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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La vendetta del Leprotto Prussiano

20 commenti

Quando, mi pare al secondo anno di università, feci notare che molti corsi erano clamorosamente carenti dal punto di vista didattico… che certi docenti insomma, pur essendo certamente professionisti eccelsi e molto preparati, non erano capaci ad insegnare, un compagno di corso sussiegoso mi spiegò che il docente universitario non deve insegnare.
Se tu sei iscritto a quel corso, la materia ti interessa e quindi dovresti essertela già studiata da solo – il docente deve solo darti delle linee guida e verificare il tuo percorso e alla fine, con un esame che dovrebbe essere una formalità, accertare la tua conformità al  programma.

Idiozie, naturalmente*.

Però mi son tornate in mente con il discorso sulla scuola e l’immaginazione.
La “troppa immaginazione”.
Seconda portata del pork chop express – perché noi valiamo.

Se la scuola è fatta per insegnare, allora marca male – l’immaginazione non si può insegnare.
La si può però coltivare – si possono aiutare le persone ad imparare ad usare l’immaginazione.
Si può contribuire a svilupparla, l’immaginazione.
In questo senso, chiunque lavori coi bambini dovrebbe essere preparato (aha! come? dove? da chi?) ad assecondare l’immaginazione dei bambini, e ad aiutarli a farla crescere.
Poiché crescendo l’immaginazione, cresce anche la persona.

Troppo difficile.
Eppure indispensabile.

Ingranditela e leggetevela, che vale la pena.

Ingranditela e leggetevela, che vale la pena.

È proprio nel riconoscere l’immaginazione come elemento indispensabile e “strategico”, che sta il fallimento del sistema.
Nel momento in cui l’immaginazione dovesse passare dall’essere una distrazione, una causa di disordine, ad essere un elemento essenziale nell’esistenza dell’individuo, si potrebbe cominciare a lavorarci.

Costerebbe un sacco di soldi.
Questa è una delle poche certezze.
Sono stati fatti esperimenti, in passato – alcuni straordinari, altri discutibili, tutti interessanti – e l’unico comune denominatore è che i costi lievitano nel momento in cui si esce dallo “studiate da pagina sedici a pagina trenta per lunedì”.
A tutti i livelli.
Perciò, almeno questo lo sappiamo – costerebbe un sacco di soldi.
Bisognerebbe avere classi più diradate e probabilmente più plastiche.
Strutture più adatte ad un apprendimento dinamico.
Bisognerebbe formare insegnanti in materie che non esistono – o assumere personaggi “discutibili” come insegnanti (artistoidi, monaci zen, giocatori di ruolo, gente del circo, scrittori, magari anche gente che abbia fatto e sappia fare, gasp!, lavori manuali!… brutta gente)
Bisognerebbe convincere il signor Rossi che, no, il fatto che suo figlio oltre a studiare matematica abbia anche il permesso di inventarsi delle storie che hanno per protagonista l’Armadillo Mascherato non inficerà la sua possibilità di entrare in una buona azienda da grande – se lo vorrà, il piccolo potrà spendere tutta la propria vita a guadagnarsi da vivere facendo un lavoro schifoso.

Che poi – com’è che i ragazzini giapponesi vivono blindati a scuola dai cinque ai vent’anni, inquadrati ed irregimentati, con sedici ore piene al giorno, studiando a memoria l’impossibile, già inseriti in un binario che li porterà ad un determinato posto di lavoro, e ancora hanno una viva immaginazione?
Di più – com’è che i nostri ragazzini, spediti dallo strizzacervelli per “immaginazione patologica” o ostracizzati perché non giocano a pallone e quindi sono “asociali”… com’è che riescono a salvarsi un minimo di immaginazione finché con l’adolescenza non arriva Italia 1 a piallargliela via completamente?
Di sicuro, se la scuola vuole eliminare l’immaginazione – e l’impressione è quella – non sta facendo un buon lavoro, se servono quattro volumi di Twilight  e film relativi per completare l’opera.

E se è una battaglia persa, allora perché non accettare il fatto che, ok, i ragazzini hanno una immaginazione.
Potrebbe anche servirgli a qualcosa, diamogli una mano.

