura sì è una sciocchezza.

**** Non fate quella faccia – lo siamo stati tutti, volenterosi dilettanti.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “Avere qualcosa da dire

  1. Il fatto è che i lettori italiani, per pochi e in via d’estinzione che siano, se la tirano pure.
    Vogliono qualcosa da leggere che dia loro un tono. La Solitudine dei numeri primi, oppure i deliri onanistici di Fabio Volo. I grandi classici di cui oramai si può parlare senza nemmeno leggerli (al limite basta possederli). Perfino il pattume fantasy-rosa o l’horror romance danno un tono, nel senso che le ragazzine li comprano perché parlano d’amore. Mica per i vampiri o i draghi.
    Si è perso da decenni il senso della letteratura popolare, quella fatta per divertire e divertirsi.
    Anch’io (come il tizio che cito tu) diffido profondamente da tutti quegli scrittori che in ogni intervista tengono a ribadire che loro hanno soprattutto voluto comunicare un messaggio. Non sono, insomma, dei volgari scribacchini come un Salgari qualunque.
    Ma va, va…

  2. Concordo con Alex, sul fatto che almeno da noi il tema abbia preso l’importanza della storia, nella scelta del libro. “Leggo XYZ perché parla di…” poi come ne parla (e se veramente lo leggo e non lo appoggio in bella vista per far figura con gli amici) non ha davvero importanza.
    Forse sarebbe meglio liberarsi un po’ dai temi, almeno di quelli esposti come portanti dell’intero libro, e soprattutto dell’idea che per scrivere di un certo tema “serio” ci vogliano storie “serie” (e quindi in gran misura mai fantastiche). Ecco forse è più questo il problema, la relazione tra tema e storia, che sembra dover per forza andare sugli stessi binari paralleli.

  3. Il problema è che se fai tanto di azzardarti a dire che la tua storia fantastica (o di genere) ha un tema, o vari temi, ti ridono dietro e ti consigliano di dedicarti a cose serie.
    Però poi fa tanto figo quando leggi in giro che “sì, ci sono i vampiri, ma in fondo è solo una delicata storia d’amore che ci narra del difficile passaggio all’età adulta di un’adolescente che,..” e tu ti addormenti alla seconda riga.
    Insomma, sembra quasi che la narrativa di genere sia da un lato ingabbiata in una totale mancanza di ambizioni tematiche e, contemporaneamente, costretta a essere solo una facciata per parlare d’altro.
    E non c’è via d’uscita.

  4. Uhm. Ammetto che sono un po’ combattuta. Io la frase ‘bisogna avere qualcosa da dire’ in senso tematico la applico ai blog, non alla narrativa. Cioè, della narrativa m’importa la trama, a prescindere dal tema che ci sta sotto. Credo che alla fine qualsiasi trama finisca per sottintendere uno o più temi, a prescindere dalla volontà dell’autore. Pensando a quello che sto scrivendo io me ne sono venuti in mente almeno un paio, e non è che ci abbia mai riflettuto prima. Il tema inteso in questo senso lo vedo come incorporato alla trama stessa o alla volontà dei personaggi.
    Comunque secondo me la narrativa italiana è malata di ‘temi’. Tanti scrittori nostrani spesso sottotitolano e metaforizzano sulle loro lezioni di vita, credo sia per questo che di rado mi arrischio a prendere in mano un libro scritto da un italiano…

  5. uhmm… no non mi hai veramente convinto…

    Nel senso che, come citi tu stesso nell’articolo, esiste anche il semplice intrattenimento… quindi bisogna ritornare al punto chiave: una storia nata con il solo scopo di intrattenere, è mancante in qualcosa se lo fa senza un tema di fondo? … per lo meno uno deciso a tavolino?

    Se i miei personaggi devono andare dal punto A al punto B, e lo devono fare semplicemente perchè quel tragitto servirà a intrattenere il lettore, a farlo divertire, prima della risoluzione finale, è necessario che di fondo si respiri il valore dell’amicizia, o la sfiducia nelle persone o nel mondo, ecc… ?

    Oppure gestire delle buone scene (che ci sia azione, combattimenti, amore o quel che è) e risolvere la trama in maniera impeccabile è già sufficiente per definire il nostro lavoro un buon lavoro?

