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Progetti improbabili e Burroughsiani

40 commenti

188La terra dimenticata dal tempo – vale a dire The Land that Time Forgot, del 1918, ed i suoi due sequel, People that Time Forgot e Out of Time’s Abyss – è uno dei lavori migliori di Edgar Rice Burroughs.
Si tratta di un’opera compatta, ben scritta, costruita a partire da alcune idee forti e con delle belle invenzioni fantascientifiche.
L’edizione definitiva della Bison Books è un volume molto piacevole, e naturalmente dai primi due volumi vennero tratte due pellicole con Doug McClure – la prima sceneggiata nientemeno che da Michael Moorcock e James Cawthorn.

La trama è ingannevolmente semplice.f-220
Nel 1916, i passeggeri di un piroscafo americano silurato da un sottomarino tedesco vengono tratti in salto dall’equipaggio dell’U-Boot e successivamente, alla deriva in seguito ad un’avaria, si ritrovano sulla perduta isola di Caprona, prototipo di tutte le isole perdute dalle quali, negli anni a venire, arriveranno personaggi come King Kong e Godzilla.
Su Caprona, i nostri eroi incontreranno faune preistoriche e una strana popolazione grossomodo umana.

Da cui, avventure e capitomboli a non finire.
Però bene – in maniera soddisfacente.
The Land That Time Forgot contiene gli elementi migliori di quella che resta ancora oggi la buona fantascienza avventurosa di Burroughs.

ota0acv3Ora, i tre titoli che compongono la serie – di fatto un unico romanzo in tre parti – sono di dominio pubblico, e si possono reperire tramite il solito Progetto Gutenberg.
In italia solo il primo venne tradotto, da Giunti-Marzocco, nel 1976.
E poi basta.

Destino ancora più strano quello di The Mucker, storia avventurosa e fracassona scritta da Burroughs nel 1914, ancora una volta con belle donne in pericolo, eroe muscolare, isole perdute e una popolazione di samurai selvaggi cannibali.
Sì samurai selvaggi cannibali.
The Mucker (più o meno “Il teppista”) è pochissimo conosciuto anche nel mondo anglofono, ed al contempo gode di una notevole reputazione fra appassionati e critici – come uno dei lavori tecnicamente e narrativamente migliori del Burroughs degli esordi.themucker
C’è  anche un sequel Return of the Mucker (anche noto come Man with a Soul).
The Mucker non ha mai raggiunto i nostri lidi, che io sappia – e resta quindi sconosciuto ai lettori italiani.

Ora, partiamo per la tangente.
Si chiacchierava, ieri, con alcuni amici, di libri che non vengono tradotti – si diceva come sarebbe più semplice se ce li traducessimo noi in cantina.
Ed in effetti, perché no?
Ho già tradotto Burroughs in passato – diciamo che con un po’ di impegno e senza sottrarre tempo ad altri progetti, potrei tradurre ciascuno dei volumi in un mese.
Tre mesi per Caprona, due per The Mucker.
Con un pochino più d’impegno potrei anche metterci una bella postafazione polposa sulla paleontologia, sulla scienza e pseudoscienza del primo romanzo, o qualche annotazione orientalistica sulla prima avventura del Teppista.

A questo punto, non sarebbe divertente provare a mettere il tutto online, magari appoggiandosi al solito Amazon e al Kindle store, per una cifra di… diciamo meno di due euro a copia?

Mi domando se avrebbe un successo tale da garantire un giusto guadagno – nulla di stravagante, diciamo pagare le bollette, un mese sull’altro.
Si riuscirebbero a fare… mah, qualche centinaio di copie?

