strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Grande Mare delle Storie

6 commenti

Ike Asimov, l’uomo che ammise che non sarebbe passato alla storia per la qualità della sua scrittura ma per la quantità della sua scrittura, diceva che per scrivere teneva le persiane abbassate e si autoconvinceva che fuori infuriava la tormenta.
Può essere un sistema.

Abbiamo parlato in passato del blocco.
Il blocco non esiste.
È solo il cervello che ha bisogno di un cambio di marcia, di un cambio di prospettiva.
Siamo solo noi che inganniamo noi stessi.
L’ultima volta che soffrii del blocco – doveva essere la fine degli anni 80 – venni colto dalla curiosa nozione che il linguaggio non fosse abbastanza flessibile per permettermi di esprimere ciò che volevo.
Idiozie.
Ero solo io che non ero abbastanza in gamba.

Ma c’è un problema diverso dal blocco – ed è quando le idee ci sono, le storie ci sono, ma non abbiamo assolutamente voglia di scrivere.
Un problema, credo, che Ike Asimov non sperimentò mai.

Probabilmente perché teneva le persiane abbassate e si autoconvinceva che fuori infuriava la tormenta.

Di solito è il mondo reale, che ci risucchia la voglia di scrivere.
Anzi, siamo più precisi – che mi risucchia la voglia di scrivere.

Nello scorso finesettimana, la collisione di due deadlines mi ha portato a riscrivere e revisionare circa 16.000 parole in inglese in 24 ore – sottraendo ore al sonno, che è già scarso per una serie di altri motivi: da circa un mese dormo in media meno di tre ore per notte, però male.

Dodici ore dopo aver consegnato il lavoro, ho messo insieme una lezione di 90 minuti per una scuola. Ricordate la regola, non meno di dieci minuti per ciascun minuto di presentazione (l’ideale sarebbe un’ora, ma accontentiamoci), vuol dire 900 minuti di lavoro – sono altre 15 ore, che possiamo abbassare a 8 se, come in questo caso, si tratta di un argomento già affrontato in passato, per cui la struttura di base era già pronta.

Il mattino successivo ho affrontato una platea di 80 bambini delle elementari, parlando di dinosauri – dannazione, i piccoli assassini sanno tutto sui dinosauri!

Il lavoro dello scorso finesettimana è stato a modo suo esilarante, e l’editor ne è rimasto relativamente soddisfatto (ci sarà da riscrivere, ci sarà da correggere, ma è ok).
La lezione è andata bene, lavorare coi ragazzi delle elementari è stato divertentissimo.
Ma tutto questo ha anche esaurito momentaneamente le mie riserve.

Non ho voglia di scrivere.
Non ho l’energia per farlo.

In condizioni normali, dormirei un paio d’ore di più la notte, organizzerei le mie giornate in maniera opportuna, e ricomincerei per gradi – diciamo scrivendo un paio d’ore al giorno.
Leggendo qualcosa di nuovo.
Preparando i miei post.

Ma gli impegni inclazano.
Stanotte spedirò il testo definitivo (?) della mia tesi di dottorato al mio tutor per la revisione – mancano ancora le figure e le tabelle, e la bibliografia è un disastro.
Domani a quest’ora sarò su un treno diretto a Urbino, per il mio ultimo pellegrinaggio nella città ventosa.
36/40 ore sulla strada per un’ora di lezione che devo assolutamente seguire.
Nei – lunghissimi e costosissimi – tempi morti, revisionerò il manoscritto di un amico.

La mattina del 19 sarò a casa, a cinque giorni dal Natale, e sarò – più o meno come adesso – completamente svuotato ancora una volta.
Però più stanco.

Glen Cook parla del Grande Mare delle Storie – il posto dove lui non trova le idee, ma le storie già belle e pronte, tocca solo pescarle e metterle su carta.
È una metafora buona quanto un’altra.
Trovare il tempo e la voglia di connettersi al Grande Mare delle Storie è il vero problema.
Perché le storie sono lì – manca la voglia di pescarle.

Attualmente i progetti sono tutti fermi.
Ci sono alcune storie in vario stato di completamento, due saggi in preparazione, alcune cose in via di sviluppo sulla rete.
C’è una cosa nuova e molto divertente sulla rampa di lancio, ma non ne voglio parlare per scaramanzia.
Ma ora come ora, voglio solo liberarmi delle incombenze, e poi staccare tutto, e ricaricare le batterie.
Ritrovare la voglia e il divertimento nello scrivere.
Fare una gita sulla spiaggia del Gran Mare delle Storie.
Mentre fuori infuria la tormenta.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Il Grande Mare delle Storie

  1. Dormire solo 3 ore per notte é un crimine. Stacca la spina appena puoi. i viaggi in treno sono un ottimo sonnifero, se sai come rilassarti, a patto che tu non debba continuamente cambiare treno. La cosa buona delle storie é che ti aspettano🙂

  2. Escholzia. Proverai una nuova qualità di sonno -lo svenimento notturno.

  3. Davide te lo dico da amico: ti stai facendo del male, cerca di dormire un un po di più almeno quando avrai finito tutto questo sfacelo di impegni e poi stacca la spina per un po. Ti farà solo bene.

  4. Salve Davide Mana, ogni tanto un po’ di sonno ci vuole. E poi, vale la vecchia regola: un pezzetto di tutto, scritto ogni giorno. Bastano anche poche frasi.

  5. Dormire, forse sognare. Il Gran Mare delle Storie è navigabile solo così.

  6. So molto bene come si sta quando non si dorme. Se non si riesce a riposarsi semplicemente non si riesce a funzionare.
    Stacca un pò la spina, rallenta un pò il ritmo e fatti due birrette senza pensare a tutti gli impegni, non cadrà il mondo per questo suppongo😉

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