strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Taglie Forti

10 commenti

Oggi improvviso di getto un pezzo un po’ anomalo, che in un certo senso è legato alla scrittura, anche se useremo la scrittura come punto di partenza e di arrivo, e nel frattempo faremo un giro maledettamente tangenziale.
Diciamo che questo è un pork chop express improvvisato.

redheadE sì, mi sono accorto che c’è una rossa piccante in negligé qui di fianco.
Non fatevi distrarre, ora ne parliamo.

La rete è straordinariamente utile, per chi scrive, per un sacco, ma davvero un sacco di cose.
Una di queste è la documentazione visiva – vi serve sapere com’è il soffitto dell’ingresso del Taj Mahal? I colori dell’uniforme della banda d’ottoni dell’Università di Adelaide? Non avete esattamente idea di come sia fatto un pranga o di che colore sia la pelliccia del tarsio?
Una bella ricerca per immagini, ed è fatta.

Allo stesso modo potete documentare dei personaggi – trovare immagini di persone in abiti d’epoca, immagini di pettinature e accessori. Trovare facce, corpi, pettinature, stili.

Meraviglioso.
Ma c’è un MA…

Ora, cosa c’entra la rossa*?
La rossa c’entra perché la rossa qui di fianco è ciò che Google mi restituisce se io cerco l’immagine di una donna grassa.
L’ho trovata cercando “taglie forti”, per la precisione**.

Il che, naturalmente significa che là fuori c’è gente molto malata, malata nella testa, e che il loro modo di pensare sta deragliando il nostro modo di percepire la realtà.

Ma tutto questo diventa ancora meglio – in senso quantomai lato – quando riflettete sul fatto che io l’altra sera, per documentare un personaggio che mi piacerebbe scrivere, stavo cercando l’immagine di un uomo grasso.
Un tipo “alla maniera di Falstaff” ma giovane, magari in abiti ottocenteschi.
Sì, lo so, potrei cercare immagini tratte da film, ce ne sono a dozzine, ma preferisco volti non riconoscibili, preferisco persone “normali”.
E poi cercando a casaccio, si trovano spesso non le cose che stavamo cercando, ma quelle che dovevamo trovare.

Beh, se trovare immagini di donne “grasse” è relativamente facile, e c’è una grande varietà – anche se si rischia di beccarsi donne grasse come la rossa qui sopra… beh, se cercate uomini grassi, marca veramente male.
La maggior parte sono individui straripanti al limite del grottesco, nudi, in posizioni imbarazzanti ed impegnati in attività esecrabili.
Se provate a seguire i link, troverete pagine e pagine di “simpatico umorismo” – non troppo diverso da quello che troverete sulle pagine che contengono immagini di donne giudicate “sovrappeso”.

È un orrore.
Ma non è il fatto che ci siano derelitti che ridono di chi è diverso, ciò che oggi mi interessa.
Ciò che mi interessa è la filtratura della realtà.

Tempo addietro feci un post sul fatto che tramite i soliti motori di ricerca in rete non si trovavano più volti femminili con delle oneste rughe d’espressione, non si trovavano foto di attrici di mezza età.
Per la forma del corpo delle persone, così come per il viso delle donne, viene implementato un filtro altrettanto drastico e altrettanto definitivo.

E questo è importante, se scrivete, perché, appunto, potreste usare la rete per cercare riferimenti visivi – e ottenere non solo una percezione distorta della realtà, ma anche una che contraddice e si disaccoppia drasticamente da quello che potete vedere guardando fuori dalla finestra.

E naturalmente, mi direte voi, ciò che è importante è ciò che c’è fuori dalla finestra.
Smettila di usare la rete e fatti una passeggiata.
La realtà è quella.
Ma ne siamo davvero sicuri?
Può esserlo per me, probabilmente anche per voi – ma se le persone ormai interrogano la rete per sapere come preparare la pasta aglio, olio e peperoncino, per acquistare una schiuma da barba, per farsi spiegare i film, per cercare libri da leggere e abiti da indossare…
Che immagine della realtà ricava?

