strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Come siamo cambiati

11 commenti

Questo post nasce dalla collisione di due discussioni fatte in due ambiti differenti, qui nel Blocco C della blogsfera.
Riguiardo alla scrittura – tanto per cambiare – ma non nel solito modo.
Per cui avevo pensato di farci un post, ma in realtà ne farò due.
Perché è vero che le idee mi vengono dallo sfregare insieme quelle due discussioni, e ricavandone qualche scintilla, ma rimangono due ambiti separati.
Complicato?
Non quanto sembra.

Beatles_Evolution_by_acantarelaIl primo di qesti due post lo state leggendo, e si intitola, Come siamo cambiati.

L’idea (che poi resta sempre da verificare, ma teniamola per buona) è che ai vecchi tempi l’autore era quella persona che si faceva venire un’idea (non importa come) o tre, e poi ci scriveva una storia (non importa di quale lunghezza), che poi spediva a un’altra persona, e questa persona faceva il suo lavoro.
Se quella persona era un agente, allora si dava da fare per trovare un editore interessato a comperare l’opera dell’autore, e veniva compensato per ilsuo lavoro con una percentuale sulla cifra intascata dall’autore.
Se quella persona era un editor, allora si dava da fare per verificare che il lavoro fosse conforme allo standard (quale che fosse quello standard) e decideva se acquistarla o meno in vista della pubblicazione.
Bello liscio.
Intanto l’autore ripeteva il procedimento da capo – idee, storia, spedizione, (dita incrociate), pagamento.

Insomma – nei tempi antichi l’autore faceva l’autore.
Poi magari aveva un secondo lavoro (magari faceva l’agente, o l’editor), ma quando faceva l’autore, faceva l’autore e basta.

Oggi le cose sono cambiate.
Nella mia veste di autore/editore (o autopubblicato, o indipendente, o feccia ribelle, fate voi), io mi trovo ad essere

 . autore – scrivo
. line editor – coordino beta reader, content & copy-editors, ammaestratori di moffette ecc.
. art director – mi immagino una copertina e se sono fortunato contatto un artista che me la produca
. impaginatore & code monkey – produco il file (e lo verifico, e lo rifaccio, e lo verifico, e lo rifaccio…)
. editore – lo pubblico
. addetto alle relazioni pubbliche – spargo la voce
. content crafter – creo contenuti online per spingere i miei ebook
. ohé, tipo – il coso che sistema la faccenda con l’affare, quando è necessario

Ora, si tratta di una valanga di lavoro – sono fortunato perché posso fare outsourcing o crowdsourcing per molte cose, ma è una valanga di lavoro.

Che, a dirla tutta, ruba tempo all’attività che mi piace – scrivere.

Questo è il modo in cui siamo cambiati.
E non dico che questo significhi essere cambiati in peggio.
Anzi – conoscere i diversi livelli e ruoli della produzione di un ebook aiuta a capire certe dinamiche, a comunicare meglio con gli altri.
A scrivere meglio.

Poi però ci sono altri ruoli, altri cambiamenti, altre dinamiche che non sono così sicuro, che siano positivi.
Per dire…thing-clobering-time

 . field saturation – non devo essere uno dei nomi, devo essere l’unico nome che viviene in mente quando pensate al mio genere
. aggressive defense – chiunque operi nel mio stesso ambito deve essere annientato, a meno che…
. spurious gatekeeping –  … non sia legato con me da un accordo di reciproca legittimazione
. social media clobberingHai letto il mio ebook? Hai letto il mio ebook? Dai, non vuoi leggere il mio ebook? Leggi il mio ebook! Hai letto il mio ebook?

Stiamo cambiando anche in questo modo.
Ci sono manuali che dicono che è così che deve andare.
Ma se sono disposto ad accettare che il tempo sottratto alla scrittura per imparare a usare Calibre, o Scrivener, o G+ possa essere tempo ben speso, nessuno potrà mai convincermi che il tempo sottratto alla scrittura per scatenare una fatwa contro un collega o un recensore, o per tramutarmi in uno spambot o in un presenzialista ossessivo lo sia altrettanto.

Stiamo cambiando, siamo cambiati, e a me piacerebbe pensare di essere cambiato in meglio.

Ma di questo, di come sono cambiato io, ne parliamo domani, ok?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Come siamo cambiati

  1. E’ vero siamo cambiati. E il cambiamento spesso viene percepito come un disturbo, specie se ci si muove in uno stagno e non in un oceano. Se lo specchio d’acqua è piccolo e quello italico lo è davvero tanto, allora i fenomeni di saturazione – le piccole alleanze – i gruppettini diventano un fattore di stress e non sembrano solo le cose patetiche che in realtà sono. Ci sono giorni che sembra di girare in una versione all’acido di Hyde Park, con tanti nanetti in piedi su cassette della frutta che arringano un pubblico inesistente, il tutto con chili di cotone pressati nelle orecchie per non sentire cosa dicono gli altri. E nel frattempo il mondo va avanti, lasciando il piccolo stagno a marcire.

