strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Scrivere, pubblicare, vendere

7 commenti

fairytalesfromar00dixo_0207Con l’anno che verrà – posto che la salute e lo spirito m’accompagnino – mi piacerebbe dare una spintarella alla mia attività di scribacchino.
Niente di drammatico o rivoluzionario.
Scrivere di più.
Scrivere meglio.
Pubblicare di più.
Pubblicare meglio.
Restando fedele alla scelta di scrivere narrativa in inglese e saggistica in italiano, e magari recuperando qualche cosa dal mio vecchio catalogo di narrativa in lingua patria – visto che ci sono fan che ci tengono, ed è male deludere i fan.

Alla breve lista qui sopra – scrivere, pubblicare – manca ovviamente la terza voce: vendere.
Quella, ahimé, è una cosa che dipende da me solo in parte.

Di fatto, l’abbiamo già detto, a vendere un ebook, specie se autoprodotto, sono

  1. il prezzo
  2. la copertina
  3. il blurb o sinossi che dir si voglia
  4. la fiducia del pubblico nell’autore
  5. il passaparola fra i lettori
  6. le recensioni

Da me dipendono le prime tre voci di questa lista.
Le tre successive sono al di là del mio controllo.
Ma, se proprio devo dirla tutta, due delle tre voci sulle quali posso far poco o nulla pare finora che abbiano funzionato egregiamente.
C’è un buon passaparola, ed il pubblico si fida a sufficienza di ciò che scrivo da prendere a scatola chiusa le mie nuove uscite.

customer survey or poll with check boxes on blackboardQuanto alle recensioni – wow, Avventurieri sul Crocevia del Mondo in sei mesi ha allineato quattordici recensioni, e una media di 4.5 su Amazon! Ed è stato recensito su Liberidiscrivere – che si occupa di narrativa generalista, e quindi è stata un’ottima vetrina.
In ambito narrativo, Bride of the Swamp God ha quattro recensioni su Amazon.it, tre su Amazon.com, ed è stato anche recensito da una webzine canadese.
Ottimo!
E poi ci sono i miei lettori su Goodreads – ai quali troppo di rado mando un cenno di saluto, e un grazie.

A latitare, casomai, sono webzine e siti istituzionali nazionali dedicati al genere.
Quelli che nella loro mission – ammesso che abbiano una mission – esplicitamente dicono di volersi occupare di fantastico, di fantasy, di fantascienza, di horror.
Di autori italiani.
I fornitori primari di quella fantomatica visibilità che può fare o disfare un libro, un film, un disco*.
Che hanno certamente cose molto più importanti da recensire.
E che non è che mi stiano ignorando.
O per lo meno, se stanno ignorando me, allora stanno anche ignorando le uscite di Alessandro Girola, Germano Hell Greco, Marco Siena, Marina Belli, Massimo Mazzoni, Marco Valle, Daniele Ramella (**) e tutta una vasta fetta di autoprodotti che conosco e stimo (e mi scuso con chi ho lasciato fuori***).

Sarbbe ingiusto e vagamente ridicolo, ipotizzare che si tratti di una scelta consapevole.
Cospirazionismi ridicoli a parte, nessuno, sano di mente, penserebbe mai di tenere in piedi un sito che dichiaratamente si occupa di narrativa d’immaginazione in Italia, decidendo consapevolmente di ignorare una ventina di titoli italiani comparsi in sei mesi.
Per cui una spiegazione ragionevole c’è di sicuro, per questa diffusa latitanza.
Non ho idea di quale possa essere, ma ci dev’essere di sicuro.
Soprattutto considerando che i titoli degli autori citati continuano a vendere a carrettate lavorando solo su passaparola e recensioni dei lettori.

Feed your writerResta il problema – come ottenere recensioni?
Non si può.
Di fatto, nessuno, ma davvero nessuno, ha un solo buon motivo per volerci recensire – a meno che la nostra storia non gli sia davvero piaciuta tanto.
E anche in quel caso, dipende tutto dal suo buon cuore.
Perché perder tempo? Perché rischiare? Perché esporsi?
Non ne viene nulla in tasca, al recensore.

E c’è poco da postare quelle immagini, in cui si dice “mostrate il vostro supporto agli autori che vi piacciono – pubblicate una recensione!
La faccenda è interamente al di fuori del controllo dell’autore.

Che può solo cercare di migliorare il proprio rapporto con i lettori, e tornare a scrivere la prossima storia, il prossimo saggio, il prossimo post.

