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Una voce

6 commenti

1711-1-non-fiction-booksParlavo con un’amica, un paio di settimane or sono, del fatto che negli ultimi tempi mi sono trovato a divertirmi molto di più a scrivere i miei saggi che non la narrativa.

Entrambe le attività restano, per quel che mi concerne, attività artigianali – non sono posseduto dalla musa, travolto dall’ispirazione e non cado in trance riversando in automatico pagine e pagine di prosa in automatico.
Scrivere è un lavoro.
Ma se non altro è un lavoro divertente.

Ora, badate bene, scrivere racconti continua a divertirmi – non scriverli in italiano, ma scriverli continua a divertirmi.
Però scrivere saggi è un divertimento differente – ed al momento, un divertimento maggiore.
O migliore.

La cosa interessante è che, a monte, il lavoro di documentazione non è diverso – e questa è una cosa che mi ha sorpreso: il rapporto pagine scritte/lavoro di documentazione rimane praticamente lo stesso.

Ed anche la procedura di scrittura, alla fine, è la stessa.

Una volta messa sulla pagina l’idea, una volta definita la storyline, si crea una outline, e poi si cerca una voce.
E si comincia a scrivere.

La fondamentale differenza è -per quel che mi riguarda – proprio la questione della voce.
Io non credo all’ipotesi che la saggistica* debba essere stilisticamente neutra – proprio come ho sempre obiettato alla tesi (propugnata a suo tempo dal buon vecchio Ike Asimov) che la fantascienza debba essere stilisticamente neutra.

Un buon libro, una buona storia, deve avere una buona voce.
E nello scrivere saggistica, la voce diventa indispensabile – perché se è sbagliata, mette a dormire il lettore.

Dai commenti ricevuti sia dai miei beta reader che dai miei lettori – sì, il famigerato feedback – pare che il tono dei miei saggi sia adeguato.
Il che è bene, perché in alcuni casi, ho ricominciato da capo due o tre volte, per trovare il ritmo e lo stile giusti.

È questo che mi rende la scrittura di saggi più piacevole della scrittura di racconti?
Forse.
C’è anche il fatto che i personaggi di cui scrivo non mi tormentano per sapere cosa fare nel prossimo capitolo, sulla prossima pagina – le loro imprese e le loro azioni sono definite (beh, più o meno definite) ed io devo solo raccontarle, nella maniera meno noiosa possibile.
Ma trattando io di solito di cialtroni, la noia diventa una questione – ancora una volta – puramente stilistica.

E sì, qualora fosse sorto il dubbio, c’è un nuovo saggio in preparazione.
Due, in effetti.
Per ora siamo in fase di documentazione e di delineatura.
Poi si tratterà solo di trovare il tempo di scriverli.
E la voce con cui scriverli.

—————————
* o, a dirla tutta, la scrittura accademica.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Una voce

  1. Concordo su tutta la linea. Per quanto io non abbia fin’ora scritto saggi. Sono, è vero in una sorta di trattativa per la stesura di una biografia ma penso che il discorso sia flessibile e adattabile a qualunque cosa si scriva, perchè stile, “voce”… narrazione sono aspetti essenziali al di là della natura dello scritto.

  2. io per quel che vale telo confermo: il tono dei saggi è adeguato, e i cialtroni sono oltremodo adorabili, e restano tra la roba più divertente che mi sia capitata per le mani ultimamente. ma certi personaggi e certe situazioni di alcuni racconti sparsi e di certa narrativa (in italiano, in inglese, in cosa ti pare) continuano a vincere a mani basse su tutta la linea. ovviamente è una questione legata puramente ai miei gusti personali.

  3. E provare a scrivere narrativa utilizzando uno stile di finto saggio? Alla World War Z per intenderci.

  4. A essere onesta non sospettavo che scrivere un saggio potesse richiedere la ricerca di una voce, ma i tuoi saggi sono molto molto piacevoli e a ben pensarci proprio perchè non sono neutri.
    Ultimamente mi sono scoperta molto amante dei saggi (ok di alcuni) che prima trovavo terribilmente noiosi.
    Quindi buon lavoro!Dopo Marte, i dinosauri e la via della seta sono molto curiosa di sapere di cosa parlerai questa volta!

  5. Mi piace molto. La voce è sempre il centro, anche nei saggi, direi. La voce di Jung o di Freud, anche in traduzione, è inconfondibile. Ma averla -quella dei saggi- è raro: quindi, complimenti sinceri, Davide. Il mio maestro analista, Augusto Romano, la possiede. Io no. Un titolo, per chi amasse la mitologia e i suoi studiosi: Il re e il cadavere, di H. Zimmer, da Adelphi, tra narrazione e saggio, con una voce splendida. Tra l’altro, contiene a parer mio, la più bella storia della versione di Merlino e Viviana. E questo basta e avanza.

  6. Sì, la documentazione è sempre importante, qualunque cosa si scriva. Scrivere saggi (articoli o post, almeno nella mia esperienza) è forse più semplice, perché la parte creativa si riduce allo stile e, come scrivi, al modo di dire le cose. In un romanzo c’è molta più inventiva, specie se si scrive generi fantastici (SF, fantasy, gothic, horror, ucronie ecc.). Personaggi da inventare, ambientazioni, situazioni, azioni e reazioni.
    Io scrivo spesso ucronie e la parte di documentazione è simile a quella del romanzo storico e quindi a quella del saggio, ma dopo che mi sono documentato sono solo all’inizio.

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