strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

A passeggio attorno al mondo con Eric Newby

1 Commento

Che poi si finisce sempre a parlare di libri, da queste parti.

Ora, uno sarebbe portato a pensare che dopo la pila alta così di resoconti di viaggio letti per documentare Avventurieri sul Crocevia del Mondo, di libri di viaggio ne avrei avuto abbastanza per un po’.
E forse è anche così – il prossimo progetto di storia pulp è infatti abbastanza diverso.
Ma intanto, è inutile, a me la scrittura di viaggio piace.
E così investo tre belle banconote da un euro per altrettanti volumi usatissimi di Eric Newby.

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Il londinese Newby fu un personaggio piuttosto eccentrico – di quelli che piacciono a me.
Nato nel 1919, lasciò presto la scuola per mettersi a lavorare nella pubblicità.
Poi, nel 1938, si imbarcò per due anni come marinaio su un veliero che batteva la Rotta del Grano dall’Australia all’Europa.
Ci scrisse un libro – The Last Grain Race.
Nel ’42, durante la guerra, operò sulle coste della Sicilia, venne catturato, e fece la via crucis dei campi di prigionia italiani, finendo a Fontanellato, in provincia di Parma.A_Short_Walk_in_the_Hindu_Kush_cover
Dopo l’Otto Settembre, si rifugiò in Appennino, dove conobbe Wanda, una donna slovena che alla fine della guerra divenne sua moglie.
E su tutta quell’avventura, ci scrisse un libro – Love and War in the Appennines.
A questo punto tornò in patria, dove simise a lavorare come addetto acquisti in un laboratorio di sartoria, finché non gli venne chiesto se gli avrebbe fatto piacere fare un giro in Afghanistan, per scalare una montagna da quelle parti – una zona in cui nessun inglese si avventurava da sessant’anni.
Lui ci andò, e ci scrisse un libro – A Short Walk in the Hindu Kush.
Era il 1958 – non aveva ancora quarant’anni.
A questo punto gli offrirono di scrivere di viaggi – che non è poi un’idea così scema, a pensarci bene, e Newby divenne l’editor della sezione Viaggi dell’Observer.
E così continuò a scrivere di viaggi, ricevendo premi e sfornando infiniti articoli e una ventina di volumi, fino alla sua morte, nell’ottobre del 2006.

I suoi primi titolisono considerati i migliori – i critici osservano che negli ultimi anni della sua vita Newby innestò forse un po’ troppo spesso il pilota automatico.
Ma un autore come Newby che scrive con la mano sinistra rimane una voce inconfondibile e ed un gran piacere sulla pagina.
Newby è ironico, British ma al contempo alla buona, ed ha un occhio per il dettaglio che è perfettamente servito da una prosa molto diretta e piacevole.

Ora, grazie ai buoni auspici di postini volenterosi, di librai assennati e di biblioteche desiderose di liberarsi di volumi che tanto non legge più nessuno, ho qui con me le copie usatissime di
. A Short Walk in the Hindu Kush, paperback rivenduto all’esercito della salvezza
. On the Shores of the Mediterranean – cronaca di quarant’anni peregrinazioni… già, sulle coste del Mediterraneo, in tre continenti. Un libro che ha viaggiato, con la costola malandata ma perfettamente leggibile.
. A Book of Travellers’ Tales – una bella collezione di testi tratti da diari e cronache, racconti di viaggiatori, avanti e indietro per il globo; un hardback massiccio e splendido del quale la libreria di Perth si è liberata dopo che in vent’anni era stato preso in prestito solo tre volte.

Una bella selezione.
Per le lunghe notti d’inverno.
E poi, chissà… potrei tirarci anche fuori qualcosa di buono…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

One thought on “A passeggio attorno al mondo con Eric Newby

  1. I libri come questi che citi sono affascinanti, nel senso che raccontano un mondo che sembra essere svanito, cancellato dalle televisioni satellitari e dall’onnipresenza informativa della Rete. Non sono poi così convinto che tutto sia cambiato, tanto per fare un esempio, nell’Hindu Kush malgrado i recenti conflitti nell’area. Né sono convinto che lo spazio per scrivere dei luoghi in questo modo non ci sia più.

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