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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Spacciatori di “Realtà”

10 commenti

reality (250 x 311)Facciamo un bel pork chop express, volete?

Robert Anton Wilson, che non era esattamente l’ultimo arrivato, sosteneva che La Realtà è Ciò Che Riesci a Spacciare (traduciamola così, via).
La visione di Wilson si sta concretizzando con una inquietante precisione attorno a noi.

Volete un esempio?
Ieri, sul web, qualcuno ha raccontato al pubblico plaudente che Capitan Futuro fu un fumetto scritto da Edmund Hamilton, pubblicato in America nel 1940.
Non serve essere cultori di narrativa pulp o collezionisti di vecchie riviste ammuffite – basta verificare su Wikipedia per scoprire che Capitan Futuro, di Hamilton, era una serie di romanzi*.

Oppure, qualche settimana addietro, l’accalorato articolo – non ho il link, scusatemi – in cui si difendeva la dignità della fanfiction, che mostrava una certa confusione fra fanfiction, spin-off e pastiche.
Differenza che, una volta segnalata, veniva spiegata col fatto che si davano interpretazioni diverse ai termini.

Interpretazioni?!

Un po’ come l’interpretazione dell’espressione narrativa pulp, ricordate – che ha un suo preciso significato, ma chissenefrega, noi la usiamo a sproposito.
O la storia che Ray Bradbury non fu un personaggio significativo nell’ambito della fantascienza.

Attenzione, ora viene la parte difficile.
Non me ne importa un fico dell’articolo farlocco su Capitan Futuro**.
Quello è un sintomo.
A me interessa la malattia.

Ora, sono il primo a dire che ragionare per categorie troppo strette e troppo rigide è limitante e pericoloso… ma comincio ad avere l’impressione che questo strano relativismo – per cui tutte le opinioni hanno una pari dignità, anche quelle sbagliate, e se si fa notare l’errore, beh, è poi solo la tua interpretazione che è diversa dalla mia…
Ecco, ho l’impressione che sia molto più pericoloso.

902931La questione non è forse neanche tanto (o sempre) di disonestà intellettuale di fondo.
Ma è certamente di allegra indifferenza verso i fatti.
Ed è pericolosa.
Anche perché si potrebbe difendere la dignità della fanfiction (per dire) senza mescolare le carte, si potrebbe parlare di Capitan Futuro senza inventarsi un fumetto che non è mai esistito**… parlare anche della grafica, citando copertine e illustrazioni interne, senza cambiare medium, senza perpetrare un falso.
Si potrebbe dire, c*zzo, Tarantino mi ha gabbato!
E farsi due risate.
O ammettere che Bradbury non ci piace senza togliergli il suo ruolo e la sua centralità.

E non c’è, badate, bisogno di mettere la bibliografia, citare le fonti, fare di ogni dannato post un ponderoso (e barbosissimo) saggio.
Basta un minimo.

E invece si improvvisa, si inventa, si sbianchetta.
Non si verificano le fonti.
Si sostengono le tesi che piacciono, le si offre come fatti, anche se sono palesemente balle.

E pare stia diventando un atteggiamento frequente – errori fattuali, imprecisioni, opinioni spacciate per verità assolute…
E così come si attacca come non fondato su fatti documentabili una opinione personale, così si spaccia per fatto documentabile una opinione personale.

Complice l’attention span sempre più contratto dei surfisti, basta scrivere tanto, fitto, senza andare a capo, mettendo qua e là qualche frase in grassetto, citando un sacco di nomi, and they’ll all kow tow, come diceva Cole Porter.
Per convincerli basta stordirli di chiacchiere.

E non è forse ciò di cui la blogsfera è sempre stata accusata – specie da coloro che non vogliono riconoscere alcuna dignità alla blogsfera ed ai suoi contenuti?
Per cui, fatemi causa, inalberarmi (moderatamente, badate) rispetto a certe pratiche spurie è anche, per me, difendere il mio lavoro.

Ma forse la cosa più curiosa è l’entusiasmo con il quale il pubblico è pronto ad applaudire certe baggianate.
La personalità dell’autore, la sua popolarità, ha la precedenza sui fatti.
Al punto che anche chi sa benissimo che si tratta di informazioni errate, imprecise, tendenziose, false, applaude e offre il suo assoluto supporto.
Supporto che spesso viene negato a iniziative che faticano per mantenere il livello il più alto possibile, per documentare, “fare cultura”, offrire qualità.

