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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Perché qui sarebbe impossibile

23 commenti

Issue1_Cover_Large_FINAL_SmlHalf Past Danger è una serie a fumetti che è stata appena lanciata negli Stati Uniti.
È un fumetto molto ben disegnato, molto divertente, pieno d’azione e d’avventura.
La copertina qui di fianco è abbastanza chiara.
1943.
Teatro del Pacifico.
Marines.
Nazisti.
Dinosauri.
Ninja.
Ci sono domande?

Ecco, io una domanda ce l’ho.
Ma perché da noi no?

Voglio dire – di disegnatori in gamba, in Italia, ce ne sono tanti.
Produrre un fumetto così, avendo un paio di disegnatori in gamba e uno sceneggiatore competente, non è difficile.
Richiede lavoro, richiede amore per il genere, certo.
Ma si può fare.
Red_LogoSi mette giù una formula abbastanza semplice:

I nostri eroi: la classica squadra di cinque marines che hanno vinto la guerra da soli – Kowalski, che è quello che legge riviste di fantascienza; Jackson, quello di colore e di buon senso; Gianelli, che è nato a Brooklyn e parla solo di donne e di cibo; il sergente O’Leary che fuma il mezzo sigaro e tiene in riga quei ragazzi; il tenente Newman, che è al primo comando ma è l’eroe e rimorchierà la bella.

I cattivi: il dottore Kreuger, che sembra Nosferatu; l’Obersturmbannführer von Grunewald, bello, ariano e perverso; la Dragon Lady Madame Sasaki, agente dell’Impero Nipponico.

E poi la dottoressa Martha Goldstein, paleontologa ebrea di Praga, che assomiglia a Hedy Lamarr, e collabora coi Nazi per necessità.

Si parte con un bel prologo in cui, a fine ‘800, il solito veliero di sfigati si imbatte nell’isola dei dinosauri e l’unico sopravvissuto sulla scialuppa lascia un diario. Poi, flash forward 1942 – i Nazi vogliono usare i dinosauri come superarma.
Arrivano i nostri.
Bang, bang, bang.

Facciamolo.

Facciamone una miniserie di sei episodi, come Half Past Danger.
Facciamone un primo numero one-shot per vedere se tira.
Costa caro?
Facciamone un webcomic.

Certo, ci sarebbe da tener presente il pubblico italiano.
E lo conosciamo tutti abbastanza bene, vero, il pubblico italiano?

Ci direbbero che no, proprio no, perché

. è copiato da Hellboy
. è copiato da Jurassic Park
. è copiato da Sgt. Rock
. è copiato da King Kong
. è un rip-off di Spielberg e Spielberg è un genio
. è un rip-off di Spielberg e Spielberg è il Male
. ma vuoi mettere Magnus
. ma vuoi mettere Pratt
. ma vuoi mettere Pazienza
. ma lo stile Bonelli è un’altra cosa
. ah, però, quel numero di Topolino uscito nel ’73 quando andavo alle elementari
. è un fumetto di destra
. è un fumetto di sinistra
. è una cosa già vista*
. ci sono troppi cliché*
. è offensivo della figura femminile
. è razzista nei confronti dei giapponesi
. usa la facile bestia nera dei nazisti come cattivi per mascherare un vuoto ideologico, che poi bla bla bla negazionismo bla bla
. è scorretto dal punto di vista paleontologico perché stegosauri e apatosauri non furono mai contemporanei
. in quel punto del Pacifico non c’è nessuna isola
. Naruto! Naruto! Che figata Naruto!**

E tutto questo, sì, è vuotamente polemico.
Ma ne riparleremo.
—————————————————
* Questo da gente che da trent’anni segue gli X-Men
** Ma anche Dragonball, o One Piece, o Bleach…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “Perché qui sarebbe impossibile

  1. Hai dimenticato che il fumetto è roba per bambini 😉

  2. Il bello è che molto tempo fa, e per pochi anni, il fumetto italiano fu un segnale che la fantasia (anche estrema) del paese era viva e combatteva con noi.
    Da allora nulla più si è mosso, anzi, ci sono ancora tanti esperti che ce la menano sul quanto Tex fu innovativo…
    Qualcuno dica loro che siamo nel 2013, grazie.

