strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tarzan e la Valle d’Oro

2 commenti

tarzan-valle-01-00Fin dalla sua prima uscita, nel 1912, Tarzan, la più longeva e popolare creatura di Edgar Rice Burroughs, conobbe un successo planetario, e lanciò uno dei primi franchise dell’intrattenimento – quando ancora i franchise non si chiamavano così: romanzi, racconti, fumetti, film, adattamenti radiofonici e successivamente televisivi, dozzine di imitatori.

Nel 1966, il coraggioso – o sventato – Sy Wientraub, che avevagià prodotto alcuni Tarzan, decise, con la piena approvazione della Burroughs Inc., di provare a riadattare il personaggio di Burroughs per contrastare l’ascesa dell’altro franchise milionario di quegli anni – James Bond.

Il risultato fu il non esattamente memorabile Tarzan and the Valley of Gold, interpretato dall’ex quarterback Mike Henry e girato interamente in Messico… probabilmente perché costava meno che girarlo in Africa.
Il film, se non esattamente memorabile, è tuttavia famoso per tre motivi.
Il primo, è che il ruolo della protagonista femminile sarebbe dovuto toccare a Sharon Tate, che però fece marcia indietro lasciando il posto a Nancy Kovack.
Il secondo motivo, naturalmente, è che questo è quel film in cui Tarzan uccide uno dei suoi nemici con una bottiglia di Coca-Cola…

Ma il terzo motivo è certamente il più interessante – chiaramente film apocrifo e infedele al canone, Tarzan and the Valley of Gold non ha nulla a che vedere con i 24 volumi pubblicati da Burroughs sulle imprese dell’Uomo Scimmia.
E perciò, quando la Ballantine decise di pubblicare comunque un volume basato sulla sceneggiatura di Clair Huffauker, la Burroughs Inc. si guardò attorno in cerca di un autore che potesse scrivere il primo romanzo di Tarzan non partorito dalla macchina da scrivere di ERB.
Qualcuno fece il nome di un popolare autore di fantascienza.
Quello scrisse un primo capitolo di prova, e il capitolo piacque.
E così Fritz Leiber scrisse Tarzan and the Valley of Gold.
La Burroughs Inc. non ebbe certo di che lamentarsi – come non si sarebbe certamente lamentato ERB.

Tarzan-Valley-of-Gold-Novel-CoverFino al 29 di agosto di quest’anno, Tarzan and the Valley of Gold era una specie di sacro graal per gli appassionati – non più ristampato da decenni, sopravvissuto in poche copie malandatissime di paperback così fragili e ingialliti.
Ma da giovedì passato, la Gollancz ha reso nuovamente disponibile il romanzo, in formato elettronico.
E il lavoro di Fritz Leiber è assolutamente memorabile.

Nel prendere in mano il personaggio di Burroughs, Leiber riscrive allegramente tutte le parti sciocche o discutibili della sceneggiatura, riciclando locations e personaggi per metterli al servizio dell’eroe.
Leiber non manca di iniettare la propria personale sensibilità nel personaggio.
Tarzan è un eroe che parla per l’umanità e che è al contempo pragmatico e idealista.

Cos’era in fondo l’umanità, se non grandi scimmie che brancolavano verso le stelle?

La trama bondiana – con tanto di supercattivo con tirapiedi mastodontico e avvenente ragazza-trofeo bionda – viene a tal punto colorata con descrizioni di paesaggi e luoghi, e con le riflessioni del protagonista su storia, cultura e politica, che alla fine è facile perdonare l’ingenuità della premessa e la prevedibilità dello sviluppo.
È come se Leiber, nel prendere in mano una storia inadeguata della quale non può, per contratto, liberarsi, facesse di tutto per arricchirla, e se possibile mascherarne i difetti più grossolani.
Ne ricava un romanzo di oltre trecento pagine, costellato di personaggi gustosi, di scene descritte con un linguaggio preciso e suggestivo, e di dialoghi scritti benissimo, che rendono l’insieme quasi perfetto.

E poi c’è la trasformazione che Tarzan subisce, nelle mani di Leiber, quando si spoglia degli abiti civili e torna ad essere l’Uomo Scimmia.
Il cambio di marcia, lo shift non solo psicologico ma sensoriale è tale, che si prova un certo senso di capogiro.
Nel momento in cui deve affrontare i suoi nemici, Tarzan è un animale, spogliato di ogni civiltà – razionale, ma capace di filtrare attraverso la razionalità degli istinti che l’homo sapiens ha dimenticato da millenni, e che Tarzan pare prendere direttamentein prestito dagli animali con cui è cresciuto – buro, tantor, numa
Leiber non esita a giocare con l’idea che i mangani che hanno allevato il giovane John Clayton non siano comuni scimmie, ma ominidi di una specie dimenticata – un’idea che P.J. Farmer riprenderà, anni dopo, nella sua biografia definitiva di Tarzan.

Il risultato finale è sorprendente, specie conoscendone l’origine – anni luce dal film, e molto, molto vicino allo spirito originario di Edgar Rice Burroughs.
Ottimo.

Tarzan and the Valley of Gold mi ha lasciato con una certa punta di malinconia – è un romanzo fantastico, ma è anche l’ultimo testo di Leiber che mi restava da leggere.
D’ora in avanti, potrò solo rileggere l’opera di questo autore straordinario.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Tarzan e la Valle d’Oro

  1. perdona la battuta, ma i “buro” – nomignolo con cui i romani chiamano i burini – Tarzan li avrebbe conosciuti in seguito, una volta lasciate le grandi scimmie.

  2. Ci vedo l’ennesima prova che il potere di un buono scritto tende a essere superiore all’immagine animata (eccettuate rari e sublimi eccezioni)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...