strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

C’è sempre da imparare

9 commenti

Il post di oggi comincia con una segnalazione.
Ieri, per una serie di fortunate circostanze, il traffico è stato intenso su Karavansara, il mio blog di lingua inglese.
Ora, è mia buona abitudine dare un’occhiata ai blog di tutti coloro che passano su Karavansara (e su strategie evolutive, in effetti) e lasciano un segno della propria presenza.
Dopotutto, se ciò che io scrivo interessa a loro, non è improbabile che ciò che scrivono loro interessi a me.
E poi, c’è sempre da imparare.
cropped-banner_32È così che sono capitato sul blog di Peggy Tee, che si chiama Taking to the Open Road.
Un blog di viaggi.
Fateci un salto, io aspetto.

Fatto?
Avrete notato che si tratta di un blog splendido graficamente, e molto interessante dal punto di vista dei contenuti.
Template minimalista, semplice nella struttura, veloce e leggero, una bella selezione di post subito accessibili, una buona integrazione con i principali social network.

Ma ciò che ha destato la mia curiosità, e poi la mi ammirazione, è il testo nella colonna sinistra del footer del sito di Miss Tee.

E ora voi mi direte, Dave, un blog così, e tu vai a leggere il footer?
Cosa diavolo ci può essere di così interessante, nel footer?

Beh, là sotto, c’è un semplice testo che spiega perché, e come acquistare pubblicità su Taking it to the Road.
Il perché è semplice – si tratta di un blog con un elevato numero di lettori fissi ed una vasta diffusione.
Per il come, c’è un indirizzo di posta elettronica ed un tariffario in pdf.
Trenta dollari per un guest post (sì, voi pagate, lei vi pubblica).
Cinque dollari per il vostro link diffuso ai suoi follower su Twitter.
E avanti di questo passo.
Bello liscio.

Ora, la cosa farà probabilmente inorridire alcuni – l’idea che una persona possa spendere tempo e impegno per creare qualcosa di bello e utile, e poi ne tragga un profitto!
Che orrore!
Che caduta di gusto!
Ma a me pare ottima.

È nel momento in cui mi scopro a trovare ammirevole e sorprendente la semplice professionalità e schiettezza della webmistress di Taking to the Open Road, che mi rendo conto di quanto sia asfissiante l’atmosfera qui dove mi trovo io*.
E dove vi trovate voi, probabilmente.

Street_BuskerNe abbiamo parlato spesso.
Quella del blogger nel nostro paese non è una professione.
Non è un modo lecito per pagare le bollette.
Al limite – ci dicono alcuni – è una forma di accattonaggio.
Barbonismo digitale.
Peggio – è pretendere un pagamento in cambio di nulla.
Perché un blog – a meno che non sia certificato da qualche fantomatico ente certificatore** – è nulla.
Nulla è l’impegno speso per gestirlo.
Nulla è la fatica investita per mantenerlo aggiornato.
Nulla è la cura posta nel mettere insieme i post.
Nulla è l’ambizione di fare un buon lavoro.
Nulla.

Come nulla è ciò che i lettori del blog ne ricavano, nulla è il loro interesse, nulla la loro curiosità.
Voi siete nulla.
Come lo sono io.
Nulla.
O così vorrebbero farci credere.

Ed in fondo, è il solito vecchio giochetto.
Il modo migliore per essere elite è fare in modo che tutti gli altri non lo siano.
Se la rete è uno strumento di espressione che permette a chiunque di trovare una voce, il modo migliore per zittire quelle voci – essendo impossibile negare l’accesso agli strumenti – è affermarne la futilità.
Negarne il valore.
Essere gli unici autorizzati, e gli unici autorizzati a rilasciare l’autorizzazione.

Là fuori non è così.
Una giovane donna creativa e avventurosa può fare del proprio blog un lavoro.
Professionalmente, con impegno e intelligenza.
E magari pagarci le bollette.

C’è sempre da imparare.
C’è solo da imparare.

———————————
* Attenzione – qui dove mi trovo io è una frase insensata quando parliamo di blog. Qui dove si trova strategie evolutive non è qui dove si trova Karavansara. È il pubblico di riferimento a definire la località nella quale si trova il blog.

