strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il desiderio di scomparire

15 commenti

I”m a million miles away from it all
And let it go right over my head
Let ‘em chase and the winner take all
And let it go right over my head
[Ray Davies]

Domani alle nove sarò su un treno diretto a Urbino.
Ho i miei documenti pronti, la presentazione in powerpoint preparata, la stanza in collegio prenotata.
Ultima trasferta dell’anno – o forse penultima.
Treno, poi pulman, poi pulmino.
Biglietti, una borsa leggera, scarpe comode.
Prima Pesaro, poi Urbino.

disappearing-actSono molto stanco.
Gli eventi di questi ultimi giorni, di queste ultime settimane, di quest’anno, mi hanno fiaccato alquanto.
Il desiderio di scomparire è forte.
E se sulla strada per Urbino, pensavo qualche ora fa, scendessi ad una stazione a caso e poi mi avviassi a piedi in una direzione qualunque?
Potrebbe andare davvero peggio di come sta andando?
Mi offrirebbero, gli sconosciuti incontrati per strada, un trattamento diverso da quello riservatomi da persone che conosco da anni?
O l’essere estranei causerebbe in loro un certo pudore – magari anche semplicemente il pudore di non farsi beccare?

Sono stanchissimo.
Da gennaio, non sarò più un ricercatore a Urbino.
Niente titolo, niente ateneo ad alto profilo.
Dovrò cambiare i miei profili social, rimetterci freelance.
Non sarà più così cool avermi in agenda.
Smetterò di essere un buon grimaldello sociale.
E non mi importa.

Provo uno strano senso di vuoto.
Il futuro non mi preoccupa.
Considerando il passato, il futuro non può preoccuparmi.
Sono stanco in maniera indicibile.
Ma presto, molto presto, sarò nuovamente libero.
Ci sarà da divertirsi.

I’m way deep into nothing special
Riding the crest of a wave breaking just west of Hollywood
[Donald Fagen]

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Il desiderio di scomparire

  1. Grandioso… sembri il Miller di Tropico del Cancro

  2. Difficile, se non impossibile aggiungere qualcosa di utileo significativo. Posso limitarmi col dire che comprendo perfettamente il tuo stato d’animo sebbene per diversi motivi. Mi chiedo come facciano, persone che non scrivono, ad attraversare periodi simili senza impazzire.

  3. Se sparisci ci sarebbe il servizio a “chi l’ ha visto”, direbbero che eri un tipo strano, giocavi di ruolo, usavi fb e twitter, tenevi un blog (anzi due), andrebbero a cercare i tuoi vicini di casa…
    Uno scenario da incubo

  4. E’ quella cosa che ti prende quando si ha la sensazione che per quanto si faccia tutto sia inutile, i percorsi a ostacoli, i trabocchetti sul nostro cammino sono disseminati ad arte in modo indiscriminato.
    Si ha voglia di smaterializzarsi indefinitamente quando si ha la sensazione che si debba giocare contro un banco truccato.

  5. Un abbraccio.
    Alessandro

  6. Nel bene o nel male finisce una fase, quella di Urbino. Dalle mie parti dicono: chiusa una porta, si apre un portone. Cosa farai da freelance? Cosa farai come author/publisher? Cosa farai dei tuoi talenti, delle tue risorse, della tua intelligenza?
    Di fronte all’incertezza, una risposta. Tutto quello che potrai. Urbino è (era) l’ultimo vincolo. E là fuori c’è un mondo intero con cui giocare.

  7. Il momento è davvero di forte cambiamento e la sensazione di inutilità in certi momenti è molto grande però…credo che per mettere a fuoco le cose occorra essere riposati.
    Hai scritto che sei stanchissimo, lo hai scritto ben tre volte…
    Se ci si sente stanchi ci si sente infinitamente impotenti nei confronti dell’inutilità che ci assale.
    Sono convinta che con qualche ora di sonno in più e la mente lucida vedrai ancora le cose come le vedi adesso ma avrai molta voglia di metterti in gioco di nuovo.
    Che poi è la tua specialità!😉

  8. Sono una tua ammiratrice da molto e speravo, un giorno, di diventare simile a te. Preferirei che non scomparissi.

  9. Ecco. Ottima idea, quella di Astrid. Ma tu dove sei? Dacci una voce. Stiamo pensando a te.

    • 🙂
      Sono qui e non sono ancora scomparso.
      Ho rigirato un po’ il materiale che dovrò presentare giovedì a Urbino e ho sostanzialmente pensato ad altro per buona parte della giornata.
      Non era mia intenzione rattristarvi – capita di quando in quando che si arrivi alla saturazione.
      Poi passa.
      Specie se ci sono persone che ti pensano.
      Grazie a tutti.

  10. Bisogna sempre essere felici di come stanno andando le cose, perché in futuro andrà peggio…

  11. Un abbraccio anche da parte mia, e coraggio. Non vorrei contraddire un’autorità come Sprague De Camp, ma il futuro ha la caratteristica di essere totalmente imprevedibile. Negativo o positivo non saprei, ma sempre imprevedibile. E poi, Carl Barks è diventato uno dei più grandi fumettisti del mondo passati i 50 anni…e se non avesse sbarcato il lunario raccattando chiodi durante la Depressione del ’29, probabilmente non avrebbe creato Zio Paperone. Perciò coraggio, c’è tempo futuro , e quello presente potrebbe risultare inaspettatamente utile.

  12. ti capisco perfettamente. e io ho anche paura del futuro. l’opzione sparire non è contemplabile, eppure a volte sembra così desiderabile!
    ma probabilmente ha ragione cily, la stanchezza è la chiave.

  13. Salve, Dottor Mana. La vita ci mette davanti a delle svolte, ma sono certa che con la Sua preparazione, otterrà successi dove meno se lo aspetta. Magari è un segno del destino: una persona come Lei farà molto di più nell’ambiente letterario che non in quello accademico.

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