Siamo nel campo dell’immaginazione pura, ovviamente.
Non succederà mai.
Continueremo a sentir declassare l’immaginazione – spesso per privilegiare elementi (come il metodo scientifico) che dell’immaginazione sono un frutto ed uno strumento.
È da idioti usare uno strumento senza sapere a cosa serve e come funziona.

———————————————————————————————

* sì, idiozie.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

20 thoughts on “La vendetta del Leprotto Prussiano

  1. Ottimo articolo. Hai esperienza/opinioni sul metodo educativo Steiner?

    • Ho conosciuto persone che hanno studiato – e poi insegnato – in una scuola steineriana.
      Si tratta di uno dei casi a cui faccio riferimento quando parlo di costi altissimi.
      Non conosco abbastanza bene il sistema per poterlo discutere, ma coloro che l’avevano sperimentato di prima persona erano molto soddisfatti; e non erano, per dire, più “strani” della media… non si vedeva, incontrandoli per strada, che erano steineriani😀

  2. come ben sai, più irregimentata della scuola media frequentata da mia figlia non ce ne sono. Eppure lei è fantasia galoppante allo stato puro. tanto hanno fatto le maestre d’asilo che, con grande disapprovazine delle altre mamme, si sono rifiutate di fare pre-scrittura e pre-lettura ma hanno lavorato sulla manipolazine, la creazione di oggetti personali/personalizzati, senza mai dire a un bambino “ma il tuo lavoro è brutto” (cosa sentita più di una volta, soprattutto da insegnanti di arte…). E tanto sta facendo l’insegnante di danza. ci sono lezioni destinate solo all’immaginazione del proprio corpo in movimento in scenari irreali. A milli è servito tantissimo per uscire dal suo guscio. Però conosco un mare di gente che mi ha detto “ma perché non l’hai iscritta a equitazione, così impara a dominare e comandare?”
    Dominio e comando. No grazie

    • Equitazione per “dominare e comandare”?! :O
      E palla prigioniera per “riempire di lividi gli sfigati”?
      Sembrava una battuta, ma una volta scritta, ahimé, non lo sembra più.

  3. Anche “la danza è per prostitute”. Non oso pensare cosa mi sentirò dire adesso che la scelta di milli è caduta sul classico a indirizzo teatrale…

  4. ovviamente il tuo post riguarda la scuola per tutti. Io che ho una visione più aristocratica/classista della vita, se avessi un figlio farei carte false per mandarlo a una scuola steiner. La differenza si vede. poi magari alcune maestre in gamba possono fare lo stesso col tempo pieno etc ma il sistema è contro di loro. Quantità vs qualità.

    • Io non ammetto che si possa fare una selezione dei figli sulla base di quanto guadagnano i padri.
      Non è una questione di classismo – è semplicemente una scelta vecchia, sostanzialmente inadatta alla società che vorremmo avere.
      La scuola deve essere eccellente per tutti.
      Perché è lì che getti le basi per tutto il resto.

  5. Propendo per la qualità. e le scuole steineriane sono davvero ottime.

  6. Lo so, la mia è una visione antiquata e fondamentalmente antidemocratica.

    La selezione basata sulla classe sociale la farà comunque l’università. I figli dei ricchi vanno a studiare all’estero in atenei prestigiosi e hanno “una marcia in più” da ogni punto di vista anche grazie ai contatti diretti col personale che lì incontrano (poi, se uno è deficiente o fannullone, non serve a niente lo stesso, è ovvio).

    Devono esistere borse di studio per i meritevoli e prestiti agevolati per chi voglia sfuggire ai limiti della classe in cui è nato. Ma “money, like water, always finds an outlet” e non tutti desiderano una società egalitaria (quelli in cima difendono la propria fortuna, quelli sotto diventano migliori lottando per emergere).

    Mia personale visione che non ha a che vedere col mio ceto (sono relativamente povero e figlio di operai) e sicuramente influenzata “irrazionalmente” dalla mia religione (le condizioni di nascita sono effetto dell’avanzamento spirituale dell’anima).

