strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La saggezza della lontra

10 commenti

1230661Ieri pomeriggio ho trascorso un paio d’ore a sfogliare e leggere a spizzichi e bocconi Castle of the Otter*, una raccolta di saggi, chiacchiere e farneticazioni di Gene Wolfe, riguardo al suo Libro del Nuovo Sole.
Otter venne compilato mentre New Sun era in fase di pubblicazione (il quarto volume era in fase di revisione), ed è una interessante esplorazione della mente di uno degli autori più complessi e soddisfacenti del genere, mentre cerca di chiarire a se stesso e (più probabilmente) agli altri la complessità che gli è caratteristica.
È il genere di volume che spazia dalla discussione teologica agli sberleffi sulle stramberie dell’editoria, passando per riflessioni sulla scrittura e sul fantastico, questioni come la metrica e la poesia nel testo, il teatro elisabettiano, i termini desueti, una carrellata di brevi saggi su autori fondamentali, e quant’altro.

Comunque… ieri pomeriggio non avevo granché voglia di fare alcunché, e al contempo ho un paio di idee che mi ronzano per la testa, e così ho recuperato il volume di Wolfe – le idee che mi girano per la testa sono in qualche modo connesse al suo lavoro – ed ho cercato fra le sue pagine dei consigli per uscire da questa pigrizia che mi uccide, e magari trovare la scintilla per partire col lavoro.

9780312890421Beh, l’ho trovata.
Wolfe osserva come avere troppo tempo a disposizione per scrivere sia sostanzialmente deleterio per la scrittura.
Un autore che ha solo due ore al giorno per scrivere, sostiene Wolfe, sfrutterà quelle due ore al massimo, poiché sono tutto ciò che ha a disposizione.

Chi ha solo due ore per scrivere le userà per scrivere anche nel retro di un furgone sulla statale.

Ma un autore che abbia quattordici ore a disposizione ogni giorno… beh, essendo uno scrittore, dovrebbe trascorrere tutte e quattordici le ore a scrivere.
E poiché nessuno sano di mente prova piacere a scrivere quattordici ore filate, lo scrittore che ha tutto quel tempo a disposizione di solito non comincia neanche.

L’eccessiva disponibilità di tempo induce comportamenti dispersivi.
Il che è – per ciò che mi riguarda – è assolutamente vero.

Per cui, da oggi (che bello, è lunedì – va proprio bene!) si riorganizzano le giornate, e si riduce il tempo da dedicare alla scrittura al minimo.
Poco, ma lo userò tutto.
E intanto potrei anche riuscire a fare le pulizie di primavera…

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* Per chi fosse interessato, Castle of the Otter è stato ristampato insieme con il volume Gene Wolfe’s Book of Days, in un volume unico intitolato Castle of Days.
È vivamente consigliato.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “La saggezza della lontra

  1. Un buon consiglio, tenendo conto, però, che a dedicare poco tempo alla scrittura si rischia di non scrivere proprio più… Poi forse sono io a essermi impegnato in un testo debole, ma sospetto che tu abbia ragione, scegliere un tempo X esclusivamente dedicato alla scrittura può essere una soluzione. Sempreché al destino importi qualcosa di quel che faccio io… :- (

  2. Beh, ma tu non scrivi mica per il destino😉

  3. Destino è un altro modo per parlare di fortuna, ovvero di caso. Ma hai ragione, cercare “fortuna” di questi tempi è poco raccomandabile. Si scrive perché non se può fare a meno. Punto e a capo.

  4. How sadly true… Nell’altra vita, quando lavoravo dieci o dodici ore al dì nell’ufficio di una segheria, appena tornavo a casa mi mettevo a scrivere, fermandomi solo per una rapida cena – e poi riprendevo. Adesso che non solo ho più tempo per la scrittura ma, tutto sommato, posso farlo in qualsiasi momento voglia, i ritmi di allora me li sogno.

    Ma a partire dal sette di maggio, le cose cambiano, perbacco! -acco -acco -acco… (cue: rumore di ennesima ferrea risoluzione che si disperde nello spazio.)

  5. Ma che bella è la copertina di otter? Per inciso, c’è anche solo un illustratore delle copertine di wolfe che abbia rappresentato Terminus Est come è (minuziosamente) descritta nei libri?

  6. Beh, le copertine di Don Maitz non sono male – purtroppo, le due nelle quali Terminus Est si vede meglio non sono state usate per i volumi pubblicati in Italia.
    E chiunque abbia fatto le copertine dei due volumi della Gollancz Fantasy Masterworks c’è andato abbastanza vicino.

  7. Si, quelli della Golacz in effetti sono ok, hanno anche l’elsa giusta.

  8. Non ci avevo pensato ma in effetti è vero.
    Non a caso la domenica, in proporzione con gli altri giorni, produco assai poco.

  9. Io ho solo un’ora. Tanto dura la batteria del portatile. Mi chiedo già se in mezz’ora ce la farò …

  10. David, hai il poter sublime di farmi sentire ignorante a livelli incredibili.

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