    Io, non ne faccio mistero, mi schiero assolutamente per la seconda tesi… nonostante in quello che realizzo c’è sempre, in effetti, un tema di fondo…

  6. Sono abbastanza perplesso.
    Se sono fermamente convinto che non debba essere il tema a vendere la storia (e l’ho detto), d’altra parte resto dell’idea che una storia senza un tema sia qualcosa di sostanzialmente onanistico tanto per chi scrive che per chi legge.
    E se posso ammettere che a dodici anni si possa leggere Lovecraft “per i mostri”, da un lettore adulto mia spetto qualcos’altro – la comprensione di ciò che sta sotto alle storie del Gentiluomo di Providence.
    Allo stesso modo, trovo l’idea di scrivere pensando alla trama, il tema poi verrà fuori da sé, un modo spaventosamente dispersivo di scrivere. È possibilissimo che, lungo il tragitto, il mio tema possa cambiare, o la mia storia possa portarmi a sviluppi che non credevo possibili in partenza.
    Ma un punto di partenza è indispensabile.

  7. @Engelium
    Io sostengo semplicemente che senza un tema portante, “risolvere la trama” diventa un fenomeno casuale.

  8. Questo è vero… senza un tema il rischio di deriva è elevato, non vi è dubbio.

    Però io la vedo anche in un altro modo: se mi viene in mente una storia di fondo, oppure dei personaggi che mi piacerebbe usare, o magari proprio una bella scena finale e mi piacerebbe costruirgli una storia attorno, dover pensare ad un tema su cui cucire il tutto io credo che possa, a volte, diventare una vera palla al piede… in questi casi (mi è capitato) preferisco invece di gran lunga buttare i miei personaggi nel gioco e “vediamo che succede” 😛 …

    si metodo assai professionale, ma io mica sto scrivendo Dylan Dog no? Ecco lì si che se non hai un tema allora smetti di provarci, non è roba per te…

    in buona sostanza, credo che non sia il tema a decidere se un lavoro possa o meno essere buono… quello, IMHO, sarà solo un valore aggiunto che potrà farti mettere quel libro/fumetto sullo scaffale da esposizione piuttosto che in uno scatolone giù in cantina..

    per me chiaramente 🙂

  9. ah aggiungo, giusto per chiudere prima di tornare al lavoro, una cosa riguardo il post sul blog inglese:

    As I explained – at lenght – in my Italian posts, I think defining a theme (or a set of themes) helps me keep the narative on track, helps me define the actions of my characters, helps me find solutions.

    ecco questa è una cosa che, ad esempio, può anche rivolgersi contro lo scrittore ad esempio… sintetizzando: i miei personaggi fanno una determinata cosa non perchè è logico che, per il modo in cui li ho costruiti, la facciano, ma perchè il tema che voglio usare impone che agiscano in quel modo… e tanti cari saluti alla loro credibilità…

    Sembrerà strano ma ho letto decine di storie in cui questa cosa mi urtava… è chiaro che dipende tutto da chi scrive, ma ad un livello più “subliminale” io credo che possa influenzare anche il più abile scribacchino là fuori se non sta attento

    vabbè, tanto pour paler 😛

  10. Piccola nota sul fantastico e sugli scrittori alle prime armi: noto una mancanza del tema in questi testi, oppure la presenza di un tema così grossolano da passare inosservato. Uno dei problemi di “percezione” della letteratura fantastica nostrana è proprio l’idea che un’opera del genere, perché fantastica, non abbia bisogno di altri temi.

    Inversamente nel cliché contemporaneo della letteratura italiana il tema ha sostituito la storia. O sbaglio?

  11. @Engelium
    Credo che il problema sia di equilibrio – o al limite di intelligenza di chi scrive.
    Nel senso che il tema non è nè la storia, né l’unico elemento importante della storia.
    E se personaggi, situazione e tema non concordano, il problema non è né il tema, né i personaggi, né la situazione.
    Il problema è che l’autore è un idiota – o a voler essere magnanimi, un dilettante molto molto impreparato.

    @Antonio
    Credo che per lo meno la percezione generale sia quella, sì.

  12. Ehm, no, in questo caso io dissento parzialmente da te.
    Spiego meglio, e in breve: non ritengo necessario che uno scrittore debba avere grandi temi da “predicare”, per iniziare a scrivere un libro. Né divulgare un messaggio.
    Vuole solamente divertire il lettore? Se sa farlo bene, per me è ok. Poi è inevitabile che qualche pensiero/credo/morale dell’autore emerga qua e là nel romanzo, ma più succede in modo involontario e non invasivo, meglio è. E se non dovesse succedere del tutto, per me sarebbe ok comunque, a patto che il libro sia bello.

    Ripeto: senza polemica. Probabilmente su questo punto la vediamo soltanto un po’ diversamente, ma è comunque interessante confrontarsi.

