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Vacanze su Callisto

6 commenti

jondarofcallistokenkellyCresciuto fra le città minerarie e i cantieri, veterano di decine di campagne umanitarie, inarruolabile per via di problemi con la sua nazionalità incerta, John Dark pilota un’eliambulanza nei cieli del Sud Est asiatico durante il conflitto del Vietnam.
Abbattuto sulla giungla, Dark si rifugia fra i resti misteriosi di una antica città-tempio Khmer.
Qui, è testimone di uno strano fenomeno, e da questo viene trasportato… altrove.
Solo, su un pianeta misterioso popolato di una flora ed una fauna ostili, John Dark dovrà imparare a cavarsela da solo.
Non sarà difficile, osservando il pianeta gigante e striato che si staglia nel cielo, stabilire che questo non è un pianeta sperduto in qualche lontano sistema solare – questa è una luna di Giove.
Questo è Callisto.
Ribattezzato Jandar dagli indigeni incapaci di pronunciare il suo nome, il pilota americano dovrà affrontare orde di pirati dei cieli, intrighi politici, orrori non umani, e conquistarsi il rispetto di un popolo guerriero.

E naturalmente c’è anche una bella principessa aliena.

Scritto da Lin Carter negli anni ’70, il Ciclo di Callisto è un competente pastiche burroughsiano, che aggiorna appena un minimo i modelli originali.
John Dark è un onesto discendente di John Carter, forse un po’ meno ottocentesco, ma comunque un decente americano di poche parole, incapace di tollerare l’ingiustizia o la crudeltà.
Callisto, mondo strapazzato dalla guerra, nel quale l’ostilità è la forma sociale dominante, dove schiavitù e sopraffazione sono all’ordine del giorno, è un buon palcoscenico per avventure classiche, costruite sul classico impianto di ERB: eroe, malvagio, bellezza in pericolo, un grande sommovimento sullo sfondo a complicare le cose.

Lin Carter costruirà otto volumi, su questo modello, mantenendo un livello di intrattenimento piuttosto alto, a fronte di un livello di originalità prossimo allo zero.

YlanakenkellyMa è poi davvero così esecrabile, l’assenza di elementi originali?
Molto, io credo, dipende dalle aspettative.
Chi si avvicina al ciclo di Jandar o di Callisto che dir si voglia, non si aspetta di vedere la propria percezione della realtà alterata per sempre.
Probabilmente è un fan di Burroughs, che si è letto tutto ciò che ERB scrisse in vita sua, ed ora cerca qualcosa di simile, da leggere senza impegno sulla spiaggia.
Jandar di Callisto va benissimo.
Come vanno benissimo gli altri pastiches burroughsiani di Carter – uno straordinario antologista e curatore che non fu mai, purtroppo, un grandissimo autore, ma che quando seguiva un modello che gli era congeniale entro vincoli ben definiti, era un autore godibilissimo.

Racconta e non mostra?
Ci sono gli infodump?
I personaggi non sono credibili?
L’azione ha la precedenza sullo sviluppo psicologico dei personaggi e sulla descrizione accurata della civiltà aliena?
Maledizione, sì.
È per questo, che è un gran divertimento*.

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* Ed ora magari qualcuno mi dirà che non ha tempo di leggere simile ciarpame con tanta buona letteratura che c’è sul suo scaffale.
Credo sia affar suo.
Non gli sto dicendo di non leggere la buona letteratura privilegiando il ciarpame.
E non sto neanche facendo una gara per decidere se la buona letteratura lavi più bianco del ciarpame.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Vacanze su Callisto

  1. Che poi a me questa faccenda dell’originalità a tutti i costi ha veramente rotto gli zebedei.
    Alcune cose funzionano bene proprio perché sono citazioniste, perché attualizzano cose che magari sono state scritte molto tempo fa.
    Puntalizzare che “l’assenza di originalità” merita una bocciatura è semplicemente stupido.

  2. … Ed è curioso poiché spesso chi costruisce un monumento all’originalità è lo stesso che vuole una standardizzazione assoluta della forma, attraverso le regole della buona scrittura.
    Idee originali espresse in maniera il meno originale possibile, insomma.
    Il tutto, di solito, ad opera di un autore “di talento” pieno di “ispirazione” – che quindi ha acquisito la buona scrittura e le idee originali per osmosi.
    Esiste una certa confusione.
    E soprattutto, il linguaggio critico si è completamente deteriorato.

  3. É stato giá scritto tutto. Da Omero e da chi ha stilato i Veda e l’epopea di Gilgamesh. Chi cerca l’originalitá, spesso, non conosce abbastanza fonti precedenti. Le idee sono sempre le stesse, la voglia di sentirle raccontare é la stessa. Cambia solo il modo di declinarle e adattarle a chi legge.

    Come il tipo che ieri su un blog di cinema tuonava contro l’annunciato remake di Scarface ignorando che Scarface é un remake.

  4. A volte, lo snobismo pseudo intellettuale riesce a essere madornalmente inconsapevole. La storia della letteratura è costellata di variazioni sui temi più disparati e si dimentica, in una dimostrazione di cecità notevole, di come spesso, la differenza, la fa proprio la capacità di giocare con gli stereotipi al fine di ricavarne una lettura stimolante.
    E poi diciamocelo, ognitanto una galoppata sfrenata sulle ali della fantasia, mettendo da parte onanismi mentali e profonde riflessioni esistenziali, è un piacevolissimo toccasana.

  5. E diciamocelo! E intanto divertiamoci a rileggere Lin Carter🙂

  6. servirebbe un atlante planetary romance del sistema solare, per giocare ad una versione planetaria di barbarians of lemuria…

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