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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il caso del leprotto prussiano

11 commenti

Tutto comincia da un leprotto prussiano.
Beh, io assumo che sia prussiano, perché si chiama Otto.
Otto è un nome prussiano.
E questo è un pork chop express.

yaratc4b1cc4b1lc4b1k-resim-3Il fatto è che la mia vicina di cella laClarina ha appena fatto un gran bel post sulla scuola, e sull’immaginazione, e su come il povero Otto il Leprotto sia stato scacciato da una classe, in una scuola, per il semplice fatto che… beh, che è immaginario.

La scuola ha un problema, con l’immaginazione.
Potrei dire la scuola italiana – in fondo è quella che conosco meglio – ma se devo credere a personaggi piuttosto affidabili, le cose marcano male anche nel resto del mondo.
La scuola ha un problema con l’immaginazione.
Perché?

Io di solito la cosa me la spiego col fatto che l’immaginazione è difficilmente incasellabile e classificabile, non ci si fanno sopra dei programmi ministeriali, non si possono assegnare venti pagine di immaginazione da leggere e imparare a memoria per lunedì.
Ma è tutto qui?

C’è, fortissima, l’idea che l’immaginazione sia una distrazione.
Una distrazione da cosa?
bfi-00n-kllMah, probabilmente dallo svolgere un lavoro seriale e ripetitivo – serrare bulloni non richiede immaginazione, avere troppa immaginazione (qualunque cosa significhi) serrando bulloni significa finire come Chaplin in Tempi Moderni.
Se il nostro sistema scolastico è orientato a creare operai specializzati – e il nostro sistema scolastico è orientato all’impiego industriale della maggioranza – allora non vuole persone dotate di immaginazione.
E bisogna prenderli da piccoli, per ammazzargliela*.

Ma è tutto qui?

E se fosse invece perché immaginare significa immaginare qualcosa di diverso – qualcosa di diverso da ciò che c’è, da ciò che è reale.
E quindi immaginare è un po’ come mentire, giusto?
È inventarsi cose che non esistono.
Il che è male.
È un inganno.
Probabilmente è peccato.
È roba che fa il Diavolo.
Perché se è vero che per alcuni vecchi filosofi se lo posso immaginare allora Dio l’ha creato – beh, la carenza di unicorni, se non altro, dovrebbe dirci che quei filosofi sbagliavano.
Ma allora se lo immagino e Dio non l’ha creato – beh, ragazzi, se il buon Dio non ha creato qualcosa avrà avuto i suoi buoni motivi, e quindi io a immaginare qualcosa che non c’è, è ovvio che sto facendo peccato.

Michelangelo_Buonaroti_Ceiling_of_the_Sistine_Chapel_Creation_of_Adamdetail_2_grandem

La Creazione è pertinenza della Divinità.
Io credo (aha!) ci portiamo dietro anche questo, nella nostra struttura scolastica.
Io non posso inventarmi una realtà – posso solo limitarmi a descrivere quella che mi è stata fornita.
Il che, badate bene, non è affatto un comportamento scientifico – poiché la scienza avanza immaginando nuove possibilità ed esplorandole.
Nessuno scienziato è mai andato da nessuna parte accettando una realtà precotta e non discutibile, adeguandosi allo status quo.

È un discorso complicato.
Dovrò farci altri post.
Di sicuro, è una civiltà che ha le ore contate quella in in cui ci si limita a replicare vecchi modelli.
Rifiuta l’immaginazione, diventa schizofrenica e ossessionata per una Realtà che non potrà mai possedere.
E caccia da scuola i leprotti immaginari.

——————————————————————————————

* Aggiungiamo come nota a pié pagina che anche una classe politica non esattamente illuminata ha una gran voglia di avere a che fare con una popolazione priva di immaginazione – se non hanno immaginazione, non potranno mai immaginarsi di poter star meglio.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Il caso del leprotto prussiano

  1. Guarda, certamente tutti gli ingredienti elencati ci mettono lo zampino. Però mi sembra che l’assunto sia (volutamente?) apodittico: a scuola è vietato immaginare.
    Io non so se sia così, e nella mia esperienza di scolaro non lo è stato affatto. Ma poi, che significa immaginare? Se significa che il cielo è blu perché è il colore della polvere di stelle che precipita dal cielo, allora siamo davanti a posizioni indifendibili.
    La scuola dovrebbe soprattutto insegnare a pensare e a capire. Certo gli scienziati immaginano e magari hanno visioni, ma in fondo al tunnel c’è sempre la luce della dimostrazione scientifica. Il sasso non cade perché attratto dal suo elemento naturale, ma in virtù della forza di gravità: certo la scuola dei filosofi greci era piena di immaginazione, ma sappiamo ormai che ben poco progresso sarebbe arrivato da quelle spiegazioni scorrette.

