strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Shambleau

12 commenti

clmooreshambleauMi son trovato a parlare di Shambleau, ieri.
Il discorso ruotava attorno a come, in mano ad un autore o ad un regista capace, anche la storia d’amore fra il vampiro e l’umano, fra il predatore e la preda, possa avere degli sviluppi interessanti.
Il che è vero.
Certo, resta sempre il fatto che un vampiro che s’innamori di un essere umano è un po’ come un essere umano che si innamori di un quarto di bue (o di un orto, se preferite un paragone vegetariano).
Ma in effetti, per quanto un’idea possa essere stramba, un buon autore può certamente cavarci qualcosa di buono.
Lo fece P.J. Farmer con The Lovers, giusto?
La storia d’amore fra un umano e un insetto che imita la forma umana, un mimetismo con fini predatori.
Erano gli anni ’60.
Ma prima ancora, non aveva perfettamente sviluppato ed esaurito il tema C.L. Moore, con Shambleau?

E qui devo fermarmi.
Perché per me, a questo punto, mettere giù un po’ di mie idee sul racconto di C.L. Moore sarebbe abbastanza immediato.
Ma viene fuori, chiacchierando, che un sacco di gente non ha letto Shambleau.
Che per me è incredibile.
In primis, perché è certamente uno dei dieci, dodici racconti fondamentali per lo sviluppo del fantastico moderno, e poi perché è un classico dei classici.
Io lo conoscevo e desideravo leggerlo prima ancora che lo la Nord, nella Fantacollana, ne facesse uscire una versione in italiano, tanta era la sua risonanza in articoli e saggi sul fantastico.
Ma come, non avete mai letto Shambleau?!

Però è un fatto innegabile, molti là fuori non l’hanno letto (ma cosa vivono a fare?)
Per cui io ora mi fermo e vi dico – qui c’è il link dal quale scaricare legalmente una copia della storia, in inglese.
Non leggete questo post.
Leggete Shambleau.

Poi, casomai, leggete questo post.
Che da qui in avanti contiene S P O I L E R.
Siete stati avvisati.

Di cosa parla Shambleau?
Di Northwest Smith, una specie di space cowboy che, in una decadente città marziana, salva una donna bellissima ed esotica da una folla inferocita che la vuole linciare.
In un classico “momento alla Hammer”, se Smith avesse un briciolo di intelligenza si renderebbe conto, dalla reazione della marmaglia, che si sta andando a cacciare in un grosso guaio.
Ma tale è la natura degli eroi – per lo meno nei pulp.

shambleau4Ed il guaio è grosso davvero – perché Shambleau, che rivelerà una chioma brulicante di tentacoli vermiformi, è esotica, bellissima, sessualmente disponibile ed assolutamente letale.
Autentico predatore sessuale, Shambleau seduce e intrappola Smith, nutrendosi delle sue energie vitali, e precipitandolo in una sorta di dipendenza fisica e psicologica la cui destinazione finale non può che essere la morte.
Toccherà ad un provvidenziale deus ex machina salvare l’incauto Smith – che C.L. Moore riciclerà per alcune altre avventure.

Shambleau, mix di fantascienza, horror e fantastico puro, scritto nel 1933 da Catherine Lucille Moore, e pubblicato da Weird Tales, rappresenta una forte anomalia nel campo della narrativa di fantascienza degli anni eroici.
Se infatti l’armamentario è classicamente da space opera o planetary romance – il Marte di Shambleau, a malapena abbozzato, non è comunque diverso dal Marte di Leigh Brackett o di Edgar Rice Burroughs – e se l’orrore ha delle ovvie vibrazioni lovecraftiane, la componente sessuale – mai selvaggiamente esplicita, badate bene – è nuova e sovversiva.

Shambleau è un predatore, ed un predatore sessuale, ma si maschera da vittima – e aggancia Smith facendo leva sul suo antiquato e fuori luogo senso della decenza.
Ironico, considerando che Smith non è certo uno stinco di santo.
Peraltro, Shambleau non è malvagia in senso tradizionale – non gongola alla vista del suo amante ridotto a una larva, non esprime deliri di potere.
Shambleau è pura seduzione fisica, ma spassionata (pur nella passione che la Moore lascia intendere, e che scandalizzò molti lettori di WT).
466622159_642bceaccc_oNon possiamo neppure definirla aggressiva, non in maniera consapevole.
È davvero un predatore che consuma una preda.
È Smith, casomai, che carica di extra il rapporto – fintanto che è abbastanza lucido da farlo.
Poi è il delirio.

E, tanto per dirla tutta, ne verrebbe fuori un film fantastico.
La BBC ci fece un adattamento audio, invece.

