strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Rosa Shocking 4 – Piegare la Formula

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Quarto, e probabilmente ultimo post sul rosa e le sue formule.
Avevamo chiuso ieri dicendoci che è in fondo l’illusione di ogni critico della domenica, quella di essere in grado di scrivere meglio il libro che ha appena letto e recensito.
E chi siamo noi per non fare altrettanto?
Proviamoci.
Mi affianca nel mio esperimento l’amica e complice Carlotta.

* * * * *

OK, allora riscriviamolo.
Ma trattandosi di un gioco, e di un discorso sulla formula, mettiamo giù delle regole… non si infrange la formula di Mills & Boon.

fagianoIl che non ci impedisce di piegarla il più possibile.
Sì, ok, mi piace.

Da dove cominciamo?
Io direi dal titolo … lo odio.

Sì, il titolo deve andare.
Troppo zuccheroso e fasullo.
Come lo intitoliamo, Caccia al fagiano?

Mi piace!
Dà l’idea dell’inseguimento, richiama uno dei momenti centrali del romanzo.
È un buon working title.

OK, setup – Jennifer e Ian sono colleghi di lavoro, provengono da classi sociali diverse e ambienti familiari opposti e si detestano. Obbligati a collaborare, scocca la scintilla…

Si detestano perché sono in competizione, è ragionevole. Classi differenti … è così anni ’50.
E l’ambiente dell’ufficio non mi piace–l’ufficio è sterile, asettico, ben poco glamour e zeppo di gente che non abbiamo voglia, tempo o motivo di caratterizzare. Li voglio fuori di lì il più in fretta possibile, li voglio soli, in un ambiente intimo e con le luci base.

E ci serve un motivo, non perché il capo gli dice andate a farvi una pizza e a pomiciare, che ne avete bisogno.

OK, diciamo, devono collaborare su un progetto, sforano sui tempi e il settore logistica ha programmato la ristrutturazione di tutto il piano.
Per cui tocca spostarsi a lavorare altrove, che qui ci sono gli operai che rimuovono la pannellatura d’amianto .

“Perché non da Luigi qui di fronte?”
Certo, perché l’unico posto buono è la pizzeria…

OK, segnamocelo e ci lavoriamo poi.
Pensiamo a loro due.
“Come tutte le donne, lei è fragile e piena di insicurezze…”

top_female_entrepreneurMa impiccati!
Lei è intelligente, competente e sicura di sé, ma lavorando in una azienda in cui domina una vieta mentalità maschilista, è il sistema–al quale lei rifiuta di conformarsi–che la aliena.
Tié!
Così abbiamo Jennifer che è una donna adulta e controllata, al centro di un ambiente che fa di tutto per espellerla.

Donna sola in un ambiente ostile – le lettrici non avranno problemi di immedesimazione, ma avranno un modello positivo e attivo, e non negativo e passivo.
Ottimo.
E niente attacco di panico alla presentazione e conseguente scontro col buon Ian.

Ma dai!
Il suo bello l’ha mollata la sera prima, lei s’è sbronzata con le amiche, s’è svegliata tardi e toppa la presentazione?

Che impiastro.
Io dico che le si imballa Windows … clienti importanti, PowerPoint frullato, il pc non dialoga col proiettore, blue screen of death.
Il vecchio capo becero sarebbe per degradarla a donna delle pulizie ma Ian prende le sue difese.
E assicura che in un mese avranno il progetto finalizzato e il contratto coi giapponesi in tasca.
Perché devono essere giapponesi.

O arabi.
Ma un mese è troppo.
Mettiamogli fretta – due settimane.
O i giapponesi/arabi se ne vanno alla concorrenza.
Questo ci dà una scansione precisa, quattordici giorni, ventotto capitoli (giorno/notte? o lui/lei?), duemila parole per capitolo.
Contando il capitolo di avvio e l’epilogo, fa 30 capitoli, 60.000 parole.
Bello liscio.

Però lui/lei no–un solo punto di vista, narrante, così non ci perdiamo i distratti.
edward-burns-670x350v2E intanto abbiamo appurato che Ian non è uno stronzo: si preoccupa per l’azienda, sa che Jennifer è in gamba, vede una coincidenza di intenti, la appoggia per favorire un buon affare.
Diciamo che è un tipo pulito ma ruvido … Edward Burns?
Ma ora ci serve una tensione – perché sono opposti antitetici?

L’hai detto – lui è un pilastro dell’azienda (Burns mi piace), lei l’azienda la vuole rivoluzionare.
Stili opposti in competizione.
Incidentalmente: lei si esprime con frasi brevi e molto precise, mentre lui è più prolisso, e probabilmente meno diretto, usa più corporate speech.
Mostra sicurezza ma è molto controllato, e quindi appare freddo, lei invece è più impressionista, appare più touchy-feely.
Ci documentiamo anche un po’ sul business-side, così diamo loro un problema vero, e non solo technobabble.