** E anche così, sarei curioso di vedere se questi fantomatici web writer col pedigree riescano davvero a pagarsi una pizza margherita con la loro attività in rete (e non, per dire, vendendo le certificazioni ai gonzi)

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “C’è sempre da imparare

  1. In realtà non è che “dalle nostre parti” sia poi così raro, anzi…

  2. Gran bel blog, Taking to the Open Road.
    E a ben vedere, un blog nemmeno eccessivamente “seguito”, soprattutto in quanto anglofono.
    Inutile fare i modesti: 1000 visitatori di media al giorno, e 3000 visitatori unici al mese sono numeri alla portata di molti.
    Il problema è proprio la concezione di fondo tra noi e loro sul lavoro digitale.

  3. Il problema è che molti dei siti “certificati” sono pronti a sfruttare le potenzialità di una persona capace di gestire un blog con buoni contenuti (grammatica, concetti, dissertazione, spirito critico non incline alla polemica aggressiva), ma pochi sono disposti a sborsare uno “stipendio” equivalente all’impegno. Il risultato è che in un determinato campo ci sono sempre le solite quattro firme che riciclano i propri post adattandoli di volta in volta alla “testata” (pagati una miseria ma “famosi”). Niente di male dirà qualcuno, ma in realtà così a perderci non sono solo loro (che guadagnano una fame e lavorano come dei muli) ma anche i lettori (che non vengono acculturati e magari andavano in giro cercando qualche informazione in più). In alcuni campi, ormai si disquisisce sul nulla! Parlo per esperienza diretta.

    Come cambiare questo sistema di cose in Italia il post l’ha centrato perfettamente, far capire a chi di dovere che sarebbe il momento di mettere da parte il finto orgoglio e capire che tra lo stagismo/apprendistato gratuito per un nome importante ed una donazione di uno sconosciuto… sarebbe da preferire quest’ultima. Perché a) ti permette di mangiare nell’immediato b) ti ripaga realmente per il tuo lavoro…

    Firmato,
    una che ha osato ribellarsi al Sistema ed è finita con orgoglio in mezzo ad una strada😛

  4. Il lavoro non vale più niente. Il comune dove vico, nel senso di ente locale dello stato italiano, usa dei VOLONTARI al posto di lavoratori regolarmente assunti. Quindi sì, sbattersi non vale nulla -almeno qui.

  5. Forse con 1000 visitatori al giorno non ci paga le bollette, ma ci vedrei niente di male se dovesse riuscirci.
    Non ho capito la questione della certificazione, però🙂

  6. Stavo riflettendo proprio stamattina sul fatto che ho quasi perso l’abitudine di leggere un quotidiano per le informazioni della giornata a favore di blog e app che ho sul telefono (cnn, tipo). In questo modo senza quasi accorgermene ho selezionato una serie di informazioni su cui voglio essere aggiornata tagliando fuori quello che in un giornale non mi serve. Ora, visto che i blog si ritagliano comunque il loro spazio nel proprio pubblico, con l’evoluzione dei tempi e dei media, a me sembra logico che un blog visto tanto abbia una tariffa per andarci sopra con la pubblicità. È il naturale corso di eventi quando arriva un nuovo media, probabilmente fu lo stesso con la radio e poi la tv.

  7. I blog e i siti che leggo e il lavoro di ricerca che faccio attorno al mio blog mi danno tutto quello che serve per nutrirmi ed essere aggiornato. In Italia certe cose sono improponibili – non ce la facciamo a staccarci da certi luoghi comuni e certe miserie che ci caratterizzano. Dal mio punto di vista si può guadagnare anche con un blog, ma bisogna sapersi inventare

  8. La riflessione di Twylith è interessantissima.

  9. Son un ragazzino, un liceale, quindi a livello di lavoro non ho ne le conoscenze, ne il diritto di parlare.
    Detto questo, comunque, voglio dire la mia.

    Non capisco come mai, anche tra i miei coetanei tra l’altro, c’è appunto il cercare di guadagnare via blog di cattivo gusto.

    A me sembra normale invece. In fondo, perché pagare per qualsiasi cosa allora? In fondo è pubblicità, mica c’è un abbonamento da fare per leggere dei post.

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