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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’altro social network

13 commenti

Google+, questo sconosciuto.
Non so se siete come me – è molto probabile che siate molto più svegli, ma se siete come me, probabilmente avete un profilo su Google+.
E se siete come me, o magari anche più svegli, continuate ad esere abbastanza perplessi su quale sia l’effettiva utilità di Google+.

Io lo ammetto, ho fatto l’account su Google+ per dare una maggiore visibilità ai miei blog, e per vedere se era possibile usare Google Hangouts per giocare di ruolo*.

Guy-Kawasaki-What-the-Plus-266x400Ma non ne ho mai fatto granché.
Ora però sto leggendo What the Plus! di Guy Kawasaki.
E sto cominciando a scoprire un sacco di cose su Google+ che non sapevo e che non ci sono nella documentazione ufficiale.

Il libro (o ebook) è del 2012, ed ha quindi il difetto di essere statico – specie considerando la snervante abitudine di Google di ridisegnare le proprie interfacce.
L’interfaccia di G+ è cambiata radicalmente nei dodici mesi trascorsi dall’uscita del volume.
Tocca darsi da fare per trovare i pulsanti e le opzioni, perché non sono più dov’erano prima.
Succede.

A parte questo, il volume è ottimo – come mi pare ormai chiaro siano ottimi tutti i progetti di Kawasaki.
Lo scopo del volume è dichiaratamente doppioScreenshot from 2013-09-30 21:03:44
. mettervi in condizione di usare al 100% le potenzialità di G+
. invogliarvi ad usare G+ anziché Facebook, Twitter o Pinterest.

Alla prima voce, si scoprono un sacco di cose interessanti, che Google pare aver deciso di nascondere con cura ai propri utenti.
Per darvi un’idea, vi copi l’indice del libro.
Le potenzialità sono evidenti.

Il secondo scopo è dichiarato in spirito di trasparenza – Guy Kawasaki è la persona che Google ha pagato per fare pubblicità alla piattaforma.
Lui ha deciso di farlo spiegando a fondo la piattaforma, con entusiasmo e non poco umrismo.
Ci sono metodi molto meno costruttivi.

Cambierà la mia vita?
Non credo.
Ma è conciso, divertente, e mi spiega come usare uno strumento che potrebbe essere utile.
Quindi, perché no?

Aggiungo che ora un terzo volume di Kawasaki, il fantomatico Enchantment, è sulla mia lista della spesa.
Guy Kawasaki, al di là di tutto, mi rimane estremamente simpatico.

——————————-
* È possibile!

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “L’altro social network

  1. Credo di avere molto da google plus, senza sapere come in realtà lo sto utilizzando. Ringrazio te e Kawasaki

  2. Interessante. Ovviamente il libro è solo in inglese, giusto? Sai com’è… Grazie per la dritta.

  3. Da google+ non ho mai ottenuto nemmeno una visita; in compenso vi trovo parecchio materiale interessante da leggere – scusate se è poco!😀

  4. C’è un piccolo problemino, il G+ vuole il tuo (vero) nome cognome e se possibile ma molto gradito, faccia.
    Se la cosa fosse facoltativa e volontaria niente di male, ma in questo caso, se non sbaglio, è obbligatoria.
    Ora so che c’è quel meme farlocco che dice -chi non ha fatto nulla non ha nulla di cui nascondersi- secondo il quale chi chiede o difende la propria privacy è un ladro una spia o un adoratore di satana, o ha qualcosa da nascondere, epperò l’idea che qualcuno arrivi e mi dica… allora ragionier Bianchi lei scrive quelle porcate? Oppure -signor Rossi ma invece di pensare alle cose serie perde tempo? O anche -Oh Verdi ma questo periodo non scrivi?
    Mi da “leggermente” fastidio.

    • Io però mi impegno per sentirmi dire “Davide, ma che cosa spettacolare!”, “Wow, dottor Mana, complimenti per l’ottima idea!”, “Ah, Mana, non sapevo che anche a lei piacesse dave Brubeck!”
      Insomma, nella rete c’è poi quello che ci mettiamo noi.
      Se poi è vero che una sciocchezza può perseguitarci per sempre, è anche vero che tutte le cose buone restano a nostro credito.
      E se hai a che fare con persone che per decidere se vali qualcosa o meno vengono a leggerti l’account G+, o ti rinfacciano il like alla recensione de La Pantera Rosa, allora forse non è un problema di rete…

  5. Cred che Google + sia utilizzato moltissimo da chi ha un blog o un sito o praticamente per nulla da tutti gli altri. Ma secondo me c’è una rgione di fondo: Blogger è una delle piattaforme più utilizzate per i blog, è di Google e richiede per essere utilizzato un account. Quindi, visto che se usi Blogger su G+ ci sei già, costa poco farci un giro, e da lì si va avanti.
    E poi ci sono anche le community, che aiutano a trovare persone con gli stessi interessi, e altri blog interessanti.

  6. La mia tastiera di m… si è mangiata un po’ di lettere qua e là, scusate.

  7. Non mi importa se quello che scrivo piace o meno, non cerco approvazione e non cerco like, mi piace solo ogni tanto, quando voglio e posso, scrivere quello che penso.
    E mi piace farlo dietro la maschera di un nick name.
    La cosa mi rende libero e, mi piace la libertà.
    Per te e diverso, va bene.
    Non siamo tutti uguali, è giusto pensarla diversamente, però sarebbe anche giusto poter decidere se, metterci il proprio nome&cognome&faccia, oppure continuare ad essere solo un nickname, che ora c’è e domani sparisce insieme a tutto quello che ha scritto.
    Chiedo solo questa libertà di scelta.

    • Al di là dei diversi intenti o gusti personali, io credo che il problema vero sia che chiunque dovrebbe poter esprimere la propria opinione in rete e, entro i limiti della legalità, starsene tranquillo.
      Ed avere anche il diritto di cambiare idea e opinione, nel corso del tempo, senza vedere opinioni espresse diec’anni prima, da una persona sostanzialmente diversa, tornare a perseguitarlo.
      Insomma, posso capire, Coriolano, la tua posizione, ma vedo di più un problema culturale che un problema informatico – non è G+ che vuole la nostra faccia, è che c’è gente che ci dà dei buoni motivi per non volerla esporre😉

  8. Io sono su Google+ forse solo perché ho l’account gmail, forse dovrei esplorarne le potenzialità, ma facebook mi basta e avanza, a dir il vero!

  9. Guy Kavasaky è un figo. Adesso si sta occupando di Motorola, e infatti m’è venuta voglia di comprarmi un Motorola. Che però si vendolo solo negli States. Oh, diamine.

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