strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Guest Post – Sesso per Denaro, parte prima

15 commenti

guestpostSì, il titolo è fatto apposta per attirare più gente possibile.
E se arriveranno per il motivo sbagliato, sono convinto che resteranno per il motivo giusto – perché oggi strategie evolutive ospita la prima parte di un guest post curato dalla mia amica Carlotta Sabatini.
E si tratta di un post piuttosto lungo, e interessante, io credo.
Carlotta è una donna affascinante e intelligente, che scrive bene.
Ed ha accettato di venire a chiacchierare qui di scrittura, ed in particolare di ciò che lei per un certo periodo ha scritto per denaro – Carlotta scriveva (e scrive ancora) narrativa erotica.
Fin da tempi non sospetti.

Il discorso erotismo/pornografia è un terreno minato, ma noi siamo discretamente convinti che sarà interessante – anche perché tratteremo il tutto con la consueta classe che contraddistingue questo blog (chiaro, Carlotta? Niente cosacce.)

Quindi, grazie per l’attenzione, e buona lettura.

———————————————————————————————————

Sono nervosa, ci credereste?
Da mezz’ora sono qui che scrivo, rileggo e cancello.
Sono alla quarta sigaretta, e alla terza riga.
Perché, vedete, una cosa è farlo.
Una cosa ben diversa è raccontare come lo si fa, e perché.
Un po’ come col sesso.
Io scrivendo (anche) di sesso, sono anni ormai, che mi guadagno … se non da vivere, certo abbastanza per pagarmi i miei vizi.
Ed è divertente.

Il divertimento può essere parte del problema–perché non si dovrebbe.
Chi scrive le cosacce, di solito lo fa per esplorare la caverna del subconscio, ‘per catarsi’ (come se fosse un verbo riflessivo), per possessione da parte del demone della creazione artistica, per épater la bourgeoisie
Mai che si ammetta che sì, descrivere l’eccitazione, l’anticipazione del piacere, l’allegria della passione, l’esplosione di energia di una bella scopata, inventandosi nuovi modi per descrivere cose scandalosissime, è un gran divertimento.

Ma sono nervosa, dicevo, perché quella, quella che si diverte a far strappare mutandine di pizzo e a far cigolare materassi (per citar cose molto di routine), capite, non sono io.
Non io-io.
La lingua straniera, lo pseudonimo, il medium, creano distanza–di là sul mio blog (l’ho appena avviato) tre giorni fa ho raccontato cose che non avevo mai neanche raccontato a mia madre. È stato facile. È stato divertente.
Ma qui, adesso? Ooh…

Mi rileggo, e vedo che sto girando a vuoto.
Bando agli scrupoli, allora … da capo.

Mi chiamo davvero Carlotta. Uso Sabatini come cognome per colpa di Erroll Flynn.
La data di nascita che vedete sul mio profilo Facebook non è esattissima, ma ci sta.
Dal 2008, e fino al 2011, mi sono mantenuta scrivendo racconti erotici, per antologie (soprattutto in inglese), sempre come Work for Hire.
Il Work for Hire o WFH funziona così–mi danno un tema, un word-count e una scadenza; io consegno il manoscritto in tempo, mi pagano, e non ho più alcun diritto su ciò che ho scritto–neanche il diritto di metterci sopra il mio nome.
Non è triste come sembra.
Spesso non ce lo vogliamo, il nostro nome, su certe copertine.
E, spesso, è molto divertente.
E io ci ho lavorato, in un call center …

Come io sia diventata una sex-writing strumpet (definizione coniata da un’amica) …
Ho scritto la mia prima storia sconcia–il mio primo racconto ‘erotico’–alla tenera età di ventitré anni.
Per scommessa.
Ebbi poi modo di scoprire che le brave ragazze non fanno certe cose per scommessa. E io invece …
Studiavo all’università, e scrivevo.
Come gran parte delle persone che conoscevo, scrivevo per me stessa (così potevo dire a tutti che scrivevo, senza far leggere loro nulla, mai.)
Poesie.
Ero una di quelle.
Poi, una sera

‘Ma cosa vuoi che sia scrivere una storia del genere?!’
‘Sarà, ma tu non ci riusciresti mai.’
‘Vuoi scommettere?!’

Questa, per 'loro', sei tu quando scrivi le cosacce. Devi scegliere se esserlo consapevolmente, o se permettere loro di importelo.

Questa, per ‘loro’, sei tu quando scrivi le cosacce. Devi scegliere se esserlo consapevolmente, o se permettere loro di importelo.