  13. Nessuna polemica.
    Io credo soprattutto che ci sia una percezione errata dell’enfasi del tema.
    Non è che io mi debba svegliare la mattina e, contemplando l’alba, mi debba guizzare nel cervello l’idea “Scriverò una storia sull’impossibilità di comprendere l’arte se non si ha sofferto”, e poi giù a dannarmi nello scrivere la storia di un laureato in fisica e la sua fidanzata che lavora al MacDonald, che soffrono però apprezzano l’arte.
    Può darsi benissimo che io voglia semplicemente scrivere “una bella storia piena di mostri” (cfr. China Mieville) – però so che se mentre la scrivo non ho in mente altro, non ho nulla di significativo (per me) da esplorare, la scrittura mi risulterà infinitamente più faticosa, e le probabilità di arrivare a chiuderla bene saranno di meno.
    Ma poi la presenterò come storia di mostri, non come storia sull’amicizia, o sul tradimento, o sulla crescita.

    Il tema serve all’autore per semplificare la scrittura, al lettore per ricavare maggior soddisfazione dalla lettura, ed al critico per poterlo fraintendere e sproloquiare a vanvera.

  14. “Può darsi benissimo che io voglia semplicemente scrivere “una bella storia piena di mostri” (cfr. China Mieville) – però so che se mentre la scrivo non ho in mente altro, non ho nulla di significativo (per me) da esplorare, la scrittura mi risulterà infinitamente più faticosa, e le probabilità di arrivare a chiuderla bene saranno di meno.”

    Secondo me è impossibile che non ci sia un tema. Beh, “quasi” impossibile. Nel senso che, se chi scrive lo fa in modo onesto – vale a dire per ragioni che non siano “mi bullo con gli altri” e “dimostro a tutti che sono scrittore e valgo in quanto tale”, è ovvio che l’autore metta se stesso nella storia. Non nei panni del protagonista (c’è chi fa anche questo, ma è un’altra storia), ma, giocoforza, inserirà nella narrazione – nel substrato della narrazione – ciò che per lui è importante, che lo interessa, o che lo spaventa.
    Solo, e qui parlo per quel poco che vale la mia esperienza, a volte non lo fai in modo conscio. Io ho scoperto di aver inserito un tema nel mio libro – e un tema che è molto importante per me a livello personale – solo mesi dopo, quando, una volta uscito, mi sono fatta coraggio e l’ho riletto. Ho scoperto – con estrema sorpresa – che c’era tantissimo di me, solo che non mi ero assolutamente accorta. Suona scemo, lo so. Il tema non è qualcosa che fai a tavolino: come dici tu, non ti svegli la mattina con l’intenzione di scrivere qualcosa sui massimi sistemi, Per quanto mi riguarda, è qualcosa che scopro man mano che scrivo. Ci ho provato, eh, a deciderlo prima, eccome se ci ho provato. Con me non funziona, non c’è verso. Peccato, perché andrei dritta al punto, con molta meno fatica. Ma, come al solito, sono l’ufficio complicazioni affari semplici.

  15. Il punto è che in Italia partono proprio dal “oggi scriverò una storia sull’ecologia, piena di messaggi positivi e con una storia semplice semplice a fare da contorno”.
    Esempio non a caso, visto che proprio qui da noi è nata un’intera collana editoriale proprio con queste modalità.
    Ecco, io i romanzi così non riesco a leggerli. Mi sanno di posticcio e di sleale. Ma si sa, io sono cattivo 😀

    Diciamo che le due cose, tema e trama, dovrebbero nascere il più possibile spontaneamente e procedere senza pestarsi i piedi.
    Non è facile e la sensazione è che comunque sempre meno presunti scrittori ci provino.

    Non a caso citavo Salgari, dignitoso esponente della letteratura popolare d’evasione, quella che oggi fa tanto schifo ai nostri editori, perché in Salgari non è che ci si può leggere chissà quale sottotesto elevato*.
    Oppure se lo inventerebbero o ne parlerebbero a sproposito, come dici tu.

    *Che poi in realtà c’erano anche, ma erano tanto distanti dalla realtà italiana di allora da passare inosservati, o almeno credo. Poi ok, erano libri che parlavano anche di eroismo e di amicizia, e questi comunque rimangono temi universali.

  16. Di fatto io non sostengo che dichiarare il tema sia la soluzione di tutti i mali.
    Facilita il lavoro per me.
    Però concordo sul fatto che alla fine il tema c’è sempre, se scriviamo per dire qualcosa.
    Negarlo, o considerarlo un elemento tossico, io credo sia un errore di prospettiva.