  3. che poi non è nemmeno vero che non funzionerebbe…
    se un fumetto è fatto sufficientemente bene, e porta un minimo di novità (ma proprio un minimo) alla fine un riscontro lo trova proprio perché il panorama italiano è così asfittico.
    Penso a John Doe, che non era niente di rivoluzionario, ma che è stato osannato come se fosse il nuovo watchmen. O anche a Makkxox e zerocalcare che sono nati proprio sul web…
    Basterebbe provare, a volte…
    (comunque se provate veramente avete il vostro primo acquirente: prenoto la miniserie!)

  4. E Tex, mai letto, ma un fumetto che non è cambiato di…nulla dalla sua uscita a oggi, mi pare sia il fumetto più venduto in Italia, il che è tutto dire.

  5. Secondo me l’errore sta proprio in considerare quel “pubblico italiano”. Chi nel 2013 produce un prodotto di nicchia limitandosi a una nazione, per lingua o contenuti, si é giá tagliato le tambe da solo. Credo che il problema di fondo sia la poca conoscenza dell’inglese. Che un po’ lo sanno tutti, ma spesso non abbastanza bene da proporre un prodotto su scala globale. Certo, le traduzioni di poche righe di dialogo costano poco e un editor di madre lingua si trova facilmente.

    Poi in Italia abbiamo eccellenti disegnatori ma gli sceneggiatori con respiro e visione internazionale sono pochi. Dal punto di vista culturale, la nazione é un morto che cammina. É morta quando non ha permesso alla generazione dei geek di prendere il potere, economicamente e creativamente.

  6. Senza contare l’obiezione: “Ah, a me queste cose esterofile non piacciono!”

  7. A tal proposito, previo consenso del padrone di casa, mi permetto di segnalare altri due fumetti da me recensiti, che “qui non funzionerebbero”, ma che sono fantastici.
    The Manhattan Projects – http://alessandrogirola.me/2012/10/16/the-manhattan-projects/
    e anche Fubar – http://alessandrogirola.me/2012/01/05/fubar-seconda-guerra-mondiale-e-zombie/

    “Non funzionerebbero” per gli stessi motivi che Davide elenca a proposito di Half past danger .

  8. Hai pienamente ragione Davide se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni che leggo e colleziono fumetti è che la maggior parte dei lettori italiani sono felici dell’immobilismo di cui da anni soffre l’editoria italiana o rimpiagono come bacucchi i bei vecchi tempi. Suppongo che guardare all’estero ed essere meno nostalgici sia difficile.

  9. quello americano è un mercato (potenziale) di 300 milioni di persone con un’eterogeneità culturale molto più spiccata di quella italiana. puntare il dito contro le eventuali critiche di un progetto come ragione madre della mancanza di progetti messi in cantiere corrisponde al famoso saggio che guardava il dito che puntava la luna.

    ma forse il tuo post è solo vuotamente polemico, come suggerisci alla fine 🙂

  10. Perché qui sarebbe impossibile? I numeri

    in Italia se è Bonelli (con tutto quello che comporta, amen) bene
    se è bonellide… ok dovremmo ripagarci le spese e mettere qualcosa da parte
    manga e comics marvel/DC style > OK più o meno
    Il resto? virtuosismi partoriti, prodotti, e gestiti fino al consumatore dagli autori

    Quindi a che pro? ci piacerebbe leggerli, ma ormai compro DYD perchè lo colleziono… e via discorrendo…

    però insomma… ci sono anche testate che almeno importano da fuori… in particolare da tenere d’occhio la Bao 😉 (ad esempio abbiamo finalmente Bone in Italia)