    • È interessante come le posizioni elitarie siano sempre molto gradite alle elite.
      Sullo studiare all’estero – fatto.
      È infinitamente meglio.
      Il trucco però non è studiare all’estero – è restarci, all’estero😉

  7. Al di là dello “sbocco” lavorativo, la cultura è indispensabile per una vita maggiormente consapevole, ricca e piena. Sono contraria all’impoverimento e all’esclusione delle materie umanistiche dall’insegnamento a favore di una conoscenza di tipo “funzionale” e “operativo” scelta che presenta l’indubbio vantaggio di avere materiale umano pronto all’uso di mercato e possibilmente meno critico e incline all’insubordinazione.Non sia mai che la prossima generazione diventi tutta di intellettuali scontenti e portati alla critica, non sia mai.

  8. Porca vacca, commento solo ora perché sono stato fuori tutto il giorno… Poco male, spero che il commento sia comunque letto e che interessi a qualcuno. ^^”’

    “chiunque lavori coi bambini dovrebbe essere preparato ad assecondare l’immaginazione dei bambini, e ad aiutarli a farla crescere. Poiché crescendo l’immaginazione, cresce anche la persona.”

    Scrive Davide Mana all’inizio del post, e la trovo una considerazione splendida. E, infatti, come fa notare ANdrea Sfiligoi, la si ritrova anche altrove…

    “Il nostro obiettivo: elaborare una pedagogia che insegni ad apprendere, ad apprendere per tutta la vita dalla vita stessa.”

    Scrive appunto Rudolf Steiner in… Oh, beh, in più di uno dei suoi numerosi testi sulla Pedagogia Waldorf. Il nesso c’è e lo ho individuato subito… Ho lavorato diverse volte e ho conosciuto docenti e “direttori” (anzi, per la verità direttrici… Ci sarà un nesso? Mah) di Scuole Steineriane a Roma… Oltre ad aver lavorato come insegnante di teatro con degli ex studenti di steineriana, e… No, vabbè, quelli quando fanno lezione di teatro si vede proprio che hanno ricevuto una formazione diversa.😀
    Personalmente trovo che la pedagogia steineriana sia ancora oggi straordinariamente valida e soprattutto rivoluzionaria… E se considero che è stata inventata e sperimentata negli anni ’20 mi si accappona la pelle.

    Mi trovo comunque d’accordo sul pensiero di Davide per quanto riguarda il classismo… Tantopiù che la scuola Waldorf (quella che adotta la pedagogia Steineriana, appunto), nasce come scuola per i figli degli operai della fabbrica Waldorf-Astoria, da cui prende il nome. E si trattò di una scuola parecchio progressista, una delle prime ad introdurre le classi miste (maschi e femmine) se non vado errato. Quindi una scuola progressista, innovativa e non costosa ed elitaria… Salvo poi mandare tutto all’aria per diversi anni a causa del Nazionalsocialismo, che mal sopportava tutta questa cura dell’individuo e della sua crescita, consapevolezza… Vabbè, tutte quelle cose di cui si parlava anche nel post precedente.

    Tutto questo per dire che, comunque, ce ne sono in giro di persone che si sforzano di far sì che si introduca nel sistema di ingranaggi che schiacciano la consapevolezza, l’individualità (non l’individualismo) e l’immaginazione dei giovani esseri umani, dei piccoli granelli di sabbia che portino ad un inceppamento del meccanismo perverso. Si può fare. E si può farne un sistema, un sistema nuovo, migliore.
    E’ faticoso, difficile, e probabilmente noi non lo vedremo mai realizzato. Ma come scriveva sempre Davide in uno dei più bei post della blogosfera estiva… “non è possibile passare otto ore la settimana per dieci anni a interpretare la parte dell’eroe, senza diventare un pochino meglio.” Quindi noi insegnanti, genitori, “esperti esterni”… Ci rimbocchiamo le maniche e ci diamo da fare.