  17. @mcnab
    Siamo arrivati ad un punto critico – il perché si scrive, il perché si scrive una certa storia.
    L’operazione che descrivi, quella della collana eco-nostalgica, è significativo – è cercare di catturare un pubblico col tema e non con la storia.
    La storia è una miscela di tanti elementi – puntare a venderla sulla forza di uno solo prima ancora di averla scritta è disonesto.
    Che poi l’elemento sia il tema (come in tanta narrativa pseudointellettuale), nei personaggi (vedi la fanfiction di cui si parlava altrove), di ambientazioni (il fantasy fatto col ciclostile), di trama (i polizieschi fatti con lo stampo), non ha importanza.
    È disonesto.
    Io devo scrivere una buona storia.
    E per essere buona, deve contenere gli ingredienti migliori – tutti gli ingredienti migliori.

    Sul fatto che il pubblico non cogliesse i temi di Sandokan… mah, discutiamone 😉

  18. Una bella storia piena di mostri è una bella storia. Se è davvero bella e divertente, vuol dire, che dentro c’è tutto quello che serve. Il “tema” nelle belle storie c’è sempre e meno appare evidente, meglio è.

  19. Da qualche parte (un manuale, giustappunto) ho letto che era impossibile scrivere senza avere un tema – o perlomeno molto difficile. L’autore sosteneva che a lui la prima rilettura serviva proprio a identificarlo, e capire come poteva far sì che il tema emergesse dalla narrazione. D’altra parte, è molto più difficile, per lo stesso, scrivere una storia a partire da un tema. Che invece è quello che insegnano a scuola. Detto ciò, da lettore preferisco quando la storia ha un tema, che non è necessariamente espresso sotto forma di “messaggio” con tanto di frecce e neon.

  20. “Di fatto io non sostengo che dichiarare il tema sia la soluzione di tutti i mali.”

    Ma questo è lampante. Intendo: era lampante già dalla prima lettura del post. E, fra l’altro, sono dell’opinione che, quando si tratta di scrittura, non esista una soluzione per tutti i mali. Ci sono diverse soluzioni per diversi mali e, oltretutto, sono differenti per ciascuno di noi. Quello che funziona per me può non funzionare affatto, anzi, essere nocivo per te e viceversa. Ognuno di noi trova il suo metodo attraverso una serie di prove con relativi errori. Con (almeno per me) tanta frustrazione a fare da contorno.

    “Facilita il lavoro per me.”

    Io invidio molto (in senso buono, ovviamente) questa tua capacità.

    “Però concordo sul fatto che alla fine il tema c’è sempre, se scriviamo per dire qualcosa.
    Negarlo, o considerarlo un elemento tossico, io credo sia un errore di prospettiva.”

    Un grossolano errore di prospettiva, aggiungerei. Quella dell’elemento tossico poi è proprio una… vabbé, non lo dico. In fondo sono una signora.

  21. Personalmente penso che ci sia una gran confusione tra tema e morale.
    Molto spesso trovo noiose e scontate le storie con una morale mentre mi piacciono moltissimo le storie con un tema e non riesco a seguire storie che un tema non ce l’hanno inquanto confuse e non si capisce dove vadano a parare.
    La morale è quando lo scrittore decide che la sua storia esiste per comunicare un messaggio.
    Il tema invece è quel messaggio che è sul fondo della storia. In certo senso la tiene in piedi senza per questo essere l’unica ragione di vita della storia.
    Bei personaggi, bel plot ma che in qualche modo hanno come una direzione anche se ci vanno facendo a zig zag.
    La morale no. Pervade ogni cosa che avviene nella storia e molto spesso distrugge il plot.

  22. Immagino che l’allergia generale al tema si debba ai troppi libri in cui il tema è sbattuto in testa al lettore senza un briciolo di sottigliezza. Se è trattato con eleganza, se è debitamente sottinteso, se è parte integrante della narrazione, del modo in cui i personaggi agiscono e reagiscono (e del modo in cui vanno a finire), senza forzature, insegne al neon e casse di sapone, allora il tema non si nota nemmeno troppo. E può anche sfuggire al lettore, che ha solo l’impressione di avere trovato molta soddisfazione nel leggere una storia dalla trama solida e dai personaggi ben tratteggiati. Hence, forse, l’impressione che le storie con tema siano tutte brutte, e tutte le storie belle siano senza tema?

  23. L’effetto collaterale di un gioco di prestigio nel quale si è visto il trucco.
    Potrebbe essere.

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