strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Rosa Shocking 1 – Rom-Com

20 commenti

Tutto è cominciato col romanzo che ha recentemente vinto il Premio Bancarella.
E, ok, voi mi direte, diavolo, Dave, pensavamo fossi in gamba, mica uno che legge i libri che vincono premi letterari.
E io potrei rispondervi che il Bancarella l’ha vinto anche Ernest Hemingway, e non certo pescando tonni.
E che solo i miei amici mi chiamano Dave, quindi, back off.
E poi, ne hanno parlato in maniera così indicibilmente negativa, e me ne hanno regalata una copia.
Pensate avrei resistito alla tentazione?

Ma ci arriveremo per gradi.
In primo luogo, perché ormai dovreste sapere che fare un post per parlare male di un libro non è esattamente il mio genere di cosa.

WuFang36

Onestà & Delicatezza

Sono più interessato a come si racontano le storie, e nel caso specifico, ho due problemi fondamentali:
. primo, credo che descrivere e raccontare in maniera efficace i sentimenti sia difficilissimo, perché richiede una onestà assoluta ed una grande delicatezza
. secondo, io leggo (e talvolta scrivo) genere, e un certo genere in particolare, e quindi dalle mie parti “corteggiamento” significa che l’eroe salva la bella da una vasca piena di piranha e da un malvagio che vuole riservarle “un destino peggiore della morte”.
O qualcosa del genere.
Onestà e delicatezza, come si diceva.

Detto ciò…
Parliamo di commedie romantiche, vi và?*
Parliamone dal punto di vista strutturale.
E usiamo modelli cinematografici.

I modelli cinematografici sono utili perché, per il mio modo di intendere la commedia romantica (o rom-com), il dialogo è essenziale nel definire la chimica fra i personaggi, e il dialogo lo si apprezza al meglio in un film.
La chimica, visto che ne abbiamo parlato, è il tema della storia – questa è una rom-com – vogliamo raccontare come evolve la relazione fra Lui e Lei.

Con una locandina così, lo sapete benissimo dove si andrà a parare.

Prendiamo un buon film, con una buona storia romantica.
Harry ti Presento Sally.
Bel film, solida sceneggiatura, eccellenti protagonisti, bravo regista.
La storia – strutturalmente parlando, è così…
1 – Lui e Lei si conoscono, trascorrono 24 ore insieme.
Sono opposti antitetici (lei è una perfettina repressa, lui è un maschilista borioso) e si detestano.
Lui ci prova, lei gli dà picche.
2 (cinque anni dopo)- Lui e Lei si rivedono per poche ore.
Lei è fidanzata, lui sta per sposarsi.
Restano opposti antitetici e si detestano.
Lui ci prova e lei gli dà picche.
3 (cinque anni dopo) – Lui e Lei si rivedono.
Lei è stata mollata e lui sta per divorziare.
Sono ancora opposti, ma ora hanno qualcosa in comune – il bisogno di parlare.
O se preferite, la solitudine.
Si parlano. Diventano amici.
Nel momento in cui si innamorano mandano tutto a monte andando a letto (notare che lui non ci prova, e lei non gli dà picche); reagiscono in maniere coerenti coi propri personaggi, poi superano i propri limiti, l’amore trionfa.
Bello liscio.

Ora, chiaramente i primi due archi – che sono il primo breve e il secondo brevissimo, e occupano la prima parte della pellicola – sono ripetizioni dello stesso modulo. Servono a rafforzare un’idea – sono opposti antitetici e si detestano.
Inoltre, i due archi ci esplicitano qual’è la visione dei due personaggi riguardo ai sentimenti –  ci dicono chiaro e tondo come la pensano… e ci mostrano mentre agiscono.
Molto economico e compatto.
Il terzo arco ha solo uno scopo – smontare ciò che i primi due hanno costruito.
E tutto, assolutamente tutto, avviene attraverso il dialogo.

Harry ti Presento Sally è economico anche nel gestire le vite dei personaggi – non ci presenta nulla (le famiglie, i parenti, il lavoro) che non sia centrale nell’evolvere dei due personaggi.
Non ci sono sbavature – i comprimari offrono un bel contrappunto, ma chiaramente questa è la storia dei due personaggi nel titolo.

Ora, è chiaro, quando lo spettatore si siede in poltrona e guarda il film, come andrà a finire.
Ma questo è il punto essenziale della rom-com – non ci interessa come va a finire, ci interessa come arriviamo all’ovvia conclusione.
In questo, la rom-com si differenzia da molti altri generi – dal giallo, dall’horror, da molta narrativa fantastica.
Quila soluzione finale è ovvia – è come ci arriviamo, che è divertente, e dovrebbe essere inaspettato.

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Con una locandina così, qualche dubbio su dove si andrà a parare potreste anche averlo.