  11. Quello che scrive Davide è giusto però e lo ribadisco di nuovo, perchè non provarci almeno a fare le cose! Riporto la mia esperienza: un gruppo di pazzi entusiasti tutti con una certa professionalità riguardo riprese, scrittura, composizione musicale, effetti speciali. Scriviamo una webserie. Il genere è urban fantasy. Troviamo gli attori. Cominciamo a girare. Schiaffiamo i sottotitoli in inglese e pubblichiamo su youtube. Costo dell’intera produzione: meno di 200 euro. Successo: discreto…Siamo finiti al LAWEBFEST. Costruiamo un network, rivolgiamoci alla nostra nicchia e cominciamo a imparare ad usare le piattaforme di crowfunding (ok kickstarter è solo per gli americani ma ne ho sentite altre per l’Europa). Cioè non lamentiamoci (e ripeto sono d’accordo con ogni singola parola del padrone di casa) dell’immobilismo del pubblico italiano se poi noi per primi subiamo questa cosa. Cerchiamo di uscire dalla palude, creiamo qualsiasi cosa che abbia un occhio rivolto all’estero ma non abbandoniamo questo paese e i pochi che resistono.
    Vabbè scusate mi sono fomentata! XD

  12. E se invece funzionasse?
    Non dico il webcomic (no, quello è assodato che NON funziona qua da noi).
    Se funzionasse perchè è vero che “i fumetti sono ancora roba per bambini”, ma se lo erano già 30 anni fa, il bimbo di ieri è il quarantenne di oggi.
    E magari nel frattempo si sta cominciando a capire che il fumetto è un “qualcosa di più che…”
    Certo, ci sarebbero i soliti stronzi che direbbero che è uguale ad Hellboy, Jurassic Park, eccetera…
    Ma magari funziona lo stesso. E vende.
    Perchè, vai a vedere benem miniserie sfiziose ce ne sono anche da noi. E piacciono.
    E le più belle (incredibile ma vero) sono Bonelli.
    Penso a “Gea” e a “Lilith” di Enoch.
    Che non è un caso, se le leggono pure oltremanica e oltreoceano. 😀

  13. ma guardate che quello che dite voi già si fa e anche parecchio… provate a farvi un giro ad una Luca Comics&Games qualsiasi e contate il numero di autoproduzioni… resterete sbalorditi… webcomics? se si intende come a pagamento dubito qui possa funzionare (in America resta a galla solo grazie all’immensa user base) ma di certo non mancano i webcomics in sè (che poi a volte diventano il trampolino di lancio, vedi Makkox, o il più di moda Zerocalcare) …. insomma il panorama nn è grigio e triste come lo descrivete… il problema è che non si può/riesce ancora a trasformarlo in qualcosa di economicamente “importante”

    Per dire: una testata come John Doe, che di novità e freschezza ne portò di certo a pacchi nel popolare bonellide italiano, ad un certo punto fu bruscamente interrotta perchè non vi erano margini di guadagno sufficienti, secondo l’editore, a giustificarne l’esistenza… e si trattava di una testata che ripagava tutte le spese, pagava gli autori, e qualcosina restava ancora… è significativo io credo no?

  14. E Tiramolla? Nessuno ricorda più Tiramolla?

  15. Sinceramente? Credo che di avventura nel fumetto italiano ce ne sia fin troppa. A ben vedere, è da trent’anni il macrogenere più presente in assoluto in edicola e in libreria. Certo, declinato principalmente secondo la via di Bonelli e quella ormai storica di Hugo Pratt.

    E, intendiamoci, adorerei una serie simile ad Half Past Danger. Ma vorrei piuttosto vedere fumetti che sappiano leggere e raccontare la *realtà* di oggi, senza sconti, anche a costo di essere brutali: ecco, di questi sì che ce ne sono davvero pochissimi. Lo fa la letteratura, lo fa persino l’esangue cinema nostrano, ma il fumetto sembra averne smarrito la capacità dopo i primi anni ’80.

