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Gli Dei di Manhattan

4 commenti

Una lettura leggera e divertente tra Natale e Santo Stefano.

pax_b_badge_1Pax Britannia è uno degli shared universe che fanno da ambientazione ai romanzi della Abaddon/Rebellion Publishing, giovane realtà editoriale britannica con alle spalle la lunga esperienza della rivista 2000AD.

Nello specifico, Pax Britannia è un universo steampunk nel senso più proprio del termine – non una falsa era vittoriana ma un ventesimo secolo ancora dominato da cultura e valori vittoriani, estensione di un ventesimo secolo ucronico nel quale un sacco di cose diverse si sono jmescolate e sovrapposte.
Prodotto seriale che più seriale non si può, i romanzi del ciclo di Pax Britannia si lasciano comunque leggere con un certo divertimento.

Gods of Manhattan, di Al Ewing, si inserisce tuttavia come qualcosa di anomalo nella serie, al punto da n on essere, a tutti gli effetti, uno steampunk – soprattutto in termini di atmosfere e impostazioni.

Stati Socialisti Uniti d’America – dopo la guerra civile scatenata negli anni ’50 del 20° secolo da un Senatore McCarthy spalleggiato dall’Impero Nascosto, l’America è una nazione confusa nella quale ancora si muovono elementi sinistri. La Untergang è una organizzazione segreta che fa capo al Reich, e che recluta la propria bassa manovalanza gra le bande di Futureheads, sorta di neo-punk razzisti e violenti, votati al caos.
New York è il simbolo e la summa del caos che vive l’America – una metropoli tentacolare nella quale si affiancano miseria e lusso sfrenato; e se politica e forze dell’ordine non riescono ad arginare la confusione, la popolazione può contare sulla presenza di Eroi con la E maiuscola, votati alla propria personale lotta contro il Male.
E spesso sinistri almeno quanto i propri avversari.

gomEwing ci offre, in meno di 250 pagine, una miscela ricchissima -a tratti forse troppo ricca.
Cospirazione, intrigo, giochi di potere, spionaggio nazista.
Gli Dei di Manhattan sono i tre eroi che si trovano a convergere sulla complicata matassa al centro della quale si annida un avversario insospettabile: c’è El Sombra, sorta di Zorro psicotico e tormentato, arrivato a New York dal Messico a caccia di nazisti; c’è Blood Spider, una sorta di incrocio fra The Shadow e The Spider, vendicatore mascherato che odia a livello personale i malfattori; e c’è Doc Thunder, che è come Doc Savage incrociato con Superman ma interpretato da Chuck Norris, invincibile e geniale.

Dopo un inizio che potrebbe apparire incerto ma che ha una sua logica, Gods of Manhattan ingrana la quarta e parte a velocità vertiginosa – inseguimenti, duelli, superscienza, zeppelin che esplodono sulla giungla amazonica… c’è tutto l’armamentario del pulp, più abbondanti dosi di materiale rubato ai fumetti di supereroi dei quali Ewing confessa di essere un estimatore della prima ora.

A tratti, si diceva, c’è decisamente troppa roba – troppe citazioni, troppi in-jokes e strizzate d’occhio al lettore smaliziato, troppi riferimenti incrociati.
Un esempio – Blood Spider è in realtà un playboy miliardario di nome Parker Crane, con l’hobby per la fotografia; ha la sua base al Jameson Club, e può contare su un maggiordomo tuttofare che è a conoscenza del suo segreto, e che si chiama Jonah.
Tocca fermarsi a prender fiato.
Ma nel complesso, Gods of Manhattan è un romanzo intelligente, ben scritto, pieno di tutte le cose che rendono la letteratura delle riviste degli anni ’40 divertente e memorabile. E si rimane meravigliati alla quantità di personaggi, idee e situazioni che Ewing riesce a infilare in questo paperback vecchia maniera.
Non è steampunk, se non per quattro pagine e la descrizione di un’automobile, ma poco ci importa.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Gli Dei di Manhattan

  1. Recensito così vien proprio la voglia di leggerlo🙂

    Gli inside jokes non mi spaventano, anche se occorre essere nella propensione mentale favorevole, per goderseli appieno.
    E comunque le ucronie mi intrigano sempre….

  2. Interessante opera, che credo possa definirsi dieselpunk… temo invece il citazionismo che spesso permea queste opere: le citazioni hanno un loro senso o sono buttate lì tanto per fare scena?

    • Il problema è che alla fine il dieselpunk è poi quello che ai tempi dei pulp si chiamava pulp.
      Quanto al citazionismo, non c’è citazionismo – ci sono riferimenti a decine di personaggi e situazioni, rielaborati comunque in un tutto unico coerente.
      Sono tanti, ma gestibili.

  3. Ed ecco altra roba da leggere

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