Un altro esempio?
Ok, questo non lo conoscete – The Tao of Steve.
Rom-com per uomini, la definiscono. Scritta e diretta da una donna – il che è interessante.
Grande film indipendente, mi piace.
Qui gli archi narrativi – due – non sono sequenziali ma paralleli.
Ma diamo un’occhiata.
La premessa – Dex è un ultratrentenne sovrappeso e disordinato che lavora come maestro d’asilo.
E rimorchia alla grande: le donne gli danno la caccia e lo adorano, perché Dex ha sviluppato una sua filosofia personale (il Tao di Steve), che lo rende irresistibile.
Poi, Dex conosce Syd, che è molto bella, e non se lo fila di striscio.
A questo punto, sapete come andrà a finire.
Due archi, dicevamo.
1- Lui si mette attivamente a dare la caccia a Lei… contravvenendo alla propria filosofia personale, e in linea di massima rendendosi ridicolo e ottenendo normalmente l’effetto opposto a quello desiderato.
2 – Lui istruisce nel Tao di Steve l’amico Dave, che è un perdente senza speranza.
Con una struttura sostanzialmente diversa dal film precedente, The Tao of Steve lavora nello stesso modo – costruisce e demolisce un modo di essere, un modo di interpretare le relazioni sentimentali e i sentimenti.

Anche qui, il ciarpame è ridotto al minimo – vediamo Lui al lavoro con i bambini, ma solo perché Lei deve vederlo al meglio per una volta.
Lo scenario di contorno è funzionale ai personaggi e alla loro situazione – il New Mexico di Dex & Syd come la New York di Harry & Sally.
Ci sono complicazioni varie (le molte amanti di Lui, gli amici) ma il fatto che abbiano una funzione chiara e un ruolo definito non li riduce a sagome.
La scena del poker, ad esempio, in cui conosciamo gli amici di Dex e viene definito lo Stato dell’Essere Steve, è narrativamente funzionale, ma ci diverte, e definisce dei caratteri.

Due esempi volanti per indicare che la rom-com è sostanzialmente una storia che costruisce uno status quo e poi lo abbatte (come gran parte delle storie che val la pena di leggere).
Ha al proprio nucleo personaggi che ci sono simpatici.
Come tutte le commedie, è economica, e mette in scena solo ciò che serve.
Per le persone coinvolte nella rom-com l’antagonista non è astratto – non sono le convenzioni, i cliché, la famiglia, la sorte avversa o il destino beffardo.
E a differenza dei miei pulp, l’antagonista non è un malvagio che si arrota il baffo.
L’antagonista della commedia romantica è il protagonista della commedia romantica.
Harry non si confronta con Sally, ma con se stesso, attraverso il dialogo con lei.
E viceversa, Sally lavora su se stessa usando Harry come cassa di risonanza.
Idem per Dex e Syd.
Questo è il conflitto, questa è la parte divertente, questo è ciò che bisogna sviluppare.

Non sembra così difficile, come formula, no?
Ma della formula, parleremo la prossima volta.

———————————-
* Magari non vi va, e allora potete lasciar perdere a questo punto.
Non vi perderete nulla.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

20 thoughts on “Rosa Shocking 1 – Rom-Com

  1. Sul libro che ti hanno regalato si sta scatenando un putiferio, basilarmente solo perchè è leggermente più insulso di suoi illustri predecessori. Visto mai che qualcuno, finalmente, si è accorto del mare magnum di cose brutte che c’è là fuori?

    • Io non sono esageratamente convinto che ci sia qualcosa di diverso dal solito – nel senso che come sempre su libri che raggiungono certi risultati di vendita, il fatto che se ne parli bene o male diventa insignificante.
      Mi piacerebbe sapere piuttosto cose ne pensa il pubblico che l’ha acquistato, e non solo alcuni blogger.

  2. Fantastico come sempre! Hai analizzato la formula in modo perfetto!

  3. Però hai barato.
    Hai mostrato due belle formule (The Tao of Steve devo vederlo assolutamente), ma non due formule tipiche.
    Sono tipiche negli effetti, ma non nell’esecuzione.
    Parliamo di Rosamunda, vuoi?

  4. Provo a contribuire con qualcosa di costruttivo, allora.
    Nella commedia romantica–non so se nella vita, ma nella commedia romantica che funziona, assistiamo a un processo di sintonizzazione, di accordatura.
    Harry non diventa come Sally, Sally non diventa come Harry.
    Ma si accordano, suonano in sieme (la storia della torta di nozze conla crema a parte).
    Il rosa trito–anchequelloche riceve premi letterari–ci parla invece di unprocesso diomologazione.
    Lei (di solito è lei) diventa come lui la vuole.
    Lui scopre che lei è prpriocolemui la desidera (e sfido, io!)
    Inquesto, la rom-com salva la dignità di entrambi i personaggi.
    Nel rosa da pochi soldi, uno dei due resta subordinato e funzione dell’altro.
    Fino all’apoteosi–Pretty Woman (la compro, la ripulisco, se mi piace me la tengo).