Ci fosse, il technobabble.
Però ok, documentazione–ma non cloniamo Mad Men, ok?
E poi, per un problema di un memo smarrito, il loro ufficio è un cantiere, e devono andare a lavorare da Luigi?

cowoCoworking: si spostano a tre isolati dove c’è questo posto in cui tu ti iscrivi e ti danno un ufficio, una fotocopiatrice, un servizio di centralino, accesso al web e a una sala riunioni, e puoi collaborare con gli altri iscritti…

 … puoi farti mandare del takeaway per mangiare.
E abbiamo i comprimari giusti, ora–gente che lavora in questo posto. Tipi creativi, freelance, un po’ eccentrici, più vicini a lei come mentalità che non a lui.
Vedi dove stiamo andando a parare, vero?

Certo, ora lei è nel suo ambiente, è lui quello in un posto troppo casual e disordinato per i suoi gusti.
Lei qui non avrà i problemi che ha in ufficio, interagirà con gente molto aperta, e potrà brillare, mentre lui sarà in soggezione, chiuso, ostile.
O così crede lei.

Perché lui è un figo, e prima si chiude, ma poi ci si adatta.
E lei è sorpresa.
Abbiamo lei in controllo pieno della situazione, in un ambiente che le è congeniale, e che scopre che il tipo con un manico di scopa nel didietro che in ufficio la irritava tanto alla fine è molto meglio di quel che credeva.
Volevi la scintilla, bé, tesoro, ecco che scocca la scintilla.

Ma le lancette girano.
Se Windows s’è mangiato le slide lunedì, abbiamo quattro giorni/otto capitoli, per introdurre ambiente e i comprimari, e per aiutare i nostri eroi a sciogliersi un po’ prima del weekend.

La presentazione salta un venerdì mattina.
Questo aggiunge un weekend zero, in cui lei si prepara, esprimendo dubbi e aspettative; poi lunedì arrivano in ufficio presto e ci trovano gli operai. Panico, reazione, trovano il coworking space, e al pomeriggio sono lì e conoscono i comprimari.
Un capitolo extra, ma ci dà cinque giorni, dieci capitoli per sfregare Jennifer e Ian uno contro l’altro fino a farli accendere.
Poi nel primo weekend vanno a lavorare a casa di lui, fuori, in periferia, nel verde, e scopano.

. . .

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. . .

Siamo a metà storia, Davide. Diamo ai lettori un po’ di azione, ok?
Lo facciamo con classe, andiamo lunghi e piccanti sui preliminari e poi sfumiamo.
Elegante.
Il mattino dopo, la posta si è improvvisamente alzata, ci sono complicazioni vere.

“È stato un errore.”

“Non è stato professionale.”
E poi, è forse stato un modo per dimostrare la sua superiorità? Per affermare il proprio status? Si è trattato di manipolazione, di politica?

Se lo chiede lei?

Ah, uomini! Se lo chiedono entrambi!
Così ora che il lavoro dovrebbe cominciare a ingranare e mancano sette giorni, loro hanno un sacco di stupidaggini che rendono impacciata la loro interazione–anche perché vorrebbero rifarlo sul tavolo della sala riunioni comunitaria, ma sono terrorizzati da ciò che provano.

Paradossalmente erano più rilassati prima.
Però non a casa di lui – a casa di lei.
Ed evitiamo per pietà, la scena delle mutande non coordinate col reggiseno, ok?
È oscena.

È offensiva.
Però ok, a casa di lei:  Jennifer innesca la cosa perché è sul proprio terreno, e lui le piace parecchio.

In fondo quello del controllo è uno dei temi – e degli elementi della formula.
Noi ora passiamo la palla a Jenny. Così accentuiamo il dubbio di manipolazione, e mettiamo lui in un ruolo “femminile”, premiamo l’acceleratore, capovolgiamo il classico percorso della formula, riaccendiamo l’interesse dei lettori che cominciavano a boccheggiare e diamo qualcosa da fare ai comprimari.

Short-red-prom-dress-mori-leeA cominciare dalla tipa bionda in abito succinto rosso che fa marketing al Cowo e ovviamente ha adocchiato Ian.
E della quale ora Jennifer diventa improvvisamente consapevole.

Non mi dire che stiamo per arrivare alla scena del makeover: lei si fa bionda, si mette delle scarpe col tacco, e diventa Jessica Rabbit.