    E infine ci sono le scuole militari, dove la disciplina prevale su qualunque sentimento. Ma questa è un’altra storia.

  2. Wow! Un post interessante che apre a riflessioni di portata immensa…così come quello della tua “vicina”, del resto…
    Che la situazione della Scuola italiana, e di quella dell’infanzia in particolare, sia al limite del disastroso…beh, purtroppo è una triste realtà. Lavorando spesso con le scuole elementari mi capita di vedere cose al limite del terrorismo psicologico, ma vabbè. Quello di cui però vorrei parlare nella risposta è una cosa diversa…anzi, DUE cose diverse.

    Innanzitutto, una luce di speranza: ho letto recentemente le “indicazioni per il curricolo” che il Ministero fornisce agli insegnanti nelle scuole di ogni ordine e grado… In realtà sono indicazioni risalenti ai tempi pre-Gelmini, e si vede. Però se ne dice di roba interessante: spesso viene evidenziata l’importanza che dovrebbe avere, nella formazione, l’attenzione allo sviluppo di capacità “sociali”, di relazione col mondo e con gli altri e molte altre cose che non si sanno in giro. Fortunatamente il documento è di pubblico dominio, e si trova sui siti del Ministero e in giro per la rete. Il che, d’altra parte, ci riporta alla dura realtà: molti maestri/professori si nascondono dietro alla scusa dei programmi per evitare di affrontare la difficoltà di relazionarsi in prima persona con i loro allievi, di mettersi in gioco spesso di dover rispolverare la loro arrugginita e malconcia capacità di immaginazione, per l’appunto.

    La seconda questione, invece, riguarda la parte del post dedicata all’aspetto culturale-religioso della faccenda. Ecco, dalle tue considerazioni in merito mi permetto di dissentire.
    Affermare che la cultura religiosa (cattolica, s’intende) consideri l’immaginazione come un “peccato”…beh, mi sembra esagerato. Non tanto che lo facciano preti o “dottori della Legge”, quanto che, insita nella cultura cristiano-cattolica, ci sia una inimicizia strutturale per l’immaginazione.
    Vado a spiegare le mie ragioni.
    Innanzitutto una delle cose che dici, che è sacrosanta: l’immaginazione è capacità di Creazione, che ci mette al pari del Divino. Appunto. Che è proprio quello che sta alla base della cultura cristiana: l’Uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio, con tutto ciò che ne consegue, compresa la capacità creatoria. Del resto, non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra che la capacità di immaginare sia propria solo dell’Uomo.
    A corollario di questa mia affermazione sta poi la storiella sugli animali, quella della Genesi: Dio crea gli animali e le piante, e all’Uomo dà il compito di inventare i loro nomi. Di immaginarli, appunto. E qui poi si potrebbe aprire tutto un discorso (che non ho pienamente le competenze per fare) sulla tradizione ebraica dei nomi e del loro potere che, volendo trovare il nesso con ciò di cui spesso ci piace leggere e parlare, Ursula LeGuin riprende a piene mani nella saga di Earthsea.
    Insomma, la capacità immaginifica e creatoria, almeno secondo la vera tradizione cristiana e cattolica, è proprio ciò che ci rende simili a Dio. Quindi, nel caso in cui davvero ci fosse questa sensazione di “Peccato” legata alla potenza dell’immaginazione…beh, è tutta roba inventata da religiosi da due soldi con scarsa fantasia, e non un vero e proprio retaggio della cristianità o del cattolicesimo.
    Ecco, solo questo volevo dire. Sono stato breve, no?😀

    Mi scuso per il commento pantagruelico, ma mi ha fatto piacere trovare di nuovo una motivazione per commentare, fosse anche per dissentire, almeno in parte, dalle cose interessanti, intelligenti e stimolanti che abitualmente leggo da queste parti.🙂

    Saluti.