Si loda la preparazione enciclopedica di chi infila svarioni a raffica, la dedizione alla divulgazione della cultura di chi inventa ed improvvisa, e sopra tutto di costoro si loda la passione – che nel nostro giro, ne abbiamo parlato milioni di volte, è una sorta di mano di biacca che copre tutto, normalizza tutto, giustifica tutto e il contrario di tutto.
Scrivi e non ti pago perché lo fai per passione.
Spari cazzate e ti stimo perché lo fai con passione.

È come se la realtà fosse davvero ciò che riuscite a spacciare.
E quelli che spacciano baggianate piacciono.
Piacciono un sacco.
E hanno un pubblico pronto a farle proprie, quelle baggianate.

———————————————————————

1182013-250px_captain_future* Li ha ristampati, tutti negli ultimi due anni, la solita Heffner, in meravigliosi volumoni che vanno a 40 dollari a botta.

** Ci fu, nel 1940, una serie a fumetti con un personaggio che si chiamava Captain Future, ma non aveva nulla a che vedere con il personaggio dei pulp, e con Edmund Hamilton. Da qui probabilmente la confusione.
Ma può capitare di sbagliare.
Come dicevo, si tratta di un sintomo, non della malattia.
E incidentalmente, come molti personaggi della Nedor Comics – ad esempio Black Terror – anche questo captain Future è di dominio pubblico.
Quello di Hamilton, ahimé, no.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Spacciatori di “Realtà”

  1. Chiamasi “pensiero debole”*, e per fortuna finalmente se ne sta facendo giustizia. Nota a quanti campi dell’agire umano (politica in primis) si può applicare quest’invettiva. Ad esempio a un noto politico morto di fresco.

    * Una Cagata Pazzesca (c)

  2. Ciò che mi sento dire spesso è: C’è su internet, quindi è vero!
    E io penso: Che putt—ta!

    Eppure funziona così, hai pienamente ragione. Ricordo un collega alpinista, che per organizzare le use uscite cercava le previsioni meteo di una certa località inserendo su google il nome della località + “bel tempo” + “weekend”. In pratica non controllava il tempo che ci sarebbe stato, cercava un sito che gli dicesse che sarebbe stato bello, così da partire felice verso la sua nuova vetta.

    La rete ha portato questo falso mito di essere fonte di verità, quando invece ci si trova tutto e il contrario di tutto. Basta chiedere a Umberto Eco (o a Philip Roth) e alla sua lotta contro wikipedia, che non gli ha mai permesso di correggere informazioni errate sul suo profilo (http://www.ilpost.it/2012/09/08/philip-roth-prova-a-correggere-wikipedia/).

    E’ come se l’idea del super computer onniscente di certi film sci-fi sia stato erroneamente proiettato nella figura di internet… ma io credo che la frase che ho citato all’inizio sia fonte di pigrizia mentale.

    Un tempo, chi era pigro mentalmente, faceva la figura dello sciocco, dello stolto, ma ora, grazie a internet, è in grado di fare il saccente, gli basta uno smartphone e una connessione a internet per sparare “pillole di saggezza”. E visto che alla base di queste “pillole” c’è una fonte, e che chi la cita non è proprio ebbro di conoscenza, spesso il tentare di portare l’informazione al vero è un lavoro impossibile. Chi cita internet diventa testardo: E’ su internet, per cui ho ragione.
    E alla fine, come tu stesso dici, anche chi conosce la realtà finisce per dare retta a quanto afferma l’altro (forse per stanchezza, per impotenza, perché non ha voglia di lottare contro i mulini a vento) proprio come ha fatto Eco, che dopo due o tre rimbalzi contro il muro dei revisori di wikipedia, ha rinunciato a veder corretto il proprio profilo.

    😦

  3. Sai come vanno queste cose… la prima volta inserisci un dato senza fonte, del quale non sei troppo sicuro. E nessuno se ne accorge. La volta successiva lo inserirai senza troppi patemi d’animo. La volta dopo ne inserirai più d’uno, tutto ciò che serve per sostenere il tuo punto di vista e creare un post scintillante e ammirevole. La verità ha una voce flebile rispetto alle bugie. Purtroppo non vedo altra soluzione che continuare a non mentire (almeno non volontariamente) e denunciare chi vive di menzogne. Probabilmente non serve a nulla, ma la verità ha un voce flebile ma persistente.

  4. Il problema diciamo riguarda sia gli appassionati che i professionisti. I cosiddetti iscritti a qualche albo. In merito alla lode della cultura, a cosa ti riferisci in particolare?