Jessica Rabbit è rossa.
No, Jenny è perfetta così com’è–ha una bellezza non convenzionale, e poi Ian non è mica un quarto di bue, lui nelle donne apprezza la classe.

Quindi con la tipa bionda…

È cortese, come lo è con qualunque donna, perché sarà troppo strutturato e arrogante, ma è un un gentleman.
È lei che, essendo un po’ zoccola, fraintende.

E Jennifer anche, e la affronta.
E l’altra (chiamiamola Kathie), ha un rigurgito d’orgoglio.
Così abbiamo un bel discorso in cui lei salva la propria dignità, e mostra a Jennifer quanto la vasca degli squali dell’azienda l’abbia resa incapace di accettare i propri sentimenti.

LuigisBang – cat-fight sovvertito.
E magari diventeranno anche amiche.
Questo capita giovedì sera, dopo quattro giorni di tira-e-molla e paure e “quanto sarebbe bello farlo contro la macchina del caffé, ma no, devo dominarmi”. Così hanno ancora il venerdì per sistemare tutti i problemi tecnici e personali, poi il weekend per cenare (finalmente!) da Luigi, fare sesso come se non ci fosse domani, e il lunedì successivo, belli rilassati, vanno dai giapponesi/arabi e gli vendono il progetto.

Applausi, ora le cose in azienda cambieranno, bacio in ascensore, titoli di coda.

Ma non c’abbiamo messo i fagiani.

Credi che qualche lettore si lamenterà?

No, ma dovremo cambiare il titolo.
Soprattutto abbiamo lasciato completamente fuori le due famiglie.

Uff!
Lei ha una madre oppressiva che le telefona in tutti i momenti, lui ha un padre che io vedo come un divertito Peter O’Toole, che non riesce a credere che suo figlio si sia finalmente sfilato quel manico di scopa dal deretano. Così capovolgiamo anche la cosa della classe sociale.

Un anziano in contrasto, uno in appoggio, come da formula.
Dove si svolge?

Dove ci pare.
È tutto girato in interni, non ci sono cacce al fagiano o banchetti con Lord Fontleroy … se gli diamo dei nomi sufficientemente generici e internazionali, si potrebbe svolgere ovunque, e non non dovremmo mai esplicitarlo.

L’assenza dell’elemento esotico potrebbe influire negativamente – ma forse, rendendo abbastanza esotico l’ufficio condiviso, possiamo giocarcela.

Io credo venderebbe.

Anch’io.
Non so se vincerebbe un Bancarella, ma credo venderebbe.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Rosa Shocking 4 – Piegare la Formula

  1. ma non sarebbe divertente come leggerlo raccontato qui sopra
    (“caccia al fagiano”… sono ancora qui che rido)

  2. “Ma non c’abbiamo messo i fagiani.”😄 comunque scrivetelo anche senza fagiani eh, io lo leggerei volentieri!! Davvero bello il botta e risposta di questo post, complimenti!

  3. Bene ma se posso vorrei giocare al gran capo lup mannaro editore, quindi alcuni suggerimenti a partire dal titolo:
    caccia al fagiano non va bene, se si nomina un fagiano questo deve sparare, o meglio in questo caso deve essere sparato, poi non semplice antipatia tra i due protagonisti, ci vuole odio e totale diversità di classe, lei deve essere un’idealista di umili origini con una gran voglia di fare carriera e dimostrare le proprie qualità, lui deve essere uno arrivato figlio di papa e, mi si scusi il francesismo, stronzo con un lato oscuro ma, sotto sotto con delle buone qualità. Ok passiamo al punto “consumazione” tra i due: non devono farlo perché se poi lei di nuovo ha dubbi e lo lascia, sia pur momentanea-mente, le lettrici penseranno “mah, non doveva essere sto granché”, piuttosto vedrei l’inserimento di un altro con cui la protagonista si potrebbe legare e consumare, diciamo un intellettuale idealista che però si rivela una grande delusione dentro e fuori dal letto, uno con una personalità da mozzarella appiccicosa che deve risaltare per contrasto col carattere da maschio alfa, leggasi leader, del protagonista. Bene l’idea della “apparente” rivale che poi si può giocare come carta “amica” della protagonista, quanto ai parenti, la famiglia di lei umili origini buzzurra e sullo sfondo, la famiglia di lui, snob, deve essere ostile alla protagonista al limite della perfidia, poi aggiungerei un’altra figura con una vera rivale “femmina alfa” ben vista dalla famiglia di lui che si intrometta in modo subdolo tra i due. La storia andrebbe risolta nel penultimo capitolo, la protagonista dovrebbe lasciare la piagnucolosa mozzarella intellettualoide e strappare con le unghie e i denti lo (mi scuso per il cattivo francese) lo stronzo, ma che sotto sotto però… dalle grinfie della rivale, il tutto con grande rabbia della famiglia di lui, segue fuga sul cavallo… Ferrari bianca e grande fuoco passione fuochi artificiali tra i due WoW!.
    Ultimo ma non troppo lungo capitolo in stile “vissero felici e contenti”.
    Ah il titolo, niente caccia al fagiano, c’è una vena di sottile ironia che potrebbe far pensare che i due autori non prendano sul serio la storia (ma non è così, vero?), propenderei per un “Giungla d’asfalto” o qualcosa di simile.
    Bene e ora: buon lavoro.