  3. Gherardo, le tue osservazioni sono molto interessanti – e tuttavia all’uomo, nella Genesi, non viene chiesto di creare nulla, solo di classificare la creazione.
    Mai confondere la classificazione dei fenomeni con la loro creazione😀
    E se è vero che in ambito biblico l’uomo è l’unico ad avere una immaginazione (nel mondo reale probabilmente primati e cetacei ne sono dotati in qualche modo), l’uomo è anche l’unico a commettere il Peccato Originale.
    Che comporta il desiderio o il tentativo di usurpare una prerogativa divina – la Conoscenza.
    E non c’è conoscenza senza immaginazione.
    Non per nulla il Serpente invita Eva ad immaginare come sarebbe se…
    Quindi io direi che l’atteggiamento della religione cristiana (non ho dati sulle posizioni ebraiche e islamiche) sia per lo meno ambiguo.
    Ma tutta questa, naturalmente, è solo una danza concettuale – possiamo sostenere infinite tesi.
    Dovremmo chiedere a Dio, per sapere lui cosa intendeva🙂

    Io non posso fare a meno di osservare, d’altra parte, che le culture non-cattoliche europee sembrano avere una diversa sensibilità verso l’immaginario chele culture cattoliche non hanno.
    Forse è una influenza della controriforma, forse è una miscela di fattori.
    Ma la differenza c’è ed è innegabile.

  4. Grazie della risposta e dell’attenzione dedicata alla lettura del commento logorroico.😀
    Uhm…sicuro che dare il nome sia paragonabile ad una mera classificazione? Effettivamente è possibile che sia come dici tu, ma non ne sarei così sicuro…ho citato il valore del nome nella cultura ebraica proprio per questo.
    In quanto al “primato” dell’Uomo nell’immaginazione io non intendevo in senso biblico, ma proprio in senso scientifico…però ho usato un “mi sembra” proprio perché volevo evitare di dire complete castronerie a riguardo.😀 su primati e cetacei indagherò, laquestione mi incuriosisce…

    Quanto alla fatidica mela…beh, in “realtà” si trattava della conoscenza del Bene e del Male, non della conoscenza in sé…ripeto, secondo me nella cultura cristiano-cattolica non c’è niente che la ponga, di per sé, in contrapposizione all’immaginazione: rimane una tara tutta degli uomin, questa.
    Del resto, anche la questione della differenza con le culture non cattoliche è da vedere…il discorso è lungo, e meriterebbe molto approfondimento… Non sono sicuro che questa differenza sia così evidente: non mi sembra che in nessuna cultura (religiosa e non) ci sia né una manifesta condanna né tantomeno una manifesta esortazione all’immaginazione. Voglio dire, il fatto che una creatura come il coboldo, piuttosto che il Dio Odino sul suo cavallo a sei zampe, ci sembri più “fantasioso” di un capellone che cammina sull’acqua o di un roveto ardente…beh, è una questione di gusti.😀

    Comunque questa risposta non è articolata e documentata come vorrei, sono questi i momenti in cui detesto non poter invitare il mio interlocutore virtuale a continuare la discussione davanti a una birra o un buon bicchiere di vino bianco ghiacciato😀

  5. Questo è il tipico argomento da lunga chiacchierata al fresco🙂

    Nel momento in cui un primate – diciamo uno scimpanzé, si inventa un modo per estrarre una banana da un tubo usando un bastone, vuol dire che possiede delle capacità di estrapolazione… noi chiamiamola immaginazione.

    Quanto alla condanna o all’esortazione all’immaginazione, non è esplicita – e fa certamente parte (ammesso che ci sia!!) delle successive interpretazioni dei testi sacri.
    Insomma, Dio non ha mai condannato il gioco di ruolo – ma certi gruppi religiosi di frangia sì.

    D’altra parte, ora che ci penso, Confucio, che è un filosofo, anche se poi i suoi seguaci lo faranno diventare un santo, condanna a suo modo l’immaginario – per cui tutta la narrativa sovrannaturale cinese ha questo sapore di “fuorilegge”.
    Il filosofo deve solo investigare il reale e identificare come il reale si conformi alle regole.
    Tanto per dire che non è che una certa cultura cattolica abbia il monopolio.