E così per scommessa scrissi la mia storia–in due mesi, sedici pagine.
Faticoso, strano, ma anche … interessante.
Il premio per aver vinto la scommessa, scoprii in seguito, comprendeva una etichetta indelebile, un marchio a fuoco: perché se scrivi certe cose, allora fai certe cose, credi a certe cose, ti piacciono certe cose. Si suppose allora che io fossi quella che aveva fatto una cosa sporca, e le era pure piaciuto.
Non ero più una brava ragazza.
Questo per dire, ciò che scriviamo, ha effetto su chi ci circonda. E su di noi.

[oggi è cambiato–scrivere le cosacce è la nuova frontiera, è chic. Lo vedremo in seguito]

Con la prospettiva degli anni, quel mio primo racconto non era affatto erotico–era semplice pornografia.
Io non scrivo pornografia–mi avvilisce, fa male a chi la legge, ed è pagata pochissimo.
Ma avevo poca esperienza del genere, e scrivendo per me stessa (oh!), non avevo un riferimento, una tecnica, errori da cui imparare.
Mi limitai a immaginare una situazione quanto più torrida e sessuale possibile, e la descrissi nella maniera più grafica e anatomicamente dettagliata possibile. Usando un sacco di volgarità, perché la volgarità è eccitante (per i primi tre paragrafi).
Non ne vado fiera.

Spiego qui brevemente che, per me, la principale differenza fra erotismo o pornografia è che l’erotismo è costruttivo, la pornografia è distruttiva.
Non è canonica, ma per me funziona, come demarcazione: la pornografia mostra ciò che non sarebbe bene mostrare, l’erotismo racconta ciò che non si potrebbe raccontare.
Ma anche, come mi disse un tale una volta, ‘la differenza fra pornografia e erotismo è che nell’erotismo la spogliarellista non ha bisogno di spogliarsi: basta che sappia muoversi.’

E così posso arrivare finalmente a fare ciò per cui sono pagata dal padrone di casa–scrivere narrativa erotica, for fun and profit, come e perché.

Comincio col perché–è più rapido e sbrigativo.
Si scrive narrativa–di qualunque genere–per uno dei seguenti motivi

  1. perché ci piace raccontare quel tipo di storie–e sì, potrebbe piacerci a tal punto che potremmo farlo solo per noi stessi
  2. perché proviamo piacere (fidatevi, sono un’esperta) nel mettere delle idee nella testa degli altri, e giocarci, giocare con loro, attraverso quelle idee
  3. perché ci pagano (soprattutto gli stranieri)

Ammetto di essere colpevole di tutte e tre le imputazioni.

C’è anche un quarto perché–perché è di moda.
Non starò a dirvi che in questo momento il genere è inflazionato–pare che se non scrivi le cosacce non sei una scrittrice.
È forse cambiata anche la percezione–o forse siamo solo un po’ più ipocriti.
È (anche) per questo che ho smesso–finché non mi verrà voglia di ricominciare.
Le storie scritte perché è di moda sono senza vita.
Io non esco con i morti viventi.

Il come è sottinteso (mi piacciono i sottintesi) nel secondo punto.
Per scrivere una storia erotica devo prendere delle idee, opportunamente depravate, e trovare il modo di metterle nella testa dei lettori, innescando una serie di reazioni a catena.
Ed è ciò che fa chiunque scriva, al di là del genere.
Dobbiamo trovare i fili–per usare un’altra metafora (anche le metafore mi piacciono)–coi quali manipolare la nostra marionetta, che è il lettore.

Manipolarlo nella maniera più bassa è relativamente facile–specie se il pubblico di riferimento è un pubblico maschile.
Le dinamiche dell’eccitazione sono diverse–gli uomini si infiammano prima, per stimoli più elementari, e di solito è una fiamma abbastanza effimera (quanta delicatezza …)
È in parte una questione culturale, ma principalmente una questione biochimica.

La pornografia è facile.
Usa trucchi molto semplici, che si rifanno ad istintualità animali–assistere ad un accoppiamento mi genera uno stato di eccitazione. È un meccanismo automatico.
Se quindi mostro nella maniera più grafica possibile una scena di accoppiamento, è fatta: sarà breve, volgare e appiciccaticcio–ma ha un pubblico.
La pornografia–e qui sfioro appena un tema che meriterebbe di essere da solo argomento di un post (…)–va anche ad agganciarsi a quegli elementi strettamente culturali che rappresentano (opinione mia) il peggio di una civiltà: l’umiliazione, la sottomissione, il dolore fisico, la non-consensualità, la violenza.
Sapete dove si può finire a parare.

L’erotismo è più difficile.
Passa per canali più sofisticati, ha tempi e modalità d’innesco più sottili, lavora per costruire qualcosa–una situazione, un dialogo–che va a stimolare dinamiche più complesse.
È intellettuale prima che fisico.
È sociale anziché solitario.
È ludico.
È liberatorio.
O dovrebbe esserlo.