  4. Siete stati bravissimi, complimenti a tutti e due🙂

    Solo qualche appunto (cercherò di essere breve):

    1) mia moglie (che ha gradito il post quanto me) suggerisce che potreste tenere il titolo “Caccia al fagiano”, facendo l’esempio de “La solitudine dei numeri primi”: basta che qualcuno tiri in ballo la caccia al fagiano come similitudine di qualcos’altro (boh, il rapporto tra loro due, il lavoro).

    2) Davide, quando hai tagliato da un mese a due settimane, mi è venuto in mente il tuo manuale sui “sei giorni per salvare il mondo”🙂

    3) è un discorso lungo e complicato da riassumere in un commento, ma brevemente: sempre con mia moglie abbiamo letto i precedenti post e ne abbiamo discusso, e noi si ha (tristemente) l’impressione che il tipo di pubblico di questo genere di libri un personaggio femminile forte, indipendente, determinato e moderno, beh, non lo voglia. Così come non gli interessa un personaggio maschile in contatto con il suo lato più creativo e “femminile”. Il maschio ha da essere alfa, la femmina deve stare al suo posto. A noi piace la vostra storia proprio perché i personaggi cambiano, invece di restare uguali o andare incontro a una evoluzione solo superfciale, ma credo che sarebbe più adatta a una simpatica commedia sentimentale hollywoodiana, piuttosto che a un Mills & Boon, il che ci porta a…

    4) manca il major setback (e lo abbiamo pensato sia io che mia moglie)! Il casino a tre quarti di storia, gli amanti che si mollano, il Third Act Misunderstanding. Il confronto con la bionda è troppo poco (oltre a non quagliare con l’arco di lei, secondo me), e manca un qualche tipo di cambiamento per lui. Devono litigare su una questione importante, mollarsi, pensarci sopra, capire tutti e due i loro sbagli e poi riconciliarsi nel climax.

    Ma mi rendo conto che non conosco la formula e non so se preveda un cambiamento (o meglio, potrebbe essere il makeover, ma non so a che punto stia), e che comunque la formula non prevede un cambiamento per lui.

    Quanto sopra perché mi piace molto come la storia gira fino a metà e vorrei vederla raccogliere quanto ha seminato.

    5) ho cominciato a scrivere, poi ho letto il commento di Corioliano, che conferma quanto penso. Credo che la sua storia (che a me non piace) venderebbe probabilmente di più.

    6) a scanso di equivoci, di nuovo bravi!

  5. sei giorni per salvare il mondo… se il botta e risposta a chiusura della serie rosa shocking aveva quasi intaccato la mia naturale scarsa propensione al genere, la promessa antica di Beyul Express rievocata da Daniele mi ha fatto definitivamente tornare in secondo piano l’ipotesi di addentrarmici anche solo per sbaglio🙂

  6. Umh, ho capito. Il “fagiano” c’è. E’ il lettore (anzi la lettrice). Però tu sei bravo forte e venderebbe. Già sento i corni da caccia e la muta dei bracchi … caccia al fagiano.

  7. Il post mi ha fatto ridere doppiamente perché dalle mie parti il “faggiano”, detto con due g, é il marito o fidanzato stolto e sacrificabile di una donna che ti si fila. O qualcosa del genere. “Ha giá il faggiano” equivale a “è sentimentalmente impegnata”.

  8. Vorrei aggiungere che avete fatto un lavorone. Manca un po’ come dice Daniele Barbiero la crisi nel terzo atto. La bionda sarebbe meglio appartenente a una minoranza etnica, soprattutto se poi diventa amica della protagonista.

  9. Così è più chick-littish che à la M&B, ma never mind, perché in realtà la meraviglia siete voi due.
    Queste cose dovreste farle in teatro – o alla radio.
    Spassosissimi post!

  10. I’m having a ball, that’s for sure.🙂 Come far spuntare un romanzo che venderebbe sia qui che fuori di qui (più fuori di qui) con un contorno di sorrisi che fa davvero allegria. E un hurrah per i fagiani.

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