Certo, ci sarebbe chi osserverebbe che, trattandosi di una attività che in fondo mi diverte – tradurre qualcosa che mi piace, e mi piace molto – e che lo faccio per passione, sarei davvero una personcina esecrabile, a cercare di cavarne qualche euro.
È già capitato.
Però quasi quasi sarei tentato di provarci…

Voi che ne dite?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

40 thoughts on “Progetti improbabili e Burroughsiani

  1. Se saranno disponibili in epub, io mi prenoto per entrambi 🙂

  2. Potresti fare una pagina di preordine non impegnativo, una specie di indiegogo per vedere le richieste. E poi farei anche una versione cartacea, visto che il grosso del lavoro sarebbe fatto (se io avessi del tempo, e delle mani non doloranti per varie sindromi, mi proporrei come illustratore e impaginatore). Comunque io una copia kindle te la prenoto! E secondo me il prezzo “giusto” non é 1,99 ma 3,99. O non ci rientri con spese etc. 1,99 va bene solo per le cose che vendono migliaia di copie.

  3. Due cosa: Fallo! Assolutamente! (2 xD) e 2, sai quelle persone dove devi mandarle? ^^

  4. Sì, naturalmente sì.
    Se questi romanzi fossero disponibili in italiano li prenderei ad occhi chiusi, quindi appoggio pienamente la tua iniziativa.
    P.S: Ho letto che saresti interessato a scrivere un articolo sulle Edisonate, sono felice e non vedo l’ora di leggerlo e sopratutto di recuperare qualche titolo interessante.

  5. Mi sembra un’ottima idea, Davide. Io sono un mezzo fissato con la lettura in originale, ma trovare un testo in italiano ben curato per certi pezzi d’epoca mi farebbe assai piacere. Sto appunto leggendo “The Insidious Fu-Manchu” di Sax Rohmer, del 1913 pressappoco, e devo dire che il piacere della lettura è un pò inficiato dalla macchinosità delle frasi e dai vocaboli desueti (chi è un “dacoit”? cos’e’ un “brassey”?).
    Una competente traduzione manterrebbe il sapore del periodo e aiuterebbe l’immersione nella storia.
    Insomma conta sui miei 2 eurini.

  6. magari! sarebbe fantastico poter avere certe opere di dominio pubblico tradotte! Io stessa ci ho pensato diverse volte se solo avessi le capacita’ 🙂 rotoli di carta igienica in omaggio ai soliti tristi figuri!

  7. Ma anche 3 o 4 euro al terzetto completo o.o ho visto libri bruttissimi a 12 euro digitali! Ma a tal proposito mi domando: ma se qualche editore avesse già i diritti per l’Italia e per il digitale di quell’opera, si potrebbe tradurre e mettere in uno store lo stesso? Comunque si, cerco sempre libri che in Italia non escono, non sono tradotti e io noncapisco niente di inglese, se ci fosse una Lega degli Straordinari Traduttori farei penso l’abbonamento eterno *^*

  8. Magnifica idea! Un sacco di vecchio “genere” trascurato, là fuori, meriterebbe un po’ di cura, affetto e traduzione.

  9. L’idea mi sembra ottima, nonché affascinante.
    Un prezzo tra i due e i tre euro dovrebbe essere in linea con le attuali tendenze del mercato digitale (quello serio, non quello italiano).

  10. Se ci saranno in formato .mobi, considerali già acquistati. Io sono una persona esecrabile e non mi faccio remore a pagare per quello che mi piace.

  11. Ci sto. Sia per l’acquisto che quanto ti possa occorrere. I’m in!

  12. La risposta pare plebiscitaria.
    Toccherà inventarsi qualcosa… 😉

  13. Ti proporrei un crowd funding… non si può dire che qui non funzionerebbe, vero? Secondo me puoi puntare anche sui 2-3 euro come suggerisce Alex.