    Comunque, come al solito, scusate dello sproloquio lungo. E, sempre come al solito, un gran bel post. Spero in una terza parte del Pork Chop!😉

    P.S. per Paola: “Anche “la danza è per prostitute”. Non oso pensare cosa mi sentirò dire adesso che la scelta di milli è caduta sul classico a indirizzo teatrale…” Ma dai! Grande! Perdonami una curiosità: di dove sei? Esiste una scuola pubblica di questo tipo nella tua città? Noi a Roma ci abbiamo provato, con la complicità di un dirigente scolastico saggio e lungimirante, ma il progetto non è mai stato del tutto realizzato… Ah, se può (s)consolarti una volta un genitore ha strappato un mio volantino della scuola di teatro perchè “se no mi fijo diventa frocio”.😀

    P.P.S. per Davide: per caso ti è capitato di leggere la mia mail? O è finita nella posta indesiderata? ^^”’

  9. Sono un docente di scuola superiore di 1° e 2° grado (vicino alla pensione…). Seguo questo blog in quanto lettore di sf e mi interessa molto il dibattito di questo post.

    Dico (…) subito una cosa: dove vivete?
    Avete parlato di scuola “immaginifica”, Steineriana, “esperti esterni”, ecc. Nelle scuole dove lavoro e ho lavorato (Pianura padana) ci sono classi di MINIMO 23-25 ragazzi/e; gli insegnanti di Arte, Musica e Tecnologia hanno come minimo 200-250 alunni, lo stipendio di partenza di un docente (laureato) è di 1250€ circa e a fine carriera arriva a 1700€ circa. L’obiezione tipica è: 18 h la settimana e tre mesi di ferie estive. Contro obiezione: 18 h sono di lezione “frontale” poi ci sono Consigli di classe, Collegi Docenti e Interdisciplinari, udienze settimanali e generali, incontri per alunni disabili e/o “difficili”, preparazione lezioni e correzione verifiche. I tre mesi estivi, poi, non sono MAI tre: i docenti di Scuola primaria ne fanno 2,5, quelli di Secondaria di 1° grado 2 e quelli di secondaria superiore 1,5. Sono OBBLIGATORI e NON si può scegliere di farli in altri periodi dell’anno. Chiarisco subito: NON mi sto lamentando anzi credo che il mio lavoro sia uno dei migliori in assoluto ma vorrei che ci si rendesse conto della realtà.
    Con tutto quello che ho detto il Ministero della Pubblica Istruzione ha circa 1,2 MILIONI di dipendenti e il suo budget è il SECONDO dello Stato (dopo quello della Salute) e il 92% circa sono STIPENDI! E voi volete classi ridotte, docenti superpreparati, personalizzazioni dell’insegnamento, materie “innovative”, risultati “d’eccellenza”, ecc.???????

    Chiunque proponga modifiche che “costano” DEVE anche dire COME reperire i fondi “supplementari” e dove “andarli a prendere” (intendo: O più tasse O toglierli da altri settori). Aut aut.

    Il resto sono belle parole piene di buone intenzioni ma un po’ campate per aria.

    Grazie.

    Giuseppe

    • Giuseppe, qui nessuno ha sostenuto – credo – che esista un sistema meraviglioso mandato a gambe all’aria dai docenti scansafatiche, o più in generale che esistano risposte semplici.
      Il problema è culturale e politico – come sempre.
      Capisco la frustrazione e la rabbia (io ho insegnato in università, ora son ridotto a dare lezioni private), ma non mi pare il caso di fare da parafulmine.
      O forse mi è sfuggita l’ironia, e quindi scusami.
      Certo che la scuola ideale costa – credo di averlo ripetuto due volte – e certo che bisogna reperire i fondi.
      ma come ben sai, potrei mettere un bottone di PayPal sul mio blog, per finanziare la scuola ed andare oltre le belle parole, ma nessuno donerebbe un centesimo.
      Mi spiace che il mio post campato in aria ti abbia urtato – mi domando quanti dei miei lettori siano stati urtati dal tuo commento allo stesso modo.
      Io non è che mi ci sia proprio divertito, per dire.
      Comunque grazie per il contributo costruttivo.

  10. @Giuseppe

    Uhm… Quoto la prima frase di risposta di Davide: chi ha mai detto che la “colpa” è dei docenti? Cioè, a volte lo è, e se potessi farei anche nomi e cognomi, di maestre/professori scansafatiche… Ma di certo non è di questo che stiamo parlando.
    E, in effetti, nessuno l’ha mai detto. Anzi, poco più sopra ho scritto “Quindi noi insegnanti, genitori, “esperti esterni”… Ci rimbocchiamo le maniche e ci diamo da fare.