—————————
* E che di recente è diventata per molti una merce di scambio (tu mi regali ciò che scrivi, io ti fornisco visibilità).
** Non fate quella faccia, li trovate tutti su Amazon.
*** Ironico, vero?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Scrivere, pubblicare, vendere

  1. Di fatto, nessuno, ma davvero nessuno, ha un solo buon motivo per volerci recensire – a meno che la nostra storia non gli sia davvero piaciuta tanto.

    Dimentichi le recensioni negative, quelle in cui la storia non è piaciuta affatto. Ovvio che si tratti di recensioni tendenzialmente inutili.
    Io voglio sapere cosa vale la pena leggere non cosa NON vale la pena leggere…

    Provo ad essere fiduciosa nell’onestà dei recensori: magari chi vi ignora la pensa come me riguardo alle recensioni negative e vi sta ignorando per non fare una recensione negativa.
    (trovo incredibile che nel gruppo degli autopubblicati non gliene piaccia nessuno…però mettiamo per ipotesi che abbia una specie di allergia autoindotta per gli autopubblicati…)
    A quel punto…meglio essere ignorati o meglio una recensione negativa?

    • Comincio con un grazie per la fiducia – io in effetti non avevo pensato alla possibilità realistica che tutto ciò che scrivo possa far schifo a tutti coloro che potrebbero recensirlo.
      Ma di fatto si sa, per scrivere e pubblicare, ci vuole una moderata quantità di ecessiva fiducia nelle proprie qualità.

      Detto ciò, meglio la recensione negativa o nessuna recensione?
      Meglio la recensione negativa se è circostanziata, perché mi aiuta a migliorarmi.
      E, come dicevano Siskel & Ebert, la recensione dev’essere tale da permettere al lettore di capire che a lui quel lavoro interesserebbe comunque, anche se la mia recensione è negativa.
      E perché in generale, una recensione negativa segnala la mia esistenza a chi non ne sa nulla – mentre ignorarmi mi condanna all’oblio.

      E per chiudere, io ricordo sempre che il fatto che ci fosse chi in giro diceva che il mio blog è esecrabile, ha fatto aumentare il numero dei miei lettori fissi.

  2. I problemi secondo me sono due:
    1 – Non è facile trovare una recensione negativa che sia, come dici tu, circostanziata ed equilibrata. Pochi hanno questa onestà intellettuale.
    Per dirti, una recensione negativa di questo tipo la trovo interessante anche io che non amo le recensioni negative però è merce rara.
    2 – Sembra che sia esplosa una specie di allergia alla parola “autopubblicato” per cui come si legge la parola magica si parte prevenuti.
    Non è meglio essere ignorati da gente così?

  3. Continuo a pensare che la maggior parte della gente ha paura di finire nel libro nero dell’Inquisizione editoriale, vedendo sfumare i loro sogni di gloria nel pubblicare qualcosa che finisca nello scaffale dell’autogrill, vicino ai cd di Nino D’Angelo e le compilation anni ’80 a metà prezzo.
    Hanno paura, povere stelle.

  4. Salve, Davide Mana. In effetti, il mercato dell’editoria digitale è ancora agli inizi. Dipende molto dalla fiducia dei lettori che si costruisce per passaparola e sulle recensioni da piattaforma digitale. Finora l’editoria tradizionale ha basato le recensioni su giri di conoscenze: tipo, piaccio all’autore noto e costui mi recensisce. Adesso è una questione di fiducia che si costruisce partendo dalle piccole cose: dico all’amico del sito…e quest’amico ha altri amici….lo mostro su Amazon o chi per esso…e magari lo dico a dei conoscenti.

  5. Ancora un dettaglio, Davide Mana. Quanto alle recensioni: come diceva Mark Twain, anche male, purché ne parlino. Ci sono molti libri ottimi che al loro apparire sono stati fatti a brandelli. Se si pensa a Moby Dick…o, per passare al fantastico, al Richiamo di Cthulhu di Lovecraft. Però è vero che il fantastico, piace solo a un certo tipo di pubblico (però, se fatto bene, tira. Anche come paperback o e-book semplice semplice).

  6. Per quanto qualcuno può ignorare un tir che ha già le ruote bloccate che stridono, che è intraversato con il cassone, tonnellate di acciaio che stanno per stritolarlo? Magari con le orecchie e gli occhi chiusi, immobile in mezzo alla strada?😉

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...