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Seriale o non seriale?

4 commenti

porte del tempo mediumUno dei primi consigli ricevuti al momento della risistemazione de Il Destino dell’Iguanodonte per farlo diventare Avventurieri alle Porte del Tempo, fu di evitare la somiglianza fra i titoli, lo stile simile per la copertina e l’impressione di serialità in genere.

L’idea era che ad accennare ad una possibile continuità, a fare dei miei due saggi un “prodotto seriale” ne avrei lesa la dignità.

Il prodotto seriale è squallido e artificioso, messo assieme alla svelta per mungere gli ignari lettori idioti con la ricucinatura di materiale di scarto.
Nelle serie, il primo è bello, il secondo è così così, dal terzo in avanti fanno schifo.coverfinalsmall

E anche, di solito il primo vende molto bene, il secondo così così, dal terzo in avanti vendono da schifo.

Ma io l’ho fatto ugualmente.

Il fatto è che Avventurieri sul Crocevia del Mondo e Avventurieri alle Porte del Tempo nacquero come un volume unico – al punto che il primo si apre con dei dinosauri, con tanti dinosauri, per poi passare a parlare di località deserte e strani personaggi, mentre il secondo parla di dinosauri, per poi finire a parlare di narrativa avventurosa e di genere.
Ci sono persino dei personaggi che compaiono in entrambi – in particolare Henry Fairfield Osborn, giovane allievo di Edward Cope in Porte del Tempo, anziano capo di Roy Chapman Andrews in Crocevia del Mondo.

Ci feci anche delle conferenze pubbliche, sul tema - dal 2004 in poi.

Ci feci anche delle conferenze pubbliche, sul tema – dal 2004 in poi.

I due volumi sono infatti costituiti da una parte consistente del mio ormai leggendario lavoro sulla persistenza del dinosauro nella cultura popolare.
Parte del lavoro venne presentato al congresso della Società Paleontologica Italiana tanti anni or sono (era il 2005?).
Il mio lavoro non venne apprezzato granché – “e questa sarebbe paleontologia?”, mi domandarono.
Poi però sei mesi dopo, proprio su una delle riviste della Società Paleontologica, due colleghi pubblicarono un breve articolo che riprendeva le mie ipotesi, le mie conclusioni eparte della mia bibliografia – segno che ci avevano messo sei mesi, ma poi avevan deciso che sì, dopotutto era paleontologia.

Il mio lavoro sui dinosauri finì in naftalina – un po’ perché odio sentirmi dire che ho copiato da coloro che mi hanno rubato le idee, un po’ perché c’erano problemi contingenti più immediati.

Quando la pubblicazione del mio lavoro sui dinosauri nella cultura popolare colò a picco, molto semplicemente riciclai parte del materiale come articoli, epoi li rimontai a formare quello che è oggi il nucleo di Porte del Tempo.
Una parte del lavoro confluì nel saggio per insegnanti La Misura del Tempo Geologico.
Intanto, per accumulo, le avventure di Roy Chapman Andrews e dei dinosauri cinesi si ramificavano e si ampliavano fino a diventare il Crocevia del Mondo – anche in questo caso un fix-up di vecchi articoli, post tratti da questo blog e materiale originale.

Avanzano ancora scampoli, di quel mio vecchio volume?
Un capitolo sui paleontologi americani della prima decade del ‘900.
E tutta la filmografia critica – decine di schede di film di dinosauri.
Potrei farci un libriccino a 90 centesimi.
Ma credo non interesserebbe a nessuno.

Ma alla fine, probabilmente l’idea di serialità poteva anche starci.
In effetti, visto in questa prospettiva, è il prossimo libro della serie, ad essere il secondo, quello privo di dignità e scritto al solo scopo di capitalizzare sul successo dei primi due, estorcendo ai gonzi i loro sudati risparmi.
Perché il prossimo ha un nucleo di partenza molto ridotto, e tutto il resto rimane da scrivere – ma è animato dallo stesso spirito di Avventurieri sul Crocevia del Mondo e di Avventurieri alle Porte del Tempo.
Il che non è necessariamente un bene, naturalmente.
Staremo a vedere.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Seriale o non seriale?

  1. A me ‘sta storia della serialità non mi ha mai convinto… Ma chi l’ha detto che i “sequel” debbano essere necessariamente brutti? O anche questa cosa del “riciclo”… Io ho la grave colpa di essere un fan convinto di Tolkien, non uno di quelli che pensa che Tolkien sia IL FANTASY, ma comunque un grande fan. Ecco, a me il riciclo selvaggio di qualsiasi appunto che Tolkien ha lasciato fosse anche su un post-it attaccato al frigorifero… non mi dispiace. Intendiamoci, so che alla fine il Silmarillion è un lavoro al 70% fatto da Kay, ma che diamine, chissenefrega! Insomma, tutto questo per dire che se anche i terzi o quarti libri delle serie fossero fatti di materiale “riciclato”, se ciò che ne viene fuori è fico, interessante, avvincente… Viva il riciclo!

    Concludo: qualche piccola anticipazione su questo terzo capitolo no??😀
    Daidaidaidaidaiiiiii😀

  2. A me l’idea di un secondo volume di una serie piace. Ovvio che mi deve essere piaciuto il primo.
    E la stessa cosa vale per il terzo…quarto…quinto.
    Il problema delle serie è quando i volumi successivi non mantengono la qualità del primo ma sennò… sai che sogno avere 5 o 6 volumi tutti ad un ottimo livello!
    La colpa della sfiducia verso le serie è al solito dei nostri editori ma anche del cinema che ci ha abituato a serie ottenute allungando il brodo all’infinito e soprattutto tirando fuori sequel che non avevano ragion d’essere.
    Ma fin quando hai qualcosa da dire…VIVA i libri seriali!😀

  3. La serialità può essere sicuramente sfruttata per veicolare prodotti di scarsa qualità approfittando di un marchio di successo, ma mi sembra che questo accada soprattutto per i prodotti di narrativa, più che per la saggistica. Per quanto mi riguarda un prodotto seriale che mi piace unito alla comprovata competenza dell’autore fanno un marchio di qualità, una garanzia sul prodotto.

  4. “Uno dei primi consigli (…) fu di evitare la somiglianza tra i titoli (…) a fare dei miei due saggi un “prodotto seriale” ne avrei lesa la dignità.”
    Curioso. Chi ti dà simili consigli?

    Al di là di cosa si possa pensare dei romanzi seriali, questa è saggistica, come detto sopra da Messersottile.

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