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Scrivere in fretta

10 commenti

Guardavo l’altro giorno il catalogo di due signore che, tramite Amazon hanno pubblicato in sei mesi ottanta ebook.
Sì, ottanta, in media tre alla settimana.
In inglese.
Tutte cose da 15 pagine, in media, vendute a 1 euro e 50.
Ora, facciamo due calcoli brutali – supponiamo che ciascuno dei volumi offerti abbia venduto una copia al giorno, in media, per sei mesi.
Con una royalty del 35 per cento, sono circa 8000 euro.
Ottanta volumi da 15 pagine fanno 1200 pagine, ovvero 200 pagine al mese, 50 pagine la settimana, dieci pagine al giorno lasciandosi i weekend liberi.
In linea coi tre volumi per settimana dell’output calcolato precedentemente.

Si può fare.

Ma non è di questo che voglio parlare, quanto del fatto che, come accennavo ieri, scrivere in fretta può essere spesso indispensabile.
Per manteneere i ritmi delle due signore di cui sopra, certo.
O semplicmente perché abbiamo un’ora al giorno, e quell’ora dobbiamo sfruttarla al massimo.

promo-2kto10kOra, su consiglio di un paio di amici che si mantengono scrivendo, e quindi hanno necessità di mantenere un ritmo piuttosto serrato, ho messo le mani su un interessante libriccino (neanche 70 pagine), scritto da Rachel Aaron ed intitolato 2.000 to 10.000, sottotitolo Come scrivere più in fretta, scrivere meglio e scrivere di più di ciò che vi piace.
Normalmente sono abbastanza dubbioso, nei confronti di queste cose, ma in questo caso un fattore è stato determinante – no si tratta del primo libro dell’autrice chemi capita di leggere.
omnibus-coverRachel Aaron infatti è l’autrice del ciclo di romanzi dedicati al ladro/mago Eli Monpress*, che sono leggeri come una meringa ma molto molto divertenti.
Ho preso perciò 2.000 to 10.000 non tanto come un manuale di scrittura quanto come una sbirciata alla tecnica di una scrittrice che mi interessa.
Ed infatti il volumino è impostato così – non tanto un manuale, quanto la descrizione di un modus operandi, con la spiegazione dei ragionamenti a monte di certe scelte.
Funziona?
Può funzionare.
In realtà non mi insegna nulla di veramente nuovo (beh, ok, forse un paio di cose), ma offre una combinazione di tecniche e trucchi che possono snellire la scrittura – ed eliminare le parti spiacevoli, noiose e faticose per me che scrivo, inmodo che anche il lettore non debba sorbirsi nulla di spiacevole, noioso o faticoso.

Scriverò 80 volumi nei prossimi sei mesi – o, considerando che non lavoro in coppia – almeno 40?
Ne dubito.
Anche se non sarebbe male, come prospettiva.

———————————————————————-

* Dovrò recensirli, prima o poi.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Scrivere in fretta

  1. Me lo segno. Questi sono i tipi di saggi/manuali utili, quelli che ti descrivono un modus operandi dell’autore più che volerti indottrinare con regole e regolette.

  2. Certo che ci vuole una bella dose di coraggio per chiamare libro qualcosa da 15 pagine e venderlo a 1,5 euro. Il menu della pizzeria in confronto è la treccani.

  3. Stefano, tutto sta ad individuare una nicchia o un prodotto che sia riconosciuto come utile al lettore. Con la narrativa magari è un po’ difficile, però i miei giochi raramente superano le 32/48 pagine e vendono per 8 dollari l’uno, circa 5 euro. Quindi 10-12 centesimi a pagina per un prodotto percepito come di qualitá (scrivere un gioco richiede molto lavoro fisico, calcoli, playtest etc) non é un prezzo insolito.

  4. L’idea è molto, molto interessante… così come il manualetto. Anche pse personalmente mi manterrei al di sotto dell’euro.

  5. C’è anche una versione starter, diciamo da 500 a 2000?😀

  6. Beh, certo, le regole come si suol dire le fa il mercato, ed è certo che la cosa funzioni perchè altrimenti si sarebbero fermate ad una manciata di libri e non sarebbero arrivate ad ottanta.