    Il mio punto non è tanto che il cavallo Sleipnir sia più fantasy del cavallo di San Francesco.
    Il mio punto è che la narrativa anglosassone, o tedesca, o scandinava, ha una componente fantastica molto più forte di quella italiana, ad esempio.
    Per un nostro Tarchetti, loro hanno due dozzine di autori, nell’ottocento.
    E il genere ha una maggiore dignità.

    È colpa della Chiesa Cattolica?
    Non credo. Non solo.
    Però l’impressione è che possa aver contribuito – al declassamento dell’immaginario, e della cultura scientifica.
    Ha fornito strumenti utili a chi era interessato a farlo, probabilmente.
    Ma come dicevo nel post qui sopra, è certamente molto più complicato di così.

  6. Che dibattito interessante… e volevo dire la mia.
    Ma temo che non riuscirò ad essere breve.

    Quando la maestra mi ha detto di portare mia figlia da uno specialista non mi ha detto quale perchè lei non essendo un’esperta non poteva fare una diagnosi ma solo una segnalazione.
    Però ha comunque consegnato una relazione scritta in cui dice che Caterina gioca in modo eccentrico.
    Al che mi sono chiesta perchè la maestra non si sia avvalsa di uno specialista che dicesse di cosa avesse bisogno la mia bambina. Cosa serve?Un neuropsichiatra infantile?Uno psicologo dell’età evolutiva?Un neurologo?Cosa?Per fortuna la mia pediatra mi ha indirizzata da una psicologa molto in gamba per avere un certificato che attestasse che l’immaginazione di Caterina non è patologica.
    Ora però la domanda è un’altra.
    La maestra si può permettere di scrivere una relazione in cui dice che mia figlia ha una patologia ma giustamente non si prende la responsabilità di dirmi quale.
    Non sarebbe stato più corretto chiamare prima uno specialista e magari far scrivere a lui la relazione?Prima la scuola materna aveva la figura dello psicologo che veniva chiamato per certe questioni.
    Mi sono documentata un pochettino e ho beccato una circolare del ministero un po’…come dire…agghiacciante.
    Nella circolare si dice che i maestri devono “scovare” a tutti i costi più precocemente possibile i bambini che potrebbero avere problemi di apprendimento.
    Ora però ci sono tre questioni:
    – in un bambino precocemente che vuol dire?A essere troppo reattivi a volte si rischia di fare pasticci. A volte basta aspettare un mese o due che i bambini maturano cose che sembravano lontane anni luce.
    – Perchè viene chiesto ai maestri di stabilire se un bambino è al limite del patologico?Perchè non chiedere ai maestri semplicemente di segnalare la cosa a chi se ne intende?Pur studiando molto quanto ne può sapere un maestro?Eppoi magari per studiare psicologia il maestro si trova a dover trascurare tutta un’altra serie di cose a cui sarebbe più giusto che si dedicasse.
    -Infine in che modo l’immaginazione può ledere all’apprendimento?Considera che proprio la maestra mi ha detto che Caterina per descrivere le sue fantasie ha un linguaggio più sviluppato e ricco di sfumature dei bambini della sua età quindi proprio non saprei…

    Comunque uno dei grossi problemi rilevati dalla maestra era che mia figlia non gioca con i giocattoli normali ma ad esempio in giardino cerca foglie, cortecce, fili d’erba, ciocchetti di legno.
    Prende mollette per i panni e nastrini.
    E costruisce case e abiti per fate, folletti e quant’altro.

    E qui Davide mi viene in mente quello che avevi osservato tu. Che in Italia non abbiamo immaginazione ma scriviamo libri.
    Il fatto è che se usi l’immaginazione (quanta?) per scrivere un libro ti posso “perdonare” mentre se la usi per giocare di ruolo…beh è il caso che ti fai vedere da uno bravo.
    Esattamente come se metti i pupazzetti delle fatine a dormire nelle loro casette di plastica fornite dalla casa produttrice di giocattoli va bene ma se tu costruisci la casa delle fate e ovviamente non hai pupazzetti perchè tutti lo sanno che le fate vere non si fanno vedere da tutti…beh devi andare dallo psicologo!