E ciò che scriviamo, a quale versione della realtà deve conformarsi?

Sono domande pesanti, da associare ad una rossa piccante in negligé.

—————————————————–

* Che se non è la deliziosa Ann Margret le assomiglia davvero un sacco.

** Sì, lo so, ci avete provato e sono usciti risultati diversi.
Fatevi coraggio – è la magia del blogging.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Taglie Forti

  1. Condivido il ragionamento e pure la profonda inquietudine per quel che una ricerca su google dice della gente come massa indistinta. Lo scollamento reale-percezione fa paura, soprattutto quando si comincia a spacciare la percezione per reale.
    Quanto alla domanda “ciò che scriviamo, a quale versione della realtà deve conformarsi?”, io risponderei con “alla versione meno distorta e becera” (pur consapevole che si potrebbe finire nel campo delle psicopippe filosofiche e sostenere che anche quella che io considero realtà, a conti fatti, non è che una percezione, e blablabla… Ma ci asterremo dalle psicopippe filosofiche, vero?🙂 )

  2. A quale realtà deve conformarsi chi scrive?
    Immagino che chi scrive abbia sedimentato delle esperienze, che consentono di avere una personalissima visione della realtà.
    Dopodiché si confronta con quello che i mezzi di comunicazione offrono, fa un suo ragionamento (magari ogni tanto va a farsi una passeggiata🙂 ), matura una sua riflessione e alla fine scrive.
    A rendere particolare questa sua riflessione, sarà la sua capacità critica e il suo modo di analizzare la realtà circostante (distorta o autentica che sia) e questo post ne è un esempio.
    In conclusione chi scrive produce comunicazione e quindi crea una realtà conforme a se stesso: spetterà al lettore stabilire se conformarsi o meno a quel tipo di realtà che gli viene “imposta”.
    Complimenti per il post🙂
    buona giornata
    PaGiuse

  3. Mah, guarda, è la ragione per cui avevo iniziato a utilizzare DuckDuckGo, un motore di ricerca che si appoggia a Google ma senza “pregiudizi”. L’esempio era di una chiave di ricerca vaga, “Egitto”. Erano i tempi della primavera araba, ma mentre ad alcuni come primo risultato comparivano, dopo wikipedia, articoli sulle proteste, ad altri comparivano offerte per le vacanze o simili. A qualcun altro magari avrebbe proposto risorse sull’archeologia, o simili. Ecco, DDG rimuove il “pregiudizio” non dicendo a G chi sei, e quindi non può pescare dalla tua storia per proporti i risultati.
    Ma i risultati non filtrati non sempre sono soddisfacenti, provare per credere!

  4. DuckDuckGo l’avevo visto e provato, poi l’abitudine ha preso il sopravvento.
    Devo riprovarci.

  5. Anche nel mio caso poi sono tornato a G. Comunque con la sintassi di DDG puoi cercare risorse di diverso tipo. Aggiungendo “!gi” alla stringa effettui una ricerca su G immagini, ed è possibile farlo anche su wikipedia (non utilissimo), youtube e forse qualche altro servizio.

  6. Davide, credo che Solomonxeno stia insinuando che google ti mostra le donnine in bikini perché ti conosce😀

  7. Beh, sicuramente il problema del “filtro della rete” esiste, però forse è meno marcato di così.
    Quel che intendo è che senza dubbio se ci si dovesse fare un’idea della realtà basandosi su google immagini, probabilmente sì, si penserebbe che esistano solo veline e tamarri, auto sportive e di lusso, megaville con piscina (ma cercando “casa” mi è uscita pure Casa Baggins), poi però scommetto che camminando per strada e guardandosi attorno non c’è solo di questo.
    E per fortuna, direi.

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