strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tutte Storie – Al Stewart

6 commenti

On a morning from a Bogart movie
In a country where they turn back time
You go strolling through the crowd like Peter Lorre
Contemplating a crime

81-indian-summerEra il 16 aprile del 2012 e io scrissi su questo blog

ci sono i musicisti che credo chiunque abbia il vezzo di scrivere narrativa dovrebbe ascoltare

E il primo della lista fra i musicisti citati era Al Stewart.

Ora, ai tempi del liceo – che è poi quando ho cominciato ad ascoltare un sacco di musica – e anche dopo, ai tempi dell’università, dire che si ascoltava Al Stewart era solo l’ennesimo marchio d’infamia.
Ma in fondo, chissenefrega.

Gli elementi che mi portano a legare strettamente le canzoni di Al Stewart alla scrittura sono tre.

Primo, la qualità della musica – pur restando nel settore del folk-rock, spesso la musica di Stewart ha un che di “cinematico” come dicono alcuni. È una buona colonna sonora, fornisce colore alle emozioni sulla pagina.
C’è il violoncello che entra a tradimento su The Year of the Cat, c’è il pianoforte sincopato che dà un senso di urgenza a The Running Man

Secondo, la scrittura – proprio per la natura delle cose di cui canta, Al Stewart utilizza spesso riferimenti letterari e cinematografici, e costruzioni di frasi che sono – per me, che resto un rude meccanico – particolarmente suggestive. L’apertura di The Year of the Cat, qui sopra, è un buon esempio.
Ma ci sono anche giochi puramente linguistici – come la scelta di scrivere una canzone sui biplani per poterci mettere la parola aylerons, o il brano costruito appositamente per poter elencare tutte le figure di lacché e tirapiedi presenti in una corte orientale.

Al_Stewart_Sparks_of_Ancient_Light_coverTerzo, le storie – Al Stewart esordì con una canzone che si intitolava The Elf, e successivamente incise notoriamente un brano dedicato a tutte le sue ex fidanzate – scendendo anche nei sordidi dettagli*; ma il successo arrivò quando cominciò a dedicare il proprio talento alla propria passione: la storia.

Il catalogo è lungo ed affollato: c’è la caduta di Costantinopoli, c’è il contrabbando d’armi durante la Guerra di Spagna, c’è Nostradamus, c’è Edward Lear, c’è Thomas More, ci sono le purge di Stalin e la Grande Guerra, l’esplorazione antartica, Versailles e la Marie Celeste, Josephine Baker e treni notturni diretti a Monaco, c’è l’Impero Ottomano morente coi suoi bizantinismi…

È bello, letterario, stranamente forbito per un cantante leggero.
The Year of the Cat è imprescindibile – un disco che vendette un numero inimmaginabile di copie e ci fu un momento, attorno al 1980, che pareva che ce ne fosse una copia in ogni casa.
Poi, ho un posto speciale nel mio cuore per Indian Summer – ma sono mie fissazioni.

Oggi, il cappellone scozzese amico di George Harrison che imparò a suonare la chitarra da Robert Fripp è un attempato gentiluomo che campa beato delle proprie royalties, e fa ancora concerti acustici accompagnandosi a chitarristi acustici sopraffini.
Pubblica qualcosa di quando in quando – e intanto colleziona vini.
Ci son modi peggiori di trascorrere la propria vecchiaia.

—————————-
* E passando alla storia come il primo brano a includere la parola “fucking”.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Tutte Storie – Al Stewart

  1. Mi trovo perfettamente in “sintonia”, quando dici che una buona colonna sonora fornisce colore alle emozioni sulla pagina…
    Quando tocco certi tasti, ma strimpello solo le stesse parole… riesco ad arrivare dove voglio solo con il trasporto enfatico di certe note. Sprigiona sensazioni. O così, o le droghe sciamaniche, un lungo viaggio a piedi, la stanchezza, o il vecchietto col cappello forato

  2. Un artista che non conoscevo…e che pare davvero meritevole di attenzione. Grazie🙂

  3. Mio padre aveva il vinile di Year of the cat e lo ascoltava molto spesso. è un po’ la colonna sonora della mia infanzia.
    Ed è un disco che adoro.

  4. Suona come qualcosa che potrei ascoltare…

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