  14. Inutile dirti che la cosa mi interessa moltissimo! 🙂
    Sono però preoccupata per tutta la mole di lavoro…tu dici che basterebbero 100 copie a farti “contento” a questo punto però credo che potresti chiedere 2-3 euro come ti hanno già suggerito.
    Certo è un esperimento interessante per vedere che aria tira DAVVERO da queste parti però la mia impressione è che l’esito sia piuttosto incerto.
    Scusami, prendi il tutto con le molle perchè stamattina sono decisamente pessimista! 😦
    (io li odio i lunedì)

  15. Davvero Davide, fai un indiegogo…

  16. Fallo David, fallo senza remore. 🙂

  17. Tu e il tuo maledetto vizio di mangiare… 😉 Come disse il vate non ti curar…. Lo ripeto un po’ troppo spesso?

  18. Io li comprerei….

  19. Si potrebbe fare una cosa del genere anche con la Fantascienza della Golden Age o è ancora troppo presto?

  20. Attenzione Davide, la legge italiana sul copyright presenta delle differenze con il Millennium Act che regola la materia negli Stati uniti. Controlla attentamente perche’ a me risulta che i romanzi di Burrughs NON siano ancora di pubblico dominio in Italia e in Europa, e il nipote di Edgar Rice e’ notoriamente implacabile nel perseguire le violazioni di copyright.

  21. @Enrrico: il copyright dei testi che ho citato – che sono precedente al ’23 – è spirato da tempo e le opere sono di dominio pubblico.
    Non dovrebbero quindi sussitere problemi per una nuova traduzione.
    La Burroughs Inc. detiene il trade mark di Tarzan e John Carter, e quindi tende a martellare chi usa i testi di quelle serie, anche se di dominio pubblico: nin si infrange il copyright (che non c’è più), bensì il trademark.
    Quindi, diciamo che in linea di massima, non dovrei avere grossi problemi.

  22. “When a book (or any written work) enters the public domain, you can copy and use it without getting permission or paying fees. That’s because public domain books are no longer — or never were — protected by copyright.

    What can you do with public domain books? Republish them as they are, or add your own material to create new works. Recast them in new media, remix them with other works, translate them into new languages … the possibilities are limited only by your imagination.”

  23. Un’operazione del genere la stanno facendo, sui feuilleton e il fantastico francese, Brian Stableford e JM L’Officier con la Black Coat Press. Si parla di “adattamenti” in inglese più che di traduzioni, fatto sta che i loro libri, sia cartacei che ebook, costano quanto una qualsiasi novità libraria, anzi di più. Vanno avanti da parecchio, quindi la convenienza c’e’, chiaro che si parla di “nicchie” numericamente ben diverse.

  24. Quindi da tutti i libri che sul Progetto Gutenberg sono indicati come di pubblico dominio è possibile eseguirne un opera derivata (in questo caso la traduzione) liberamente e sfruttarla commercialmente anche in Italia?

    Perchè ad esempio i gioielli di Aptor è indicato come di pubblico dominio, ma se non sbaglio la legge Italiana mette il pubblico dominio dopo 70 anni dalla morte dell’autore e Delany è ancora vivo.

  25. @Wolframius
    Su Aptor bisogna vedere – perché ne esistono due versioni, quella comparsa su rivista e quella espansa pubblicata in volume (che è poi quella tradotta da Fantacollana).
    È possibilissimo che il lavoro uscito su rivista sia fuori copyright.
    A questo punto come la mettiamo?
    Se applichiamo la convenzione di Berna, dobbiamo riconoscere la regolamentazione meno restrittiva o quella del paese d’origine – quindi se l’Italia dice che è sotto copyright ma l’America dice che è di pubblico dominio, allora è di pubblico dominio.
    Si tratta di un vespaio – che non migliora per la presenza della SIAE.
    Ma in linea di massima, sì, se è di dominio pubblico negli USA, allora lo è anche qui.

    @Quiller
    Conosco bene la Black Coat Press, e piango spesso spulciando il loro catalogo, che è colossale e costosissimo.

  26. La versione di Aptor presente sul progetto Gutenberg è la trascrizione del volume della Ace Books, quindi penso proprio sia lo stesso testo fonte della Fantacollana.

