strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La paleontologa e il pirata

5 commenti

Comincia con una donna di trent’anni – anno più anno meno – che dalla ringhiera del ponte di un piroscafo che sta entrando in porto a Djibuti, vede un tizio, a bordo di un veliero, e lo saluta.
Lui la saluta a sua volta.
Siamo nella seconda metà degli anni ’20.

treatLei si chiama Ida Treat, e poverella oggi come oggi non ha neanche una pagina wikipedia a suo nome, ed è veramente criminale.
Ida è un’americana di belle speranze, educata in Inghilterra e in Francia – ha un dottorato in letteratura ed uno in paleontologia.
Ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo – l’Europa, l’Asia, il Pacifico – come corrispondente per una rivista parigina, ed ora è sul Mar Rosso per cercare informazioni sul traffico di schiavi ancora fiorente su quelle coste.
Non è il tipo di donna che si faccia sopraffare dalle difficoltà.

lush068Lui è noto come Abd el Hai, ma il suo vero nome è Henry de Monfreid, un quarantenne di famiglia aristocratica (il padre è un famoso pittore) che giunto sul Mar Rosso nel 1914 come mercante di pelli e cuoio, ma  è ben presto riciclato come mercante di perle, trafficante d’armi e contrabbandiere di hashish (e occasionalmente di morfina), convertendosi all’Islam e sviluppando una certa passione per l’oppio.
Ha sempre negato di avere a che fare col traffico di schiavi.
E lui una pagina su Wikipedia ce l’ha eccome!

I due scoprono di andare perfettamente d’accordo – per cui Ida si traveste da marinaio e spacciandosi per un uomo si imbarca sulla Altair, la nave di de Monfreid, ed i nostri eroi prendono il mare per esplorare le coste del Mar Rosso, contrabbandare merci illegali e, in linea di massima, spassarsela.

E a questo punto, se fosse un film, sarebbe fantastico.
E se fosse un romanzo, ne vorremmo una copia in tanti.

Invece è una storia vera – che Ida Treat racconterà prima in una serie di articoli per il National Geographic, e poi in un volume intitolato Pearls, Arms, Hashish (che oggi si trova in circolazione a prezzi stravaganti).
In particolare, durante una crociera di unmese, Treat e de Monfreid esplorarono la costa del Dankali nella Somalia Francese – un territorio al quale l’accesso era proibito.
de Monfreid, d’altra parte, abituato a seminare le cannoniere della Royal Navy quando contrabbandava armi, non si preoccupava granché della guardia costiera coloniale.

Boutre_indien

Concluse quelle avventure per mare, le strade dei due si separarono.
Ida Treat proseguì nei suoi viaggi e nelle sue avventure, fu amica di personaggi interessanti come Padre Teilhard de Chardin e si sposò due volte – tutte e due le volte con dei francesi. Ma mantenne il suo nome sda sposata per i suoi libri ed i suoi articoli.
Poi, nel 1948 tornò in patria e divenne insegnante di letteratura.
Henry de Monfreid scrisse dei libri sulle proprie avventure (si trovano anche in italiano, ad un prezzo piuttosto abbordabile, in tre volumi editi da Addictions-Magenes Editoriale), durante la guerra fu prigioniero degli inglesi in Kenya, e successivamente tornò in Francia, dove si stabilì in una casa di campagna dove si coltivava i suoi papaveri da oppio, e trascorreva il tempo a dipingere (era una cosa di famiglia), e a scrivere.
Il suo catalogo di romanzi è piuttosto nutrito – ed in Francia si trovano con una certa facilità.
Gira anche dei film.
Fa una comparsata in una delle avventure di Tin Tin.
Molto amato dal bel mondo per la sua mistica di nobile, avventuriero e pirata, aveva il vezzo di presentarsi alle feste in smoking ed espadrillas.

Ida Treat morì nel 1978.
Henry de Monfreid nel 1974.

Tutto questo, per ricordarci ancora e sempre che la storia è di solito molto molto più interessante di quanto non cerchino di farci credere.
e ci fu un tempo in cui gli avventurieri erano fitti sulla terra come i peli sulla schiena di un gatto persiano.
Poi… mah.

Tutta colpa della televisione.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “La paleontologa e il pirata

  1. Ogni post di questo tenore conferma che la storia E’ fatta dai cialtroni e quella che insegnano a scuola dovrebbe avere un altro nome

  2. La realtà supera la fantasia…
    Ho appena finito di leggere Gibuti, di Elmore Leonard, e beh… anche lì c’è una donzella intraprendente e pirati a gogo’, però la storia che racconti tu pare decisamente più afascinante.

  3. Meraviglioso, ci verrebbe fuori davvero un gran bel film. Aspetta, no….non lo farebbero mai: i due protagonisti non sono per niente adolescenti, in più lui è anche mussulmano….
    No. Decisamente non corrisponderebbe agli attuali canoni hollywwoodiani.
    😛

  4. mah, chissà se davvero non ci sono avventurieri (e avventuriere) oggi. è anche possibile che semplicemente se ne stiano a vivere le loro avventure e noi non ne sappiamo niente. no?

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