  7. Davide: sì, alla fine questa tua ultima “sintesi” di quanto detto mi convince abbastanza.😀 ma bisognerebbe approfondire… Chissà.

    Cily: tua figlia è geniale, secondo me😀
    Per la circolare inquietante….beh, voglio spezzare na lancia sulla schiena del Ministero😀 in passato, e parlo di diversi anni fa, la scuola è stata caratterizzata da una marea di esempi di cattiva educazione ai danni di bambini con disturbi di apprendimento che venivano trattati come bambini “normali” ma solo stupidi.
    Ricordo, alle elementari, di avere avuto n classe un bambino, F.
    F scriveva stortissimo, e non riusciva minimamente a seguire i dettati. Veniva trattato come il somaro della classe, e poi cambiò scuola. Io, adesso, col senno di poi posso dire con quasi assoluta certezza che si trattasse e una dislessia non diagnosticata.
    Quindi quell’individuare “al più presto” forse vuole essere un modo per evitare casi come questo… Vabbè, si è capito che sono un ottimista buonista.😀

    Sulla questione Dell’intervento di “esperti esterni” di qualsivoglia genere nella Scuola Pubblica…vabbè, ci sarebbero da scrivere altre pagine e pagine di storia della chiusura mentale.😀

  8. Ciao, Cily!
    Grazie per il commento, che aumenta il mio disagio per l’intera faccenda.
    Parlare di “immaginazione patologica” in bambini ai primi anni di asilo o scuola elementare è, a mio parere, patologico.
    Che si dia il potere a delle persone che dovrebbero fare tutt’altro di segnalare (sulla base di quali competenze?) i “casi sospetti” è orrido e vagamente orwelliano.
    E la circolare è generica in maniera criminale – un ostacolo all’apprendimento potrebbe anche essere semplicemente un caso di vista difettosa.
    Ma se il bambino è “troppo vivace” o “ha troppa immaginazione” cosa facciamo – lo impasticchiamo per omologarlo?
    E tutto questo diventa una storia dell’orrore perché l’idea di una bambina che raccoglie oggetti sfusi e ci si costruisce delle cose per giocare,a me pare assolutamente normale.
    Sta succedendo qualcosa di molto strano, e di molto preoccupante.

  9. Chiedo venia per il commento scarno e/o privo di riflessioni come le vostre ma…l’ultimo commento di Davide credo abbia centrato il punto.

    Al di là di tutte le teorie cospirazionistiche (che poi, vai a sapere cos’è vero e cosa no), orwelliano credo sia la parola migliore che descrive avvenimenti del genere.

    Anch’io ho avuto esperienze di compagni di classe come gherardo e quand’ero in età da elementari ho sempre pensato che segnalazioni da parte dei maestri ai genitori erano per evitare disagi ai bambini; da me per fortuna non hanno mai abusato di cose del genere ovviamente.

    Negli ultimi anni però sto notando un’intensificazione del fenomeno (ho mio fratello ancora a scuola) e le richieste per visite psicologiche con motivazioni assurde (complici di rendere il bambino magari diverso [che parola orrenda] quando in realtà potrebbe anche essere soltanto interessato ad altro [figuriamoci se un bambino non gioca a calcio! oooh, al rogo, non può essere un ragazzo, deve avere qualche turba interiore..]) stanno davvero aumentando.

    Forse perché, come diceva laClarina di là, sono più difficili da gestire? Perché impegnano l’insegnante a mettere in moto le sue sinapsi invece di proporre continuamente modelli pre-confezionati? Perché lo obbligano quindi a pensare qualcosa di diverso, alla presenza di alternative?

    Io dico che visto il panorama attuale, potrebbe anche essere un pregio. L’insegnante oggi, invece di avere una “giornata tipo” al pari di un avvitabulloni (con tutto il rispetto per gli avvitabulloni, è un lavoro anche quello) finalmente potrebbe saltar su e dire “toh, sono situazioni come queste che mi hanno spinto a fare l’insegnante”.

  10. un piccolo contributo: http://www.ted.com/talks/lang/it/ken_robinson_how_to_escape_education_s_death_valley.html

    guardatelo, guardatelo davvero. non solo lui è bravissimo, ma dice anche delel cos estupende, nel modo giusto.
    e parla di immaginazione.

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