La Moore riesce a delineare con estrema efficacia un rapporto di attrazione fisica (parlare d’amore è sbagliato) fra predatore e preda che è parte del meccanismo di predazione, e lo fa mantenendo ben salda la presa sull’inumanità del predatore.

Niente vampirelli innamorati da Paranormal Romance, niente strapazzamenti omoerotici in salsa alla Rice, niente di mostrato, niente di volgare.
Nessuna scema retorica sulla decadenza, il romanticismo, la passione, il mostro incompreso, la persecuzione della normalità, la banalità del male, o chissà quale altra sciocchezza da manuale di scrittura di seconda mano.
Fare sesso con Shambleau è fantastico, e uccide.

tumblr_lorg45PAbh1qccftbNel 1933, la giovane Catherine Lucille Moore, nascosta dietro allo pseudonimo “neutro” di C.L. Moore, ignora tutti i tabù, li aggira abilmente.
Capovolge tutto ciò che può essere capovolto – la fanciulla in pericolo è il mostro.
L’eroe non riesce a salvare se stesso.
La marmaglia ignorante ha ragione.
Il sidekick è l’unico che sappia cosa fare.
La passione uccide.
E capovolgendo tutto, scrive una storia memorabile, con due protagonisti memorabili*.
Sono passati ottant’anni.
E ben poco si è fatto di meglio.

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* È strano, e in un certo senso avvilente, che soprattutto nel nostro paese, C.L. Moore sia ricordata più per aver creato Jerel di Joiry che non per aver scritto Shambleau. Forse è perché Jirel è più convenzionale, spaventa di meno una certa fetta di pubblico che, dal 1933, non è evoluta significativamente.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “Shambleau

  1. Mi riprometto di non finire di leggere il post prima di aver letto il racconto🙂 però dubito che succederà a breve visto che utilizzerò gli ultimi due giorni delle ferie per rivedere la versione power point di un corso di formazione.

  2. L’ha ribloggato su Iho's Chroniclese ha commentato:
    L’uomo ha conquistato ha già lo spazio in precedenza. Di questo puoi essere certo. Da qualche parte oltre gli egiziani, in quelle dimensioni dalle quali esce l’eco di nomi semi mitici – Atlantide Mu – da qualche parte ai primi inizii della storia, deve esserci stata un’epoca quando l’umanità, come noi oggi, costruì città di acciaio per ospitare le sue navi spaziali e conosceva i nomi the pianeti nella loro lunga nativa – ascoltò gli abitanti di Venere chiamare il loro mondo umido “Sha-ardol” …
    Shambleau inizia circa così (traduzione fatta a braccio in due minuti) e per un’ora mi ha tenuto incollato al monitor del PC.
    Io non conoscevo Shambleau e ora sono a pagina 11 e devo staccare per tornare alla mia vacanza di lavoro, vedremo quanto ci vorrà a finire il racconto…

  3. Non sapevo nemmeno che esistesse, questo racconto…🙂

  4. Le Shambleau consumano ma lo fanno in modo tanto piacevole, che c’è chi ha la propria Shambleau di compagnia, e finché dura si diverte.
    Non male come originalità e potenza per essere un racconto fantastico di un secolo fa, e non solo: NON ci sono né nani né elfi, né nessuna simil terra di qualche parte.
    Come dire che si può avere il fantastico, senza imitare Tolkien per la milionesima volta.

  5. E’ una lettura che mi ha decisamente preso, alla fine alle 15.30 ho deciso di leggere le ultime 20 pagine, ne valeva la pena.

  6. A voler ben vedere Shambleau è simile a una creatura mitologica (lamia, se non ricordo male) ma il racconto… è una delle cose migliori non solo di C.L. Moore ma dell’intero periodo sul versante SF/Horror. Per inciso, è un ottimo modo per dimostrare come si possa scrivere di cose “piccanti” senza minimamente scadere, una lezione che in troppi oggi non conoscono.

    • Sì, assolutamente.
      Se pensiamo a certi orrori perpetrati da sedicenti narratori – spesso usando personaggi creati da altri – il divario, di classe, di efficaciae anche di solleticazione, è incommensurabile.
      (e vaì, sono riuscito a dirlo senza scrivere fanfiction… ooops!)

  7. Confessando l’innominabile carenza, scarico il racconto e dopo ripasserò sul blog.

  8. Pingback: Io non avevo letto Shambleau | Iho's Chronicles

  9. Catherine L. Moore è stata scrittrice di eccezionale talento, questa novella è davvero uno dei racconti fondamentali del fantastico novecentesco. Per la finezza psicologica, la bellezza stilistica e la perfetta adesione ai moduli della narrativa popolare e fantastica. Da sola vale le bibliografie complete del 99% degli scrittori di fantasy attualmente in attività.

  10. Pingback: Cinque libri da cinema | Fra le Province

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