strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La genetica della pizza

12 commenti

L’altro giorno ho letto una cosa su internet.
Una frase, che diceva…

Uno scrittore italiano che dichiara di ispirarsi a Charles Bukowski e Jack Kerouac mi sembra un cinese che vuole aprire una pizzeria a Napoli.

Frase terribilmente infelice, non trovate?
E voi mi direte, ma no, dai, magari intendeva in senso buono, l’autore dell’osservazione

Uno scrittore italiano che dichiara di ispirarsi a Charles Bukowski e Jack Kerouac mi sembra un cinese che vuole aprire una pizzeria a Napoli – deve impegnarsi a fondo e lavorare duro, ma se si dedica con passione a ciò che vuole fare, ci riuscirà.

No, vero?
Lo temevo.

tumblr_lzcrj71EOV1rpppuuo1_500Ora, io ammetto di non essermi mai ispirato né a Kerouc né a Bukowski, ma credo che se ci mettessimo qualunque altra accoppiata di nomi “esteri” il risultato sarebbe lo stesso.
Asimov e Clarke.
Lovecraft e Smith.
Hammet e Chandler.
Shakespeare e Marlowe.
Simon e Garfunkel.
Cooper e Schoedsack.
Gianni e Pinotto.

La frase è particolarmente infelice, in primissima battuta – a parte il razzismo strisciante – perché sostanzialmente nega l’universalità della scrittura.

Se non posso trarre ispirazione dall’opera di autori che sono vissuti in un tempo o in un luogo diverso dal mio, partecipi di una cultura differente, che cosa mi rimane dei libri che ho letto?
Delle parole messe in fila.

E poi, ancora più a fondo – esiste davvero una genetica delle storie?
Qualcosa che porta l’autore a non potersi permettere di affrontare certi temi, con un certo stile, poiché congenitamente incapace?
Qualcosa che specularmente porterà i lettori a rifiutarlo in quanto essi stessi incapaci di rapportarsi a ciò che lui sta facendo?

pizza-margheritaEsiste una genetica della pizza?
Perché qui equipariamo la scrittura al fare la pizza – e potrebbe essere una cosa buona, perché per una volta non ci ritroveremmo a parlare di ispirazioni o predestinazione ma di un duro lavoro, faticoso e con orari indegni, mal pagato, ma che si può imparare, con dedizione e con passione, e che ci può permettere di portare un po’ di qualcosa nella vita del prossimo.
Invece no.
Anche per fare la pizza, sono nato nel posto sbagliato, ho gli antenati sbagliati.
Posso al limite sperare di avere il gene dell’agnolotto, il DNA del fritto misto alla piemontese.
Cucinare cinese?
Vorrete scherzare.

Si tratta, ancora una volta, di una di quelle frasi che servono a chi le usa per delegittimare l’onesto lavoro altrui.
Pizza? Ah, non sei di Napoli.
Poliziesco hard boiled? Non vieni da San Francisco.
La Luna è una Severa Maestra? Perché, tu sei stato sulla Luna?
Dove sei nato, come, quando, chi ti ha certificato, chi ti manda, chi ti vuole, chissenefrega… ?

Bisogna scrivere di ciò che si conosce, dicono.
Ma non nel senso che devo usare la passione per descrivere la passione, la rabbia per descrivere la rabbia, la meraviglia per comunicare meraviglia al lettore.
No.
Questi mediocri individui lo intendono come a dire, se hai fatto il dentista, potrai sempre solo scrivere di otturazioni.
E scrivono, loro.
Di cosa?
Di pizza?

Frase infelice.
Infelicissima.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “La genetica della pizza

  1. Mi sembra la persistenza di quella mentalità chiusa e oscurantista che ragiona per caste. Quindi razzista, quindi retrograda. Dove si pensa e sottintende”ognuno al suo posto,zitto e buono ma io posso.”
    Una curiosità: chi ha fatto questa simpatica dichiarazione é italiano?

  2. Proprio oggi, guarda caso, ho parlato di Ispirazione.
    Nel senso di qualcosa che può solo dare il La ad una storia, ma per il resto serve il duro lavoro.
    La frase è infelice e triste, come, probabilmente, colui che l’ha detta.

    Oltretutto, semanticamente parlando, la frase è sbagliata.
    Il cinese vuole aprire una pizzeria a Napoli (Scrivere come Bukowski), non ispirarsi ai pizzaioli di Napoli per farla (Ispirarsi a loro) e trovo che ispirarsi ai pizzaioli di Napoli per imparare a fare una pizza sia un ottimo metodo per imparare, no? 😀

  3. Volendo si può dare un’interpretazione meno negativa a questa frase però, non avendo il contesto completo.
    Un cinese che vuole fare il pizzaiolo deve affrontare due problemi.