    Però come dici anche tu, c’è differenza tra un manuale di un gioco e narrativa, su un manuale personalmente non starei a fare queste considerazioni perchè il suo utilizzo e la sua utilità vanno oltre al tempo impiegato per leggerlo; sulla narrativa, il discorso un pò cambia, non tanto per il prezzo esorbitante (perchè oggettivamente non lo è affatto) ma più che altro per la quantità piuttosto scarna dei contenuti. E la frequenza di pubblicazione mi fa anche pensare, magari a torto, che a monte non ci sia un gran lavoro di documentazione o una particolare cura nella realizzazione, ma ripeto, magari sono io un pò prevenuto. Secondo me sarebbe più onesto, visto che sfornano tre “libri” a settimana, pubblicare raccolte di una decina di questi racconti ed abbassare un pò “il prezzo al chilo”.

    Comunque sono un pò fuori tema, visto che la questione è servita solo per dare l’avvio al post vero e proprio.

  7. In ultima analisi il prezzo giusto è quello che le persone sono disposte a pagare.
    Per gli standard del mercato anglosassone, Avventurieri sul Crocevia del Mondo è sottoprezzo a 2.60, perché un saggio di 40.000 parole dovrei venderlo ad almeno 4 euro, e Bride of the Swamp God è stato segnalato da molti recensori stranieri come “incredibilmente a buon mercato” perché una novelette di 10.000 parole dovrebbe andare a 2 euro e rotti, non a 1.50.
    In Italia la questione è anomala – leggevo ieri un intervento su un blog in cui si affermava che un ebook sopra i due euro è troppo caro (questo senza valutarne contenuti, qualità o che altro – come regola generale, sopra i due è troppo), e se arriva dalle parti dei 4 euro è inaccettabile.

    Detto ciò, è anche vero che dai dati di vendita di autori affermati, i “soldi veri” l’autore comincia a farli quando ha un catalogo di oltre venti titoli – scrivere in fretta, trovare una nicchia e curarla con attenzione, diventano pratiche indispensabili.

  8. Anche secondo me, scrivere con metodo, 8-10 pagine al giorno, è indispensabile per mantenere il contatto con il lavoro che si sta facendo. E’ un riguardo verso i lettori. Poi c’è anche la lettura, per non lasciarsi scappare strafalcioni. C’è anche la componente emotiva. Se scrivi, è perché ti piace leggere. Così, se divori un libro per sapere come finisci, divori anche i giorni, pagina su pagina per il piacere di vedere la tua opera crescere sotto i tuoi occhi, pensando che altri occhi la valuteranno. Quanto al prezzo. Bisogna partire prima a costo zero, soprattutto in Italia, poi c’è la pubblicazione senza anticipi, almeno nell’editoria cartacea. Se si diventa qualcuno, allora i compensi crescono, ma non credo di molto. Spesso dietro al Grande Scrittore, c’è una massa di gente da pagare (redattori, assistenti per le ricerche sui libri). Chissà con il digitale. Io per adesso ho scritto per una fanzine e quindi, la soddisfazione, finora è “solo” morale. Chissà, con l’editore digitale giusto….ma credo siano compensini tipo quelli del mercato anglosassone. Vuoi guadagnare qualcosetta in più scrivendo? Fai anche l’editor e il traduttore, dico io, così sommi i compensini.

    • Il grosso problema è che se abitui il pubblico ad avere le tue storie gratis, non vedrà mai un buon motivo, dopo, per volerle pagare.
      Cercherà qualcun altro che regali le proprie storie.

      I compensini in del mercato anglosassone non sono poi così -ini – è solo una questione di numeri. Nel momento in cui un libro che ti rende un euro e mezzo di royalties a copia vende diecimila copie in sei mesi, i conti son presto fatti.
      Il problema è arrivare a diecimila copie – ma con un mercato potenziale di 2 miliardi di persone (invece che di sessanta milioni) anche queste cose cambiano.

      E ahimé, tradurre è molto meno redditizio di ciò che raccontano😛

  9. Pingback: La Leggenda di Eli Monpress | strategie evolutive

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