strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

When you go black…

5 commenti

Sono nuovamente sulla strada e per un paio di giorni vi sciropperete i miei post programmati.
Non me ne vogliate se non vi rispondo ai commenti – sarò prevalentemente offline.

Intanto, a farmi compagnia sul treno, ci saranno i due dischi di una giovane cantante neozelandese scoperta per caso, e straordinariamente interessante.
Beh, per me, per lo meno.

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Pare che in patria Gin Wigmore (classe 1986) abbia fatto non poca gavetta, ma in questa maniera ha certamente messo a punto uno stile interessante.
Sono stati fatti paragoni con un paio di note cantanti (vive o morte) che negli anni passati hanno avuto un certo successo.
Ma ascoltando dall’inizio alla fine Gravel & Wine, il più recente lavoro della Wigmore, ci si rende conto che i paragoni sono sterili, e che abbiamo a che fare con un personaggio originale.
Il precedente Holy Smoke è altrettanto interessante, se vagamente più convenzionale.
La voce è rotta, sporca, quasi sgraziata, ma assolutamente giusta.
I riferimenti musicali vanno dal country al rock passando per la Bond-music.
I riferimenti culturali sono al noir e al pulp, a storie andate malissimo, alla vita sulla strada e nei sobborghi, a donne con la pistola e pecore nere.
E sì, il singolo Black Sheep mi piace molto.

Divertente, brava, e da tener d’occhio.

E per farsi un’idea, un paio di pezzi di riferimento.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “When you go black…

  1. Non male. Segno e metto su Spotify.

  2. Gran bella scoperta, ma lo sai già che mi hai fatto entrare in fissa. E Black Sheep non riesco a smettere di ascoltarla

  3. Interessantissima davvero. Scoperta proprio grazie a te.
    Grazie 😉

  4. Interessante assai grazie

  5. mi correggo ? f_gata inverosimile, ma dove era rimasta questa ??? ricordo un solo album che al primo ascolto mi ha fatto un effetto simile, l’ultimo dei black keys, solo che qui non pare tutto frutto di orecchiabilita’

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