  5. Episodi come quelli che descrivi sono davvero assimilabili a si ntomi di una malattia ben più perniciosa di quello che appare. Chi indossa un abito mentale come quelli descritti (vale sia per chi spaccia conoscenze che non ha che per chi si mette ad applaudire senza capire) che genere di contributo è in grado di dare a una qualsiasi attività?
    Il punto non è poter fare un errore o anche cento, il punto rimane quello di improvvisare cose campate in aria. Un meccanismo che si può serenamente definire truffaldino. La rete è piena di piedistalli autocostruiti, basati su aria calda ed ego smisurati. Forse servirebbe smetterla di nascondersi dietro nickname e tastiere ed avere il coraggio di affrontare un pubblico dal vivo.

  6. Mi riferisco al fatto che non importa quale sciocchezza si pubblichi, pare ci sarà sempre un pugno di entusiasti che loderanno commossi la vasta cultura del perpetratore di tale sciocchezza.
    “Dio, quante cose sai!”
    Sì, e quelle che non so le invento.

  7. Non posso fare a meno di pensare al Dottor Dulcamara, che arriva col suo carro dipinto a colori sgargianti e il gilet di seta a righe per propinare l’elisir miracoloso ai contadinelli&contadinelle stordendoli di chiacchiere… E quanto più è colorato il carro, quanto più altisonanti le parole, quanto più mirabolanti le storie, quanto più spavaldo il buon dottore, tanto più il pubblico beve.

  8. Pochi giorni fa da Max commentavo la mia perplessità rispetto al post in cui parlavi del mettere fine al blog. Non ho commentato al tempo perché non lo capivo; mi sembrava mancassero gli antefatti. Ora lo capisco meglio, ma resto perplesso. A me continuano a disturbare di più le stronzate scritte da chi è pagato per farlo, sui giornali – e non succede solo qui in Italia, troppo facile – leggo spesso il Guardian, che per alcuni versi è uno dei migliori giornali consultabili online in lingua inglese, ma anche lì la qualità degli articoli è spesso deprimente. Quando si passa al “genere”, dei milioni di blog esistenti in lingua inglese – a cui si può arrivare seguendo link da siti aggregatori come Sf Signal – quanti sono quelli davvero validi?
    Perché persone come me (o Iguana) vivono benissimo seguendo solo i blog che apprezzano, mentre tu periodicamente rischi di avere un meltdown quando qualcuno su qualche blog scrive delle cazzate? E’ il fatto che questi abbiano molti followers? Temi che possano “traviare” i loro seguaci? Che è a causa loro che iniziative di qualità hanno meno seguito? A me sembra che ognuno si scelga gli interlocutori più congeniali ai propri interessi, e sia responsabilità di ognuno trovare e decodificare i segnali in mezzo al rumore.

  9. Ciao, Marco! Long time no see…

    Una risposta sintetica alle tue osservazioni potrebbe essere che – come già era capitato con l’università, anni addietro, comincio a patire per il fatto di vedere quelli in gamba penalizzati ed i mediocri premiati.
    Come nel caso dell’università,
    a . non sto parlando di me (a me in fondo le cose vanno relativamente bene), e
    b . credo sia una situazione ormai a tal punto consolidata che farsi prendere dalla malinconia può essere comprensibile, ma resta inutile.
    E quindi, grazie per la sollecitudine, ma no meltdown for the time being ;-D

    E concordo in pieno quando accenni ai giornali – io non mi ci sono allargato perché non volevo mescolare temi “bassi” (in fondo, chissenefrega di Capitan Futuro) e temi molto più “alti” e urgenti.
    Come reagire quando un telegiornale nazionale ci informa di una tragedia verificatasi a Berlino, poco lontano dalla Moldova, proprio dietro al Teatro di Praga?
    (per fare un esempio scemo)
    È lì che dico che la malattia è ormai vasta e pervasiva – colpisce a tutti i livelli, dal collezionismo di bottoni alla politica internazionale, dal blog di periferia con sei lettori alla grande testata giornalistica.
    Ed è pericoloso.

    E mi domando se non sia, come dice Massimo qui sopra, una specie di progressiva assuefazione – tanto per chi scrive quanto per chi legge.
    Si comincia col dire che sì, ok, capita… e poi si arriva al punto in cui lo si dà per scontato.
    In cui non sorprende e non stizzisce più.
    Si comincia col tollerare questa generica sfocatura della realtà su sciocchezze come romanzi o film, e si arriva ad accettare comportamenti simili sull’informazione, sulla politica, sull’economia.
    È pericoloso.

  10. sono d’accordo su tutta la linea.
    per me la rete è una fonte di informazione fondamentale, ma il rischio di non sapere distinguere fonti sicure da spazzatura è elevatissimo.
    questo non è aiutato dalla necessita di “stare sul pezzo”, prediligere velocità di pubblicazione a qualità..
    speriamo che in futuro si impari a padroneggiare di più il mezzo. con la tv non è successo, ma chissà..

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