  2. ma…siamo sicuri che sia una questione storica?
    per un professionista l’iter è canonico e legato alla tradizione: l’autore scrive e tutti gli altri fanno cose.
    Per un esordiente (o un non professionista) il discorso è più sfumato, ma è sempre stato così. Salvo qualche eccezione è proprio della condizione degli esordienti cercare il modo migliore per impaginare le proposte, correggere da soli le bozze, cacciare i soldi per stampare la versione definitiva e rompere le balle ad amici e sodali perchè si convincano a comprare le loro opere.
    dov’è il cambiamento?
    [non so scrivere senza sembrare un pò aggressivo o sarcastico, lo so. perdonatemi.]
    [salve Davide, la leggo da anni e apprezzo molto i suoi blog]

    • Bentrovato, Alvise.
      Forse è vero.
      Ma io non parlo di esordienti che si fanno gabbare dalle vanity press (ci sono ancora, a dozzine), ma di persone che esordienti non sono più, e che decidono semplicemente (…) di percorrere una strada diversa.
      Non parlo insomma di sogni di gloria, ma di onesto lavoro.
      Concetto, è vero, che nel nostro paese è alquanto sottovalutato.

      Non di esordienti, ma di professionisti – e che per i professionisti l’iter tradizionale debba restare immutato nei secoli, mi pare sia un’illusione romantica.

  3. ultimo commento poi, prometto, sto zitto.

    ma non è invertire il ragionamento?
    non può essere una caratteristica (o un fondamento)del professionismo proprio il poter fare esclusivamente quello che si ritiene il proprio lavoro?
    posso solo scrivendo venir prodotto e pagato? sono uno scrittore professionista
    devo fare mille altre cosette altrimenti il mio lavoro non viene prodotto? non sono uno scrittore professionista.

    il resto resto, temo, è fuffa

    • Perché “venir prodotto e pagato” e non solo “venir pagato”?
      È come se affermassimo che non si può essere liberi professionisti, perché solo da dipendenti si è veri professionisti, no?

      E tutti quegli editori che mi propongono di produrmi ma non pagarmi?
      Non mi pagano perché non sono un professionista, o non mi pagano perché io rimanga non professionista a vita,e loro possano continuare a non pagarmi (ma a vendermi)?

      E se un professionista – diciamo un ingegnere – viene licenziato e finisce a fare il commesso da McDonald, perde la sua professionalità?

      Siamo solo ciò che ci permette di pagare i conti?

  4. frango la promessa di tacer…

    ma il problema del post era storico, non esistenziale.

    è sempre esistito un nutrito gruppo di autori che per vari motivi non sono pubblicati da qualcuno e propongono in solitaria le loro opere.
    e questa scelta ha necessariamente comportato loro il doversi sbattere a fare tante cose che andavano oltre la semplice scrittura.

    forse oggigiorno queste operazioni sono più codificate, sviscerate, oggetto di studio specialistico, ma è sempre la stessa storia…
    credo.

    [normalmente non sono così tignoso, giuro.]

    • Io in effetti non facevo né un discorso storico né esistenziale – era semplicemente un discorso biografico.
      Non sulla categoria o sulla figura professionale, ma sulla comunità.
      Noi che scriviamo, qui, adesso, due anni fa eravamo diversi.
      Cercherò di esser più chiaro in futuro.

  5. Alvise, gli autori che si sono fatti pubblicare a proprie spese sono sempre esistiti, ma di nuovo, no, loro non dovevano incidersi una copertina o andare dal tipografo a comporre le lastre. Pagavano qualcuno che lo facesse per loro, in quella che oggi è la vanity press.
    Vogliamo stare sullo storico e non sull’esistenziale? Bene, abbiamo comunque fatto un passo avanti. Perché io posso pubblicarmi sborsando poco o nulla, alle mie condizioni, facendo tutto o quasi in casa. Siamo a un gradino oltre.
    E se mi trovi un autore reale che aderisca alla tua romantica idea di scrittore che “scrive, lo pubblicano, si gode il denaro” senza dover fare altro, senza dover ricontrollare che le bozze siano decenti (oh, guarda fa il line editor e pure un po’ l’impaginatore), senza dover piangere in turco per una copertina più decente (oh, guarda, fa l’art director), senza dover muovere il culo per andare a mille presentazioni (oh, guarda, fa l’addetto alle relazioni pubbliche di sé stesso), senza dover fare un po’ (o molto) battage su internet per il proprio libro (perché la casa editrice glielo chiede, o perché non c’è alternativa al vuoto siderale promozionale della CE), beh, se trovi un autore così, dimmelo. Sarò lieta di scoprire che ne esistono.

  6. E’ stato comunque un piacevole scambio di battute.
    Che spero possa ripetersi.

  7. Italo Svevo era un autoprodotto. E Robert J. Sawyer – il maggior scrittore di fantascienza canadese in vita – fa congressi, convention, comparsate in televisione per cui viene pagato. Ottimo scambio di battute, non c’è che dire.

  8. @zeros83
    non volevo essere manicheo. E’ chiaro che un professionista vero (ma ne esistono di falsi?) controlla tutte le fasi della produzione e della vendita
    così come un musicista collabora con il tecnico del suono per il soundcheck e non si limita ad arrivare 5 minuti prima del concerto e suonare.

    però in un’ottica di auto produzione è chiaro che le difficoltà sono -e devono- essere sempre attualizzate.
    adesso abbiamo la possibilità di comporre copertine, scegliere i criteri tipografici, informarci sui sistemi di vendita etc
    in passato le difficoltà erano diverse ma come dice Davide toglievano comunque una valanga di tempo agli scrittori. (e forse non erano così diverse da quelle di adesso).

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