  16. Un bel fumetto con il calcio, una spruzzatina di winX (pure loro giocano a calcio ma sono schiappe) i ninja e degli anziani nella parte dei dinosauri, chissà…

  17. Ti diranno di no semplicemente perche’ gli piace dire di no.

  18. Ci sarebbe da tenere presente un paio di cosucce, giusto per dare equilibrio al discorso. Per prima cosa, li avete visti i dati delle vendite dei fumetti in Italia? Indovinate un pò, come settore aggregato sono in calo. Da cinque anni. Il dato non tiene conto delle autoproduzioni dal momento che è difficile quantificare quello che spesso passa al di fuori dei normali canali distributivi. Seconda cosa, i fan delle varie serie; avete fatto caso a come “fan” corrisponda spesso il concetto di paraocchi? Se il prodotto X è nel canone definito dalla visione ristretta va bene, altrimenti viene rifiutato come tossico. Il che comporta un ragionare per circoli e circolini, gruppetti che se la cantano e se la suonano nel disinteresse generale.
    Funzionerebbe un prodotto come quello descritto da Davide in Italia? Secondo me sì,potrebbe trovare quella nicchia di vendite sufficienti a sopravvivere. Quello che rischia di non trovare sono i finanziamenti iniziali per partire. Quello che non è in qualche modo riconducibile a un modello conosciuto da decenni non trova alcuna attenzione da parte del mondo bancario / finanziario e questo era un fattore decisivo anche prima del 2008.
    Quindi? Se vogliamo avere un mercato diverso dobbiamo essere noi consumatori/clienti a sostenere quello che riteniamo interessante, magari usando la Rete per qualcosa di meglio che polemizzare con chi propone alternative.

  19. @Alex: Tiramolla è troppo mainstream. XD

  20. Guarda, il discorso sarebbe assolutamente lunghissimo e infinito, tanto che potremmo tirare capodanno del 2100 e ancora saremo qui a dare una spiegazione al perché e al percome del fumetto Italiano, ma {spiccio}, i motivi per cui non POTREBBE prendere piede la tua storia sono gli stessi per cui tutte le altre faticano:
    1) il fumetto in italia è considerato cose solo da bambini. Se non lo è, è strano e demoniaco.
    2) L’autoproduzione qui è vista malissimo, sia per chi gestisce le fiere {stand parcheggiati nelle zone più assurde, metrature ridicole, prezzi alti}, sia per alcuni “professionisti del fumetto” che lavorano per un editore invece ti trattano proprio alla “io sono io, te non sei un cazzo e fai solo Hobby”. Cosa che invece, tutti noi abbiamo tra i nostri fumetti preferiti almeno uno che è nato come autoproduzione X anni fa prima di diventare ‘seriale’. Sono due modi di fare fumetto diverso, nessuno dei due più bello o più brutto di altri ma vallo a spiegare…
    2a) a chi legge solo Disney/comics/Bonelli/ manga “perché sono veri fumetti”. Quindi se non hai lavorato per loro, non sei nessuno.
    3) Disegnare e scrivere, come recitare e altre numerose forme d’arte, non sono considerate dall’Italiano medio un lavoro. Quindi, dato che ti diverti e ti fai il tuo fumetto da solo, perché devo pagartelo? Gli altri li pago all’edicola…
    4) Seconda guerra mondiale = tematiche intoccabili per cui la gente rompe le palle.
    4a) La gente non capisce il confine tra prodotto narrativo, e quindi inventato, e “fatto vero”. Se vi ricordate quando è uscito il Codice Da Vinci, scatenò un putiferio inutile, ma era un romanzo, non un trattato religioso: se pensi possa offenderti, non lo leggi. A questo ne consegue che:
    2c/4b) il fumetto più scabroso al grande pubblico è Dylan Dog al punto che ogni tanto gli capita di finire sui titoli dei giornali “Fumetto inneggia al satanismo” perché magari gli capita un episodio in cui Dylan si fa un’amichetta strega, per dire una cazzata.