  5. Bella l’idea del post. A me vengono subito in mente film d’altri tempi, dalle commedie con Doris Day a Fiore di cactus, con Goldie Hawn e Walter Matthau, dalla coppia Hepburn-Tracy a Sabrina, di Wilder, con l’altra Hepburn e Bogey, fino a risalire a quello che è uno dei capolavori del genere: Accadde una notte, di Capra, con Gable e Colbert. Direi che quel che interessa in questi film è proprio il meccanismo che conduce inesorabilmente all’happy end. Come sempre, la ripetizione rassicura, ci mostra il già visto e conosciuto. Essendo -la ripetizione- legata alla cosiddetta fiducia primaria -quella legata al rapporto con i genitori- ci fa pensare che la terra non ci mancherà sotto i piedi ma invece ci sosterrà.
    A questo proposito è interessante una storiella ebraica che racconta James Hillman sul rapporto padre-figlio. Un padre ebreo insegna al figlio a non aver paura e lo invita a saltare da una scala. Il bambino salta dal primo gradino e il padre lo prende. Così via fino al gradino più alto: questa volta il bimbo salta e il padre non lo prende. Ai suoi pianti e alle sue rimostranze, il padre risponde: “Questo ti insegni a non fidarti mai di un ebreo, anche se è tuo padre”. Per chiarezza devo aggiungere che Hillman è naturalmente ebreo e che si può sostituire il termine ebreo con wasp, italiano, bantu, cinese, marziano…
    Forse non c’entra con il tuo discorso, e chiedo scusa per il pippone, ma mi pareva utile.

  6. Nessun pippone, Alessandro.
    E Accadde una Notte era il terzo film di questo post – ma poi l’ho tagliato perché diventava lungo, e forse oggi pochi lo conoscono.
    Però sì, il meccanismo di definizione di uno status quo, di affermazione del medesimo per ripetizione, e poi di demolizione, è comune a tutti.
    E aggiungo che concordo con Charley quando osserva che si tratta di meccanismi di adattamento, non di trasformazione.
    Il cambiamento avviene per progressiva sintonia, non per drastica metamorfosi.
    Ed è quelloche ci interessa,non la scena finale coi fiori d’arancio.

    E la storiella ebraica illustra bene il principio per cui la storia ci abbindola.
    E mi pare di ricordare un personaggio noto – un’autrice, ma non ricordo chi – che visse la storia in pratica, complice un padre che voleva dare una lezione di diffidenza durevole.

  7. Rispetto ai meccanismi di adattamento a situazioni anche complesse o sgradevoli si può aggiungere un altro micropippone (grazie per non considerarli tali). Secondo certe teorie esistono dei moduli operativi interni (MOI), appresi per via non verbale nell’infanzia, che noi tendiamo a ripetere, anche se sgradevoli o dannosi. Un esempio -terribile- e di cui ho esperienza professionale diretta è quello della violenza familiare. Le donne che hanno un partner violento e che riescono, con dolore e sforzi e rischi, ad allontanarsene, rischiano comunque di ritrovarsi successivamente in una situazione analoga. Perché, banalmente, il noto è meglio dell’ignoto, perché lo conosciamo. Ho ipersemplificato un problema -la violenza familiare- che ha molti cofattori in più, ma uno dei punti è questo: il non riconoscimento dell’adattamento a situazioni intollerabili. Fatte le debite proporzioni, si avvicina a ciò che dice Carlotta a proposito dell’omologazione. Anche nell’immortale Accade una notte succede qualcosa di di simile, come d’altronde a Maureen O’Hara in uno dei miei culti: Un uomo tranquillo di John Ford. D’altronde, nei film o nei romanzi di autore maschile, le donne tendono a essere proiezioni dell’autore.

    • Ottima osservazione (e non-pippone).
      In parallelo, leggevo proprio ora di uno studio “epidemiologico” svolto pochi anni or sono sui romanzi della Mills & Boon (ne parliamo nel post di domani).
      Ma come anticipazione – pare che questi romanzi (la cui formula vuole una femmina debole che s’innamora di un maschio dominante) possano indurre un tipo di aspettativa non diverso (sto semplificando) da quello dei traumi familiari che descrivi.
      In altre parole, è possibile insegnare alle persone a fare scelte autodistruttive – e venderlo come intrattenimento.