    Poi.. Riguardo la questione “economico-pratica”… Permettimi di dissentire completamente.
    Vedi, io non faccio di mestiere il Ministro. Se lo facessi, forse saprei (o forse no) dove e come prendere i soldi che servono. Ma non è il mio lavoro, non so farlo. Ci sono persone pagate profumatamente (e spesso anche giustamente) per farlo. Il mio compito, come cittadino, elettore e “operatore culturale” è suggerire idee, modelli, proposte.
    Tra l’altro, quando si parla di cose di questo tipo, secondo me è sempre più utile fare discorsi “di principio” e di idee, che non di quattrini. In fondo i nostri Padri Costituenti hanno scritto saggiamente l’articolo 1 e l’articolo 4 della nostra Costituzione, ma non hanno buttato il tempo a scrivere per filo e per segno dove trovare i soldi per gli esodati e la cassa integrazione. Non perché fossero dei menefreghisti, o perché facessero discorsi “campati in aria”, ma solo perché il compito di certi discorsi è quello di dare delle linee guida, alle quali poi si può più o meno aderire in modi diversi a seconda del boom economico, del periodo di crisi, dell’Euro, della Lira, del Sesterzo.

    Che poi, guarda caso, è quello che si diceva rispetto ai programmi e all’educazione: linee guida da seguire, che poi si adattino alla natura mutevole degli individui.

    Saluti.

    @Davide
    Grazie.😀

  11. Mandata! All’indirizzo di cui sopra… Mittente alberto.romano(chiocciola)live.it

  12. @ Davide: “Mi spiace che il mio post campato in aria ti abbia urtato – mi domando quanti dei miei lettori siano stati urtati dal tuo commento allo stesso modo.”
    Non sono stato “urtato” dal tuo post, anzi. Esprime uno stato d’animo molto comune tra la gente. Semplicemente ho cercato di portare il discorso sul piano pratico. Spero, poi, di non aver urtato nessuno con il mio commento: io non sono così “sensibile” e spero che nemmeno gli altri (adulti…) lo siano. Credo che l’importante siano i contenuti più che il tono (ovviamente purché sia ragionevolmente “civile”).

    @ gherardopsicopompo: “se potessi farei anche nomi e cognomi, di maestre/professori scansafatiche…”.
    Verissimo: io stesso ho spesso affermato in Collegio Docenti e in Assemblee Sindacali che il 10% dei lavoratori dell’Istruzione fanno “poco” ma in quale categoria non ci sono? Credo nessuna. Se poi andiamo a “intervistare” i fannulloni (io l’ho fatto) vediamo che hanno le loro ragioni (sbagliate!) ma con cui (spesso) si può ragionare.

    “Il mio compito, come cittadino, elettore e “operatore culturale” è suggerire idee, modelli, proposte.” Certo. Ma non basta e credo che sia (senza offendere nessuno) un “discorso da bar” troppo facile: le “semplici” enunciazioni di principio sono (nel mondo reale) estremamente facili (chi non è d’accordo nel dire: difendiamo l’ambiente, i minori, gli anziani; alziamo gli stipendi alle forze dell’ordine, azzeriamo i crimini, ecc.) ma populiste e poco utili SE non accompagnate da considerazioni di tipo realistico.

    “all’educazione: linee guida da seguire, che poi si adattino alla natura mutevole degli individui.”
    Ancora una volta chi non condivide in linea teorica questa cosa? Solo dei pazzi! Ma consideriamo la realtà: quanto costa? A scapito di quali altri settori? Oppure aumentiamo le tasse? In realtà la mia opinione è che bisognerebbe RIDURRE l’evasione fiscale e prendere maggior coscienza di cosa significa avere “spirito civico”. Ma per me è facile: sono un dipendente pubblico. SI noti che ho fatto anche il libero professionista (ingegnere) ma ho capito che non faceva per me.

    Grazie per l’attenzione.

    gG

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