    Si potrebbe quasi fondare un collettivo!

  27. La versione Gutenberg è quella dell’Ace Double – una serie dos-a-dos che pubblicava in volume unico due novelle.
    È l’edizione del ’62, non quella del ’68 che ha pubblicato Nord.

  28. Sai se ci sono differenze tra le due edizioni?

    Mi hai fatto venir voglia di “public domain digging” anche a me 😉

  29. Davide
    non ho alcun dubbio che le opere da te citate siano di pubblico dominio negli Stati Uniti. Il problema e’ che la giurisdizione del Millennium Act e’ limitata appunto agli Stati Uniti (e forse al Canada), e non si estende all’estero, dove possono valere leggi diverse. Il mio commento non voleva metter in dubbio che quei romanzi siano di pubblico dominio negli Stati Uniti, metteva in dubbio che siano di pubblico dominio qui.

  30. Anche io consiglio prudenza sulle questioni legali. Qualora lo facessi sul serio, io credi che lo comprerei 🙂

  31. Esiste la Regola della Durata Più Breve…

    “Nessuno stato firmatario può essere obbligato a garantire protezione per un periodo più lungo di quello fissato, per il tipo di opera a cui l’opera in questione appartiene, nel caso di opere inedite, dalla legge dello stato firmatario del quale è cittadino l’autore, e, nel caso di opere pubblicate, dalla legge dello stato firmatario nel quale l’opera è stata pubblicata per la prima volta.”

    Vale, insomma la legge del paese d’origine.
    O meglio, non si può applicare a un’opera pubblicata in America, la durata del copyright italiano, se il copyright italiano eccede per durata quello americano.
    Se l’opera all’origine è di dominio pubblico, anche se qui da noi sarebbe ancora sotto copyright, la convenzione internazionale non lo prevede.

    E le opere pubblicate in USA prima del 1923 sono tutte di dominio pubblico.

  32. In Italia vige la legge italiana, che sancisce una protezione piu’ estesa di quella offerta dal Millennium Act. E’ vero, nessuna convenzione puo’ OBBLIGARE uno stato firmatario a stabilire per il copyright un termine piu’ lungo di quello sancito nel paese d’origine, ma neppure puo’ obbligarlo ad abbreviare i propri termini se sono di maggiore durata.
    Lo stato A non puo’ imporre allo stato B di tutelare le opere degli autori di A per settant’anni invece dei suoi cinquanta, ma se lo stato B gia’ le tutela per settanta, tanto meglio!
    Io sono un avvocato, Davide, regolarmente abilitato alla pratica forense, e anche se non esercito ormai da parecchi anni la mia meditata opinione e’ che tu abbia completamente frainteso il concetto di giurisdizione.
    Se tu pubblichi i romanzi (che io per primo amerei veder tradotti perche’ sono un grande fan di E. R.Burroughs) puo’ anche darsi che nessuno se ne accorga e non succeda un bel niente, o puo’ anche darsi che se ne accorgano e decidano di non farne niente, vista la scarsa rilevanza economica dell’operazione. Ma se poi ti arriva un atto di citazione, non dire che non eri stato avvertito.

  33. E se davide pubblicasse la traduzione in lingua italiana per un editore USA? Che ne so, due nomi a caso, Createspace o Lulu?

  34. Anche io mi ero informato per tradurre e pubblicare tramite direct publishing alcune opere meritevoli e dimenticate (tra le quali Lord Dunsany…), ma, pur nella limitatezza del mio “giudirichese” (che bazzico per lavoro), la questione del copyright mi è parsa piuttosto ferrea: 70 anni dalla morte dell’autore per le opere pubblicate dopo il 1905…
    E’ un peccato perché nel caso di Lord Dunsany e Burroughs dovremo aspettare parecchi decenni ancora per accedere alle opere in pubblico dominio

  35. Fallo. 🙂

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