    Motivi per cui invece POTREBBE prendere piede la storia:
    A)formato web comic: più agile, meno dispendioso, si può appoggiare anche a grossi store come amazon.
    B) 6 episodi: fin da subito se decreti il numero degli episodi il pubblico è più rilassato e sicuro.
    C) Dinosauri. Anni Quaranta. Ninja: tutti amano queste cose. E’ come se Indiana Jones finisse al Jurassic Park {ok, lo voglio subito}, ci sono là fuori frotte di pubblico che adorano queste cose – a parte me che sto ancora cercando cose di Mark Schultz.
    D) Nazisti cattivi. E’ un evergreen che non passa mai di moda.
    D1) Nazisti non cattivi; ribaltamento dei “temi intoccabili”. Frotte di lamentele: tanta pubblicità gratuita.
    E) Web comics vuol dire poter fare lo stesso fumetto e renderlo disponibile contemporaneamente anche in 12 lingue diverse, ma scaricabile in ogni parte del mondo. Per cui non è necessario che sia un Italiano strettamente su suolo italiano a leggerlo, ma potrebbe essere anche chi abita dall’altra parte del mondo che vuole leggersi un prodotto italiano che può trovare nella sua lingua, o per lo meno in inglese / francese / spagnolo.
    F) costi: 6 numeri. Quanto puoi spendere per avere una storia finita? Diciamo, 8 euro? 10? La raccolta te la lasciano a 5 anche. Contenuti extra. Disegni, schizzi, materiale interattivo {una mappetta alla Indiana Jones interattiva con musichetta e miciosauro che esce e ti mangia l’aereo}. Una storia che poi puoi anche stampare, perché no?

    ok, scusa il posti it lunghissimissimo, ma o_ò io te lo disegnerei subito. E’ un’idea megabomba, se lo trovassi in italiano su web lo scaricherei.

  21. rimando tutti al mio modesto articolo su Letteratura Horror: Ripetizione vs Innovazione.

  22. Ci devo far caso quest’anno a Lucca. Mi sembra che ci un po’ più di “ardimento” fra gli autoprodotti, anche se non posso dire di aver provato con mano – c’è anche un po’ troppo manga.
    Ci farò caso.

  23. Capito in questo blog per puro caso sotot segnalazione di un amico a proposito di Martin e fantasy.

    Io lavoro (fra gli altri) per una ditta che si chiama Dust Studio, sono uno scultore (sarebbe più giusto dire modellatore, ma la maggior parte dei miei clienti sono esteri e mi chiamano sculptor) freelancer e scolpisco varie ditte. Una di queste è per l’appunto Dust Studio (cercate su internet, non voglio fare troppa pubblicità). Si tratta di un ucronia sulla seconda guerra mondiale, ambientazione per la quale sono usciti 3 fumetti, miniature e giochi da tavolo, disegnati dal fondatore e attuale CEO della ditta, Paolo Parente. Quindi credo ci sia ben più di un attinenza con il soggetto qui trattato.

    Ora, Parente è un affermato illustratore e designer di personaggi, ha lavorato per grandi nomi (anche la DC, oltre ad una serie di ditte specializzate in giochi “intelligenti”, dalla compianta Stratelibri nostrana fino all’altrettanto compianta Rackham francese). Credo che sia indicativo, anzi che dica tutto quello che serve dire sull’argomento, far notare che Parente ha dovuto lasciare l’Italia per realizzare il su progetto (su cui ha lavorato anni) e ha fondato e continua a dirigere la ditta in Cina, Hong Kong. In Italia non sarebbe durato un anno. Perché? Sistema fiscale impossibile (paghi anche quando non hai guadagnato e lo stato ti dice quanto guadagnare), mercato interno miserrimo, distribuzione non parliamone, trasporti con i costi più alti al mondo (e con una tempistica e affidabilità da terzo mondo)

    Quindi, riassumendo, se le cose non cambiano, semplicemente in Italia non conviene fare niente che sia diverso dalla moda del momento, quanto idiota possa essere.

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