  8. Sottoscrivo in pieno.

  9. Questo è DAVVERO interessante.
    Perché–con le ovvie semplificazioni–voi mi state dicendo che certi comportamenti stereotipati della narrativa, e che si riscontrano anche nella realtà, tipo “la ragazzache si innamora sempre di quello sbagliato” sono–o possono essere–in pratica una conseguenza della familiarità.
    E che la familiarità può anche arrivare dalla letteratura.
    Io posso avere una storia sanissima, ma se mi sono familiarizzata con storie malsane, rischio di fare scelte malsane.
    È terribile.
    Mette l’intero discorso della responsabilità di chi scrive in una prospettiva molto diversa.
    Wow.
    Il solito “tanto non faccio male a nessuno” cessa di avere significato.

  10. Complimenti, ma ora domanda pazza: c’è qualche esempio in cui si è usato questo tipo di struttura per un altro genere, fantasy fantascienza o altro, con tanto di “non ci interessa come va a finire, ci interessa come arriviamo all’ovvia conclusione.”?

  11. Come dice Carlotta, è molto interessante. Ma è anche un pensiero molto pericoloso, perché rischia di sfociare in campi come il controllo di ciò che si legge, la censura, etc. Andreotti, negli anni ’50 raccomandava agli editori di pubblicare solo ciò che avrebbero voluto vedere in mano alle loro figlie. Credo che la responsabilità etica dello scrittore esista, ma che si possa declinare in molti modi. Non penserò mai che B.E. Ellis sia uno scrittore diseducativo, per esempio, perché sento in lui un tormento che è anche morale. Credo sia un problema molto più legato alla letteratura di consumo, come la chick-lit o i romanzi di Volo (con pardon). Presentano una realtà semplificata e volgarizzata. Ma qui, ripeto, ci si va infilare nell’aporia infinita tra etica e libertà.

    PS per Coriolano: la Space Opera, per es.? O i romanzi di A. Christie?

    • @Coriolano
      Esistono casi ibridi – molti dei lavori di Vance accoppiano all’intrigo, al mistero da risolvere, anche semplicemente il piacere di percorrere un certo tragitto.
      E più ingenerale, penso a quelle opere descritte come “fabulations” in inglese – nelle quali il finale è infondo insignificante rispetto al gioco narrativo, ai fuochi d’artificio linguistici, all’esplorazione di un paesaggio (reale o intellettuale).
      Silverlock di John Myers Myers è un esempio calzante.

      @Alessandro
      Non credo, conoscendola, che Charley sia su posizioni andreottiane😀
      Non posso però dimenticare certe cose degli autori di fantascienza dell’epoca d’oro (Heinlein, ma anche De Camp, e naturalmente Gernsback), che scrivevano ciò che scrivevano perché credevano fermamente di poter facilitare il concretizzarsi di un certo tipo di futuro, semplicemente familiarizzando il pubblico con certe idee.
      O penso a certi paesi in via di sviluppo (India, Brasile) in cui la fiction popolare è stata usata per facilitare certe transizioni sociali (maggiori diritti alle donne).
      E per finire penso alla Cina, dove la narrativa popolare è stata usata, nel dopo Tiananmen, come strumento di controllo sociale.
      Quindi non penso a una censura preventiva, ma alla famigerata funzione sociale della narrativa popolare.
      Di cui forse ci siamo un po’ scordati.
      (c’è un sacco di roba, potrei fare post per un mese)

  12. >alessandro defilippi

    Qualsiasi genere.

  13. Non amo le commedie rosa e neppure i romanzi rosa. E’ dannatamente vero che seguono stereotipi, “formule” più o meno riuscite e le più furbe sono quelle che cercano di far passare per nuova la ormai sfruttatissima situazione di lui e lei che prima si odiano (o si ignorano) e poi finiscono per amarsi. Esempi illustri: La Locandiera, Pamela, Orgoglio e Pregiudizio. Influenzano i comportamenti? Contribuiscono a mantenere viva e vegeta la favola dell’amore romantico che dura per sempre? Creano folli aspettative nei confronti dell’innamoramento in genere? Secondo me, si. Purtroppo.

  14. No, Andreotti no!
    Però penso a tutte quelle persone che “scrivo perché mi diverto” …
    Un autore commerciale deve avere ben presente il pubblico–ok divertirsi (o non si scrive), ma deve divertirsi il lettore, e quello dev’essere il mio intento nello scrivere, altrimenti è solo onanismo.
    Ma a questo punto un autore commerciale deve anche essere consapevole dei danni che potrebbe fare–e qui dire “scrivo pattume perché mi diverte” è forse più criminale che dire “lo faccio per soldi”.
    (suono fascista? Sì, forse un po’ … è orribile)
    E poi mi piacerebbe immaginare un romanzo rosa che, pur all’interno di certi stereotipi, promuovesse il benessere sentimentale e sessuale delle lettrici e dei lettori, e non delle fantasie patologiche.
    (Dio come sono seria oggi)

  15. Pingback: 50 sfumature di Dark Sun | Iho's Chronicles

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