Se è possibile diventare persone migliori attraverso la scrittura e la lettura–e io credo di essere la prova vivente di come sia così–allora quando si tratta di sesso, la strada per diventare migliori passa per l’erotismo, non per la pornografia.

E qui chiuderei la prima lezione.
Nella prossima, chiacchiereremo più nello specifico di quali fili tirare, come tirarli, quando, e che ballo far ballare alla nostra marionetta.
E del perché è meglio scrivere le cosacce in un’altra lingua.

Grazie, e alla prossima.
(com’è andata, signor DeMille?)

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Guest Post – Sesso per Denaro, parte prima

  1. Molto, molto interessante, aspetto la seconda parte. Intanto complimenti

  2. Articolo elegante. Complimenti Carlotta e complimenti a Davide per averti lasciato spazio. P

  3. Bel post, devo dire. Mi è piaciuto come in certi punti si sia rimarcato che le cose valgono per un qualunque genere, è il modo migliore per far passare il messaggio che l’erotismo è un genere come gli altri.
    Belle anche le due definizioni di erotismo vs. pornografia, mettono bene in chiaro con cosa abbiamo a che fare.
    Molti pregiudizi nel lettore medio – perché immagino che anche se ora va di moda ce ne saranno sempre – possono facilmente essere smontati con quelle due definizioni e, avendo il tempo necessario, con la lettura di questo articolo.

    Attendo la seconda parte. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  4. Ottimo articolo. Complimenti al padrone di casa per aver ospitato una così interessante donzella e a Carlotta per aver mostrato come funziona un mondo difficile da descrivere.

    Ora attendo il seguito! 😉

  5. Grazie a tutti per i commenti.
    La seconda parte del post è in mano al padrone di casa, che deciderà quando–venerdì, credo?

    E grazie per avermi chiamata ‘elegante’ e ‘interessante’–non capita così spesso, a scrivere le cosacce.
    Anche ‘donzella’ non è la definizione più frequente.

    E sì, Gianluca–ho scritto una cosa lunghissima 😦
    E mi lamentavo di non riuscire a scrivere! 😉

  6. “perché proviamo piacere (fidatevi, sono un’esperta) nel mettere delle idee nella testa degli altri, e giocarci, giocare con loro, attraverso quelle idee”

    Questa è una di quelle cose che, a dirle ad alta voce, qualunque genere tu scriva, ti guadagnano occhiate ranging tra fredda disapprovazione e orrore. Ah, bieca manipolatrice di meningi&cuori innocenti! dicono quelle occhiate…

    E complimenti, Carlotta. Alla prossima puntata.

  7. Grazie, Chiara.
    Disapprovazione, orrore, accuse di cinismo, di disonestà. Ho visto tutto.
    Ma la manipolazione, se è consensuale, perché dovrebbe essere male?
    E sostenere di scrivere per suscitare emozione non è poi la stessa cosa, solo espressa in maniera più vaga?
    Rassegnamoci–hanno su di noi opinioni scioccamente romantiche 🙂

  8. Se non vuoi essere manipolato e condotto amabilmente attorno, perché perché perché, O Lettore, leggi romanzi, leggi racconti, vai a teatro e al cinema?

  9. “Per passare il tempo.”
    😀
    Credo sia la risposta più comune e, per quanto legittima, a volte è un po’ triste.

    E intanto ne approfitto per ringraziare tutti quanti per i commenti.
    Il secondo guest post di Carlotta va online venerdì.

  10. Bell’articolo. Aspetto la puntata di venerdì.

    E del perché è meglio scrivere le cosacce in un’altra lingua.

    Eh, da vecchio trombone, non posso dimenticare Hans Castorp, che nella Montagna Incantata si accorge di poter dire in francese a Claudia Chauchat (“Gatta Calda”) cose che nella sua lingua non avrebbe neppure il coraggio di pensare:
    “Parler français, c’est parler sans parler, en quelque manière”

  11. Grazie, Marco.

    La citazione di Mann te la rubo per dare un tono colto al post di venerdì.

    [Daa-videe … c’è un’altra revisione da fare … 3:) ]

  12. Non leggo letteratura erotica e non ho capito quale fosse lo scopo del post, però miss Carlotta è dotata di una scrittura accattivante.. 🙂

  13. Bel posto, molto interessante: mi ha ricordato una bustina di Umberto Eco dedicata proprio alla differenza tra erotismo e pornografia nel cinema che mi aveva colpito per l’acutezza (e quando no?).

  14. commento ritardatario ma sto proprio leggendo una raccolta di racconti “erotici” al femminile “Ragazze che dovreste conoscere” . Se la trovate, leggetela, si tratta di bei racconti in primis e l’erotismo è la molla che permette a un gruppo di validissime giovani scrittrici italiane di spaziare ben oltre con ironia e indubbia capacità di scrivere

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