    Il primo è che non ha mangiato pizza da quando era un bambino come ha fatto un italiano, non conosce centinaia di tipi diversi di pizza. Per cui deve semplicemente studiare per conoscere il prodotto, oltre che per conoscere il lavoro. Deve scoprire la pizza e decidere che tipo di pizza voglia fare.

    Il secondo problema è la diffidenza. Mettiamo che nello stesso quartiere ci sia una pizzaria romana, o di napoletani, e una pizzeria cinese. Dove andrà la clientela? Il cinese, per potersela giocare con la concorrenza, dovrà lavorare duro: fare una pizza probabilmente migliore della media dei pizzaioli italiani, tenere aperto più a lungo, ecc..

    Con le dovute proporzioni entrambi i problemi si ritrovano anche nella scrittura, ma soprattutto il secondo. Il pubblico è abituato a leggere autori americani, quando cerca fantascienza, avventura o anche gli argomenti tipici del movimento beat citati nel virgolettato. Per cui, se ti chiami Bukowski puoi scrivere di quando sei andato al cesso in maniera strepitosa, e verrai letto, un italiano deve essere proprio bravo per farsi notare, meglio di un americano.

  4. In una pizzeria della capitale si alternano al lavoro un pizzaiolo asiatico (credo di origini cinesi) e uno pakistano. Non so quale dei due era di turno l’ultima volta, ma vi assicuro che la margherita che faceva non aveva niente da invidiare a quella che trovate a Posillipo.

    Se si dovesse scrivere solo ciò che si conosce, tutta la letteratura che amo non esisterebbe.

  5. Interessante, come prima cosa sarei molto curioso di sapere, quali, sarebbero i corretti riferimenti del buon scrittore italiano, la seconda cosa che mi pare di capire, è che sia sottinteso un messaggio:
    i cinesi possono avere la faccia tosta (coraggio? Intraprendenza?) di aprire pizzerie perfino a Napoli, oltre che di cucina tipica cinese, anche gli americani potrebbero avere la faccia tosta di venire a fare, o portare le loro pizze, oltre che gli hamburger, da noi, e che anzi, chiunque potrebbe venire da noi con pizze e, tortillas chili o chissà cos’altro, con tanta faccia tosta e senza vergogna, mentre il buon scrittore italiano, che è furbo e sa, si dovrebbe sempre attenere solo alla tradizione, ai sacri valori di casa, al suo mondo, e limitarsi a fare solo e solo pizze.
    Scelta di vita o filosofia condivisibile o meno, ma non sarà anche per questo che molta della produzione italica alta-ufficiale, non solo scritta ma anche in TV film etc, è solo una “gran pizza”?

  6. Che paradossalmente, sarebbe più difficile per me scrivere una storia ambientata in liguria, che non ho mai visto, che a New York, vista in mille e più film.
    Però, si sa, dovrei scrivere solo dei posti che conosco, con nomi italiani, situazioni italiane…

  7. In questo modo saremmo tutti vincolati all’immobilità, se dovessimo solo ispirarci a chi è nato entro i nostri confini (di cui il signore autore di questa frase si accentra, dato che è italiano, se è anche lui uno scrittore), annullando tutto il lavoro di elucubrazione immaginaria che dobbiamo fare. Personalmente ritengo importante sapere almeno per sommi capi la storia letteraria del proprio paese, ma ancora piu’ importante la libertà di leggere e guardare chi mi pare e piace. Perché secondo questa ‘massima’, a me che piace il fantasy e vorrei riuscire a scrivere dovrei guardare solo alla Licia Troisi, e non alla Zimmer Bradley. O usare dei testi medievali come fonti, perché non posso conoscerli per davvero.

  8. Un paio di anni fa, se ben ricordo, fu un cinese a vincere il campionato mondiale per pizzaioli.
    Per dire.

    Saluti
    Limbes

  9. Non riesco a capire se si è espresso male, volendo in realtà esprimere un altro concetto, che potrei anche capire, o se costui ha, in effetti, proprio questa idea estremamente rigida – immobilistica, come diceva qualcuno qui sopra. Nel secondo caso, siamo fuori dal mondo!
    Poi, voglio dire, gli egiziani hanno imparato benissimo a cucinare la pizza.

  10. Bieca, miope, ottusa applicazione di “Write What You Know.” E non c’è nulla da fare: il dogma medio, specie se preso alla lettera, fa più danni della guerra…

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