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Cinque cose che ho imparato sulla scrittura suonando il flauto

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Italiano: Flauto traverso

Italiano: Flauto traverso (Photo credit: Wikipedia)

Parlavo l’altra sera con un amico, di musica, ed è venuta fuori la facenda che sono ormai quasi dieci anni che non tocco il flauto, se non per fargli la manutenzione minima.
Ed è un peccato, perché suonare mi piaceva, per quanto costasse fatica.

A interrompere la mia pratica ci sono state tante cose – dalla scomparsa delle persone con cui avrei potuto suonare, al fatto che il tempo è sempre meno, e a quel punto, dovendo sacrificare uno dei miei troppi interessi, il flauto è passato in secondo piano rispetto alla scrittura.

Però chissà, come buon proposito per il 2014 potrei anche decidere di riprendere in mano il mio vecchio Asahi malandato, e ricominciare a fare un po’ di musica – certo non sarei intollerabile come il batterista qui a due strade di distanza, che ci martoria tutti i giorni dalle cinque alle sette del pomeriggio.

Nel frattempo, visto che la scrittura ha per ora preso il sopravvento sulla musica, ecco una specie di top five sulle cose che ho imparato suonando il flauto, e che mi tornano utili scrivendo.
Facciamoci una specie di pork chop express.

Will Lee & Herbie Mann @ Eastman Theatre, Roch...

Will Lee & Herbie Mann @ Eastman Theatre, Rochester, N.Y. 1975 (Photo credit: Wikipedia)

. devi imparare le scale per poter improvvisare

Traviato in giovane età da Ian Anderson, Paul Horn e Herbie Mann, io in teoria avrei dovuto essere un flautista jazz – e i flautisti jazz improvvisano.
ma per improvvisare, per prendere la melodia e frullarla facendone qualcosa di eccitante e divertente e inaspettato, bisogna aver passato lunghe ore a fare le scale. E non esiste nulla di più noioso che fare esercizio sulle scale.
Allo stesso modo, per scrivere e metere un po’ di vita in un testo, avere un’idea della struttura, e di certe essenziali regole, è tutto ciò che ci serve.
Per infrangere le regole, e modificare la struttura.

. il ritmo è importante

Non sono le note che fanno la musica, è quanto durano, e con che frequenza si susseguono.
Sentire il ritmo è indispensabile per saper suonare – per questo lo strumento più importante per chi fa pratica con uno strumento è un metronomo.

Quando si scrive il metronomo non c’è (c’è Workrave, ma quello serve a darsi un ritmo per non ammazzarsi sulla tastiera, non per dare ritmo al testo).
Leggere poesia aiuta.
Leggere ad alta voce anche.

. la velocità e la scioltezza sono essenziali

Conseguenza diretta dell’aver fatto un sacco di scale, è che le scale uno le fa sempre più in fretta, senza pensare.
Scrivere in fretta e bene è importante, sia che si cerchi di ricavare da vivere scrivendo (e quindi il volume prodotto è proporzionale all’incasso) o che si debba far fruttare il poco tempo libero.
Non è solo una questione di meccanica, di dita.
Si tratta di trovare una forma mentale – di conoscere le scale, ed averle praticate.

1930s_magician_hands_pulling_rabbit_out_of_top_hat. le dita sono insostituibili, bisogna rispettarle

Ho le mani grandi.
E relativamente agili.
Ho fatto il prestigiatore ed il flautista.
Già suonando il flauto mi si incriccavano gli anulari.
Col passare degli anni le cose sono peggiorate.
Ora, scrivendo a lungo alla tastiera, i dolori alle mani si fanno frequenti.
E scrivere col freddo (preferisco scaldare il corpo che scaldare la stanza) diventa difficile, perché le dita si irrigidiscono.
Le dita sono importanti.

. a volte il miglior accompagnamento del mondo è un temporale

Beh, l’ho detto che ascoltavo Paul Horn, giusto?
Con questo non voglio certamente sminuire chi suona altri strumenti, e soprattutto le persone concui ho avuto occasione di suonare, ma a volte usare i suoni dell’ambiente come accompagnamento e guida nell’improvvisazione è un esercizio che serve a scrostare qualunque strano preconcetto dal cervellino.
Per la scrittura, questo significa che le distrazioni possono essere esattamente ciò che serve per sbloccare una scena o una pagina che non girano.
Poi, naturalmente, YMMV.

. la critica negativa non circostanziata esiste, accettalo

… o, come mi sentii dire più di vent’anni fa mentre facevo esercizio col mio flauto

Io non so suonare il flauto, ma se lo suonassi lo suonerei meglio di te.

Qualunque critica circostanziata del nostro lavoro deve essere accettata con gratitudine – può far male, ma ci aiuta a migliorare. Ma chi ci critica senza averci letti – e ci sono – o offre suggerimenti basati su ciò che ha visto al cinema (ce ne sono un sacco di film sugli scrittori, avete notato?), è tanto fastidioso quanto stupido.
Inutile intavolare una discussione o cercare di ragionare.

. a volte è meglio farsi un giro

Quella volta, vent’anni fa, invece di colpire ripetutamente il mio interlocutore sulla testa col flauto – danneggiando così un costoso e delicato strumento musicale, uscii a farmi un giro.
Era notte, faceva freddo, ero in un quartiere sconosciuto in una città sconosciuta, e finii per ritrovarmi in una residenza studentesca femminile dove le ragazze stavano facendo festa da 24 ore – e sarebbero andate avanti per altre 36.
Era un bring a bottle party.
Staccare, smettere di scrivere, e guardarsi attorno, può essere a volte una fonte di ispirazione.
O di divertimento.

E sì,la parte difficile fu trovare la bottiglia per poter entrare.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Cinque cose che ho imparato sulla scrittura suonando il flauto

  1. Per le mani, passare ad una tastiera meccanica può aiutare tantissimo.

  2. Ecco, mi trovi concorde, a parte il fatto che non ho mai suonato il flauto. Però l’esercizio costante porta a una serie di automatismi, o viceversa. Mi sono reso conto che negli ultimi tempi il ritmo e il tempo di scrittura sono migliorati: macino duemila parole in un paio d’ore e correggo poco, quindi scrivo più sponaneamente e con meno orrori del solito.
    La musica, o il sottofondo musicale, però, è sempre parte essenziale del processo. Almeno all’inizio, già dalla seconda ora posso spegnere lo stereo e scrivere in santa pace in silenzio. Però ‘sta cosa della musica la considero una dipendenza, cerco di superarla. Mi chiedo come farei senza.

  3. Sono buonissimi consigli e sono “veri”. Voglio dire che sono davvero praticabili e i risultati sono tangibili. Non importa se si suona il flauto o si scrive, certi problemi (e soluzioni) possono essere sorprendentemente le stesse. P.S. leggendo il tuo post mi sono venute in mente “Le scene della vita di boheme” con riferimento alla “gelida manina” e alle tue passate esperienze di prestigiatore e flautista. Molto romantico, sotto il temporale …

  4. Come non quotare un simile post?

  5. E’ vero, ci vuole un ritmo per scrivere. Secondo alcuni, te lo dà la tua musica preferita. Io a scuola suonavo il flauto e l’insegnante mi ha detto:” Magnifico. Prendi lezioni… di nuoto”. Io mi sono formata, quanto a ritmo, ascoltando molto i Metallica. Lo speed metal delle loro canzoni mi ha aiutata a creare storie a ritmo continuo. Ora due racconti su una fanzine li ho.

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