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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Fra tetti e soffitte

2 commenti

skwishmicomIl battesimo di Tito, un’altra barocca costruzione di rituali annidati in altri rituali, collassa malamente sotto lo sguardo sconvolto del povero Sourdust.
Le minime infrazioni alla regola causano un tale stato di marasma nel nonuagenario maestro di cerimonie che nella sua presa malferma il povero Tito casca per terra, ma non prima di aver stracciato una pagina di un libro su formule e convenzioni.
Un disastro.
Un vero disastro.

Primo, tragico esempio di quanto le convenzioni soffochino la vita degli abitanti di Gormenghast, Mervyn Peake usa il batesimo di Tito per avviare alcuni meccanismi che, nelle pagine a venire, porteranno a sviluppi significativi.
Flay colpisce al volto l’orrido Swelter.
Fuchsia rimane schiacciata dalla presenza ingombrante del fratello, e suscita la simpatia del dottor Prunesquallor.
Compaiono sulla scena le due sorelle gemelle di Sepulchrave, le inquietantissime Cora e Clarice*, vestite di viola, ossessionate da un potere che non avrebbero mai ottenuto, ma del quale si sentono defraudate.

Ma ci sono altre meraviglie, nelle pagine che vanno da 50 a 108 della mia edizione dell’opera di Peake.

Prima di tutto, due grandi set-pieces, due tour de force descrittivi che sono fra loro speculari – da una parte l’ascesa di Fuchsia alla propria stanza segreta nelle soffitte del castello, e dall’altra l’ascesa di Steerpike ai tetti di Gormenghast.
fuchsiaLe due scene sono complementari, in quanto si concluderanno nello stesso luogo, con l’incontro fra Fuchsia e Steerpike. Lei, che desidera la libertà dal castello, ci viene mostrata mentre avanza in un labirinto soffocante che è, indubbiamente, anche una metafora della sua mente affollata di fantasie. Lui, che desidera la libertà di disporre del castello, vaga in uno spazio aperto e sconfinato, del quale non sa cosa farsi – lo osserva come un rapace, alla ricerca di appigli, di passaggi, di discontinuità da usare a proprio vantaggio.
Lo stesso principio che Steerpike userà per aprirsi la strada nella barriera di ostilità di Fuchsia, facendo leva sul suo desiderio d’avventura, sul suo romanticismo, e dimostrandosi per la prima volta chiaramente, inequivocabilmente ed inumanamente malevolo.

E così, le prime cento pagine di Titus Groan dispongono tutti i pezzi principali sulla scacchiera, e delineano gli schieramenti, e ciò che pareva incomprensibile nelle prime cinquanta pagine comincia a farsi più chiaro nelle successive.

Intanto – e così veniamo alle considerazioni personali – in questo secondo blocco di narrativa, Peake ci presenta i due personaggi ai quali io resto più affezionato, fin dalla prima volta che, tanti anni or sono, mi ritrovai a leggere Titus Groan: Fuchsia e Prunesquallor**.

dr_prunesquallorAbbiamo parlato poco, del buon dottore, che peraltro è il più garrulo ed espansivo dei personaggi – il suo nome è ingannevole, perché lo spigoloso medico non è poi così squallido ed ha ben poco della prugna. Come lo steso Peake ci dirà fra molte, molte pagine, la sua risata da iena e la sua voce acuta sono insopportabili, ma possiede una mente intatta – che è merce rara, fra le mura di Gormenghast.
In effetti, per tutta la sua petulanza, Prunesquallor è probabilmentel’unico personaggio veramente sano di mente nell’intero cast del romanzo – ed anche l’unico ad essere dichiaratamente estraneo al castello, accettato entro la sua comunità per meriti professionali
Ed è l’unico – insieme con Nannie Slagg – a mostrare un minimo di amorevolezza verso la povera Fuchsia, che è un groviglio di passione ed infelicità, tormentata da un animo romantico intrappolato nel corpo di una quindicenne cresciuta da sola fra stanze ingombre di strano ciarpame.
Fuchsia che ha i capelli troppo neri, le dicono le zie, soprattutto quando veste di bianco.

C’è molto altro, naturalmente – c’è Keda, la balia di Tito, e ci sono le strane meraviglie che Steerpike osserva dall’alto dei tetti.
Ci sono poesie, strane e suggestive – e misericordiosamente scritte in inglese, e non in qualche lingua inventata.
Ma ci sarà temp per discutere di certe cose.

In chiusura, mentre Steerpike si insinua in casa del buon dottore, ma forse non riesce a conquistarlo completamente (ricordate, una mente intatta) e mentre Swelter affila ossessivamente il suo coltello, ci possiamo prendere un attimo per notare come nelle sue prime 100 pagine il lavoro di Mervyn Peake si sia fatto beffe di tutte le regole del manuale.
Ha raccontato invece di mostrare.
Ha saltabeccato avanti e indietro nel tempo per seguire diversi personaggi.
Ha utilizzato frequentemente una voce onniscente di quelle che non si usano più.
È zeppo di aggettivi, di avverbi, di forme ellittiche.
E ci sta benissimo così.

————————————————————-
* Ecco chi mi hanno sempre ricordato le due ragazzine di Shining! Cora e Clarice.
** Ma ammetto anche una grande simpatia per Flay, che nello sceneggiato della BBC aveva il volto di Christopher Lee.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Fra tetti e soffitte

  1. Oh no!Il dramma!
    Ho scordato il libro a casa e ora che sono qui dai miei sto rimanendo indietro…
    E quindi mi tocca appoggiarmi alla mia memoria per gustarmi questo tuo bel post…
    Ma recupererò!😀

  2. La descrizione della stanza di Fuchsia è una delle mie pagine preferite in assoluto. Ho usato per un decennio il nickname Emblemi Violenti, che è la traduzione di violent devices, le parole usate per descrivere i disegni sui muri della stanza di Fuchsia.

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